CENNI STORICI DI PADRE ETTORE ZANUSO

"Sono il povero Padre Ettore Zanuso S.I. di Villa S. Giuseppe ..." cosi' scriveva in una lettera (che non fu mai spedita) al Padre Generale della Compagnia di Gesu', Giovanni Battista Jansen. La sua umilta' e la Villa San Giuseppe di Bassano fanno una cosa sola con P. Zanuso e sono inseparabili come una perla ed il suo anello e dallo splendore che irraggia.



E' nato il 22 marzo 1875 a Santo Stefano di Zimella (VR). Entra in seminario nel 1890 ed e' consacrato sacerdote il 24 luglio 1898. Diviene pastore d' anime prima a Ronca', come Cappellano per quattro anni, poi Arciprete ad Arcole per dodici. Quando la "zerpa", prima paludosa, fu risanata e messa in vendita ebbe l' idea di comprarne una larga parte, mediante prestiti. Lotto' contro tutte le difficolta' e riusci' a comprare 4.180 ettari. Costitui' una cooperativa agricola per favorire i poveri e le vedove di guerra, distribuendo piccoli lotti redimibili. Non e' esagerato quello che si disse: Don Ettore aveva salvato il paese.


Predicava senza sosta: semplice, paterno, concreto. Pregava molto, grandissime la sua devozione fiduciosa nella Vergine ed al SS. Sacramento.


Il desiderio di farsi religioso gli era fiorito nell' animo fin dagli anni del seminario, e gli era rimasto vivo: lo teneva segreto, lo coltivava nella preghiera, supplicava che le difficolta', che si opponevano alla soluzione scomparissero. Finalmente puo' prendere il volo per farsi Gesuita. Il 9 aprile 1921, stampa per i suoi fedeli di Arcole un foglio: "Gli ultimi ricordi lasciati dall’ Arciprete Don Ettore Zanuso ai suoi diletti Figli, nell' atto di abbandonare la Parrocchia, per entrare in Religione nella Compagnia di Gesu'". Dieci giorni dopo questa commovente lettera, il 19 aprile 1921, varcava la soglia del Noviziato dei Gesuiti a Gorizia. Mentre P. Zanuso si dedicava con intensa preghiera e penitenza ad essere un vero figlio di S. Ignazio, la Provvidenza gli stava preparando il centro della sua futura attivita' apostolica: "Villa San Giuseppe" a Bassano del Grappa.


Dal 1925 al 1935 P. Zanuso e' a Villa S. Giuseppe come "Ministro", in realta' vicesuperiore, economo, responsabile della campagna che circonda la villa, dedicato ai ministeri anche nei dintorni e sopratutto direttore di corsi di esercizi. Ne diventa l' anima, il centro, il predicatore piu' impegnato. Nel primo anno si registrano 36 corsi con 940 esercitanti. Una donazione, nel 1926, permette di installare l' impianto di riscaldamento che consente la tenuta degli esecizi anche nei mesi invernali. Il numero degli esercitanti aumenta costantemente. La lista di attesa arriva ad un anno. Il bollettino di "Villa San Giuseppe" pubblicato dal 1926, riporta alcune testimonianze di esercitanti.

A P. Zanuso, fuoco e zelo, stava molto a cuore di creare le condizioni migliori perche' questo scopo spirituale si potesse raggiungere nel migliore dei modi. Nei giorni di ritiro mobilitava tutti quelli della casa: procurava che l' accoglienza fosse quanto mai cordiale.


La Villa San Giuseppe scoppiava ormai di lavoro, non poteve accogliere tutte le richieste e si penso' ad una casa piu' ampia.


Nel 1932 un munifico benefattore dono' all' Opera Villa Guiccioli, non lontana dal Santuario di Monte Berico a Vicenza, ma l' opposizione fascista alla realizzazione di una grande casa di Esercizi non tardo' a farsi sentire provocando grandi dolori a P. Zanuso. Un regio Decreto ne blocco' la costruzione.


P. Zanuso, dopo il bombardamento di Vicenza, ando' dal Vescovo ad offrire la casa per alloggiarvi i seminaristi e quindi li accolse con cordialita'. E Villa San Giuseppe divenne, sempre per lo zelo sfidante e coraggioso di P. Zanuso, rifugio a perseguitati ebrei e politici. Ci sarebbero molte storie da raccontare, tragiche e drammatiche: stralciamo alcuni periodi dalla lettera del Dr. Ing. Giorgio Bianchini di Ferrara (ebreo) che venne accolto in Villa.


Con lui arrivarono altri fuggiaschi, ricercati, perseguitati: ora tutta la casa era per loro, nel segreto , nella carita' piu' delicata. Ma tutto era furtivo, guardingo. I Padri e i Fratelli, muti, ciechi su tutto cio' che accadeva nella Villa, sulle persone che andavano o venivano, o sostavano senza lasciarsi quasi vedere. Personalita', o ignoti, ma tutti tormentati, trovarono, nei Padri e nei Fratelli, assistenza e conforto. Circolo' la voce che a Villa San Giuseppe ci fossero armi nascoste. Chiamato a dare relazione, a ricevere ammonimenti dal rappresentante del Fascio, ando' col suo passo deciso, entro' dal piccolo gerarca, ascolto', poi con poche parole ribatte', dissipo' le nubi e presento' il suo largo petto di uomo e di sacerdote, al piccolo despota locale: riaffermo' la coscienza del suo diritto... e non se ne fece piu' nulla.

Immobile contro l' ingiustizia, pigliava atteggiamenti da monumento: la carita' sempre, l' ingiustizia mai; altre volte si ribellera' ad affari che puzzavano di imbroglio, nei quali qualcuno, ingiustamente, veniva colpito.

Venne il bombardamento, il 24 aprile 1945, su Villa S. Giuseppe : la casa in parte fu distrutta, e fece vedere le aride mura diroccate, mucchi di rovine, uno spettacolo desolante. Sembro' che le bombe cadessero sul cuore del P. Zanuso. Ma il suo cuore aveva sentito una voce, che egli attribui' a San Giuseppe. Rivelo' al suo Padre Spirituale: " San Giuseppe mi disse: la guerra sta' terminando, pagate anche voi un piccolo tributo!."

Dopo soli 39 giorni dal bombardamento, il 3 giugno 1945, il P. Zanuso incomincia la ricostruzione, con vigore giovanile nonostante i suoi 70 anni.

Nel 1942 P. Zanuso diviene Economo di tutta la Provincia religiosa e lascia la casa. Vi ritornera' l' anno seguente e fino al 1953.

Nel 1956 lo troviamo a Padova nel Pensionato Universitario, Direttore Spirituale, confessore dei novizi dei Frati Conventuali e in Seminario. Nel 1957, passa a Venezia,ancora Direttore Spirituale, predica i ritiri mensili ai Fatebenefratelli, e confessore sia in Seminario maggiore che in quello minore.

Nel 1958 ritornera' a Bassano per non allontanarsene piu'.

Muore nel 1963.

Ritratto spirituale

La sua carita', innestata in un cuore buono e sensibile, non aveva limiti.
Confidava sopratutto nella preghiera. Come ci attestano varie testimonianze, pregava sempre. Devotissimo alla Madonna, aveva costruito nel giardino di Villa San Giuseppe quasi un minuscolo santuario alla Madonna di Fatima.

Egli, personalmente, oltre la meditazione quotidiana, il Rosario intero, la coroncina dell' Immacolata, e gli impegni di preghiera sacerdotale, spesso praticava la Via Crucis ;e manteneva l' abitudine, che riscontrava efficacissima, del bacio al Crocifisso. Era povero : vestito lindo ma povero. Roba nuova poca, e appena poteva la donava.

Alle Sacramentine di Bassano procuro' il nuovo altare, il coro ed il riscaldamento: per il nuovo tabernacolo fece fondere la sua tabacchiera d' argento. Il suo cuore era senza invidie e gelosie: contento che sorgessero nuove Case di Esercizi, aiutando la loro fondazione, come quelle di Possagno e di Trento. Confessava il 21 febbraio 1963, pochi giorni prima della morte: "Ho capito la realta' della mistica. la Madonna mi ha detto che il Signore mi ha perdonato tutti i miei peccati e che tutte le mie opere saranno un serto di gloria dell' Infinita misericordia... Mi ricordero' di tutti in paradiso".

Il 4 marzo, spirava nella pace del Signore, come un patriarca, come un sole che tramonta.

Concludiamo con alcune frasi della lettera citata all' inizio: "Mi vergogno, ma lo confesso sinceramente: sono un carattere forte e franco, uomo molto orgoglioso e superbo ad oltranza, e per di piu' molto sensibile, e quindi intollerante di ogni ipocrisia, ingiustizia e mancanza di carita'... non riesco a tacere anche coi piu' alti... perche' la verita' e la giustizia abbia il suo luogo... Da questo la grande incomprensione per me... Ma tutto questo lo ha permesso Iddio per il bene di tutti, quindi bando alle chiacchere e ai pignistei..."