Curiosità
Alcune notizie curiose che riguardano la Compagnia di Gesù
Le prime testimonianze dello studio sulla distillazione delle vinacce risalgono al 1600 e sono dovute ai Gesuiti, tra i quali va ricordato il bresciano Francesco Terzi Lana.
Le mongolfiere di carta velina delle dimensioni di circa un metro, provengono dall'oriente dove vengono lanciate da migliaia di anni come rito propiziatorio. Intorno al 1620 vengono importate in Brasile dai gesuiti portoghesi ed iniziano ad essere utilizzate nelle feste giunine dedicate ai Santi Antonio, Giovanni e Pietro come collegamento tra l'uomo e gli stessi Santi.
Quando i gesuiti si installarono in Paraguay nel secolo XVII, scoprirono la yerba, un vegetale che i guarani usavano da tempi immemorabili per preparare l'infusione che tutti conosciamo, appunto il mate che è una bevanda diffusissima in Sud America, soprattutto in Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay. Viene per questa ragione storica anche chiamato tè dei gesuiti o oro verde.
La chinina, insieme ai suoi derivati, è di notevolissima importanza nella cura delle febbri malariche. Il nome del genere fu dato in onore della Contessa di Cinchon, moglie del viceré del Perù, che si riteneva essere stata guarita dalla malattia per opera della polvere di queste cortecce e che avesse fatto conoscere le virtù di questa polvere in Europa (1639), ove fu poi ulteriormente diffusa dai Gesuiti sotto il nome di "polvere della Contessa" o "polvere dei Gesuiti".
I primi inviati europei in Cina che ebbero contatto con le pratiche della Medicina Tradizionale Cinese (MTC) osservarono solo la tecnica più appariscente ed evidente, ossia l'Agopuntura. Perciò il termine originale ed esatto dell'ideogramma cinese Zhen Jiu o "ago-fuoco" fu erroneamente tradotto in latino dai Gesuiti come acupunctura.
Giunta in Europa dall'America tropicale, al seguito dei missionari (in particolare Gesuiti), la passiflora s'impose subito come forte segnale religioso: alcuni, infatti, vi ravvisarono i vari strumenti utilizzati per la crocifissione di Cristo, il che spiega anche il nome che le fu assegnato (Fiore della passione o Flos passionis). Ossia «la corona di filamenti posta sopra i sepali e i petali avrebbe simboleggiato la corona di spine, la struttura cilindrica che supporta stami e stili la colonna della flagellazione, i tre stili i chiodi, le cinque antere degli stami le cinque piaghe».
Il Superiore Generale dei PP. Gesuiti per essere eletto a vita come il romano pontefice e non per un preciso numero di anni, regola comune negli altri Ordini, è soprannominato "il papa nero" dal colore dell'abito che indossa.
Una vera specialità tra gli agrumi è il limone di Massa Lubrense, portato probabilmente in Italia dagli arabi, la cui fortuna derivò nel XVII secolo dalla convinzione che il suo succo fosse un ottimo rimedio contro lo scorbuto. La coltivazione divenne intensiva nei luoghi più propizi: la Costiera Amalfitana e la Penisola Sorrentina. I padri gesuiti fondarono nella conca di Guarrazzano, nei pressi di Massa Lubrense, un'azienda efficiente al punto che una delle varietà più pregiate si chiama ancora oggi "limone di Massa" e si distingue per varie caratteristiche da quello di Amalfi: ha infatti forma ellittica, mentre l'altro è fusiforme. Tutti esibiscono un bel colore giallo citrino, tutti danno succo abbondante con acidità elevata.
I gesuiti - araldi, pionieri e importatori del cacao (theobroma cacao) dal sudamerica - si trovarono ben presto a doversi scontrare con i domenicani, contrari all'uso del cacao, bevanda che aveva, a loro parere, il potere di riscaldare troppo il sangue - il che era "caratteristico all'etica protestante", simbolo di laboriosità borghese e di attivismo mercantile e nordico.
Un esempio di fritto orientale è la "tempura" giapponese, deliziose frittelle di verdure e molluschi fatti con una pasta leggerissima. Il termine, che i giapponesi hanno importato insieme alla tecnica, designa i periodi di digiuno cattolico (Avvento e Quaresima), durante i quali i gesuiti portoghesi consumavano moltissime frittelle.
Nel dizionario italiano la seconda accezione della parola gesuita suona: "persona portata a intrigare o ambigua". "Gesuitico" è ora nel vocabolario e indica un atteggiamento disonesto, avveduto o intrigante. E' usato in senso dispregiativo per descrivere una persona abile.