Edith Stein: dalla Fenomenologia
all’incontro con Tommaso d’Aquino - II

P.Marcello Maso

1. Introduzione | 2. Fenomenologia di Husserl e filosofia di S.Tommaso | 3. Ogni conoscenza comincia dai sensi | 4. Ogni nuova conoscenza è ottenuta con l’elaborazione del materiale sensibile | 5. Carattere attivo o passivo dell’intuizione | 6. Conclusione

4. ogni conoscenza nuova è ottenuta attraverso l’elaborazione intellettuale del materiale sensibile

Edith Stein spiega, in questo secondo punto, che l’elaborazione intellettuale nella concezione fenomenologica non si configura come un processo induttivo; non c’è bisogno di una pluralità di dati materiali per ricavare l’essenza, ma anche solo di una singola intuizione esemplare: questo tipo di astrazione è diverso da quello usato nell’induzione, ma permette di cogliere l’essenza della cosa materiale: "L’essenza, di cui si parla ora, consiste nel ‘prescindere’ da ciò che spetta alla cosa in modo puramente ‘casuale’, cioè da ciò che può essere anche diverso, senza che la cosa cessi di essere una cosa materiale".

Dal punto di vista positivo significa cogliere la ratio (o essenza) della cosa stessa, secondo la terminologia tomista. Secondo la Stein "non è mai accaduto che l’Aquinate abbia negato la possibilità di un tale procedimento, ed egli stesso lo ha usato ovunque fosse valido, per scoprire le rationes. Esso è, secondo l’espressione da lui usata, lavoro dell’intellectus dividens et componens; dividere è analizzare, e l’analisi consiste nella separazione astrattiva del momento essenziale e di quello casuale".

Per comprendere queste affermazioni è utile richiamare alla mente il concetto di astrazione nel pensiero di Tommaso. L’operazione astrattiva consiste nel semplice prescindere dalle caratteristiche individuali, dal modo di essere singolare dell’essenza. Questo prescindere non è un separare realmente ma un separare mentalmente; ad esempio in "Socrate", che io colgo con la conoscenza sensitiva diretta, quando astraggo non separo realmente "Socrate" da "uomo", ma semplicemente colgo l’aspetto di uomo, lasciando da parte i caratteri individuali.

Dire che "astrarre" è un semplice prescindere significa che siamo ancora al di qua del giudicare (abstrahentium non est mendacium). Se io astraggo "Socrate" da "uomo", non sono in errore, semplicemente non considero la sua individualità.

Da questo punto di vista ‘astrarre’ non è qualcosa di ‘voluto’, l’astrazione è un’operazione naturale dell’intelletto. Come l’occhio è fatto per vedere, così l’intelletto è strutturato per conoscere le cose mediante l’astrazione. Si può parlare quindi di intuizione astrattiva, termine non usato da Tommaso, ma che esprime bene la sua concezione, cioè il rapporto immediato dell’intelletto con l’oggetto percepito: vedo un albero e penso all’albero, prescindendo dalle caratteristiche individuali.

Questo tipo di astrazione viene denominata dagli scolastici abstractio totalis, in quanto ciò che è astratto (per es. uomo) è un tutto che contiene in potenza gli inferiori (Socrate, Callia, ecc.).

In un determinato oggetto, l’"albero" - colto tramite l’astrazione - io posso operare ulteriori astrazioni; per esempio, posso lasciare da parte l’aspetto di "albero rugoso", per considerare solo l’aspetto di "vivente di vita vegetativa". Questa ulteriore astrazione ci permette di cogliere la realtà in modo più preciso e raffinato e viene chiamata abstractio formalis in quanto ciò che è astratto è l’elemento intelligibile della realtà, la sua forma (o essenza).

Ed è in questa ultima precisazione che giova molto il processo induttivo; mentre infatti nel caso di un "triangolo" la semplice intuizione astrattiva mi permette di cogliere la natura di triangolo e le sue proprietà, l’intuizione astrattiva di "fuoco" non mi permette di scoprire la legge della combustione né di raggiungere la natura specifica del fuoco, la quale esiste, certamente, ma io la colgo come dal di fuori, attraverso il suo modo di agire, cioè attraverso l’esperienza, quindi per induzione:

"Così l’intelletto umano non acquista subito, alla prima apprensione, una conoscenza perfetta dell’oggetto; ma da principio ne percepisce un aspetto, ad esempio la quiddità, che è l’oggetto primario e proprio dell’intelligenza ed in seguito conosce le proprietà, gli accidenti e le relazioni che circondano la quiddità. Per cui si trova costretto a comporre e dividere [l’intellectus componens et dividens a cui la Stein fa riferimento] e a passare da una composizione o divisione ad un’altra, il che è ragionare". (S.Tommaso, Summa Teologica, I 85, 5)

Tommaso in questo è debitore ad Aristotele il quale affermava che nel processo induttivo l’essenza delle cose è colta sulla base dell’esperienza. E tuttavia Aristotele parla di "intuizione intellettuale"; l’induzione cioè non si fonda sulla enumerazione, ma si serve di questa come base di un processo di astrazione e di intuizione intellettuale dell’essenza delle cose.

In concreto: l’osservazione di un numero anche limitato di casi basta all’intelligenza, secondo Aristotele, per distinguere nelle cose osservate i caratteri essenziali da quelli accidentali (astrazione), e per cogliere quindi, con una specie di salto intuitivo dai particolari all’universale, l’essenza delle cose stesse. Questo metodo è ancor più valido quando si tratti di conoscere i principi primi di ogni scienza (assiomi).

Si tratta dunque di due generi diversi di astrazione: l’una non è che un "prescindere" dalle caratteristiche individuali di un oggetto, separando l’essenza da ciò che è casuale, l’altra avviene attraverso l’induzione, cioè esaminando e paragonando un certo numero di cose materiali e pervenendo all’individuazione di tratti comuni che costituiscono l’essenza dell’oggetto.

Così, ad esempio, sulla base di successive sensazioni di calore prodotte dal contatto col fuoco e conservate dalla memoria, è possibile giungere con un atto di intuizione intellettuale (nous) a cogliere nel "calore" un aspetto costitutivo dell’essenza del "fuoco". Secondo la concezione fenomenologica, invece, come abbiamo visto, è sufficiente una singola intuizione esemplare per compiere l’astrazione.

Nel procedimento descritto, Aristotele esclude che l’essenza di qualsiasi ente possa essere colta con un processo induttivo; d’altra parte "è necessario che noi giungiamo a conoscere gli elementi primi con l’induzione"; sembra dunque che l’esperienza fondata sull’osservazione abbia la funzione di guidare (epagoghè) verso l’intuizione intellettuale, cioè verso l’intuizione dell’essenza universale. L’intuizione intellettuale non è la conclusione logica di ripetute esperienze, cioè del processo induttivo; questo può creare le condizioni favorevoli all’intuizione, ma essa si realizza quando il nous penetra l’essenza di qualcosa.

In altre parole io posso dire che "tutti gli uomini sono mortali" non perché abbia esperienza della morte di molti o tutti gli uomini, ma perché il nous ha intuito che la mortalità appartiene necessariamente alla struttura essenziale dell’uomo. Questo spiega l’affermazione di Aristotele: "Non sussiste alcun genere di conoscenza superiore alla scienza all’infuori dell’intuizione"; l’intelletto intuitivo è il vertice del conoscere e da esso dipende la scienza e la ragione discorsiva.

Possiamo perciò concludere che ogni conoscenza nuova, anche quando si tratta di conoscenza intuitiva, è ottenuta attraverso una elaborazione intellettuale, sia nella semplice astrazione che esclude le note individuanti, sia nell’astrazione che troviamo al termine del processo induttivo.

Husserl, accentuando il carattere intuitivo della conoscenza, vuole indicare la discontinuità tra il procedimento logico-induttivo e l’atto del conoscere le essenze: "Si tratta - scrive la Stein - non di una deduzione di proposizioni le une dalle altre, ma di una penetrazione negli oggetti e nelle connessioni di oggetti che possono essere sostrati di proposizioni".

Questo non significa tuttavia che l’intuizione dell’essenza prescinda dal materiale sensibile e da qualsiasi produzione del pensiero. D’altro lato Edith Stein riconosce in Tommaso la presenza del momento intuitivo nell’elaborazione dei concetti universali, come appare dall’uso che l’Aquinate fa del termine "intellectus", un leggere all’interno delle cose (intus-legere).

5. Il carattere attivo o passivo dell’intuizione e la sua immediatezza

Riguardo al carattere attivo dell'intuizione, Edith Stein sostiene che Tommaso attribuisce all’intellectus agens il ruolo attivo nella conoscenza, e all’intus legere il ruolo di ricevente. Come è noto l’elaborazione della dottrina dell’astrazione da parte dell’intellectus agens è stata introdotta da S.Tommaso - servendosi di categorie aristoteliche - per spiegare l’origine dei concetti nella conoscenza umana.

Tre testi di Aristotele sono importanti a riguardo: 1 - An. post. II 9. Si parla di una percezione interna che viene elaborata in "esperienza" (empeiria); questa esperienza è riferibile solo a diversi casi particolari, è come l’universale che è presente nell’anima come un tutto. 2 - De anima III 4, 430a 10-26. Aristotele parla di un intelletto che "produce" gli intelligibili e di un intelletto che "diviene" gli intelligibili. 3 - De anima, III, 4. Aristotele afferma che l’intelletto può diventare tutte le cose, perché può conoscere tutte le cose. Ora conoscere è possedere e "diventare" gli oggetti conosciuti, così che l’intelletto in un certo senso è in potenza tutte le cose (anima est quadammodo omnia).

L’uomo, infatti, all’inizio non possiede alcuna conoscenza, è come una "tabula rasa", l’intelletto umano è in potenza riguardo alla conoscenza; per passare all’atto è necessaria una causa che sia sullo stesso piano dell’intelletto, una causa non materiale che faccia da ponte tra il sensibile e lo spirituale: il collegamento tra l’intelletto e la conoscenza sensitiva è l’intellectus agens, una specie di "luce", secondo l’immagine aristotelica, che illumina le immagini sensitive e ne ricava le "similitudini" (species), con cui influisce causalmente sull’intelletto, rendendolo attualmente conoscente.

L’attività dell’intelletto agente consiste nel fatto che, come la luce illumina i colori, così esso illumina le immagini e ne estrae il contenuto intelligibile. L’intelletto che assume in sé le forme intelligibili viene chiamato intellectus possibilis.

Per la Stein quest’ultimo è semplicemente l’intellectus che vede le essenze. Il carattere ricettivo-passivo dell’intelletto, a suo parere, è stato particolarmente rilevato dalla fenomenologia (forse in contrasto con la visione di un intelletto che "costruisce" la realtà, visione propria di Kant e dell’idealismo), per la quale, così come per la scolastica, "quel vedere, che è un ricevere passivo, è l’operazione più propria dell’intelletto, nei confronti della quale ogni suo atto è solo preparatorio".

Per quanto riguarda il carattere di "immediatezza" della visione intellettuale, oggetto della seconda questione, la Stein sostiene che Tommaso assegnò tale immediatezza all’ intellectus principiorum, visione cioè delle verità fondamentali, che egli considerò come una naturale dotazione dello spirito umano. Egli infatti afferma:

"I principi che sono evidenti per se stessi, sono conosciuti immediatamente tramite l’intermediazione dei sensi, di modo che, vedendo un tutto e le sue parti, sappiamo immediatamente, senza alcun bisogno di riflettere, che il tutto è più grande di ciascuna delle parti". (S.Tommaso, In I Sententiarum, 3, 1, 2)

Vorrei porre l’accento sull’espressione "sappiamo immediatamente" (statim cognoscimus), che indica un’intuizione, una visione, anche se scaturisce dall’esperienza. Infatti l’intelletto forma i concetti di "parte" e di "tutto" per sensum, ma "vede" che il tutto è necessariamente maggiore della parte.

Questa conoscenza dei principi primi (che rimane in noi come habitus) è una conoscenza che l’uomo ha per natura (naturaliter), in modo immediato (sine inquisitione) e infallibile (sine erroribus). Qui Edith Stein vede un incontro con la fenomenologia del maestro: "Nel caratterizzare ciò che chiama verità essenziali, Husserl assegna ad esse quella visione immediata che Tommaso attribuisce ai principi. Infatti, secondo la concezione della fenomenologia, queste verità debbono essere viste direttamente e non essere derivate da altre; e ad esse viene ascritta un’impossibilità di annullamento, in ogni caso una non eliminazione attraverso l’esperienza e per questa ragione vengono dette a priori".

S.Tommaso d'Aquino (1225-1274)
[Beato Angelico]

Ma per la Stein non è detto che tutto ciò che per la fenomenologia è oggetto di intuizione essenziale abbia il carattere dei "principi"; essa infatti tende ad allargarne il campo, includendovi non solo i principi logici, ma anche quelli di contenuto. Anche per Tommaso esistono verità di contenuto che hanno il carattere della conoscenza immediata della visione (basti pensare alla conoscenza universale e certa delle essenze), ma esse presuppongono il processo dell’astrazione, come abbiamo già cercato di spiegare.

Secondo la Stein soltanto in un punto Tommaso ha concesso allo spirito umano la ‘stessa’ immediatezza propria dell’intellectus principiorum, cioè nella conoscenza universale del bene, che rappresenta l’a priori della conoscenza pratica. Come infatti esistono principi primi nell’ordine speculativo, così nell’ordine pratico si danno principi per sé noti, che vengono colti immediatamente grazie ad una facoltà particolare, chiamata synderesis. Il primo di questi principi è bonum est faciendum, malum vitandum, come appare da questo testo di Tommaso:

"Ora come l’ente è la cosa assolutamente prima nella conoscenza, così il bene è la prima nella conoscenza della ragione pratica, che è ordinata all’operazione: poiché ogni agente agisce per un fine, il quale ha sempre ragione di bene. Perciò il primo principio della ragione pratica si fonda sulla nozione di bene, essendo il bene ciò che tutte le cose desiderano. Si ha così il primo precetto della legge: bisogna fare e cercare il bene e bisogna evitare il male". (S.Tommaso, Summa Teologica, I-II 94,2)

Altra conoscenza immediata è quella della nostra esistenza, che tuttavia non ha il carattere di necessità evidente, propria dei principi. Inoltre ad essa perveniamo non per deduzione ma per una certa riflessione.

Per la Stein l’immediatezza della conoscenza è data dall’esclusione di quei mezzi che funzionino in modo autonomo dalla conoscenza, e cioè la luce dell’intelletto, le species delle cose, gli oggetti dell’esperienza attraverso i quali conosco altri oggetti. La luce dell’intelletto è necessaria per ogni conoscenza umana, mentre le "specie" vengono utilizzate in modo diverso: attraverso di esse conosciamo gli oggetti esterni; la propria esistenza, invece, la colgo dalle specie, cioè riflettendo sulla loro natura.

In altre parole l’intuizione o l’immediatezza della conoscenza umana presuppone sempre la "species", che ricaviamo dal sensibile. Non è mai dunque un’immediatezza assoluta; solo Dio conosce le cose direttamente e intuitivamente. Anche l’intelligenza angelica, che è intuitiva, cioè non apprende per astrazione o ragionando (cioè pervenendo ad un discorso attraverso un altro discorso), per passare dalla potenza all’atto ha bisogno delle species, che le vengono donate da Dio.

Per Tommaso la conoscenza immediata al più alto livello l’uomo la possiede nella visione beatifica, dove l’essenza di Dio feconda senza intermediari, senza species, l’intelligenza dell’uomo, elevata dal lumen gloriae. Tale visione secondo la Stein "non ha però la stessa immediatezza che caratterizza l’autocontemplazione di Dio. Dio ‘è’ la luce e ‘di’ questa luce rende partecipi i beati, che nella sua luce vedono la luce, ma in misura e grado diversi, corrispondenti al loro livello. Soltanto Dio è quella conoscenza nella quale si trovano pienamente fusi l’atto e l’oggetto".

6. Conclusione

Il tentativo di Edith Stein di mettere a confronto due pensatori così lontani nel tempo non è certo scevro da difficoltà: sono toccati punti molto importanti, quali la visione della filosofia come scienza rigorosa, il rapporto ragione naturale e ragione soprannaturale, l’autonomia del discorso filosofico rispetto alla fede, il momento intuitivo nella conoscenza umana, attraverso l’analisi della terminologia di Tommaso e di Husserl.

Riguardo la questione dell’intuizione, questione sulla quale mi sono maggiormente soffermato, concordo con Angela Ales Bello, che nell’introduzione al volume Edith Stein, la ricerca della verità, da lei curato, afferma che il tema dell’essenza costituisce il legame delle due ricerche: per Husserl essa è colta in modo intuitivo, per Tommaso attraverso il procedimento dell’analisi.

E’ proprio su questo aspetto tuttavia che le due posizioni si allontanano: ad Husserl interessa pervenire ad una "scienza dei fenomeni" cioè alla descrizione non dei dati di fatto, ma dei modi tipici con cui i fenomeni si presentano alla coscienza, mentre in Tommaso prevale il momento della fattualità, dell’esistenza; l’intelletto conosce le cose come sono in se stesse e non in quanto diventano oggetti di coscienza. Ciò a cui la coscienza si riferisce secondo Husserl, per l’Aquinate esiste davvero, cosicché ogni conoscenza termina in un esistente, ossia in qualche natura che partecipa dell’essere; in tal modo il momento gnoseologico rimanda a quello ontologico, alla considerazione dell’actus essendi come realtà che giustifica non solo il mondo ma anche la sua conoscibilità.

Molte questioni rimandano ad approfondimenti ulteriori, come ad esempio il rapporto tra il momento attivo e quello passivo nella conoscenza umana, il significato del termine "vedere" nell’atto intuitivo, il legame di causalità tra gli oggetti sensibili, le immagini, e la formulazione dei concetti.

Penso che Edith Stein abbia preferito cercare più le convergenze tra i due pensatori che le divergenze, essendo legata ad entrambi, seppure per motivi diversi. Rimane apprezzabile lo sforzo di scorgere in profondità quanto poteva essere accolto come vero nel pensiero del suo maestro, senza nascondere, d’altro lato, la necessità di chiarire e di arricchire la dottrina di Tommaso d’Aquino secondo le nuove acquisizioni filosofiche. La ricerca della Stein non poteva certo esaurirsi in un semplice saggio, che difatti ha consapevolmente chiamato "tentativo di confronto."


1. Introduzione | 2. Fenomenologia di Husserl e filosofia di S.Tommaso | 3. Ogni conoscenza comincia dai sensi | 4. Ogni nuova conoscenza è ottenuta con l’elaborazione del materiale sensibile | 5. Carattere attivo o passivo dell’intuizione | 6. Conclusione

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