Tanto lontano… così vicino! Viaggio interiore con Teresa di Lisieux Dominique Menvielle |
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Alla scoperta…
Chi non ha trasalito, dopo un lungo faticoso cammino, nel trovarsi all’improvviso, in una svolta del sentiero, davanti a un grandioso spettacolo offerto dalla natura: montagne possenti, panorami solenni o distese marine, terra vergine che il sorgere del sole o la rugiada del mattino sembrano preservare da ogni alterazione. Ed ecco che restiamo là, incantati, afferrati da un moto d’ammirazione per questa bellezza che ci porta come fuori di noi stessi.
La bellezza cela in sé qualcosa di sacro, che si comunica a una parte sempre nuova del nostro spirito, che ci sollecita ad esprimere un canto di lode: "Mio Dio! Tu sei grandezza, sei bellezza!…"
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Tutto hai fatto con saggezza" (Salmo 104, 24). [Campo di girasoli a Pollenza, Macerata] |
Ci capita pure di assistere ad altri tipi di spettacolo della natura che ci lasciano attoniti, per esempio quando restiamo molto tempo incantati ad osservare, seduti su un tronco d’albero o al bordo di un sentiero boschivo, una lunga colonna di formiche che si snoda come una interminabile laboriosa processione, organizzata con metodo preciso. Un mondo "invisibile" che si svela solo se siamo capaci di "prendere tempo" mettendo tra parentesi le attività consuete.
Ma se prendessimo tempo per guardare dall’altra parte? Non più verso l’esterno, ma all’interno di noi stessi?
Un panorama interiore
Rientrando in noi stessi possiamo analogamente trovare un paesaggio interiore, come il suono di una campana a sera che chiama a raccolta il gregge per il ritorno a casa. S.Giovanni della Croce, il maestro spirituale di S.Teresa di Lisieux, lo descrive come il richiamo del pastore interiore a far ritirare i nostri sensi esterni per concentrare la nostra attenzione a quel che avviene all’interno di noi stessi.
È così che scopriamo un panorama nuovo, un paesaggio diverso, non quello che ci si crea con la propria immaginazione, non distese lontane tanto più attraenti quanto più ci allontanano dal nostro ambiente abituale, non i vasti orizzonti dei sogni, ma il panorama interiore il cui centro è la presenza di Gesù, "il più bello tra i figli degli uomini".
Quale scampanio interiore ci interpella? O piuttosto, quale tintinnare discreto, che merita la nostra attenzione e che solo il nostro attento ascolto può permetterci di intendere in ogni istante? Facciamo silenzio, e ascoltiamo il mormorio di una sorgente che canta: "Vieni verso il Padre".
Quel Padre che è in noi da sempre e che da sempre ci ripete: "Come una madre carezza il suo bambino, così io vi consolerò, vi porterò sul mio seno e vi terrò sulle mie ginocchia!"
Una Presenza fraterna che mi invita: "Non ti chiamo più servo, ma amico".
Un soffio di gioia e di speranza, tanto più profondo quanto più sembra farsi impercettibile, brezza leggera che ci porta sempre più lontano.
È il paesaggio della Santa Trinità, che è in noi e che ben merita il viaggio del nostro sguardo interiore. Itinerario accessibile a tutti, in ogni tempo, in ogni luogo.
Il Maestro interiore
Cantiamo talvolta: "O Signore, vengo da Te, ti cerco, Signore". Ma, come per S.Agostino, Tu ci apri gli occhi a scoprirti molto vicino: in noi stessi.
"Io ti cerco, Tu il mio Cielo, il mio Paradiso, ma Tu sei già in me, e vuoi fare della mia anima il tuo Paradiso. Perché la gioia di Dio è, soprattutto, di stare con i figli degli uomini".
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[Casa di preghiera dei Gesuiti di Cagliari: "Pozzo di Sichar"] |
Non si tratta più del grandioso paesaggio delle cime solenni, né l’incessante moto delle onde regolato dalle maree. Qui è invece lo slancio di gioia di un incontro, dentro di me, sempre rinnovato. Incontro con Qualcuno di cui non potrò mai finire di misurare l’infinità, che io posso sempre conoscere in maggior misura.
In me, Presenza di Qualcuno di cui non potrò mai esaurire l’Amore, perché ne è l’origine. Qualcuno soprattutto che mi conosce e mi chiama per nome.
- Samuele! Samuele!… Maria!… Marta!… Il Maestro è là e ti chiama: "Vieni in disparte, e parlerò al tuo cuore".
- Parla, Signore, il tuo servo ti ascolta!
- Ho sete!
Era l’amore della sua povera creatura che Lui reclamava.
Allora, chiudi la porta a ciò che è esterno, nasconditi nel segreto del suo Volto, guardalo: Egli non attende da te che uno sguardo. Se tu sei triste, contemplalo nella sua agonia, nel Getsémani, là Egli ti consolerà:
"Accanto al tuo cuore Divino, io dimentico tutto ciò che accade, non temo più i timori della notte" (1). Se sei nella gioia, rallegrati con Lui nel giardino della Risurrezione.
La gioia di Dio è donarsi
Gesù mi chiama a vivere in unione a lui, in me. Per questo, occorre chi io divenga piccolo e povero, per fargli un posto come Lui desidera, in larghezza, altezza e profondità, a misura del suo Amore. Occorre che io diminuisca perché Lui aumenti: "Lascia in me la Divina impronta dei tuoi tratti pieni di dolcezza".
Dio è una sorgente che sgorga incessante, la Sua gioia è donarsi, è comunicare il suo amore. Basta credergli.
L’interiorità ci rende ostensorio
"In colui che crede, torrenti d’acqua viva sgorgheranno in lui". La fede nello Spirito d’Amore che abita in noi, nella grazia che noi possediamo grazie al battesimo, fa scaturire nella nostra anima torrenti d’acqua viva per quanti vengono a trovarsi intorno a noi.
"Attirami, verrò a Te": è l’amore che attira il nostro sguardo interiore, ed è l’amore il frutto di questo sguardo. Il nostro sguardo rivolto al Signore è missionario.
Il Santo Curato d'Ars raccomandava di fermarci passando davanti a una chiesa per salutare Gesù nel tabernacolo, restare raccolti per qualche minuto, così come viene spontaneo fermarsi passando davanti la casa di un nostro parente.
In modo analogo, ci è dato di potere in ogni istante, in ogni luogo, poter rientrare nel nostro "santuario interiore" per salutarvi il Maestro che vi abita.
Poi torneremo alle nostre occupazioni, ma il nostro sguardo avrà una nuova luce, e l'amore che il Signore ci comunica, che ci dona dalla sua sorgente, ci permette di trasmetterlo nel nostro ambiente di lavoro, ai nostri amici, come lo sguardo del Signore verso ognuno di loro.
"Tu la cui mano sostiene i mondi…
Tu mi segui con uno sguardo d'amore, sempre…"(2)
Notes:
1. Teresa di Lisieux, Poesie, PN 5.
2. Teresa di Lisieux, Poesie, PN18.
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