|
Anche Benedetto Croce tra le firme del registro commerativo del Prof. Moscati Sebastiano Esposito s.j. | ![]() |
Sì, tra la moltitudine dei napoletani - di ogni ceto e orientamento culturale - che si recarono a rendere omaggio alla salma del prof. Moscati, ci fu anche Benedetto Croce, che appose la sua tra le altre numerosissime firme nell'apposito registro commemorativo.
Il fatto in sé non sorprende, o almeno non dovrebbe sorprendere, se si tiene conto del profilo intellettuale ed umano del filosofo napoletano, nonché delle contingenze storiche che portarono all'incontro dei due personaggi, - come accenneremo brevemente più avanti.
Quel che invece merita una spiegazione è piuttosto il fatto che solo oggi, a quasi tre quarti di secolo dalla morte del grande Medico, emerge questo particolare di cronaca, di una cronaca che ha la sua importanza.
![]() |
Che tra Benedetto Croce e Giuseppe Moscati corresse una mutua, rispettosa e cordiale conoscenza, basterebbero a provarlo già da sole le due lettere che Moscati indirizza "A S.Eccellenza Benedetto Croce", in seguito al decreto 549 del 10 febbraio 1924, fatto varare da Giovanni Gentile, al tempo Ministro della Pubblica Istruzione, decreto "che clinicizzava gli ospedali, impedendovi l'insegnamento libero. Il prof.Moscati espone... gli inconvenienti di questo decreto, che avrebbe solo creato "un'oligarchia clinica ufficiale, a cui dovrebbe inchinarsi tutto il pensiero medico di una serie di generazioni"". (1)
L'l1 giugno del 1924 Moscati si rivolge di nuovo a Benedetto Croce con una lettera (se ne conserva in Archivio la minuta, con varie correzioni), che già nell'esordio dimostra la fiducia del mittente nell'intelligenza e nel prestigio del destinatario.
"Eccellenza - egli scrive - Vi sono infinitamente grato della bontà, con cui avete accolto la mia umile preghiera. Vi garantisco che tutta Napoli è tenacemente avversa al tentativo di violazione delle sue gloriose antichissime opere ospedaliere. Non si tratta di abolire posti per risanamento finanziario della nazione, ma di vessatorie mostruose trasformazioni, che alienano simpatie e consensi a coloro che le vogliono compiere! È un'opera continua di distruzione nel paese del cosiddetto consenso! Perché abolire l'insegnamento libero negli Incurabili? Perché affidare l'Ospedale dei Pellegrini al direttore della clinica chirurgica? etc. etc. Mille inconvenienti, che Voi, eccellenza, sapete benissimo" (2).
Oltre questo rapporto di natura professionale, la reciproca conoscenza era favorita anche dalla vicinanza abitativa e dalle normali frequentazioni del medico. A questo proposito Anna Maria Azzariti, figlia del senatore Francesco Saverio, Primo Presidente della Corte di Cassazione, diventata poi Carmelitana scalza a Milano, scrive: "Ho conosciuto nella mia infanzia il prof. Moscati, che veniva di tanto in tanto in casa nostra come medico di famiglia. Abitavamo in quegli anni in via Trinità Maggiore 12, nel palazzo Filomarino, dove stava anche Benedetto Croce." (3)
Data questa conoscenza reciproca, non fa dunque meraviglia che Benedetto Croce, al di là di qualsivoglia divergenza culturale, si recasse ad onorare la salma di una persona di cui certamente conosceva la serietà professionale e la dirittura morale.
Quel che invece può apparire un po' strano, è il fatto che di questo particolare non si sia fatta parola per così lungo tempo, almeno per quel che ci consta. Eppure, la spiegazione è molto semplice e limpida.
|
| La firma di Benedetto Croce sul registro |
Nell'Archivio si conservano due registri. Il primo (con copertina nera, cm 31x21) contiene 108 pagine fitte di firme, il secondo (con copertina color legno, cm 30x20) meno della metà. Giacché parecchie frme compaiono sia nell'uno che nell'altro registro, se ne può dedurre, con molta probabilità, che il primo fu esposto alla porta dell'abitazione al momento della morte, mentre l'altro fu apposto alla porta della chiesa. La firma di Benedetto Croce compare nel primo registro, precisamente a p. 80.
Subito dopo la morte, soprattutto il primo registro fu usato per citare qualcuna delle espressioni di cordoglio, vergate dai visitatori. Per il resto non si sentì l'urgenza o l'opportunità di accennare alle innumerevoli firme che rappresentavano Napoli tutt'intera: la Napoli delle "grandi firme" e la Napoli - nobilissima - degli "ultimi", al cui servizio Moscati aveva dedicato la vita.
In Archivio i registri riposarono a lungo, né pare siano stati usati o consultati spesso, come risulta, tra l'altro, dalle tracce di umidità che compaiono sulla copertina del registro grande.
Scorrendo occasionalmente qualche pagina, già da parecchio tempo mi convinsi che una ricerca attenta e particolareggiata su quelle firme aiuterebbe a ricostruire l'ambiente culturale, scientifico, umano e popolare nel quale Moscati si è mosso negli anni della sua maturità.
Un compito né rapido né facile, ma molto interessante. Forse la scoperta, inaspettata, della firma di Croce potrà essere un ulteriore incentivo a questa impresa.
Tornando alla firma stessa, che cosa possiamo dire? Per ogni persona di cultura, credente e non credente, è senza dubbio una ulteriore testimonianza della statura intellettuale, morale ed umana di Benedetto Croce.
Il credente, però, pur rispettoso del mistero di Dio e dell'uomo, ama coltivare la certezza che il Prof.Moscati, quella firma, l'ha molto gradita e non l'ha mai dimenticata.
Note
1. A.Marranzini, Giuseppe Moscati, modello del laico cristiano di oggi, Roma 1989, p.118.
2. Op.cit., p.121.
3. Op.cit., p.121.
Su questo argomento vedi anche:
* Benedetto Croce, estimatore e amico di S.Giuseppe Moscati, di Alfredo Marranzini s.j.
* Precisazioni a proposito di Moscati e Benedetto Croce, di Sebastiano Esposito s.j.
![]() |
Home Page |
moscati@gesuiti.it |