Gesù di Nazareth, vero uomo e vero Dio,
speranza per l’umanità

Domenico Marafioti s.j.

Chi è questo Bambino?

Il Natale è diventato una festa universale. Lo festeggiano anche i non-cristiani. Rischia di diventare una festa sociale, in cui si celebrano i sentimenti familiari, in un’atmosfera di serenità e di pace, dove ognuno si sforza di essere più buono. Ma a torto “Babbo Natale” cerca di fare concorrenza a Gesù Bambino; il Natale non è un vecchio che porta regali ai bambini, ma è il natale di Gesù. Infatti ci vuole questo complemento di specificazione: non basta dire: È Natale; bisogna dire: È il Natale di Gesù. Come sanno benissimo i bambini cristiani che la Notte Santa mettono la statuina di Gesù Bambino nel presepe.

Ma domandiamoci: chi è questo bambino che nasce nella grotta di Betlemme, quest’uomo di cui i cristiani in tutto il mondo, celebrano la nascita? Noi lo conosciamo, ma vogliamo conoscerlo meglio. Perciò guardiamolo con gli occhi dei personaggi del Vangelo. Anzitutto i Magi. Vengono dall’oriente, arrivano a Gerusalemme e chiedono: «Dov’è il re dei Giudei che è nato?» (Matteo 2,2). Questo bambino è un grande personaggio, un re, per il suo popolo e per tutta l’umanità.

La sua nascita è stata circondata di gloria, annunciata da una stella, per farla conoscere anche ai lontani, perché la sua vita doveva illuminare l’esistenza di tutti gli uomini. Questi sapienti orientali lo hanno riconosciuto, e vengono per adorarlo, per camminare nella vita alla luce del suo insegnamento, come guidati da una stella. Guardiamo poi con gli occhi dei pastori. Gli angeli che li chiamano, li informano:

«Oggi nella città di David vi è nato un salvatore, che è Cristo Signore»(Luca 2,11). Questo bambino avvolto in fasce nel freddo della notte, non è un estraneo, ma è vicino a ogni uomo, anche al più piccolo e insignificante, ai poveri emarginati dalla società, come i pastori. Viene come salvatore, e viene perché consacrato, “unto” (Cristo), per la missione che deve compiere; viene per salvare l’umanità, per offrire a tutti e a ciascuno la gioia di essere salvato. Così egli appartiene a tutti, e non deve restare nascosto nel buio di una grotta, ma deve essere fatto conoscere agli uomini in attesa.

Perciò gli angeli lo annunciano e i pastori raccontano a tutti ciò che hanno visto e udito. Soprattutto guardiamo con gli occhi di Maria. È un bambino neonato come tutti, che lei ha portato nel grembo per nove mesi, col quale ha imparato a convivere, ma che lei ha avuto in modo straordinario. Non è figlio di Giuseppe, ma Figlio dell’Altissimo, concepito per opera dello Spirito Santo, e destinato a essere santo anche lui, fino a essere riconosciuto come vero Figlio di Dio. Maria è la prima che guarda in modo vero questo bambino: sa che è suo figlio, e crede che è Figlio di Dio. Gesù quindi è un grande personaggio dell’umanità, come dicono i Magi, e questo nessuno lo mette in dubbio, neppure oggi.

«Nessuno mai ha parlato come quest’uomo»
(Giotto, Cappella degli Scrovegni, Padova)

Ed è davvero un personaggio straordinario, perché non si interessa solo dei grandi, ma si prende cura anche dei più piccoli, poveri, ed emarginati. Egli viene per tutti, per riempire di gioia il futuro di tutti, dalle stalle dei pastori ai palazzi dei re. Egli può fare questo perché è figlio di Maria, un’umile ragazza di Nazareth, sposa di un falegname, e insieme vero Figlio di Dio.

Gesù è Figlio di Dio, non per una pretesa arrogante, come pensavano i sommi sacerdoti, che nel sinedrio hanno fatto di tutto per condannarlo a morte. Neppure per una metafora ingenua e inconsistente, come pensavano i grandi del tempo antico: Giulio Cesare pensava di essere figlio di Venere; i re, ad esempio, a Babilonia e in Egitto, si ritenevano figli degli dèi; e anche oggi l’imperatore del Giappone si considera figlio della dea Amateratsu.

Sappiamo bene che erano e sono uomini come tutti, che vivono, soffrono e muoiono come tutti. Gesù invece è Figlio di Dio in modo vero e reale, di un realismo straordinario e inimmaginabile, come in modo straordinario e inimmaginabile questo bimbo è nato da una Vergine, senza concorso umano. Ma come è possibile che un uomo, veramente uomo, sia simultaneamente vero Figlio di Dio? Per rispondere a questa domanda che ieri e oggi continua a interrogare la mente umana, guardiamo questo bambino con gli occhi di Giovanni.

Egli nel Prologo del suo Vangelo ci presenta il Verbo eterno, che prima dei tempi è presso il Padre e partecipa alla creazione del mondo, e poi nella pienezza dei tempi prende carne umana e si fa uomo per vivere e abitare in mezzo agli uomini. Il bambino di Betlemme può essere uomo e Dio, perché prima di essere uomo era Dio; e noi riconosciamo che il Figlio di Dio si è fatto figlio dell’uomo, perché ogni uomo possa diventare figlio di Dio.

La certezza della fede

Ma ciò che diciamo è vero? o ci crediamo solo perché vogliamo? Gli atei di oggi e il non credente in mezzo a noi dicono: voi cristiani credete all’incarnazione del Verbo, come i mussulmani credono che un arcangelo ha dettato il Corano a Maometto; come i buddisti credono all’illuminazione di Budda sotto il fico. Ognuno crede quello che vuole, e anche i cristiani possono credere alla nascita straordinaria di Gesù. Per molti il Natale è solo un mito, che permette agli uomini di incontrarsi, ed esprimere sentimenti di fraternità e di solidarietà.

L’estate scorsa un telecronista, commentando la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi, svoltesi nella pace, ma senza impedire all’esterno la continuazione delle guerre, concludeva proponendo una sua filosofia: «Queste sono le Olimpiadi, bisogna crederci; sono un mito, come il Natale!». Il mondo continua a essere lacerato dalla guerra, dagli egoismi, dalle ingiustizie e dalla violenza, e nel periodo natalizio per alcuni giorni gli uomini immaginano, pensano e fingono di volersi bene e di essere tutti buoni; si fanno gli auguri, si fanno regali, per la retorica dei buoni sentimenti.

Poi tutto finisce, come le Olimpiadi, senza che nulla sia realmente cambiato. Ma il Natale di Gesù Cristo è solo questo? è solo un mito sociale, o uno dei tanti miti religiosi, come i miti delle religioni non-cristiane, in cui gli dèi scendono tra gli uomini senza farsi riconoscere, come le avatara di Vishnu? Noi cristiani cosa diciamo su Gesù? Noi diciamo che il Natale di Gesù non è un mito, ma è una storia. È la storia di Gesù, un vero uomo, che è morto sotto Ponzio Pilato; è veramente nato da Maria, ed è vissuto a Nazareth come uomo tra gli uomini. Possiamo discutere se è nato nel 753 di Roma, oppure 4/6 anni prima, a seconda che scegliamo il vangelo di Luca (3,1), o quello di Matteo (2,1), per stabilire la sua data di nascita; ma è veramente nato, povero tra i poveri, nella notte di Betlemme, per la gioia e la speranza dell’umanità.

Diciamo poi di non essere troppo rapidi nel fare paralleli, per dire che come noi cristiani crediamo alla superiorità di Gesù, altri credono alla superiorità di Budda, Confucio, Lao-Tse, Maometto, ecc. Bisogna guardare le cose più da vicino, e vedere come realmente è vissuto Gesù; solo così ci si rende conto che lui non è grande, come gli altri grandi della storia. La frase che le guardie, rimproverate perché non avevano catturato Gesù, dicono ai sommi sacerdoti:

«Nessuno mai ha parlato come parla quest’uomo» (Giovanni 7,46), vale anche per tutto il resto della sua vita. Nessuno è mai vissuto facendo del bene al prossimo, come è vissuto lui, tanto che la folla lo riconosce ed esclama: «Ha fatto bene ogni cosa, ha fatto udire i sordi e parlare i muti» (Marco 7,37). Nessuno è mai morto come è morto lui, non solo accettando una morteingiusta, come ha fatto anche Socrate, ma perdonando i suoi uccisori; tanto che il centurione che assisteva, «vistolo spirare in quel modo, disse: Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!» (Marco 15,39).

Soprattutto nessuno è risorto, e questo fa la vera differenza tra Gesù e qualsiasi altro filosofo o fondatore di religioni. Tanti hanno proposto ideali, suscitato entusiasmi e speranze, ma poi sono morti e i loro progetti si sono frantumati, tra la delusione dei loro seguaci. Tanti hanno detto cose grandi e ammirevoli; hanno insegnato a rispettare la dignità umana, hanno ispirato i loro comportamenti agli ideali di un vero umanesimo, e si sono impegnati per il progresso dell’umanità. Ma poi sono scomparsi, e il mondo è continuato ad andare come prima, mettendo in questione le tante cose belle dette prima.

Nessuno di loro è tornato dai morti, per dirci com’è veramente la vita di là, e farci sapere come bisogna organizzare la vita di qua. Solo Gesù è risorto il terzo giorno, ed è tornato in mezzo ai suoi discepoli, i quali «hanno mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti», come avevano fatto prima (Atti 10,41; Luca 24,38-43; Giovanni 21,9-13). Ed è risorto, perché non era soltanto un uomo, come i grandi della storia, ma era ed è anche Dio, esattamente il Figlio di Dio fatto uomo.


Parte seconda

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