Sulle orme di Maria, donna del "Sì"
Convegno nazionale dell’"Ordo Virginum"
23-27 Agosto 2008

Giacomo Ruggeri in Avvenire del 22 agosto 2008

"Un corpo invece mi hai preparato. - Dall'Eucaristia al quotidiano, con Maria donna del grande Sì". E’ il tema dell'incontro nazionale dell'OrdoVirginum a San Giovanni Rotondo, che prende spunto dalla lettera agli Ebrei e "si pone in continuità con il percorso di questi ultimi anni - scrivono gli organizzatori - in cui si è accolta la riflessione della Nota pastorale dell'Episcopato italiano dopo Verona. In particolare si propone di affrontare tematiche relative alla maturità umana a partire dall'Eucaristia e dall'esempio di Maria, declinando l'ambito dell'affettività e della fragilità secondo la specifica chiamata all'Ordo Virginum nelle diverse età della vita".

Nozze mistiche di S.Caterina d'Alessandria. "L’Ordo Virginum" continua ad attingere alle sue radici più antiche".

Si comincia con Ia Messa celebrata dall'arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, Domenico D'Ambrosio. Domenica mattina il tema L'Eucaristia per una fragilità riconciliata e una affettività matura, affrontato dalle relazioni dell'arcivescovo ordinario militare Vincenzo Pelvi (per gli aspetti teolgico-pastorali) e dal direttore del Centro nazionale vocazioni don Domenico Dal Molin (aspetti antropologico-formativi). Nel pomeriggio interventi di suor Riccarda Lazzari, docente all'Istituto di teologia sanitaria "Camillianum", e Paola Pellicanò (Centro studi per la regolazione naturale della fertilità, Università Cattolica); quindi la Messa presieduta dal vescovo di Lucera-Troia, Domenico Comacchia.

Lunedì spazio ai laboratori e poi alla Messa con l'arcivescovo di Lecce, Cosmo Francesco Ruppi. Martedì la relazione conclusiva di suor Elena Bosetti, docente di Sacra Scrittura alla Gregoriana; nel pomeriggio una celebrazione ecumenica con l'intervento di teologhe rappresentanti delle comunità ortodossa, protestante e cattolica.

"Ordo Virginum", lievito dentro la vita quotidiana"

Chi fa l'insegnante, chi l'impiegata; chi l'infermiera, chi l'operaia, l'impiegata pubblica, l'operatrice socio assistenziale. Vivono e lavorano nella società senza un abito particolare o un distintivo che le renda riconoscibili. Ma ciò che le accomuna è il loro essersi donate a Dio nella verginità consacrata. Stiamo parlando dell'Ordo Virginum, presente in Italia dal 1970, da quando la Congregazione per il culto divino emanò l'Ordo consecratio virginum, particolare forma di consacrazione femminile indicata, appunto, come "Ordo Virginum". L’incontro nazionale si è svolto a San Giovanni Rotondo, presso il centro d'accoglienza "L’Approdo".

"Il volto della vergine consacrata - evidenzia Roberta Mei, una delle coordinatrici nazionali, impiegata in banca e appartenente all'Ordo Virginum nella diocesi di Fano - assume inevitabilmente il volto della Chiesa locale a cui appartiene. La vergine consacrata respira con la sua comunità, ne diventa espressione e immagine, ne condivide grazie e fragilità, ne assume e ne incarna la storia. Si fa sposa di Cristo, sorella e madre dei figli di Dio, coinvolta nel mistero di Maria".

L'Ordo Virginum si qualifica essenzialmente per due caratteristiche: la sponsalità con Cristo, che ne è il proprium; la diocesanità, che è il suo specifico riferìmento ecclesiale. Oggi in Italia le consacrate nell'Ordo Virginum sono circa 400 appartenenti a oltre novanta diocesi, mentre circa altre 200 donne sono in formazione o interessate a questa vocazione. La fascia d'età più rappresentata si colloca tra i trenta e i quarant'anni; numerose le donne in formazione che si collocano nella fascia dei trent'anni. Le vergiri consacrate vivono da sole, in famiglia o con altre in ugual percentuale.

Alcune conducono una vita di tipo più contemplativo. "La sfida quotidiana è vivere la verginità consacrata nell'attuale contesto sociale e lavorativo - racconta Roberta - con la dignità di cui la vergine è portatrice, ricordando sempre che in primo luogo si è chiamate a "essere" prima ancora che a "fare". Le stesse difficoltà in realtà possono essere anche una risorsa, in quanto stimolo a sviluppare la propria responsabilità personale verso se stessi e verso gli altri, consolidare una forte base di maturità umana e di autonomia, il tutto sostenuto da una fedele e intensa vita spirituale".

I loro impegni ecclesiali accolgono tutta la gamma della pastorale ordinaria, svolti nella parrocchia di residenza; talvolta vi può essere l'affidamento di una parrocchia specifica. Si rileva una forte presenza nell'ambito del volontariato.

La preparazione culturale è riferita alla scuola superiore e spesso anche alla laurea, fra le donne più giovani. E' in forte crescita anche la formazione teologica, sia con corsi di scienze religiose sia, soprattutto, con diplomi di magistero e con alcune licenze e dottorati.

Ma per far conoscere questa forma di consacrazione c'è ancora molto da fare. Elisa Chiorrini, neo consacrata della diocesi di Fabriano-Matelica, ha ricevuto la consacrazione lo scorso marzo, ha 32 anni e lavora come programmatrice in un'azienda che si occupa di software. "Ho notato che a volte le persone fanno difficoltà di fronte ad una forma di vita consacrata che non ha i classici segni di riconoscimento - come i voti o l'abito. Quando ho annunciato la mia consacrazione, oppure se mi capita di presentarmi come consacrata e spiego che questa consacrazione è diocesana, che non prevede i voti, che vive del proprio lavoro e condivide la condizione di laicità e di ordinarietà di tutti i battezzati, quasi sempre nasce la domanda: allora sei una suora laica? E quando correggo il tiro e sottolineo che non sono una suora, la perplessità aumenta e si trasforma in curiosità o, in qualche caso, in delusione".

S.Caterina d'Alessandria, martire. L'anello rappresenta le nozze mistiche con Cristo, segno della sua totale consacrazione a Lui.

È un mandato a tutto campo, quello delle vergini consacrate. "L'Ordo Virginum, per essere autentico - conclude Roberta Meinon - deve essere alla ricerca di riconoscimenti esteriori ma deve accogliere, vivere e custodire con dolcezza e fermezza la propria chiamata. Le vergini consacrate nella propria Chiesa dovrebbero essere segno profetico, al bisogno anche scomodo, come tutte le profezie".

L’ "Ordo Virginum" continua ad attingere alle sue radici più antiche

Intervista a Mons. Diego Coletti, vescovo di Como

Sono il segno di "una notevole carica di responsabilità personale che però non diventa mai individualistica"; vivono a pieno "il cammino diocesano". E, soprattutto, sono il volto di una Chiesa che attinge alle sue radici più antiche e, come lo scriba del passo evangelico, "trae fuori dal suo tesoro cose vecchie e cose nuove". Così monsignor Diego Coletti, vescovo di Como, traccia il profilo dell'ordine delle vergini, l'Ordo Virginum una realtà che, per volere del cardinale Caro Maria Martini, nei primi anni Ottanta ha seguito nei suoi primi passi nella diocesi di Milano.

Monsignor Coletti, quale il cammino storico che ha portato all'odierno ordine?

L’Ordo Virginum fu una delle prime forme di consacrazione femminile; ne è testimone anche sant'Ambrogio, che ne parla nel suo De virginitate. Fiorì sul finire delle persecuzioni, anche se poi la consacrazione femminile preferì forme che proteggessero le donne come il monastero. Dopo il risveglio degli ultimi due o tre secoli, grazie a Paolo VI l'Ordo ha trovato nuova vita.

In cosa si caratterizza questa forma di consacrazione?

Nella diocesanità, nel fatto che le vergini consacrate condividono il cammino diocesano e quindi mettono nelle mani del vescovo i loro carismi e le loro capacità.

Sono al servizio dei pastori quindi?

No; non è proprio così. In realtà esse non sono al servizio dei vescovi, ma della vita diocesana. Un legame molto importante, ad esempio, è quello con la direzione spirituale. Un'attenzione particolare, poi, è richiesta nella formazione, soprattutto perché la consacrazione non diventi una forma di ripiego al ribasso, per chi non si sente pronto a forme più impegnative. Bisogna che questa sia una scelta maturata in un cammino personale.

Una realtà tutta diocesana, quindi; ma c'è un quadro di riferimento nazionale?

L'Ordo in questo momento ha bisogno di crescere. Senza troppe armature pesanti, però è necessario un, quadro di riferimento nazionale. Su questo, nell'ambito della Cei, una riflessione è già stata avviata. Sull'esempio anche di altri episcopati in Europa, in America Latina e anche in Asia.

La verginità oggi non è certo di moda; che cosa significa vivere questo valore?

Non è di certo una rinuncia o una scelta di solitudine, come molti pensano. È piuttosto una scelta animata dallo stesso amore sponsale che Cristo nutre per la Chiesa. È, insomma, la risposta a una chiamata forte d'amore molto specifica.


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