Terzo Mercoledì del mese: Incontro dei malati
con S. Giuseppe Moscati, nella chiesa del Gesù Nuovo
Pasquale Puca s.j.

Anche all'incontro di preghiera dei malati con S. Giuseppe Moscati di mercoledì 20 gennaio 2010 vi è stata una notevole partecipazione di fedeli: circa 700, provenienti, oltre che da diverse comunità ecclesiali di Napoli, anche da altre di 5 Comuni vicini: 1. Afragola (S. Marco Evangelista, S. Maria delle Grazie, S. Michele Arcangelo, S. Giorgio Martire); 2. Afragola - Casoria (Sacri Cuori); 3. Caivano (S. Maria Madre della Chiesa, S. Pietro); 4. Portici (S. Ciro); 5. S. Maria La Fossa (S. Maria Assunta in cielo).

Papa Giovanni Paolo II e Madre Teresa di Calcutta

Come di consueto, esso ha avuto inizio alle 16,15, con la veglia di preghiera animata dal P. Pasquale Puca s.j. che poi, alle ore 17, ha iniziato la celebrazione eucaristica con il rito della benedizione dell'acqua e l'aspersione dell'assemblea al canto delle invocazioni:
Purificami, o Signore, sarò più bianco della neve;
Sorgi, Signore, e salvaci per la tua misericordia;
Mio Signore, ricordati di me, non lasciarmi solo quaggiù.

Il tema scelto dal P. Puca, per gli spunti della riflessione, delle invocazioni e dei canti dei partecipanti alla veglia di preghiera, è stato quello della parola - messaggio - invito - richiamo che Dio rivolge quotidianamente a ciascuno attraverso gli eventi: sia personali o familiari; sia ecclesiali o sociali; sia ambientali, atmosferici e cosmici.

In questo contesto, egli ha ricordato:

1. Alcuni eventi religiosi vissuti nelle fede, durante i diversi momenti liturgici delle festività natalizie appena trascorse o da vivere in occasione di alcune ricorrenze ormai prossime: Ottavario di preghiera per l'unità dei cristiani; Celebrazioni in onore dei Santi Martiri Ciro di Alessandria e Giovanni di Edessa, particolarmente venerati nella chiesa del Gesù Nuovo, per la presenza in essa delle loro reliquie; Festa della Presentazione del Signore e 14a Giornata mondiale del malato.

2. Alcune situazioni spesso penose, che riguardano persone singole, intere famiglie o determinate categorie sociali, causate da: malattie, solitudine, mancanza o perdita di lavoro stabile; incomprensioni, contrapposizioni, divisioni e liti familiari, condominiali o negli ambienti di lavoro; sofferta esclusione da giusto e onesto benessere, oppure da legittima condivisione di essenziali diritti umani, a motivo del colore della propria pelle, della diverità della propria cultura, lingua o nazionalità originarie.

3. Alcuni drammi personali e familiari causati da disastri ambientali; talvolta non soltanto naturali, ma determinati dalla incuria umana o anche da uno sconsiderato egoismo di alcuni nei confronti delle risorse e dei beni naturali, con la successiva triste conseguenza di famiglie rimaste senza alloggio, senza occupazione e senza sicurezza per il futuro.

Dio però - è stato fatto opportunamente osservare - anche nelle situazioni personali, familiari e sociali più difficili e penose, non è distante. Egli è sempre il Dio - con - noi e non manca di far sperimentare a coloro che non gli sono volutamente ostili e, perciò, non lo rifiutano, il conforto e la luce della sua presenza e della sua azione. Egli è sempre nostra forza, nostro rifugio, nostra liberazione (cfr. Salmo 143). Perché in Lui noi "viviamo, ci muoviamo ed esistiamo" (Atti 17, 28).

Anche nella difficoltà - e perfino quando compiamo il male - Egli ci ama. Infatti, "mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi" (Romani 5,8) ed ora che siamo una sola cosa "in Cristo Gesù" (Galati 3,28), Egli "ci consola in ogni tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio" (2 Corinti 1, 4).

Per il credente, dunque, e soprattutto per il cristiano, anche quando egli è sprofondato nel male, o è disorientato dalle tenebre dell'errore, o è esasperato dal risentimento per le ingiustizie e i torti subiti, o è intristito dallo sconforto e reso inerte per la mancanza di fiducia in se stesso e in tutto ciò che lo circonda, Dio resta sempre: il fondamento, la ragione, la luce e la forza per riaprirsi alla vita, alla fiducia, al perdono, alla solidarietà, alla pace e - quindi - all'amore, al bene, alla gioia.

Non a caso, infatti, il Concilio Vaticano II ha voluto ricordare, alla Chiesa e all'umanità, che in ogni circostanza Dio è vicino e fa sentire la sua presenza e il suo amore di Padre anche a coloro per i quali Egli è solo "un Dio ignoto". Perché anch'essi lo cercano, pur senza avvedersene ed "Egli dà a tutti vita e respiro e ogni altra cosa (cfr. Atti 17, 25 - 28) e come Salvatore vuole che tutti gli uomini siano salvati (cfr. 1 Timoteo 2, 4)" (Lumen gentium, n. 16).

Riferendosi, poi, sia a S. Giuseppe Moscati che - soprattutto il III mercoledì del mese - tanti fedeli vengono ad invocare nella chiesa del Gesù Nuovo, dove dal 16 novembre 1930 sono conservate le sue spoglie mortali, sia ai due Santi di cui la liturgia della Chiesa fa memoria il 20 gennaio: S. Fabiano Papa e Martire della fede cristiana nel 250, all'inizio della persecuzione di Decio, e S. Sebastiano, soldato e Martire egli pure a Roma nel 354, durante la persecuzione di Diocleziano, il P. Puca ha ricordato che i Santi, per la Chiesa, sono maestri e testimoni della fede, perché con la loro vita hanno annunciato il Vangelo di Cristo, mettendosi spesso espressamente e con iniziative concrete a servizio dei più deboli, degli ultimi, dei bisognosi: malati, anziani, persone sole, senza lavoro o senza dimora.

E questo anche nei riguardi di non credenti o non praticanti; quindi a prescindere dalla loro fede religiosa o dai loro eventuali pregiudizi nei riguardi del cristianesimo o della Chiesa.

Un esempio concreto e recente, è stato fatto notare a questo riguardo, è stato il modo di agire di Madre Teresa di Calcutta e l'invito da lei rivolto a quanti mostravano di voler condividere il suo servizio cristiano verso gli ultimi:

"L'uomo è irragionevole, illogico, egocentrico:
non importa, amalo.
Se fai il bene, diranno che lo fai per secondi fini egoistici:
non importa, fa il bene.
Se realizzi i tuoi obiettivi, incontrerai chi ti ostacola:
non importa, realizzali.
Il bene che fai forse domani verrà dimenticato:
non importa, fa il bene.
L’onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile:
non importa, sii onesto e sincero.
Quello che hai costruito può essere distrutto:
non importa, costruisci.
La gente che hai aiutato, forse non te ne sarà grata:
non importa, aiutala.
Da’ al mondo il meglio di te, e forse sarai preso a pedate:
non importa, da’ il meglio di te".

Rivolgendo a nome dei presenti, dei loro cari e di quanti erano stati espressamente segnalati dalle guide dei diversi gruppi negli elenchi collocati presso l'altare, sotto la reliquia di S. Giuseppe Moscati, alcune invocazioni al Medico Santo, il P. Puca ha chiesto non soltanto la salute fisica e spirituale ed il conforto agli ammalati e ai loro familiari, ma anche la speranza agli sfiduciati e, ai moribondi, la fiducia nella misericordia di Dio.

Invocando invece la Madonna, egli ha invitato i presenti a fare proprie le espressioni di Giovanni Paolo II nel suo atto di affidamento alla Vergine di Fatima il 13 maggio 1991:

"Maria, Madre della Speranza a Te con fiducia tutti ci affidiamo. Con Te intendiamo seguire Cristo, Redentore dell’uomo: la stanchezza non ci appesantisca, né la fatica ci rallenti, le difficoltà non spengano il coraggio, né la tristezza la gioia nel cuore. Tu, Maria, Madre del Redentore, continua a mostrarti Madre per tutti, veglia sul nostro cammino, fa’ che pieni di gioia vediamo il tuo Figlio nel Cielo".

Infine, prima di rivolgere personali suppliche al divin Padre, è stato fatto osservare che esse sarebbero state avvalorate sia dalla intercessione di S. Giuseppe Moscati e dalla Vergine Maria, sia dalla presenza di Gesù stesso, trattandosi di un'assemblea di persone riunite nel suo nome.

E ciò in considerazione di quanto riportato dall'evangelista Matteo:"Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Matteo 18, 19 - 20).

Tra le invocazioni rivolte al divin Padre, vi sono state anche alcune parole di Pascal, certamente remote nel tempo, ma tuttora attuali:

"Signore, come vero cristiano, fà che ti riconosca come Padre mio e Dio mio. Tu mi hai dato la salute per servirti, mi mandi ora la malattia per correggermi. Allontana da me, Signore, la tristezza che l'amore di me stesso potrebbe arrecarmi per le mie proprie sofferenze. Non ti domando né salute, né malattia, né vita, né morte. Fà dunque, o Signore, che io mi conformi alla tua volontà e nella mia malattia ti glorifichi con le mie sofferenze".

Durante la veglia di preghiera e nei diversi momenti della celebrazione eucaristica, che si è conclusa alle ore 17,45 con la benedizione dei fedeli con la reliquia del Medico Santo, l'assemblea ha pregato anche con i canti: Il tuo popolo in cammino cerca in te la guida; Il Signore è il mio pastore; Com'è bello Signor, stare insieme; Tu sei la mia vita; Dov'è carità e amore; Immacolata.


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