Mariantonia Samà - III
fedelissima amica di Gesù (1875 – 1953)

Dora Samà

Discepola di Cristo -- La sua abitazione -- Consacrazione al Sacro Cuore -- I ricordi
Doni dello Spirito Santo -- Le guarigioni
Profezie -- Immunità da piaghe -- Vita di preghiera -- La sua Quaresima -- Introspezione -- Profumo
Bilocazione -- Apparizioni -- Termine della sua vita terrena -- Inizio del processo canonico -- Conclusione

Bilocazione

Un altro dono della Monachella, che ha tutti i caratteri della "bilocazione", è emerso da due episodi riferitimi da suor Cesira. Nel 1921 Antonio Codispoti e Mariantonia Dominijanni (futuri genitori di "suor Cesira") si sposarono ed andarono a vivere a poca distanza dalla casetta della Monachella, oltre la Torre e la Chiesa Matrice.

Alcuni giorni dopo il matrimonio, la madre di suor Cesira si recò dalla Monachella per informarla della sua nuova dimora. Con grande stupore si sentì interrompere da Mariantonia, che si mise a descrivere sia l'ubicazione della casa, sia l'arredamento in essa esistente. Elencò, con molta semplicità, il punto esatto in cui era localizzato il letto, la parete dove era stata sistemato un tavolo rettangolare, vicino a cui si trovava u stipu", con varie mensole che reggevano piatti, bottiglie e bicchieri.

La meticolosa descrizione di Mariantonia lasciò sbigottita e senza parole la madre di suor Cesira, che non riuscì a darsi una spiegazione. Ogni volta che ripeteva a parenti e amici quel racconto, si chiedeva come avesse fatto Mariantonia a sapere della casa e dei mobili, pur stando inchiodata sul lettino. Alla fine trovò da sola la risposta: "Se ha visto tutto senza essersi mai mossa dalla sua camera, vuol dire che c'è stata con lo spirito". La madre di suor Cesira non parlò di "bilocazione", come nessuno pronunciò mai la parola "estasi", perché all'epoca non erano concetti noti alla gente comune. Tuttavia, intuì che Mariantonia era andata da lei spiritualmente.

Il secondo episodio suor Cesira lo apprese, oltre che da madre Pia, superiora delle Suore Riparatrici, anche dalla propria madre che, a sua volta, l'aveva sentito ripetere, sempre nella stessa versione, da persone diverse.

I protagonisti dell'episodio sono rimasti nell'anonimato, per cui non è possibile determinare con esattezza l'anno in cui si è verificato. Si sa soltanto che un nostro compaesano, in disaccordo con la moglie, decise un giorno di abbandonarla ed emigrare in America.

La moglie non sopportò l'abbandono: si recava spesso da Mariantonia per trovare conforto e per chiederle di intervenire con le sue preghiere presso il Signore per riavere suo marito. Continuava a sperare nel suo ritorno e ripeteva che l'avrebbe aspettato sempre davanti alla porta.

Dopo alcuni anni, infatti, il marito rientrò inaspettatamente e trovò la moglie sulla soglia di casa.
Come mai aveva deciso di lasciare quella terra e di riappacificarsi con lei? Egli stesso ne diede la spiegazione. In America si era trovato molto bene, tanto che aveva pensato di restarci per sempre, ma mentre un giorno stava in casa, sentì bussare alla porta e, quando aprì, vide davanti a sé una vecchietta con la testa coperta da un velo nero, che gli disse con tono deciso e severo: "Rientra in Italia, perché tua moglie ti aspetta ogni giorno davanti alla porta". Non ebbe il tempo di chiederle chi fosse o chi l'avesse mandata da lui, perché scomparve subito.

Copertina della biografia di Mariantonia Samà (2006)

Quando però descrisse l'aspetto della persona alla moglie, questa capì che si trattava della Monachella e che, per sua intercessione, il Signore le aveva concesso la grazia richiesta. La mamma di suor Cesira concludeva il racconto affermando che l'uomo aveva confermato la somiglianza perfetta tra la vecchietta e Mariantonia, la quale, anche in quella circostanza, si era mossa a compassione di una povera donna afflitta ed angosciata.

Un altro episodio di "bilocazione" mi è stato raccontato da Antonietta da mastricedda. Durante l'estate, la madre Marianna si recava spesso nel suo fondo denominato "Tralò" per raccogliere i fichi. Prima di rientrare a casa, era solita fermarsi dalla Monachella per offrirle i migliori. Un giorno Marianna, di ritorno dalla campagna, entrò da Mariantonia che, oltre ai soliti ringraziamenti, aggiunse: "Marianna i tuoi fichi sono speciali! E com'è grande quella pianta! È davvero gigante!"

Siccome tale affermazione corrispondeva a verità, la madre di Antonietta rimase perplessa e pensò sempre a quelle parole: "Come sapeva che quel fico è tanto grande, se non l'ha mai visto?" Alla fine, poiché in famiglia nessuno esprimeva un parere, credette d'aver trovato lei stessa la risposta: "Dal momento che lei non si è mai alzata dal letto e non è stata mai a "Tralò", vuol dire che è venuta con lo spirito". E così anche Marianna - pur ignara del termine esatto - intuì che si trattava del dono della "bilocazione" concesso dal Signore a Mariantonia.

"Apparizioni"

Riporto la testimonianza scritta di Elisabetta Papaleo (chiamata Bettuzza) relativa alla sorella Vittoria, residente in America, dove il figlio Franco aveva già sperimentato una guarigione attribuita a Mariantonia.

Un giorno Franco e la moglie, durante una passeggiata, si avviarono attraverso un viottolo verso un bosco dove di solito si svolgeva la "Via Crucis", e si fermarono a pregare davanti al Calvario.
Ad un tratto si sentirono chiamare per nome ma, dopo aver guardato bene intorno, non scorsero nessuno. Una voce però li chiamò una seconda volta, e stavolta, voltandosi, videro a poca distanza da loro, seduta su una sedia, una vecchietta con la testa coperta da un fazzoletto e con la corona del Rosario in mano. Li esortò a non aver paura e poi li invitò ad avvicinarsi e a baciarla, dopodiché disse loro, guardandoli negli occhi: "Camminate sempre così, perché il Signore vi aiuterà".

Intimoriti da quell'insolita visione, Franco e la moglie affrettarono il passo verso casa e qui Franco raccontò subito alla madre quanto era loro accaduto. La madre, molto attenta alla descrizione della vecchietta, corse a prendere l'immaginetta della Monachella. Tanto Franco che la moglie confermarono, sorpresi, la perfetta somiglianza con la donna incontrata nel bosco. Allora si rallegrarono ringraziando Mariantonia per questo gesto di predilezione.

Nel 1975, in occasione del cinquantesimo anniversario del matrimonio di Vittoria, Bettuzza (Elisabetta Papaleo) si recò in America, dove venne accompagnata a visitare il luogo dove era apparsa Mariantonia e con vera devozione si intrattenne per ringraziare il Signore. Tornata in Italia riferì tutto a Don Francesco Casentino (già confessore di Mariantonia, dopo la morte di Don Bruno), il quale, però, rimase indifferente limitandosi a dirle: "Per adesso stai calma, in appresso se ne parla".

Con maggiore frequenza risulta che Mariantonia sia apparsa in sogno per consolare, promettere aiuto e, spesso, guarire quanti la invocavano. Maria Teresa Cosentino, sposata e con due figli piccoli, dopo la partenza del marito per il Canada rimase nella casa dei genitori, dove vivevano ancora cinque fratelli celibi.

Sua madre Antonietta, nel 1960, all'età di circa quarantasei anni, fu ricoverata nell'ospedale di Catanzaro per appendicectomia. Molto preoccupata, pensò di invocare Mariantonia chiedendole d'intercedere presso Dio perché la mamma si ristabilisse presto in salute. Una notte la vide in sogno, coricata sul lettino come se fosse viva, che le diceva: "Ora basta! Non devi preoccuparti né supplicarmi più, perché ti assicuro che tua madre ti aprirà la porta". Queste parole, un po' strane, le furono chiare in seguito, quando suo marito, rientrato dal Canada, decise di stabilirsi, con lei ed i figli, a Roma. Quando scendevano in paese, la mamma di Maria Teresa era sempre pronta ad... "aprire la porta", ospitando con piacere l'intera famigliola...

Mariantonia apparve in sogno anche a Rosina Lijoi Pirelli, mia ex alunna. Non aveva mai conosciuto di persona la "Monachella", anche perché era morta quando Rosina aveva appena quattro anni. Crescendo però sentì parlare delle sue virtù, della sua santità, tanto da sostare sempre davanti alla sua casetta per una breve preghiera quando attraversava il vicolo per recarsi a casa.

A quindici anni si sposò e, pur non essendo diventata mamma nonostante fosse trascorso diverso tempo, era serena, contrariamente al suocero, che la umiliava continuamente ritenendola incapace di dargli un erede. Lei evitò sempre di parlarne con il marito e ritenne più opportuno soffrire in silenzio. Mariantonia avrà certamente notato l'angoscia del suo animo per raccomandarla al Signore.

Nel 1971 Rosina sognò di trovarsi davanti alla casetta della Monachella, mentre teneva per mano un bimbo di circa due anni. Vide, addirittura, l'attuale cancello, che all'epoca non c'era ancora. Si fermò proprio lì per aver sentito una voce provenire dalla stanzetta e vide nel lettino Mariantonia con le ginocchia alzate, pur non avendo mai visto una sua immaginetta, che girava la testa verso di lei per chiederle del bambino. Rosina - sempre nel sogno - le disse che non era suo figlio, ma anche che lei, dopo sei anni d'attesa, era finalmente incinta di qualche mese. Mariantonia allora le disse: "Hai visto che il Signore ha concesso anche a te la gioia di diventare mamma? Ora, se vuoi, fai celebrare una Messa". Con queste parole Mariantonia volle sottolineare il dovere di ringraziare il Signore per la maternità ottenuta mediante la sua intercessione. Rosina provvide subito ad eseguire la richiesta ricevuta in sogno.

La seguente testimonianza l'ho ascoltata da Maria Dominijanni. Trascorsi sette mesi dal matrimonio con Saverio Drosi, celebrato nel 1960, Maria pensò di sottoporsi a Roma ad una visita specialistica. Il ginecologo, dopo un attento ed accurato esame, l'informò che, purtroppo, non avrebbe mai potuto avere dei figli. L'inaspettata e inesorabile sentenza le procurò tanta delusione e sofferenza che lo stesso medico cercò d'infonderle un po' di speranza, invitandola a ritornare da lui dopo un paio d'anni per tentare un intervento.

Maria comunicò al marito, tra le lacrime, il giudizio del ginecologo, ma in cuor suo decise di non arrendersi. Era ancora vivo in lei il ricordo della Monachella, la cui casetta distava pochi metri dalla sua abitazione e dove si recava spesso sin da piccola con la madre per la recita del Rosario.

Pensò dunque di invocare incessantemente Mariantonia, finché una notte questa le apparve in sogno. Le si avvicinò sorridente, le posò una corona del Rosario nella mano richiudendogliela e poi, fissandola dolcemente negli occhi, con voce decisa le disse: "Prega!". Maria intensificò la preghiera e alcuni giorni dopo avvertì di essere incinta.

Ritornò - esattamente un mese dopo la prima visita - dallo stesso ginecologo. Questi appena la vide - e prima ancora di visitarla - la fissò in volto esclamando con stupore: "Lei aspetta un bambino! E questo, per me, è un miracolo!". Maria e la cugina Fernanda (presente quel giorno, come la prima volta) si guardarono sorprese, continuando a chiedersi, anche in seguito, come il medico abbia fatto ad intuirlo. Questo fatto ci richiama quella frase del Vangelo che venne rivolta alla Vergine Maria nell'Annunciazione: "Niente è impossibile a Dio!", frase, questa, che la Monachella ripeteva più volte.
Il bambino, Giancarlo, nacque nel 1961 e due anni dopo diede alla luce una bambina: Maria Teresa.

Alcuni episodi di apparizione li ho appresi da Maria Caterina Lijoi. Nel 1967 la sorella Mariantonia, quarantaquattrenne, sposata e madre di tre figli, ebbe per un mese intero forti perdite emorragiche, ma non volle mai farsi visitare da un medico. Un giorno però la situazione si aggravò, tanto da rendere urgente il ricovero nell'ospedale di Catanzaro, dove le venne diagnosticato un "fibroma emorragico". Ma per il suo stato di estrema debolezza non fu possibile intervenire ed i medici definirono disperate le sue condizioni.

Si resero indispensabili molte trasfusioni e tanti amici si recarono dal paese all'ospedale per donare il loro sangue. Maria Caterina e la sorella Vittoria, che da tempo risiedeva a Roma, decisero di pregare con fede la Monachella, perché intervenisse. Vittoria poi ne aveva sperimentato la profezia per la nascita della sua primogenita, dopo dieci anni di matrimonio e si mise ad invocarla in ogni momento.

Un giorno, dopo aver preparato il pranzo, la supplicò con le lacrime agli occhi, ed ecco che all'improvviso vide nella stanza un fascio di luce molto luminoso, in cui apparve, rapidamente, l'immagine della Monachella. Contemporaneamente sentì, in modo distinto, le sue parole: "Non piangere. Penserò io per tua sorella".

Infatti, l'operazione fu eseguita senza alcuna complicazione e dopo alcuni giorni i medici dichiararono la paziente fuori pericolo. La stessa protagonista, Mariantonia Lijoi, che ha voluto ripetermi il racconto, mi ha assicurato che, dopo appena un mese di convalescenza, si ristabilì così bene da riprendere in campagna il lavoro con la stessa energia di prima. Vittoria spedì subito da Roma, tramite raccomandata, la relazione della grazia alle Suore Riparatrici.

Nel 1977 Maria Caterina Lijoi si recò in Canada, dove viveva già da tempo la sorella Letizia con la sua famiglia. Prima d'intraprendere il viaggio, chiese all'insegnante Orazio Vitale il negativo della foto da lui scattata alla Monachella, per farne stampare molte copie e diffonderne il culto oltreoceano, specie tra le famiglie di origine andreolese.

In Canada Letizia le fece conoscere Teresa, sua vicina di casa ed anche lei calabrese, alla quale Maria Caterina consegnò un'immaginetta di Mariantonia. Teresa la guardò con attenzione: si ricordò di un sogno fatto in un periodo di grande trepidazione, quando i medici le avevano riscontrato nel seno un nodulo sospetto, consigliandole l'intervento chirurgico. Aveva sognato di trovarsi in aperta campagna dove, tra sterpi, alberi e arbusti, scorreva un ruscello che lei doveva attraversare per arrivare a casa. Capì che non poteva farcela e si fermò sulla riva in attesa di qualcuno.

Cappella delle Suore Riparatrici nel cimitero di S.Andrea, dove furono posti i resti mortali di Mariantonia Samà, prima della traslazione (3 Agosto 2003) nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo.

Ad un tratto, volgendo lo sguardo attorno, vide avanzare verso di lei una vecchietta, coperta da uno scialle nero, che si accostò sorridendo e, presala per mano, le sussurrò: "Non devi avere paura. Io ti aiuterò". Teresa, che non l'aveva mai incontrata prima, le chiese: "Ma tu, chi sei?" Le rispose subito: "Io sono la Monachella di San Bruno". Teresa confermò a Maria Caterina la somiglianza tra la vecchietta del sogno e quella della foto e le precisò di essersi sentita serena subito dopo quella apparizione. Si era convinta che l'esito dell'esame istologico sarebbe stato negativo, così come poi si verificò.

Un altro episodio di apparizione, inizialmente riferitomi da Maria Caterina Lijoi, mi è stato confermato poi dallo stesso protagonista, Gerardo Scicchitano, figlio di Sostene. Egli ricorda bene che nel 1966, all'età di undici anni, si trovò a passare davanti alla casa di Mariantonia dove c'era a portèdda chiusa: è il termine dialettale con cui si indica la "piccola porta", costituita solo dalla metà inferiore, che veniva usata all'epoca nelle abitazioni a piano terra e che rimaneva chiusa per impedire l'accesso agli animali (cani, gatti e galline), mentre la retrostante intera porta poteva restare completamente aperta, consentendo, quindi, l'accesso di aria e di luce. Gerardo, incuriosito, sbirciò dentro la piccola stanza e vide nel lettino una vecchietta con le ginocchia alzate e gli occhi aperti verso di lui, mentre lo guardava silenziosa...

Subito dopo si allontanò, ma ritornò a distanza di due o tre giorni, spinto dal desiderio di vedere come fosse la vecchietta da alzata. Rimase però sorpreso nel vedere il lettino ordinato e nessuna persona all'interno della cameretta e poiché considerava viva la vecchietta (era nato nel 1955, cioè due anni dopo la morte della Monachella e non ne aveva ancora mai sentito parlare), pensò che si fosse recata da qualche sua vicina.

Nel 1985 Gerardo, ormai trentenne, stava lavorando come muratore all'interno della Chiesa parrocchiale e nello stesso periodo accettò di ristrutturare la vicina abitazione di Maria Caterina Lijoi. Un giorno questa gli diede un'immaginetta di Mariantonia, invitandolo a tenerla con sé e a pregarla, perché era una santa e l'avrebbe aiutato nei momenti difficili. Ma appena Gerardo la guardò, con tutta sincerità esclamò: "Questa vecchina la conosco, perché l'ho vista quando avevo undici anni e so anche dove si trova la sua casetta".

Maria Caterina non prese sul serio le sue parole e gli replicò che si sbagliava, in quanto la Monachella era morta due anni prima che lui nascesse. Ma Gerardo, nel riferirmi tutto questo, continuava a sostenere di essere sicuro di quanto gli accadde nel lontano 1966, ripetendomi: "Vi assicuro che la vecchietta che io ho vista viva nel suo lettino, con gli occhi rivolti verso di me, è identica a quella dell'immaginetta. Non m'invento nulla e ancora oggi rivivo quella scena".

Il termine della sua vita terrena

Nel prima mattino del 27 maggio 1953, Mariantonia Samà, colta da improvviso malore, esalò l'ultimo respiro, nascendo così a nuova vita nella gloria del Cielo.

I lenti e lunghi rintocchi delle campane della Chiesa Matrice, distante pochi metri dalla sua abitazione, diffusero rapidamente la triste notizia anche nelle campagne lontane. Molti contadini sospesero il lavoro, già iniziato prima dell'alba, e raggiusero a piedi (come era normale all'epoca) il paese. La morte improvvisa della Monachella turbò l'animo di quanti l'amavano per le sue virtù e la consideravano punto di riferimento nei momenti di difficoltà.

Sul volto dei compaesani erano evidenti i segni di un dolore sentito e composto e molti, per renderle un ultimo servizio di devozione, collaborarono nell'organizzare le sue esequie. Alcuni uomini, nel momento della morte, cercarono di abbassarle le ginocchia, ma i loro tentativi furono vani, perché rimasero rigide, alzate e contratte, come sempre, quasi per impedire di modificare una situazione permessa dal volere divino, come un "segno" indelebile del martirio di Mariantonia, da lei accettato sempre come un dono di Dio, una condivisione con Cristo sino alla fine.

Le posero sul capo una piccola corona di fiori bianchi, mentre un velo bianco ne rivestiva il corpo, ricoperto di fiori. La cassa, rimasta aperta per consentire a tutti di osservare per l'ultima volta il viso angelico di Mariantonia, venne portata a spalla da alcuni uomini, devoti e commossi, nella Chiesa Matrice, per la funzione funebre. Al termine l'arciprete Andrea Samà, in considerazione della fama di santità ormai da tempo diffusa nei riguardi di Mariantonia, umile e devota serva del Signore, dispose che il corteo accompagnasse la salma per alcune vie del paese e solo dopo al cimitero di Sant'Andrea.

La salma rimase esposta al pubblico fino al 29 maggio, quando fu tumulata nella Cappella delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore, per loro espresso desiderio.

Apertura del processo canonico

Trascorso mezzo secolo, i sacri resti di Mariantonia Samà sono stati traslati dal cimitero e dal 3 agosto 2003 riposano, assieme alla sua inseparabile corona del Santo Rosario, nella Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, a S. Andrea Jonio. E' doveroso ringraziare lo Spirito Santo per aver fatto uscire Mariantonia dall'oblio e dal nascondimento, dopo tanti anni dal suo ritorno alla casa del Padre, richiamando l'attenzione delle autorità ecclesiastiche competenti su di lei, sulla sua persona che possiamo considerare una delle eminenti figure mistiche del nostro tempo.

Infatti, nel novembre 2006, l'Ecc.mo Mons. Antonio Ciliberti, Arcivescovo di Catanzaro-Squillace, ha nominato postulatore della causa della Monachella Don Vincenzo Manzione, della diocesi di Teggiano-Policastro, e il 9 febbraio 2007 ha costituito il Tribunale per la deposizione delle testimonianze di quanti la conobbero.

Nel pomeriggio del 5 agosto 2007, nel corso di una solenne concelebrazione eucaristica nella chiesa parrocchiale, Mons. Ciliberti ha annunciato ufficialmente l'apertura dell'inchiesta diocesana per la canonizzazione della serva di Dio Mariantonia Samà. Tutti speriamo che la procedura si concluda in tempi brevi, augurandoci che la guarigione istantanea ottenuta da un'andreolese, attualmente residente a Genova, sia riconosciuta quale "miracolo".

Dora Samà, autrice della biografia di Mariantonia Samà.

Non cesseremo di supplicare con fiducia il Signore perché Mariantonia venga presto proclamata Santa, a gloria di Dio Uno e Trino.

Conclusione

Al termine di queste pagine, non posso fare a meno di rivolgere il mio sentito e affettuoso grazie alla cara Mariantonia, per avermi aiutata nella stesura della sua biografia, attingendo dalle poche testimonianze sulla sua vita prima che venissero meno i protagonisti dei vari episodi qui riportati o i loro diretti discendenti con i quali ho potuto parlare. Ai tempi di Mariantonia gli abitanti di S.Andrea erano circa seimila, contro i millecinquecento circa di oggi.

Il fascino della figura di Mariantonia - donna esile, immobilizzata nel corpo, ma "forte" nel senso biblico del termine - mi ha accompagnata e incoraggiato a scrivere queste pagine e ho constatato tra l'altro come Mariantonia abbia sperimentato quanto scrive l'apostolo San Giovanni: ella ha creduto all'amore di Dio per noi e ha dato una risposta di totale e incondizionata donazione a Cristo Signore e al prossimo.

Ogni visita a Mariantonia era per me oggetto di profonda meditazione, perché vedevo in lei una donna equilibrata, perfetta, esente da suggestioni pseudomistiche o da estremismi spirituali. Ne ho ammirato la serenità interiore che di solito chiamiamo "la virtù dei forti" e che San Paolo elenca, tra i frutti dello Spirito Santo, sotto il nome di "dominio di sé". Dal suo esempio ho imparato, inoltre, che la santità non è solo un impegno a perseguire la perfezione, con l'aiuto della Grazia, ma è anche intenso desiderio di compiere, senza alcuna riserva, la volontà di Dio.

Aggiornamento

Se Mariantonia è rimasta immobile nel letto per oltre sessant'anni, l'inchiesta diocesana per la sua canonizzazione si è svolta, invece, rapidamente.

Nella Chiesa Parrocchiale di Sant'Andrea Jonio, infatti, il Vescovo della diocesi di Catanzaro-Squillace, Sua Eccellenza Monsignor Antonio Cantisani, ne aveva annunziato l'apertura in data 5 agosto 2007, mentre in data 2 marzo 2009 ne ha poi formalizzato la chiusura. L'intera documentazione è ora a Roma presso la Congregazione per le Cause dei Santi.

Manca poco, invece, per la chiusura del Tribunale Ecclesiastico costituito a Genova il 1° novembre 2008 da Sua Eminenza Cardinale Angelo Bagnasco per il processo sul presunto miracolo ivi avvenuto ed attribuito all'intercessione della Serva di Dio, Mariantonia Samà.

Ad avvenuta consegna della perizia da parte dei due medici "ab inspectione", formalizzatasi la chiusura del Tribunale, anche quest'ulteriore documentazione sarà depositata alla Congregazione per le Cause dei Santi.

Sembra proprio, che la Serva di Dio, Mariantonia Samà, rimasta immobile per lungo tempo, voglia ora, "correre", per raggiungere in breve tempo il traguardo della Santità e degli altari.


* Nota sull'autrice

Dora Samà è nata e vissuta per lungo tempo a Sant'Andrea Jonio (prov. di Catanzaro), dove si svolgono gli eventi narrati. Ha svolto lì la sua attività di maestra elementare, con passione e dedizione. La "monachella" fu la sua guida spirituale, il suo appoggio, rifugio e consolazione durante tutto il corso della sua esistenza.

Discepola di Cristo -- La sua abitazione -- Consacrazione al Sacro Cuore -- I ricordi
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