Benedetto Croce estimatore e amico di
San Giuseppe Moscati

Alfredo Marranzini s.j.
(pubblicato sull'Osservatore Romano del 22 novembre 2002)

In occasione del cinquantenario della morte di Benedetto Croce si susseguono, presso università e istituti di cultura, convegni di studi sull'opera del filosofo, che ha segnato non poco la vita intellettuale italiana della fine dell'Ottocento e della prima metà del Novecento.

A Napoli, nel Palazzo Filomarino dove egli visse per lunghi anni e spirò il 20 novembre 1952, si è svolto la sera del 19 novembre il dibattito "Benedetto Croce e gli ultimi suoi anni". Nei suoi appartamenti, divenuti sede dell'Istituto Italiano per gli Studi Storici, è stata anche inaugurata la mostra "Dalla Biblioteca di Benedetto Croce", che per dieci giorni porrà sotto gli occhi degli studiosi "Taccuini di lavoro", quattro rare edizioni dei suoi scritti e molti altri documenti rari.

Croce, nato il 25 febbraio 1866 a Pescasseroli (L'Aquila), si trasferì con suo padre a Napoli e fu ammesso al collegio diretto dal B. Ludovico da Casoria nel palazzo rinascimentale Del Balzo, sito nella piazza S.Domenico Maggiore. Scampato al terremoto di Casamicciola (1883) per il quale perirono i suoi genitori, fu accolto a Roma in casa di Silvio Spaventa e vi rimase fino al 1886.

Benedetto Croce

S'iscrisse alla facoltà di giurisprudenza nell'Università "La Sapienza", ma più volentieri si chiudeva nelle biblioteche, frequentando solo le lezioni di Antonio Labriola (Cassino 2 luglio 1843 - Roma 12 febbraio 1904), filosofo marxista e cultore di filosofia della storia.

Tornato a Napoli, egli partecipò alla vita politica da critico letterario. Nominato nel 1910 senatore da Giorgio Sidney Sonnino (Pisa 11 marzo 1847 - Roma 24 novembre 1924), fece parte del governo Giolitti come ministro della pubblica istruzione dal 1920 al 1921. Anche dopo l'avvento del fascismo egli rimase fermo al liberalismo, in cui predominavano i motivi propri della sua cultura filosofica. Quando dai fascisti fu presentato un disegno di legge per la proibizione della Massoneria, egli non esitò a fare questa dichiarazione di voto:

"Sempre nella mia opera di scrittore ho avversato la massoneria, perché, a mio giudizio, l'ideologia da essa rappresentata e promossa era semplicistica e antiquata e impediva, con la sua superficialità, quella soda cultura che io auguravo al mio Paese. Inoltre ero con molti altri di avviso che il segreto di cui quella associazione si circondava, dando luogo a infiniti sospetti se non addirittura a illeciti maneggi, non giovasse a mantenere sana la nostra vita civile.

Questa mia insistente polemica... è nota ed è stata ricordata da molti nelle discussioni che hanno accompagnato il presente disegno di legge. A questo io dovrei essere sostanzialmente favorevole, e anzi lieto di vederne l'attuazione come io stesso avevo desiderato. Ma la mia polemica contro la massoneria si svolgeva in condizioni di libertà ed era mossa da spirito liberale, che sentiva incompatibili le associazioni segrete di qualsiasi sorta. Invece il presente disegno di legge ci viene innanzi quando non solo le condizioni della pubblica libertà sono assai turbate in Italia, ma si ode proclamare con feroce gioia la distruzione del sistema liberale e questo disegno di legge è considerato come parte integrante di un unico tutto di leggi antiliberali. Esso, perciò, se materialmente risponde al mio desiderio, spiritualmente ne discorda non poco e per questa seconda considerazione io non potrei dargli il mio voto.

Quando ci si trova nel bivio in cui io ora sono posto, e si sente il dovere di non venir meno, neppure in apparenza, al proprio passato e nel tempo stesso si sente l'alto dovere di non venir meno alla propria coscienza che avverte che il presente non è quale era il passato, si ha il caso tipico, a me pare, in cui è necessario trarsi in disparte e astenersi. E io mi asterrò dalla votazione del presente decreto di legge" (Testo in Il sole-24 ore, 10 nov. 2002, p.37, sotto il. titolo "Non amo i Gran Maestri ma non voterò per abolirli").

Come storico e critico, Croce ha scritto pagine che rimangono per profondità d'intuizione e finezza di penetrazione psicologica, ma alcuni suoi giudizi risentono di una parte, anche se inconscia, polemica. In coerenza con 1'immanentismo del suo sistema filosofico, contraddisse non sempre con serenità il cattolicesimo. Senonché negli ultimi suoi anni si orientò verso una valutazione più obiettiva delle benemerenze storiche della Chiesa cattolica e della sua concezione antropologica, pur rimanendo egli estraneo allo spirito più profondo del cristianesimo.

Le doti di bontà e di scienza di Moscati fecero sì che la sua cerchia di amici si allargasse, al di là dei suoi colleghi della Facoltà di medicina e del campo ospedaliero, ai massimi esponenti della cultura, della magistratura e della vita politica.

Costante "benevolenza" di Croce per Giuseppe Moscati

Nel processo di beatificazione di Moscati il professore di batteriologia Mario Mazzeo, tra l'altro, depose: "Dalle autorità costituite Moscati fu stimato e amato sia come medico coltissimo, che come uomo integerrimo e cristiano perfetto... Esistono documenti circa la riconoscenza nutrita e dimostrata per lui da persone civili eminenti, come per es. E. De Nicola, il prof. sen. A. Marghieri, Benedetto Croce, ecc." (S.Congregatio pro Causis Sanctorum, Neapolitana beatificationis et canonizationis servi Dei Iosephii Moscati viri laici: positio super virtutibus. Summarium, p. 117, par. 377, Tip. Guerri et Belli, Roma 1972).

Secondo i giornali del tempo, ai funerali di Moscati svoltisi il 14 aprile 1927 partecipò anche Croce, il quale volle ancora esprimere ai suoi familiari le proprie condoglianze con un sentito telegramma che si conserva nell'Archivio Moscati al Gesù Nuovo.

Quando nel 1947 insieme all'avv. Domenico, fratello del "Medico Santo", organizzai la commemorazione del ventennio dal transito di Giuseppe Moscati, Croce fu in prima fila al Gesù Nuovo per ascoltare il P.Francesco Pellegrino della Radio Vaticana; e all'Aula Magna dell'Università Federico II per udire il Rettore Magnifico Gaetano Quagliarello.

Nel 1976, per preparare l'edizione critica degli scritti personali di Moscati, interpellai. anche Anna Maria Azzariti, figlia del sen. Francesco Saverio, Primo Presidente della Corte di Cassazione, entrata tra le monache Carmelitane scalze di Milano. Ella mi scrisse tra l'altro:

"Ho conosciuto nella mia infanzia il prof. Moscati, che veniva di tanto in tanto in casa nostra come medico di famiglia. Abitavamo in quegli anni in via Trinità Maggiore 12 [ora via Benedetto Croce], nel Palazzo Filomarino, dove abitava anche Benedetto Croce, e quindi molto vicini alla chiesa di S.Chiara e a quella del Gesù. Il prof. Moscati si recava ogni mattina ad assistere alla S. Messa nella chiesa di S.Chiara alle 6,30 o in quella del Gesù alle 7.

I miei genitori lo sapevano e, quando noi bambini avevamo bisogno di lui, mandavano la collaboratrice domestica a chiamarlo. Veniva non appena la messa era terminata, faceva la visita, tranquillizzando i genitori per i mali di noi bambini, prendeva il caffè che veniva offerto e si tratteneva cordialmente con mio padre e con mia madre. Talvolta anche Benedetto Croce, che stimava molto Moscati e lo chiamava familiarmente "Peppino", veniva invitato da papà a prendere con loro il caffè".

L'altro figlio del presidente Azzariti, Giuseppe, che è stato avvocato generale dello Stato, mi confermò le notizie fornitemi dalla sorella e mi aggiunse questo ulteriore particolare:

"Mi è rimasto ben fisso nella memoria che una volta Croce intrattenendosi nella nostra casa con i miei genitori e Moscati, domandò a questi di balzo: "Peppino, dalla finestra del mio studio ti vedo spesso la mattina percorrere velocemente via S.Sebastiano. Perché tanta fretta?". E il Medico di rimbalzo: "Tu non lo puoi comprendere! Agli Incurabili Gesù mi aspetta! Là ci sono fratelli che.attendono qualche sollievo dalle loro sofferenze".

"Nella sua grande bontà mi accoglierà cordialmente"

Data la "benevolenza" di Croce verso Moscati, questi non esitò a ricorrere a lui per. venire incontro a qualche collega meritevole. Resasi vacante la cattedra d'igiene alla Facoltà di medicina per la morte del prof. Vincenzo De Giaxa, i pretendenti erano molti e ben protetti.

Moscati chiese, il 10 giugno 1920, un appuntamento a Croce, allora ministro della Pubblica istruzione, per presentargli "il prof. Dante De Blasi, leccese di nascita, ed ora residente a Roma. Io abuso della benevolenza, che ha sempre per me... Il prof. De Blasi è di altissimo valore, è un igienista pratico e teorico. Ha la fortuna di conoscere e parlare lingue moderne dell'Occidente e dell'Oriente, ed ha. il merito di essersi formato da solo, perché proveniente da famiglia poverissima. Io so che esistono numerose ambizioni e pretendenti alla successione dell'amatissimo prof. De Giaxa. E so pure che un pezzo altissimo della massoneria vuole venire ad ingrossare il numero dei Fratelli nella facoltà, divenuto per questi ultimi una casa grande.

Desidererei che lei, senatore, prenda a proteggere chi, per solo suo merito e avendo dato prove di valore intellettuale e morale, è pervenuto. La maggioranza dei giovani studiosi guarda con simpatia al prof. De Blasi, e perciò io avrò l'onore di presentarlo a lei, e lei, nella sua grande bontà, accoglierà entrambi cordialmente" (in A. Marranzini, Giuseppe Moscati modello del laico cristiano di oggi, AVE, Roma 1977, p. 207). Non sappiamo i particolari dell'incontro, ma di fatto il prof. De Blasi conseguì la cattedra.

Croce "difensore delle tradizioni di Napoli nobilissima"

Giovanni Gentile, chiamato a reggere nel 1922 il Ministero della pubblica istruzione, fece emettere il regio decreto del 30 settembre 1923, che riordinava tutta la scuola italiana dopo il decreto Casati del 13 novembre 1859.

Rimanendo in carica fino al luglio del 1924, Gentile fece varare, il 10 febbraio 1924, il decreto 549, che clinicizzava gli ospedali, impendendovi l'insegnamento libero.

Moscati espose a Croce gli inconvenienti di questo decreto, che avrebbe solo creato "un'oligarchia clinica ufficiale, a cui dovrebbe inchinarsi tutto il pensiero medico di una serie di generazioni." Ecco solo alcune frasi dedotte dalla minuta, non datata, dell'esposto:

"A voi, eccellenza, difensore delle tradizioni di Napoli nobilissima, mi rivolgo… perché non lasciate spegnere un'ultima luce. Attorno agli Ospedali di Napoli, e principalemente agli Incurabili e ai Pellegrini, c'è una tradizione antica di beneficenza e di insegnamento libero. Gli Incurabili hanno formato i medici del Mezzogiorno.

Ora il decreto governativo sulla clinicizzazione degli ospedali, trattando Napoli alla stessa stregua di altre cità, cittaduzze, ordinando che i professori ufficiali di clinica invadano gli ospedali, scacciandone il personale medico autonomo, reclutando per concorso, spegne la scuola fiorente, libera (quella che rese possibile la formazione clinica di Domenico Cotugno, del Claretti, di Antonio Cardarelli e altri più antichi e più recenti), e monopolizza nei soli professori ufficiali la palestra clinica. È lo stesso che chiudere tutte le biblioteche agli . studiosi, tranne che ai possessori del crisma dell'ufficialità.

San Giuseppe Moscati

Roma, che non ha le tradizioni secolari d'insegnamento privato, è esclusa dalla clinicizzazione.

Ci sono altri inconvenienti, che non è il caso di citare, e che V.E. immagina benissimo. Furono già compiuti vari esperimenti sul modo come funzionano i reparti ospedalieri, affidati alla sapienza clinica di un solo! E frattanto che si compiono gli esperimenti, gli ammalati (per i quali sorsero le attuali insidiate istituzioni, con infinito amore di padri generosi che avevano per loro un linguaggio alquanto diverso dal freddo frasario dei decreti, che dispongono della carne umana come di una mercanzia), frattanto, dicevo, gli ammalati sono sbattuti come titoli in borsa.

Ci furono tentativi, nel passato, di simili asservimenti degli ospedali alle cliniche, tentativi cessati per opera di maestri che pur appartenevano alla tribuna ufficiale (il sen. T. Senise) e che dimostrarono la differenza della funzione sociale degli ospedali dalle cliniche.

Ora le scuole ufficiali, che hanno ad ufo mezzi, lettini, poteri, assistenti, laboratori, si dispongono a usurpare le scuole ospedaliere! S. E. Gentile promise ai medici ospedalieri di tutta Italia che avrebbe temperato, nel regolamento, i rigori del decreto. E io mi rivolgo a voi, Eccellenza, perché vogliate tutelare ; il decoro di Napoli, ottenendo che un decreto estenda a Napoli i benefici concessi a Roma (povera Napoli!).

È inutile che io mi indugi a dimostrare che proprio a Napoli la scuola privata ebbe i più forti campioni e fornì poi i maestri alle scuole ufficiali... II Ministero dovrebbe per lo meno riconoscere la giustizia di alcuni capisaldi: 1. Che sia antigiuridico e strano clinicizzare quegli ospedali, ove per secolare tradizione s'impartisce inségnamento privato e che sono tuttora centro di formazione culturale di giovani medici, per esempio gli Incurabili di Napoli; 2. Che sia un grande dovere dei tardi nepoti escludere dalla clinicizzazione gli ospedali ove, per tavole statutarie, è proibito l'insegnamento nei reparti (c'è il caso della maternità degl'Incurabili, che la fondatrice Maria Longo volle circondato dal massimo segreto, perché intese di creare un centro di rieducazione delle disgraziate fanciulle. C'è il caso dei Pellegrini, ove i colpiti da lesioni violente sono lasciati nella maggiore tranquillità); 3. Che sia dannoso agli interessi del paese e allo sviluppo medico creare un'oligarchia ufficiale, a cui dovrebbe inchinarsi il pensiero medico di una serie di generazioni!" (In A. Marranzini, Giuseppe Moscati modello del laico cristiano, etc, pp. 119-120).

"Opera di distruzione nel paese del cosiddetto consenso"

Avendo Croce accolto con la solita benevolenza l'esposto di Moscati, questi 1'11 giugno 1924 torna alla carica aggiungendo nuovi particolari:

"Eccellenza, vi sono infinitamente grato della bontà, con cui avete accolto la mia umile preghiera. Vi garantisco che tutta Napoli è tenacemente. avversa al tentativo di violazione delle sue. gloriose e antichissime opere ospedaliere. Non si tratta di abolire posti per risanamento finanziario della nazione, ma di vessatorie mostruose trasformazioni, che alienano simpatie e consensi a coloro che le vogliono compiere! È un'opera continua di distruzione nel paese del cosiddetto consenso!"

Moscati, pieno di giusto sdegno, non si china alla fatalità di una decisione ministeriale, ma denuncia l'ingiustizia e prosegue il suo "ministero" di sollievo degli infermi perché vede in essi "la figura di Gesù Cristo". Ciò non gli impedisce di deplorare che pochi clinici si arroghino "il diritto di vita, di morte, e quindi impongono anche il loro pensiero medico agli studi avvenire... E fossero sempre degli astri!" (ivi, pp.123-124).

L'amico Croce segue con ammirazione e collaborazione l'opera di Moscati e forse intuisce il motivo che lo spinge a salire con passo veloce la via che lo porta all'Ospedale degl'Incurabili.

Lo scriveva Moscati il 22 luglio 1922 al suo discepolo Antonio Guerricchio: "Non la scienza, ma la carità ha trasformato il mondo, in alcuni periodi; e solo pochissimi sono passati alla storia per la scienza, ma tutti potranno rimanere imperituri, simbolo dell'eternità della vita, in cui la morte non è che una tappa, una metamorfosi per un più alto ascenso, se si dedicheranno al bene" (ivi, p. 248).


* In relazione a questo articolo vedi la pagina:
Precisazioni a proposito di Moscati e Benedetto Croce, di Sebastiano Esposito s.j.
* Sui rapporti tra Moscati e Croce vedi anche:
Anche Benedetto Croce tra le firme del registro commerativo del Prof. Moscati, di Sebastiano Esposito s.j.


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