La Vergine Maria, Corredentrice | ![]() |
Jean Galot s.j. |
Un termine specifico
Per esprimere la cooperazione di Maria all'opera redentrice, un termine specifico viene spesso adoperato: Maria viene chiamata Corredentrice. Ma da molto tempo e ancora ultimamente il valore di questo termine è stato contestato.
Alcuni lo respingono, e il Concilio Vaticano II non l'ha usato. Dobbiamo pure riconoscere che in se stesso è un titolo che esprime semplicemente la cooperazione alla redenzione.
Il primo uso di questo termine è abbastanza recente: risale a un inno del XV secolo, dove viene precisato il significato del vocabolo: Maria è divenuta corredentrice perché "ha sofferto con il Redentore". Prima di questo periodo, Maria era stata chiamata Redentrice, per il fatto che essendo la madre del Redentore, aveva svolto un ruolo importante nell'opera redentrice.
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Questa terminologia aveva l'inconveniente di non distinguere sufficientemente l'opera compiuta da Cristo e il contributo proprio che veniva da Maria. Da questo punto di vista, il termine "Corredentrice" costituiva un progresso, perché tentava di precisare un'azione distinta di Maria, sottolineando che si trattava di una cooperazione, associata e non identica all'opera del Redentore.
L'apparizione del titolo Corredentrice non era soltanto un progresso di terminologia. Era anche il frutto di uno sviluppo dottrinale. Per molto tempo, la partecipazione di Maria all'opera di salvezza era stata essenzialmente riconosciuta nel fatto stesso della sua maternità. Era la madre che aveva dato il proprio Figlio come Salvatore. Il contributo di Maria consisteva dunque nel dono di un Redentore all'umanità. Un contributo molto più consistente è stato ammesso quando, nel Medio Evo, alcuni teologi hanno affermato la cooperazione di Maria al sacrificio redentore del Figlio.
Il primo che ha fatto questa affermazione è stato un monaco bizantino del decimo secolo, Giovanni il Geometra, autore di una "Vita di Maria". In questo libro ha voluto mostrare la più completa associazione di Maria con Cristo. Alludendo alla Passione, egli scrive: "Quando fu tradito, giudicato, e quando soffri, non solo ella era presente ovunque con lui, ma soprattutto in questo momento si univa a lui nella maniera più forte e soffriva con lui".
L' associazione non risulta soltanto dalla solidarietà che unisce una madre al suo figlio. Proviene da un amore soprannaturale dovuto alla grazia, grazia che ha procurato a Maria una fermezza superiore nella compassione.
L'impegno nella compassione aveva un motivo più fondamentale: nel piano divino di salvezza, un ruolo era stato assegnato alla madre di Gesù. Maria era destinata a condividere la sovranità e la potenza del Cristo sull'umanità. La sua cooperaziane alla Passione deve essere considerata nella prospettiva della partecipazione al trionfo del Salvatore e della cooperazione ulteriore allo sviluppo della vita cristiana nel mondo.
Così Giovanni il Geometra afferma la partecipazione di Maria alle sofferenze del calvario come una collaborazione all'opera di salvezza. Considera questa collaborazione come voluta da Cristo; a questa volontà ha risposto quella di Maria che "ha dato suo Figlio", l'ha offerto in sacrificio. L'accento è posto sull'intenzione redentrice: Maria ha sofferto "per noi", e questa sofferenza è stata il punto culminante di "tutto quello che ha fatto per noi durante tutta la sua vita".
Le sofferenze di Maria vengono concepite sul modello delle sofferenze del Redentore, ma Cristo rimane al centro dell'opera redentrice. Gesù ha sofferto dei grandi dolori per noi; Maria ha sofferto dei grandi dolori per lui e per noi. Gesù si è dato in riscatto, e ha dato pure sua madre in riscatto. Gesù è morto per noi, Maria ha avuto l'equivalente di questa morte. Il gesto materno di dare suo Figlio è paragonato al gesto del Padre che abbandona Cristo alla croce. La partecipazione di Maria è dunque definita da una stretta analogia con l'opera salvifica di Cristo.
Nell'Oriente la dottrina di Giovanni il Geometra sulla corredenzione è rimasta abbastanza isolata. In Occidente, san Bernardo (+ 1153) è stato il primo ad affermare la cooperazione di Maria al sacrificio, ma limitandosi a un commento dell'episodio evangelico della presentazione di Gesù al tempio: offri tuo Figlio, sacrosanta Vergine; e presenta al Signore il frutto del tuo seno. Per la nostra riconciliazione con tutti "offri l'ostia santa, gradita a Dio. Dio Padre ha completamente accettato la nuova oblazione e l'ostia più preziosa".
Un discepolo e amico di san Bernardo, Arnaldo di Chartres (+ dopo 1156), ha più direttamente considerato la cooperazione di Maria al sacrificio della croce; perciò è stato chiamato il primo protagonista della Corredenzione mariana. Nella croce, egli riconosce "due altari, uno nel cuore di Maria, l'altro nel corpo di Cristo. Il Cristo immolava la sua carne, Maria la sua anima". Maria avrebbe desiderato morire con suo Figlio, ma la morte sulla croce era il privilegio del sommo sacerdote, dignità che il Cristo non poteva condividere con nessuno.
"Tuttavia, questo affetto materno cooperava, al più alto grado, a modo suo, a rendere Dio propizio, visto che la carità di Cristo portava al Padre sia i propri voti che quelli di sua madre, e quello che la madre chiedeva il Figlio l'approvava, il Padre lo donava".
L'offerta materna è dunque efficace: "Maria si immola spiritualmente a Cristo e lo supplica per la salvezza del mondo, il Figlio l'ottiene, il Padre perdona. L'affetto della madre commuoveva Gesù, e allora vi era una sola volontà di Cristo e di Maria, e ambedue offrivano similmente a Dio un solo olocausto: lei nel sangue del cuore, lui nel sangue della carne". Maria "ottiene con Cristo l'effetto comune per la salvezza del mondo".
Arnaldo vuole sottolineare la distinzione fra l'offerta di Cristo e quella di Maria, per mostrare il valore di una offerta materna che cooperava pienamente, con il suo carattere proprio, al valore e allo scopo del sacrificio. D'altra parte, l'unità del sacrificio viene anche posto in luce: "un solo olocausto", con una offerta simile per il Figlio e la madre.
Fra gli altri autori che hanno seguito questa via di apertura alla Corredenzione, possiamo citate Ricardo di San Lorenzo (+ poco dop 1245), che afferma non solo l'azione del Padre che accoglie l'offerta di Maria, ma soprattutto la volontà del Padre che una donna sia associata a suo Figlio nell'opera redentrice e sottomessa a tutti i dolori che appartenevano al supplizio della croce. "Così appare quanto questa donna abbia cooperato alla salvezza del mondo". La corredenzione esiste prima di tutto nel piano divino del Padre.
Diversi impegni nella cooperazione
La cooperazione alla redenzione può assumere diversi aspetti che non sono identici a ciò che è stato chiamato Corredenzione. In Maria, la prima cooperaziane all'opera di salvezza si è svolta nel concorso al mistero dell'Incarnazione. Il messaggio dell'angelo non consiste soltanto nell'annuncio di una nascita, come dono gratuito che improvvisamente viene dato dal cielo, ma come una proposta di maternità che richiede il consenso della donna scelta come madre.
A quel momento Maria non è stata informata dell'opera redentrice e del suo carattere doloroso. L'angelo si è limitato a definire il bambino nascituro come un re destinato a regnare per sempre sul popolo eletto. Maria poteva riconoscere in questa figura il re messianico aspettato con molta speranza in Israele. Secondo il progetto divino che l'angelo rivelava, Maria era invitata a diventare la madre di questo futuro re e a permettere così il compimento della venuta del Messia in mezzo al suo popolo.
L'oggetto del consenso richiesto dall'angelo era dunque una maternità destinata a far entrare il Messia nel mondo. L'angelo annunziava la grandezza di questo Messia, il nome "Gesù" ("Dio salva") che Maria doveva dargli, la sua salita sul trono di Davide, con la certezza che avrebbe sempre regnato, senza fine, "sulla casa di Giacobbe", cioè sul popolo giudaico. Maria era invitata a cooperare a questo progetto, ma soltanto accettando la maternità proposta. Non veniva richiesta da parte sua una cooperazione all'introduzione del re nelle sue funzioni messianiche.
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Siccome l'angelo non aveva detto niente sull'aspetto doloroso del destino messianico, il problema di una cooperazione di Maria al sacrificio della croce non era stato affrontato. Il consenso richiesto concerneva semplicemente il compito materno con tutto ciò che è incluso nella maternità. Accettando il progetto, Maria s'impegnava a vivere secondo il disegno divino, misterioso, che doveva realizzarsi in questa maternità. Il suo "sì" valeva per tutte le circostanze future del progetto.
Dare un Salvatore all'umanità è già una cooperazione importante all'opera redentrice, ma per assumere tutto il suo significato, questa cooperazione doveva superare il semplice dono di un Salvatore e collaborare all'opera stessa di questo Salvatore. Più particolarmente, Maria viene chiamata corredentrice quando è riconosciuta come quella che si è impegnata nel sacrificio della redenzione e ha unito la sua offerta materna all'offerta di Suo Figlio sulla croce.
All'Annunciazione, l'angelo non aveva parlato del futuro dramma della croce; Maria aveva aderito al progetto divino di maternità senza conoscere questa grande prova. Ma quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, la madre che viveva nella gioia della presenza del bambino ha ricevuto una luce nuova su un futuro doloroso.
Presentando Gesù nel tempio per riscattare suo Figlio secondo una prescrizione della legge, Maria sente la voce ispirata di Simeone che riconosce nel bambino la luce destinata ad "illuminare le genti" e la "gloria del popolo": così la madre è confermata nella sua fede, rinnovata nell'immensa speranza collocata in Gesù. Ma ascolta con più ansia la profezia che le viene specialmente rivolta: il Figlio sarà oggetto di contraddizione, di ostilità, "e anche a te una spada trafiggerà l'anima" (Luca 2, 35).
Quando, poco dopo, Maria fa nel tempio il gesto dell'offerta, ella conosce l'intenzione divina che guida questa offerta e la prepara a una prova molto dolorosa. Offre pure il Figlio con piena generosità. In virtù della profezia e dell'offerta, tutta la vita materna di Maria è stata segnata da un orientamento verso un misterioso sacrificio. Questo orientamento era imposto dalla volontà del Padre, che desiderava una "corredentrice", accanto di suo Figlio Redentore e che associava una donna all'offerta del sacrificio.
Questa partecipazione di Maria all'offerta redentrice è stata confermata nell'episodio di Gesù ritrovato nel tempio all'età di dodici anni. È l'età in cui Gesù entra nell'adolescenza, preparazione dell'età adulta. Prende una decisione inaspettata, per attirare l'attenzione sulla sua missione. Rimane a Gerusalemme, nel tempio, dopo le feste pasquali, senza comunicare le sue intenzioni a Giuseppe e Maria. Questi iniziano il viaggio di ritorno verso la Galilea, e la sera del primo giorno si accorgono dell'assenza di Gesù. È stata una scoperta piena di angoscia.
Gesù avrebbe potuto risparmiare a Giuseppe e Maria questo dolore. Ma con questa prova, ha voluto introdurli nel sacrificio redentore. La prova è durata tre giorni; il terzo giorno Giuseppe e Maria ritrovano Gesù nel tempio. Questo intervallo di tre giorni, seguiti dalla gioia di ritrovare Gesù, annunzia i tre giorni del dramma pasquale, dalla morte alla risurrezione di Cristo. Gesù ha fatto vivere in anticipo da Maria il dramma della Passione.
Quando ritrova il Figlio, Maria si astiene da ogni rimprovero, ma chiede una spiegazione e fa capire l'intensità del suo dolore: "Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo". Gesù risponde, facendo notare che adesso non lo cercano più, l'hanno trovato: "Perché mi cercavate?". E li fa riflettere sul motivo per cui è rimasto nel tempio: "Non sapevate che io devo essere nella casa del Padre mio?"
Dicendo: "Io devo essere", Gesù afferma una necessità. La traduzione più esatta è: "È necessario che io sia nella casa del Padre mio". Giuseppe e Maria non hanno capito, perché Maria aveva detto: "Tuo padre", parlando di Giuseppe, mentre Gesù, dicendo "Padre mio", si riferiva al Padre celeste. Meditando nel suo cuore le parole di Gesù, Maria ha potuto capire il riferimento al tempio, casa del Padre.
Valore della Corredenzione
I due episodi della presentazione di Gesù al tempio e del suo soggiorno di tre giorni nel tempio all'età di 12 anni hanno fatto comprendere a Maria la sua missione di "corredentrice". Hanno orientato tutta la sua vita materna verso la partecipazione all'offerta del sacrificio.
Questi episodi hanno contribuito a rivelare il disegno divino. Da parte di molti, c'è qualche ripugnanza a riconoscere che Dio abbia potuto volere la sofferenza per l'esistenza umana. Ma il Padre stesso ha mandato suo Figlio nel mondo in vista dell'offerta del sacrificio. Egli ha voluto anche associare una donna, la madre di Gesù, all'offerta di questo sacrificio, e ha mostrato questa volontà molto prima del dramma della croce.
La presenza di Maria in questo dramma non fu qualcosa di secondario, di incidentale. Era stata prestabilita dall'onnipotenza divina: la corredenzione è anzitutto una "invenzione divina". Il Padre, che nella creazione aveva distinto e unito i sessi, creando l'uomo e la donna, ha voluto che ambedue fossero impegnati nell'opera di salvezza.
Alla luce della corredenzione appare un altro volto del dramma. Dal racconto evangelico, possiamo seguire lo sviluppo degli avvenimenti che hanno avuto come conclusione la condanna di Gesù e il supplizio che gli è stato inflitto. Dopo l'arresto, c'è stato un confronto di Gesù con Anna, il suocero di Caifa, per un contatto preliminare con le autorità. Poi è venuto il processo regolare dinanzi al Sinedrio e al Sommo Sacerdote, con il fallimento delle accuse portate dai testimoni, accuse ritenute invalide per mancanza d'accordo.
Solo Gesù "salva" il processo, procurando un motivo di condanna, quando risponde in modo affermativo alla domanda sulla sua identità e si presenta come il Cristo, il Figlio di Dio. Il processo religioso termina con la condanna a morte. Nel processo civile, Pilato tenta di assolvere Gesù come manifestamente innocente, ma finalmente lo condanna al supplizio della croce.
Questi avvenimenti, con i particolari che aggravano il loro peso, costituiscono la prova che manifestava la cattiveria e l'ingiustizia degli avversari, prova che Gesù ha dovuto portare fino alla morte sulla croce.
Ma la presenza di Maria ha dato un complemento di dolore materno indissolubilmente unito alla sofferenza del Redentore. La madre ha vissuto in modo proprio tutto lo sviluppo del dramma. Era venuta da Nazaret a Gerusalemme per le feste pasquali, e così ha potuto prendere parte agli avvenimenti che si sono conclusi con la crocifissione.
Nel processo dinanzi a Pilato, ha sentito la folla che preferiva Barabba a Gesù e chiedeva per l'accusato la condanna alla pena della croce. Come nessun'altra persona, Maria ha vissuto profondamente il dramma.
C'è stata sul calvario una compassione materna che esprimeva un aspetto molto importante del sacrificio. All'offerta sacerdotale di questo sacrificio da parte di Gesù non mancava niente. Ma questa offerta doveva salire verso il Padre con l'offerta materna di Maria, per rappresentare meglio l'implorazione di tutta l'umanità.
La corredenzione non pone in questione la perfetta sufficienza dell'offerta redentrice compiuta da Cristo, perché Maria stessa riceve da Cristo tutta la grazia che possiede e viene promossa nella via della sua cooperazione dalla forza spirituale del Redentore. Ma la corredentrice manifesta una cooperazione che serve di modello alla cooperazione che il Redentore richiede da parte dell'umanità per la salvezza del mondo.
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