Nina Moscati: un emblema di carità

Sonia Andreoli

Innumerevoli sono le testimonianze su come Nina Moscati, sorella del medico santo Giuseppe, sia stata sua "complice" nel fare il bene, come ha ampiamente descritto il caro ormai scomparso P. Alfredo Marranzini s.j. in un articolo pubblicato sul Gesù Nuovo nel 1991 (pp.402-412) e successivamente, accresciuto dall'autore, nell'Osservatore Romano del 29 marzo 2003, ormai presente anche sul sito dedicato a S. Giuseppe Moscati.

P. Alfredo Marranzini s.j.
(21 maggio 1920 S. Lucia di Serino (Avellino) - 18 agosto 2008 Napoli)

P. Marranzini conobbe Nina all'età di 11 anni quando era già deciso ad entrare nel Seminario Arcivescovile di Salerno.

La descrive gentile, affabile e soprattutto ricorda la gioia con cui apprese la notizia della sua decisione che la spinse non solo a regalargli una foto che la ritraeva insieme al fratello Giuseppe da bambini, ma anche un Crocifisso ligneo ricoperto di madreperla che era appartenuto al Medico Santo, raccomandandogli di custodirlo gelosamente (infatti entrambi i ricordi sono conservati nell'Archivio Moscati dal 1999).

Il Crocifisso era stato regalato a S. Giuseppe Moscati dal P. Alfonso Parziale, nativo di S.Lucia di Serino e missionario in America, che lo aveva portato da Betlemme in occasione del suo pellegrinaggio in Terra Santa. Nina aggiunse, parlando con il padre di P. Marranzini, che il fratello lo teneva molto caro e lo baciava sempre sia prima di addormentarsi che appena sveglio.

Possiamo solo immaginare la commozione dell'anziano Padre nel descrivere le sue emozioni concernenti quei ricordi che, anche se lontani, erano rimasti intatti. Come era rimasta intatta la sua stima ed il suo affetto per Nina, unita alla gioia del vedere finalmente i suoi resti traslati dal Cimitero di Poggioreale, alla chiesa del Gesù Nuovo, dove si possono visitare nell'Oratorio dedicato al Medico Santo.

Cosa intendeva esprimere P. Marranzini con quel "complice del fratello nel fare il bene"? Questo assunto non si basava solo sulla sua esperienza, sul suo incontro con Nina, ma anche sulle testimonianze che ha citato, come quella di un altro fratello del santo, Eugenio Moscati che nella sua deposizione per la causa di beatificazione del prof. Moscati, così si espresse:

"Mio fratello ebbe a cuore la carità verso il prossimo [ . . .]. Tutta l'opera sua la spendeva gratuitamente e quel poco che prendeva da clienti che lui riteneva ricchi e abbienti, egli lo disponeva in opere di beneficenza e di carità, offriva medicine ai poveri e secondo l'opportunità li sovvenzionava. Per complice nel fare il bene al prossimo aveva la nostra sorella Nina" (Positio super virtutibus servi Dei Josephi Moscati viri laici: Summarium, p.15).

Un'altra testimonianza sulle qualità di Nina ci è stata data dal sig. Ettore Caropreso, presente alla Solenne Celebrazione avvenuta nel pomeriggio del 18 febbraio 2009, in onore della Traslazione dei suoi resti mortali al Gesù Nuovo.

Egli la conobbe personalmente, ed in un'intervista a noi concessa così si esprime:

"… All’epoca eravamo in difficili condizioni economiche… io dormivo a terra… Nina incaricava la portiera di farmi preparare la colazione dal Bar "Cappuccio"… quando mi domandava: "Hai mangiato…?" ed io le rispondevo di no, allora lei se ne occupava… E’ come se mi avesse allevato… ed avevo compreso che anche il fratello collaborava con lei in quest’opera meritoria… In tutta la mia vita ho sempre lavorato e sono rimasto legato ai sacerdoti della chiesa del Gesù Nuovo, dove tutt’oggi, nonostante i miei 87 anni, ho la gioia di recarmi ogni giorno per pregare accanto al corpo di Nina che ho sempre desiderato fosse sepolto qui…" […] "Purtroppo l’ho vista poche volte di persona e di rado l’ho potuta abbracciare… ma so che "vegliava" su di me in segreto…

Ero anche a conoscenza del fatto che Giuseppe Moscati non prendesse soldi dai bisognosi per le sue prestazioni…"

Dalle sue parole così accorate, piene di emozione, si deduce nuovamente quanto la figura di Nina sia associata a quella del fratello nelle opere di carità, nella vera carità, non quella basata sul dare il superfluo, ma sul provvedere non solo ai bisogni materiali del prossimo, ma anche a quelli spirituali…

Anche in questo Nina collaborava col fratello Giuseppe, egli stesso la definiva il suo "angelo tutelare e saggia ispiratrice" ed in casi particolarmente difficili di malati che avevano bisogno di un conforto spirituale e di ricevere i Sacramenti, spesso mandava lei, come lo stesso fratello Eugenio depose nella causa del processo di beatificazione del Medico Santo:

L'urna dove sono contenuti i resti mortali di Nina Moscati, nell'Oratorio dedicato al Medico Santo, nella chiesa del Gesù Nuovo (Napoli).

"Quando nell’ospedale capitava qualche infermo non battezzato egli subito lo comunicava alla sorella Nina e questa anche subito si dava da fare per l’amministrazione del Santo battesimo al povero infermo". E' noto che si deve proprio a Nina se sono stati conservati alcuni scritti ed altro materiale appartenuto al fratello: lui aveva l'abitudine di cestinare quanto scriveva, e la sorella, cautamente, riprendeva i suoi scritti dal cestino…

Come pure se non fosse stato per la sua presenza S. Giuseppe non avrebbe avuto un cambio di vestiti adatto alla sua professione, dato che preferiva devolvere buona parte di quanto possedeva ai bisognosi.

Testimonianza di ciò ci viene sempre data dalla deposizione del fratello Eugenio:

"Mia sorella Anna era costretta a ordinargli vestiti sempre identici, senza misura, da un vecchio sarto, così come faceva per gli altri indumenti Personali". Come dalle parole della stessa Nina:

"Niente chiedeva, bisognava seguirlo e provvedere a tutto per lui; per fargli mangiare qualche cosetta di gusto alle volte bisognava dirgli che la prendesse perché nessuno ne desiderava, oppure che si alterava. Sempre mille raggiri per dargli qualche speciale cibo, e così anche per provvederlo, a sua insaputa, di quanto gli occorreva. Tutto era superfluo per lui, anche il necessario. Se qualche volta trovava magicamente cambiato il vestito, finiva per sorridere, ma quanto volentieri avrebbe indossato un misero e rozzo saio. Mai pensò a sé. Se aveva doni in oggetti, li guardava come cose che non gli appartenessero." (1)

Proprio come aveva dedotto P. Marranzini solo guardando quella foto regalatagli da Nina, raffigurante in primo piano lei che stringeva con la sinistra il fratello Giuseppe vestito da marinaretto, presagendo il ruolo protettivo che avrebbe avuto nella vita del Medico Santo.

Oltre ad interessarsi delle famiglie bisognose che le indicava il fratello, fu anche una catechista instancabile quando, nel 1915 circa, sorse a Napoli l’Opera della Conservazione della Fede, che inizialmente impartì lezioni nelle scuole quando lo studio della religione era facoltativo. In seguito, divenuto obbligatorio tale insegnamento, ne assunsero l'incarico i sacerdoti, mentre lei, insieme alle altre catechiste si occupò della preparazione dei fanciulli alla Prima Comunione.

Il centro della loro opera fu proprio la Chiesa del Gesù dove si tenevano sempre i corsi catechistici e vi si recavano anche ragazzi delle scuole medie, dopo essere stati preparati dalle Catechiste in altre chiese. La sua opera fu accolta e favorita dai Padri Gesuiti, in particolare da P. Aromatisi.

Il più delle volte vi affluivano giovani anche più grandi di età che non avevano ancora ricevuto la Prima Comunione, e, in qualche caso, neanche il Battesimo. Sin dall’inizio Nina Moscati fu direttrice generale dell’Opera, che veniva ampiamente finanziata proprio dal Fratello Giuseppe.

Neanche la terribile malattia che la colpì portandola a raggiungere in Cielo il suo "angelico fratello", il 24 novembre del 1931, fermò il suo impegno apostolico, e P. Marranzini nei suoi scritti ha presentato varie documentazioni a riguardo.

Una in particolare attesta quanto Nina si fosse adoperata "perchè fosse legalmente restituito al Monastero della Clarisse di S. Lucia di Serino, paese nativo di suo padre Francesco, un ampio fondo rustico, già ad esso appartenuto, ma passato al Demanio dopo le leggi eversive del 1862 che, pur sopprimendo l'Istituto, non ne impedirono la sopravvivenza di fatto."

Tanto altro si potrebbe aggiungere su questa donna straordinaria, su come abbia continuato con amore, alla morte del fratello, la sua opera. Sono state raccolte proprio le sue stesse parole: "Ora io amo tutti quelli che amava l’angelico fratello mio".

P. Sebastiano Esposito s.j. ha offerto altri spunti di riflessione scrivendo articoli che trattano di una lettera inedita di Nina a Bartolo Longo, dove si evince una "collaborazione" tra lei, suo fratello e il Beato fondatore del Santuario di Pompei.

Per chi ha avuto la gioia di conoscerla, ne ha sentito parlare, o semplicemente si è occupato di studiare i documenti che riguardano la sua vita, vedere la figura presentata dalla fiction apparsa per due volte sulla RAI, è stato molto triste.

E’ vero che la fiction ha il merito di aver fatto conoscere la figura del Medico Santo a chi non ne aveva mai sentito parlare, e che, essendo (come dichiarato) "liberamente ispirata" alla vita di S. Giuseppe Moscati, ci si doveva aspettare che non fosse totalmente rispondente alla realtà, come nell’omettere il suo costante accostarsi ai Sacramenti, il suo andare ogni giorno a Messa al Gesù Nuovo o nella chiesa di S. Chiara, l'avere dato spazio ad un fidanzamento mai avvenuto…

Quando si inscena una produzione di questo genere si possono "aggiungere" personaggi mai esistiti, "esagerare" un po’ sulle qualità o sui difetti del protagonista (per esempio è risaputo quanto S. Giuseppe Moscati fosse un tipo allegro e socievole, ma ben lungi dall’essere un "discolo"…); però non si dovrebbe inventare su personaggi esistiti… soprattutto del calibro di Nina Moscati che tutto era fuorché la "bigotta" inacidita che è stata presentata in TV.

Questo evento però può essere preso nel suo lato positivo: spingerci cioè a pensare come sarebbe potuta essere Nina se la Fede non fosse entrata nella sua vita (ed in effetti è quello che è stato rappresentato dopo il suo incontro con la figura di Cloe).

Poteva infatti essere una donna triste, inasprirsi, non aiutare il fratello, e ritenere stupido il suo altruistico modo di agire… Tutto questo però non è accaduto, ed è un bene che si sappia la verità su Nina, la verità su di una donna piena di amore, una donna piena di Dio.

Nota

1. Gennaro Nardi, L’Opera della Conservazione della Fede a Napoli, Ufficio Catechistico Diocesano, Napoli 1967, p. 12.


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