S.Elisabetta d'Ungheria - 2
1207 - 19 Novembre 1232

Mary Germaine MICM
[Traduzione dall'inglese di Lisa Terrasi]

Un nuovo ordine sociale -- Stella meravigliosa -- Santa nella Corte del Sovrano -- Un santo Matrimonio
I Poveri -- Avanzando nella santità -- La Croce di Elisabetta -- Cacciata dal Castello -- Ultimi giorni di Gloria

Santa nella Corte del Sovrano

Fin dal principio, Elisabetta disprezzò le vanità della vita di corte. Fu spesso rimproverata per la sua mancanza di attenzione ai dettagli tradizionali. Ma non fu la noncuranza che la rese diversa, ma piuttosto la sua profonda spiritualità, che le fecero apparire le vanità del mondo insignificanti e senza importanza. Come sacrificio, non avrebbe voluto indossare alcun segno distintivo del suo rango nei giorni Santi. In quanto principessa aveva un guardaroba pieno di splendidi abiti, che indossava solo per adempiere agli obblighi del suo stato e per compiacere suo marito. Anche quando appariva in abiti splendenti, le donne al suo servizio sapevano che sotto portava una camicia penitenziale, per non permetterle di divenire troppo attaccata alle vanità terrene.

Già a dodici anni Elisabetta stupì la corte per la sua noncuranza nei confronti di sfarzi e feste. Nella festa dell’Assunzione fu obbligata a partecipare alla Messa solenne in abiti magnifici: "Ciò significava che lei e le principesse sarebbero state vestite con ricchi abiti di seta e velluto, lunghe maniche ricamate e sopravvesti con pelliccia, con magnifici lunghi mantelli portati dai paggi, guanti cuciti con perle e pietre preziose, e le loro persone sarebbero state adornate con catene d’oro e gioielli. Le giovani principesse probabilmente non indossavano il tradizionale cappuccio di lino ma veli sciolti e coroncine sui capelli fluenti. Entrando nella Chiesa adornata si inginocchiarono prima dinanzi il crocifisso, poi Elisabetta, invece di raggiungere il suo posto d’onore insieme agli altri, si tolse la corona lasciandola dinanzi alla croce e rimase prostrata al suolo con il viso coperto."

Tutti gli occhi si voltarono verso la futura sposa di Landgrave. Quando sua madre la corresse così come voleva il protocollo, Elisabetta rispose, "Come posso io, creatura miserabile, continuare ad indossare una corona di dignità terrena, quando vedo il mio Re, Gesù Cristo, coronato con delle spine?"

Con tutto il suo cuore desiderava ricevere il Nostro Divino Signore nella Santa Comunione, ma doveva aspettare, così come richiesto dalla tradizione, che fosse dodicenne. Solo a Guda, la sua più cara amica, confidò che Gesù si era mostrato a lei molte volte nell’Eucarestia e nella povertà. Un giorno, mentre distribuiva il cibo al cancello del castello, vide Gesù tra i mendicanti. Lui toccò quelli intorno a Lui ed i loro volti cambiarono in Lui, mostrandole che poteva vederlo nei poveri, negli ammalati, deformi ed indesiderati. Non poteva più permettere che la sua naturale ripugnanza la tenesse lontana dai poveri, o che fosse respinta dalla loro sporcizia o bruttezza. Sapeva per certo che Nostro Signore le stava chiedendo di prendersi cura degli afflitti. Questo causò un tumulto a corte, dove già la consideravano una straniera e la chiamarono la "piccola zingara ungherese". Se non fosse stato per il fidanzamento con Ludwig, che perorò la sua causa, la vita le sarebbe stata insopportabile.

Ad alcuni amici Elisabetta confidò che durante la sua infanzia più volte il Bambino Gesù era venuto a giocare con lei

La pietà di Elisabetta era così presente nelle sue azioni che avrebbe persino potuto giocare nella consapevole presenza di Cristo. Oltrepassate le mura esterne della cappella del castello, avrebbe baciato riverentemente le pietre. Siccome cresceva in maturità, questo irritava le donne di corte, le imbarazzava e borbottavano che era troppo santa, pregava troppo e sarebbe dovuta diventare una suora invece di fidanzarsi con un principe.

A questo punto giunse la notizia che le cose in Ungheria non andavano molto bene. Suo padre, re Andrea, che aveva promesso di condurre una Crociata, aveva invece fatto una spedizione pacifica attraverso Gerico ed il Mar Rosso, e si ritirò dopo un breve incontro con i Saraceni. Tale umiliazione, insieme alla sua incapacità di restituire il denaro che avevo preso in prestito per la spedizione, fu la causa della sua caduta. Ora l’alleanza ungherese non sembrava più così promettente per i Thuringiani e così cominciarono a riconsiderare la scelta di Elisabetta come partito per il futuro Landgrave.

La questione cominciò ad essere ampiamente discussa e subito la madre di Ludwig convocò un Consiglio a sua insaputa. Il principale rimprovero nei confronti di Elisabetta fu la sua pietà e la sua prodigalità verso i poveri. Non le potevano essere affidati dei soldi per il bene del reame. Elisabetta venne a conoscenza del Consiglio e si difese da sola. Dopo aver pregato per molte ore, confidò a Walter de Varila, il cavaliere a cui era stata affidata dal padre, che temeva una cospirazione per separarla dal suo amato Ludwig.

Varila aggirò il Consiglio di corte e chiese direttamente a Ludwig quali fossero le sue intenzioni riguardo la sorte di Elisabetta. Ludwig, puntando ad una delle vette più alte di Thuringia, disse che anche se quell’intera montagna fosse diventata oro, lui non l’avrebbe scambiata con la sua Elisabetta. "Mi è cara più di ogni altra cosa sulla terra e non avrò nessun’altra come sposa se non lei."

Quando la determinazione di Ludwig fu manifesta, il mormorio cessò ed Elisabetta fu trattata più gentilmente. Altre prove però cominciarono ad intervenire, creando molti ostacoli per le nozze. La più grande fu la falsa scomunica di Ludwig da parte di un arcivescovo che aveva tentato di prendersi le sue terre. Ludwig rifiutò di cedere ai suoi diritti per delle richieste ingiuste e raggruppò le sue truppe per combattere, costringendo il prelato ad ammettere il suo errore e ad estinguere la scomunica per lui e suo padre.

Un santo matrimonio

Finalmente, nella primavera del 1221, Elisabetta e Ludwig si sposarono. Lei aveva quattordici anni mentre lui ne aveva ventuno. L’intero regno era presente, così come un corteo di inviati del Regno Magiaro, che recarono doni dalla terra natia della sposa. Elisabetta era ora una "Langravia di Turingia" nonché "Signora di Wartburg". Dopo una settimana di feste, la vita tornò alla normalità e la nuova coppia fu libera di governare il castello senza l’interferenza della madre di Ludwig, ritiratasi alla vita monastica nel convento cistercense di Santa Caterina, costruito da suo marito.

Il castello di Wartburg ancora una volta divenne il centro di attività ed allegria. Questo subì dei cambiamenti da parte dei nuovi Landgrave, inclusa una stanza dei banchetti più grande. Tornarono i trovatori e ricominciarono tempi felici, senza le stravaganze del regno precedente. Ludwig era molto fiero di sua moglie prodigamente vestita, ma era inconsapevole dei motivi religiosi che si celavano dietro la sua apparenza.

"Non è per il piacere carnale o la vanità che io mi adorno così," confidò, "Dio mi è testimone, ma solo attraverso la carità cristiana posso rimuovere da mio fratello [dal mio sposo] tutte le occasioni di scontentezza o peccato, se qualcosa in me potesse dispiacergli, e lui può amare me nel Signore, e Dio, che ha consacrato le nostre vite sulla terra, può unirci in Paradiso." Ed ancora: "È in Dio che io amo mio marito; possa Lui, che santificò il matrimonio, concederci la vita eterna."

Molteplici erano le attività caritative di Elisabetta verso i suoi sudditi. Andava nelle loro case, li aiutava e ascoltava i loro problemi.

La santità di questa giovane sposa è meglio descritta da San Francesco da Sales che disse di lei: "Giocava e danzava ed era presente alle riunioni di ricreazione, senza pregiudizio per la sua devozione, che era profondamente radicata nella sua anima. La sua devozione crebbe tra le feste e le vanità cui la sua condizione sociale la espose. I grandi fuochi sono alimentati dal vento, mentre quelli piccoli sono estinti, se non protetti da questo."

La nuova sala per i banchetti dava loro nuove opportunità di intrattenere. Una notte un narratore tedesco di storie apparve nell’abito grigio dell’ordine appena fondato dei Frati Minori. Intrattenne la festa con i suoi racconti del "povero piccolo ricco uomo" chiamato Francesco e del suo nuovo ordine. Elisabetta fu favorevolmente scossa da tutto ciò che aveva udito e desiderò diventare una seguace di San Francesco ed aiutarlo a ricostruire la Chiesa. Trovò la sua strada nell’aiutare i poveri.

I poveri

Quando Ludwig era assente lei si toglieva i suoi ricchi abiti e vestiva come una contadina in lutto. Poi andava per il villaggio ad aiutare i suoi sudditi e ad ascoltare i loro problemi. Vide come vivevano ed apprese cosa realmente pensavano dei loro sovrani; apprese come odiavano le persone ricche che lo diventavano a loro spese. I contadini lavoravano duramente, dovevano pagare tasse pesanti e spesso dai nobili erano trattati male. Le sue ancelle la accompagnavano in queste missioni di misericordia… finché, da sola, andò alla colonia dei lebbrosi. Portò cibo e vestiti, ma - cosa ancora più importante - portò l’amore e la consolazione dell’insegnamento Cattolico.

Era il ritratto perfetto della Carità Cristiana, ed usò i molti mezzi a sua disposizione per pagare debiti, comprare cibo e vestiti e per pulire, prendersi cura e seppellire i morti. La sua carità sfidò l’intero sistema feudale. Sicuramente le azioni di Elisabetta non accrebbero la sua popolarità a corte. Ancora una volta vinse il pettegolezzo.

Elisabetta cominciò a sentire un grande conflitto dentro di sé e si sentì come se stesse conducendo una doppia vita. Nonostante lei e Ludwig partecipassero ogni giorno alla Messa, c’erano molti doveri mondani cui badare. Temeva che il suo amore per suo marito competesse con quello per Dio. Un giorno durante la Messa cominciò a piangere mentre fissava Ludwig durante la Benedizione. Ludwig, inconsapevole del motivo del suo dolore, lasciò la cappella e al suo ritornò la trovò ancora in lacrime. Anche lui iniziò a piangere quando lei gli spiegò il motivo della sua tristezza. Fu profondamente colpito dalla purezza del suo animo.

Si mortificava spesso alzandosi nel mezzo della notte per pregare al lato del letto. Ludwig, allungandosi, trovava le sue fredde mani strette alla coperta, e cingendole con le sue diceva: "Risparmiati, piccola sorella." Una volta la incontrò mentre correva per la strada con il suo grembiule pieno di pane per i poveri. Quando le chiese cosa stesse portando, lei lasciò cadere il grembiule… ed invece di pane comparvero magnifiche e fresche rose...

Una volta, dopo aver trascorso tutto il giorno distribuendo elemosina tra i poveri, a Ludwig accadde di ritornare con un seguito di nobili ungheresi, venuti nel nome del re Andrea per sondare la situazione della figlia e per invitare la nuova coppia in Ungheria. Elisabetta aveva appena dato via tutti i suoi bellissimi abiti ed indossava una grezza camicia di lana. Vedendo la preoccupazione di Ludwig, disse: "Non mi sono mai vantata di ciò che indossavo. Ma parlerò di ciò con Dio, cosicché possa darsi che non notino i miei vestiti." Quando entrò nella grande sala, gli Ungheresi la guardarono compiaciuti poiché "i suoi abiti erano di seta, giacinto e brillavano con una rugiada di perle!" Successivamente, quando Ludwig la interrogò, lei rispose dolcemente: "Quando piace a Dio, Lui sa il modo per fare tali cose."

Ludwig ed Elisabetta accettarono l’invito di recarsi in Ungheria, ed abitarono nel Castello di Pozsony, dove lei era nata. Fu festeggiata e lodata con regali da suo padre, che non avrebbe mai più rivisto. Nonostante il felice ritorno a casa, Elisabetta fu in pensiero perché sapeva che i soldi utilizzati per questo viaggio provenivano dai soldi delle tasse prelevate dai poveri del regno. Fu affranta all’idea che i sovrani pensassero più al potere, alla comodità e al denaro piuttosto che ai loro sudditi. Desiderò condurre una vita semplice e cercò di convincere Ludwig ad accettare i suoi desideri. Lui le spiegò gentilmente che era loro dovere governare e che i loro sudditi non li avrebbero rispettati se avessero vissuto con meno dispendio.

Avanzando nella Santità

In quegli anni i Frati Minori giunsero in Germania con il loro appello a tutti i Cristiani di praticare la carità verso i poveri. Furono invitati da Elisabetta e Ludwig al loro castello, dove cercarono di aiutarli in ogni modo possibile. Elisabetta costruì una cappella per i frati, e per gratitudine San Francesco le mandò il suo mantello logoro per ringraziarla. Divenne uno dei più grandi tesori di Elisabetta. In risposta alle sue preghiere, uno dei frati divenne suo maestro spirituale. Sotto la sua guida lei si avvicinò sempre di più a Nostro Signore, la cui Passione era la sua devozione primaria e la fonte della sua forza.

Il 28 Marzo 1222, mentre il marito non c’era, nacque il primo figlio di Elisabetta. Ludwig fu immensamente felice quando apprese la notizia. Lo chiamarono Hermann, come suo padre. Appena possibile, la giovane madre portò il figlio alla cappella di Santa Caterina, per presentarlo a Dio. Lo portò nella stessa culla d’argento che aveva portato lei a Thuringia dieci anni prima.

Ora la preoccupazione che questo figlio potesse essere un legame verso la terra, tenendo il suo cuore lontano da Dio, la ossessionava, ma il suo confessore le disse: "Il tuo dovere ora è verso tuo figlio… Dio si rallegra se ognuno pratica la virtù secondo la sua posizione di vita. Tu sei una sovrana, una moglie ed una madre. È molto difficile, ma non impossibile praticare la povertà pur essendo un ricco sovrano. Ma tu potrai praticare altre virtù come la pazienza, l’umiltà e la carità così come fai ora. Potrebbe essere la volontà di Dio che tu rimanga così come sei. La tua più grande offerta potrebbe essere rinunciare alla tua volontà."

Seguendo questo buon consiglio, divenne una vera seguace di San Francesco. Uno dei suoi preferiti atti di carità era verso i lebbrosi, ed una volta sua cognata, Agnes, incontrò Ludwig al suo ritorno a casa per dirgli che Elisabetta era andata troppo oltre con la sua carità. Entrarono in casa e chiusero le tende, per mostrare a Ludwig che il suo letto era stato dato ad un lebbroso. Nel momento in cui lui fissò l’uomo, i lineamenti sfigurati cambiarono dinanzi ai loro occhi nel volto di Cristo. Ludwig disse gentilmente: "Elisabetta, cara sorella, è Cristo che hai lavato, cibato e di cui ti sei presa cura. Facciamo tutti e due ciò che possiamo per servirlo, servendolo nei Suoi poveri che soffrono." Così costruirono un ospedale per i lebbrosi.

Ludwig si accorse che non aveva a che fare con una donna comune, e qualche volta i suoi miracoli lo spaventavano. Scrisse al Papa per chiedere un direttore spirituale per lei e che fosse inviato Padre Conrad. Ma prima del suo arrivo nacque un altro figlio, una bambina che chiamarono Sophia, come la madre di Ludwig.

Elisabetta "era il ritratto perfetto della Carità Cristiana..."

Diversamente dai Francescani, il nuovo confessore di Elisabetta provò ad essere aspro e severo. Con il permesso di Ludwig ed in sua presenza, Elisabetta promise a Padre Conrad che gli avrebbe obbedito in tutto tranne in ciò che riguardava i suoi obblighi matrimoniali. Fece anche il voto di osservare la castità perpetua nel caso in cui fosse divenuta vedova.

Conrad rivelò, dopo la morte di Elisabetta, che nel momento in cui fece questo voto, Dio gli permise di vedere la radiosità della sua anima in tutta la sua bellezza. Lui pregò perché avesse la capacità di guidare una tale anima, affidata alle sue cure. Una volta le fece promettere di non mangiare alcun cibo proveniente dal lavoro ingiusto del contadino o che fosse cresciuto su terre prese con forza.

Nell’inverno del 1225, Agnes, la sorella di Ludwig, lasciò Watburg per sposarsi. Questo liberò Elisabetta dalla lunga pena della presenza della cognata. Comunque una nuova prova la attendeva. Quell’inverno fu uno dei peggiori nella storia dell’Europa a causa di allagamenti, carestia, peste e vaiolo. Ludwig era fuori al servizio dell’imperatore, lasciando così nelle mani di Elisabetta, che aveva solo 19 anni, la responsabilità di castelli, villaggi e vassalli.

Appena l’inverno terminò, i contadini presero d’assalto il castello di Wartburg per il grano. Gli amministratori sbarrarono la strada. Quando Elisabetta udì ciò pianse e andò personalmente nei villaggi per distribuire quanto più cibo possibile. Gli amministratori non le disobbedirono completamente, ma furono determinati affinché non desse via la riserva di grano.

Disperata, la regina Landgrave vendette i suoi gioielli di famiglia per comprare del cibo e quando questo finì, ordinò che i granai fossero aperti. "Non moriremo di fame se saremo generosi. Dobbiamo avere fede", diceva. Ma i cavalieri e le dame di corte reagirono contro Elisabetta e si unirono agli amministratori e al Balivo nel bloccare la linea di condotta della regina. Lei pregò, e finalmente il Balivo aprì le porte. Elisabetta ottenne quindi 900 pagnotte di pane cotte al forno ogni giorno, furono aperte cucine per le zuppe e fu costituito un ospizio per bambini e ragazzi.

Finalmente il crudele inverno passò, ma fu seguito subito da un’epidemia di vaiolo. I defunti giacevano per le strade. Elisabetta portò i suoi bambini nella loro cappella privata e pregarono: "Signore Dio, affido me stessa, i miei bambini e tutta la mia famiglia a Te. Proteggimi mentre compio la Tua volontà e concedimi la forza per farlo." Così uscì per curare i malati e seppellire i morti, rendendo sudari i veli che indossava.

Nelle aree rurali, le donne ed i loro servi la aiutavano ed Elisabetta costruì un piccolo ospedale sulla strada situata ai piedi del castello. In Germania fu il primo ospedale costruito da laici. Giunse l’estate e per le strade il calore rese insopportabile l’odore delle malattie e della morte. Ma ciò non ostacolò Elisabetta nel compimento della sua opera di carità che portò avanti fin quando la piaga terminò.

Con l’arrivo dell’autunno, un nuovo raccolto e il ritorno di Ludwig erano la promessa di un inverno migliore. Ma appena si avvicinò alla città, il Maresciallo ed il Balivo lo informarono del grano distribuito e lo avvertirono delle sue perdite. Dopo aver ascoltato i loro reclami, chiese loro: "Mia moglie sta bene? Questo è tutto ciò che voglio sapere; il resto non ha importanza. Lasciate che dia ai poveri ciò che vuole; fin quando avrò il suo amore, sono contento." Poi andò con loro ai granai. Quando li aprirono si accorsero che erano miracolosamente pieni fino all’orlo. La spiegazione di Elisabetta fu: "Ho dato a Dio ciò che è di Dio e Lui ha conservato ciò che è vostro e mio."

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