S.Elisabetta d'Ungheria - 3
1207 - 19 Novembre 1232

Mary Germaine MICM
[Traduzione dall'inglese di Lisa Terrasi]

Un nuovo ordine sociale -- Stella meravigliosa -- Santa nella Corte del Sovrano -- Un santo Matrimonio
I Poveri -- Avanzando nella santità
-- La Croce di Elisabetta -- Cacciata dal Castello -- Ultimi giorni di Gloria

La croce di Elisabetta

Ciò di cui Ludwig non parlò alla moglie al suo ritorno fu della disastrosa situazione politica dell’imperatore. Allora Federico era minacciato di essere scomunicato, per non aver adempiuto alla promessa fatta di condurre una Crociata una volta eletto imperatore. Il dovere di Ludwig era ora di impegnarsi prontamente nel seguire l'imperatore ed indossare la Croce del Crociato.

Lui non voleva comunicare la notizia alla sua amata moglie, ma quando lei lo scoprì casualmente, anche se in qualche modo aveva il sospetto che sarebbe successo, quasi svenne dal dolore. Ludwig la consolò, ricordandole che quando erano giovani avevano parlato di diventare crociati e che era una tradizione per i sovrani di Turingia difendere la Terra Santa. La sua eroica moglie rispose: "Non ti tratterrò. È la volontà di Dio. Ho dato tutta me stessa a Lui ed ora devo dare anche te."

Prima di partire, Ludwig radunò cavalieri e vassalli che sarebbero rimasti e ordinò loro di prendersi cura delle donne e dei bambini. "Il nostro paese è in pace," disse, "Ora lascio il mio pacifico regno, la mia amata moglie, i miei piccoli bambini, tutto ciò che mi è caro, e parto come pellegrino di Cristo. Vi imploro di pregare per me ogni giorno, cosicché, secondo la volontà di Dio, possa tornare sano e salvo al mio regno." Padre Conrad fu reso responsabile delle chiese e dei monasteri del regno. Ludwig richiamò sua madre affinché potesse aiutare a prendersi cura della sua famiglia ed in modo particolare di Elisabetta, che era in attesa del loro terzo figlio. Lasciò poi tutto ciò che riguardava i suoi affari nelle mani del fratello Enrico.

Alla vigilia di San Giovanni Battista, il 23 Giugno del 1227, giunse il momento di dirsi addio. Ludwig baciò sua madre e benedì i suoi figli, ma Elisabetta non riuscì a staccarsi da lui. Cavalcò con lui per due giorni sino ai confini della Turingia, dove Ludwig le disse di ritornare, poiché doveva assumere il comando delle truppe che lì si erano riunite. Data la separazione molto dolorosa, lui le mostrò il suo anello, e le disse di credere a qualunque messaggio lei ricevesse da parte sua se accompagnato dall’anello. "Possa Dio che è in cielo benedirti, piccola sorella. Possa Lui benedire il bambino che stai per partorire. Con il Suo aiuto sarai capace di portare avanti ciò di cui eravamo d’accordo. Ricorda la nostra vita felice, il nostro santo amore, e non dimenticarmi mai nelle tue preghiere."

"Quell’inverno fu uno dei peggiori... a causa di allagamenti, carestia, peste... Elisabetta ottenne 900 pagnotte di pane ogni giorno e fu costituito un ospizio per bambini e ragazzi."

Lei lo seguì con gli occhi, molto tristi, finché non riuscì più a vederlo, ed al ritorno i suoi occhi si trasformarono in ornamenti del dolore. Trascorse i suoi giorni aspettando la nascita del suo nuovo bambino, pregando, facendo penitenza e prendendosi cura dei poveri e dei malati.

Nel frattempo, dopo un lungo ed arduo viaggio attraverso le Alpi, Ludwig e le sue truppe incontrarono l’imperatore in Italia, a Brindisi. La febbre decimò le truppe, ma loro continuarono verso Otranto. Lì Ludwig stesso morì e gli furono impartiti gli Ultimi Riti della Chiesa. Quando stava per morire, diede il suo anello ad un cavaliere fidato, ordinandogli di darlo a sua moglie e di riferirle della sua morte. Morì l'11 Settembre del 1227, all’età di ventisette anni. La sua ultima volontà fu di essere seppellito in Turingia.

Dopo un difficile viaggio i cavalieri giunsero con la cattiva notizia della morte di Ludwig quando Elisabetta aveva dato alla luce il loro terzo figlio, una bambina che venne chiamata Gertrude. Aspettarono prima di darle la notizia.

Quando infine la udì urlò: "Non questo! È morto! È morto! Il mio caro fratello è morto! Ora per me tutto il mondo e le sue gioie sono morte." Svenne e fu riportata a letto. Per otto giorni pianse in solitudine. L’intero castello pianse la perdita del suo amato sovrano, ma il suo dolore era impareggiabile. Alla fine Elisabetta, fortificata dalle preghiere, superò il suo dolore, e chiamò il cavaliere affinché le raccontasse i dettagli delle ultime ore del suo caro marito.

Cacciata dal castello

Prima che la pesante neve dell’inverno cadesse nel 1227, il cognato di Elisabetta prese piena autorità del regno come erede, dichiarandosi ufficialmente Langravio, annunciando al popolo che era stato forzato a fare questo perché la regina era un’incompetente e una gran spendacciona. Non disse loro però che aveva prelevato tutti i fondi di Elisabetta e dei suoi bambini.

Chiaramente, i nobili lo supportarono e continuarono a parlare crudelmente di lei, ora che Ludwig non era più lì per difenderla. Alla fine Elisabetta fu cacciata dal castello di Wartburg e lasciata per le strade del villaggio. Neanche un’anima venne in sua difesa. Alle persone del villaggio, molte delle quali erano state aiutate da lei, fu ordinato di rifiutarle l’ospitalità.

Trascorse la sua prima notte in una fattoria dove i maiali erano stati messi fuori per far posto a lei e ai suoi figli. Le sue ancelle fedeli le rimasero accanto, ma i suoi tre bambini furono affidati alle cure degli amici di Ludwig. Per vari mesi lei sopportò questo duro trattamento, sostenendosi tessendo, filando e vivendo ovunque fosse accolta.

Alla fine questa situazione scandalosa fu rettificata grazie all’insistenza dello zio materno di Elisabetta, l’abate di Kitzingen, e di suo fratello, il vescovo di Bamberg, che mandarono a prendere lei ed i suoi bambini e li accolsero in convento.

Dopo l'opportuno soccorso ed il soggiorno al convento, che divenne per tutta la vita la casa della piccola Sofia, lo zio di Elisabetta la chiamò al castello di Pottenstein, tra le montagne di Franconia. Questo potente prelato sperava di far sposare sua nipote ventunenne con l’imperatore Federico, da poco vedovo, non avendo alcuna idea del precedente voto di Elisabetta. All’udire i suoi piani Elisabetta ricorse alla preghiera, e lasciò il suo bell’abito da sposa all’altare di Nostra Signora, in un monastero vicino, come pegno della sua determinazione nel mantenere il suo voto.

Le sue preghiere ebbero subito risposta, poiché improvvisamente fu richiamata a Turingia per la sepoltura dei resti di suo marito. La nera bara, coperta da una croce, fu aperta e lei fissò le ossa imbiancate del suo caro Ludwig. Quando recuperò la forza di parlare, pregò ad alta voce:

"Signore, Ti ringrazio per avermi confortato con la vista da lungo desiderata delle ossa di mio marito. Sai che sebbene lo abbia amato così profondamente, non mi rammarico per il sacrificio che il mio caro ha offerto a Te, e che anche io ho offerto a te. Darei il mondo intero per riaverlo, implorerei volentieri il mio pane con lui, ma Ti prendo come testimone del fatto che contro la Tua volontà non lo richiamerò in vita anche se potessi farlo al prezzo di un solo capello. Ora rimetto lui e me nella Tua misericordia. Possa la Tua volontà essere portata a termine in noi."

Dopo la morte del marito, Elisabetta venne cacciata dal castello, abbandonata
nelle strade del villaggio, e col divieto
a chiunque di ospitarla...

Elisabetta, che era ancora regina, chiamò in causa i vassalli ed i cavalieri fedeli che avevano riportato a casa il corpo del marito. Li ringraziò per la loro fedeltà e li informò su quanto era accaduto dopo la morte del loro signore. Loro si impegnarono a difendere i suoi diritti e quelli dei suoi bambini, ed obbligarono Enrico a restituire ad Elisabetta la posizione che le spettava di diritto. Elisabetta però rifiutò di vivere di nuovo a Wartburg, e si ritirò nel castello di famiglia a Marbourg-Hess, con un reddito appropriato e ciò che rimaneva della sua dote, che era ormai trascurabile.

Ultimi giorni di gloria

Padre Conrad, sua guida spirituale, ha scritto riguardo a questo periodo: "Dopo la morte di suo marito, Elisabetta tendeva alla più alta perfezione, e mi chiedeva come poteva fare per essere più meritevole, diventando un’eremita, stando in un convento o in qualche altro modo. La sua mente era fissa sul desiderio di implorare porta a porta, e con molte lacrime mi implorò di permetterle di farlo." Ma P.Conrad le ordinò di prendere tutto ciò che aveva ed usarlo per i poveri. Le fu permesso di unirsi al Terz'Ordine di San Francesco, ad essere la prima donna a farlo, e due suoi compagni fedeli la seguirono.

A quel tempo il Terz'Ordine era conosciuto come "Fratelli e le Sorelle della penitenza" ed era più severo di oggi. I membri indossavano abiti grezzi, recitavano l’ora canonica, digiunavano la maggior parte dell’anno e si astenevano dal mangiare carne quattro giorni a settimana. Elisabetta si adeguò perfettamente a queste penitenze e prese i voti il Venerdì Santo, rinunciando a tutto. Quanto ai suoi figli, Hermann andò al castello Kreuzburg per essere educato e addestrato come Langravio, e le due ragazze furono mandate in convento.

Non è sorprendente che re Andrea mandasse a chiamare sua figlia affinché tornasse a vivere comodamente in Ungheria. Lei rispose con questo messaggio: "Dite a mio padre che sono più felice qui che nel mio castello. Chiedigli di pregare per me e di chiedere alla corte di fare lo stesso. Di' al mio buon padre che io pregherò sempre per lui."

Suo padre provò a convincerla di tornare una seconda volta, mandandole il fidato cavaliere Walter di Varila, che cercò di riportarla a casa. Come atto finale di rinuncia, Padre Conrad le ordinò di mandare via i due servi fedeli, che erano stati la sua unica consolazione umana, e li sostituì con una contadina grezza e scostumata ed una vecchia sorda.

Nel Novembre del 1231 Padre Conrad fu sul punto di morire. La sua preoccupazione principale era la cura dell’anima di Elisabetta. Lei lo rassicurò con queste parole: "Caro Padre, non avrò bisogno di protezione. Non sei tu che morirai, ma io."

Quattro giorni dopo Elisabetta fu colpita dalla febbre. Quando la notizia che lei era gravemente malata si propagò, grandi folle accorsero a vederla. Per dodici giorni si vide un continuo flusso di visitatori. Alla fine Elisabetta chiese che le porte fossero chiuse, per rimanere da sola con Dio e preparare la sua anima.

Padre Conrad ascoltò la sua confessione e le diede il Viatico. Guda ed Isentrude, i suoi amici, vennero per dirle addio, e lei diede loro ciò che di più caro possedeva, il mantello di San Francesco. Quando si avvicinò la mezzanotte la sua felicità e la sua gioia crebbero, e disse:

"A quest’ora la Vergine Maria diede al mondo il suo Redentore. Parliamo di Dio e del piccolo Gesù, poiché ora è mezzanotte, l’ora in cui Gesù nacque e stette in una mangiatoia, e così creò una nuova stella che non era mai stata vista prima; a quest’ora lui giunse per redimere il mondo; redimerà anche me; a quest’ora uscì dalla morte, e salvò le anime imprigionate; libererà anche la mia da questo mondo miserabile."

Dopo una pausa riprese: "O Maria, assistimi! Il momento è arrivato quando Dio convoca il Suo amico alla festa nuziale. Lo Sposo cerca la sua sposa… Silenzio!... Silenzio!"

La Domenica di Pentecoste del 1235,
solo quattro anni dopo la sua morte,
Elisabetta fu canonizzata da Papa Gregorio IX.

Questo accadde la notte del 19 novembre del 1232; lei non aveva ancora ventiquattro anni. Un antico manoscritto riferisce che sua figlia, la piccola Gertrude, di quattro anni e nella lontana Marbourg, disse: "Sento le campane suonare a morto a Marbourg; in questo momento la cara signora, mia buona mamma, è morta." Nella toga stracciata in cui morì, Elisabetta fu seppellita su sua richiesta nella cappella dell’ospedale da lei fondato.

Poco dopo la sua morte, Padre Conrad scrisse un resoconto dettagliato della vita di Elisabetta, le sue virtù ed i miracoli, in vista dell'investigazione giuridica della Chiesa sulla sua santità.

La morte non bloccò gli atti di carità di Elisabetta verso i bisognosi. I miracoli che lei aveva nascosto durante la sua vita divennero manifesti a tutti coloro che invocarono la sua intercessione, soprattutto a coloro che pregavano presso la sua tomba. I rapporti in cui si mostravano i 130 miracoli attribuiti alla santa furono mandati a Roma per la sua canonizzazione.

Non solo gli ammalati furono guariti e tante difficoltà miracolosamente risolte, ma furono documentati anche miracoli di risurrezione, attribuiti a S.Elisabetta d'Ungheria. Questi testimoniano la sua stupefacente forza di intercessione e la sua grande compassione per i genitori che soffrono per la morte dei loro figli. In cinque casi attestati, i bambini furono restituiti alla vita grazie alle preghiere dei loro genitori rivolte a questa magnifica Santa, unite al voto di fare la carità in suo onore.

La Domenica di Pentecoste del 1235, solo quattro anni dopo la sua morte, Elisabetta fu canonizzata dal Papa Gregorio IX, in presenza della madre di Ludwig e dei due fratelli, dei suoi cari amici Guda ed Isentrude, di Walter di Varila, e dei suoi figli: Hermann di 14 anni, Sophia di 12 e Gertrude di 8.

Nella traslazione delle sue reliquie, nel 1236, giunse l’imperatore Federico, che posò la sua corona sulla sua tomba e disse: "Poiché non ho potuto incoronarla Imperatrice in questo mondo, almeno la incorono oggi come regina immortale nel regno di Dio."

Conclusione

La vita di Santa Elisabetta d'Ungheria è stata un esempio di perfetta conformità alla volontà di Dio e di fedeltà alla propria posizione nella vita. Fu circondata da ricchi, eppure non si lasciò mai distrarre dall’amore verso i poveri. Era profondamente innamorata di un uomo che la ricambiava, eppure non ha mai messo Dio al secondo posto nel suo cuore. Aveva tutto e non sentiva bisogno di nulla; ciò che riceveva lo regalava.

Non fu mai amareggiata quando la fortuna le si voltò contro. Accettò il dolore della morte del marito in maniera realmente cristiana, ed accolse la propria con la medesima rassegnazione.

La sua storia non è una leggenda, ma si pone come una lezione affinché tutti possiamo imitarla. Sia che tu viva in un castello o in un appartamento, S.Elisabetta d'Ungheria ti invita a seguire i suoi passi verso il trono di Dio, accettando la Sua volontà nella tua vita. Santa Elisabetta d’Ungheria, prega per noi.

S.Elisabetta d'Ungheria - 2

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