La testimonianza del Dott. Pietro Restivo
alunno di San Giuseppe Moscati

Egidio Ridolfo s.j.

Un allievo siciliano del Prof. Moscati -- Lettera del 5 aprile 2003 -- Lettera del 10 luglio 2003
Una testimonianza coerente

Un allievo siciliano del Prof. Moscati

Per essere esatti, diciamo subito che la testimonianza dell’alunno, tornato alla casa del Padre tre anni fa, è raccontata dalla figlia, Sig.ra Maria Rosa Zoda Restivo. Il padre, Dott. Pietro Restivo, esercitava la professione a Caltanissetta, nella zona centrale della Sicilia, come medico chirurgo e otorinolaringoiatra. E' stato sempre ritenuto tra i migliori specialisti della zona.

Proprio il fatto che la testimonianza ci provenga dalla figlia fa sì che trasmetta nel lettore (e nello storico) la sensazione di un genuino ricordo e di una inalterata venerazione, che lungi dall’affievolirsi, vibra intatta ancora oggi, nonostante il trascorrere di anni e di generazioni.

Il Dott. Pietro Restivo,
alunno di San Giuseppe Moscati

Riproduciamo il testo di due lettere che la Sig.ra Zoda Restivo ci ha fatto pervenire, e vogliamo qui ringraziare la Sig.na Clara Caleca, anche lei residente a Caltanissetta, per essersi fatta provvidenziale tramite di questa testimonianza, che ci permette di toccare con mano la traccia profonda che S.Giuseppe Moscati ha lasciato nei suoi giovani studenti in medicina, cui come è noto dedicava grande rispetto e attenzione.
A questo proposito ricordiamo quanto Moscati scrisse al Prof. Francesco Pentimalli:

"Ho creduto che tutti i giovani meritevoli, avviatisi tra le speranze, i sacrifici, le ansie delle loro famiglie, alla via della medicina nobilissima, avessero diritto a perfezionarsi, leggendo in un libro che non fu stampato in caratteri neri su bianco, ma che ha per copertura i letti ospedalieri e le sale di laboratorio, e per contenuto la dolorante carne degli uomini e il materiale scientifico, libro che deve essere letto con infinito amore e grande sacrificio per il prossimo.
Ho pensato che fosse debito di coscienza istruire i giovani, aborrendo dall'andazzo di tenere misterioso gelosamente il frutto della propria esperienza, ma rivelarlo a loro."

[S.Giuseppe Moscati, 11 settembre 1923]

Lettera del 5 aprile 2003

"Sono Maria Rosa Restivo, figlia di Pietro Restivo, nato a Villarosa (Enna) il 20 novembre 1904 (1) e morto a Caltanissetta il 2 luglio 2000. Mio padre era laureato in Otorino e studiava a Napoli, quando ebbe la fortuna d’essere alunno del Dott. Giuseppe Moscati. Lui lo chiamava e lo invocava sempre come il "mio Professore" e spesso negli ultimi due anni, prima di morire, mi chiedeva: "Come si chiamava il mio caro ‘Amico’?" Ed io gli rispondevo: "Giuseppe". Vi dico in breve cosa mi diceva ricordando Moscati:

- che si recava a Messa ogni giorno e si preoccupava dei suoi pazienti perché potessero accostarsi a Dio con la Confessione e la Comunione;

- che era un diagnosta formidabile: quando aveva fatto una diagnosi, e poi malauguratamente il paziente moriva, prima di iniziare l’autopsia ricordava agli alunni ciò che aveva detto quando quel paziente era in vita, che veniva puntualmente confermato dall’esame autoptico, e spesso erano diagnosi molto difficili (specie a quei tempi quando non erano disponibili tanti supporti diagnostici di oggi, tipo Tac o radiografie!);

- che era molto caritatevole, pieno di dignità e giovialità insieme, grande lavoratore, coscienzioso e responsabile.

Lo studio medico di San Giuseppe Moscati,
nelle Sale Ricordi del Gesù Nuovo.

Quando Papà aveva 90 anni - siamo nel 1994 - ho fatto con lui l’ultimo viaggio a Napoli. Siamo andati al Gesù Nuovo, in taxi dall’albergo, e lui è rimasto un’ora e mezzo davanti all’altare del "suo caro Professore".

Avvenne che durante questo tempo giunse un pellegrinaggio, e quando i pellegrini vennero a sapere che Papà era stato un alunno del Professore Moscati, cominciarono a fargli festa e persino a "toccarlo", quasi fosse anche lui una reliquia. Papà si commosse moltissimo. Andammo poi nelle "Sale Moscati", dove sono raccolti i suoi ricordi, i suoi libri, il suo studio medico, e con grande commozione visitò ogni cosa.

Nella "sua" Napoli ricercammo poi tutti i posti cari a lui studente di Medicina, e ci recammo anche all’Ospedale degli Incurabili, dove Moscati era Primario e insegnava, e dove mio padre ricordava una iscrizione, che soleva spesso ripetere: "Qui la morte cura la vita", che era scritta in latino (2). Girammo dentro l'Ospedale per ritrovare gli ambienti conosciuti e le aule, ma molte erano sbarrate per lavori, o perché inagibili, con suo grande dispiacere.

Vi spedisco l’immaginetta "ricordo" di mio Padre, che come vi ho detto era un valente medico otorino e un bravissimo chirurgo. Le citazioni bibliche riportate erano state da mio padre dette in preghiera, la prima due anni prima di morire, le altre due in prossimità della morte:

- "Il resto di Giacobbe in mezzo a numerose nazioni sarà come rugiada che viene dal Signore, come gocce d'acqua sull'erba, che non spera nell'uomo né attende nulla dai figli dell'uomo" (Michea 5, 6).
- "Io sono la Via, la Resurrezione e la… 'Vita'" (Giovanni 14, 6).
- "Questo è il pane disceso dal cielo: chi si ciba di questo pane, vivrà per sempre" (Giovanni 6, 58).

Il pensiero che segue, come potete costatare, lo abbiamo aggiunto per ricordare la sua gioia nel ripensare agli anni della sua giovinezza e a tutto ciò che riguardava il "suo" Professore: "Papà caro, grazie di tutto… il silenzio, la forza, l'amore, la fede nella 'vera Vita' che hai testimoniato fino all'ultimo respiro… Là dove sei andato, ogni 'ricordo' della tua vita passata è diventato fiore profumatissimo ed è stato 'ascoltato' amorosamente dal tuo Signore… Con la certezza di rivederti nella gloria dei Santi del Paradiso, insieme alla mamma e al tuo caro 'Professore', ti salutiamo, papà. Ci manchi tanto! Maria Rosa, Maria Cristina, Salvatore."

In famiglia amiamo moltissimo San Giuseppe Moscati. Abbiamo ricevuto grazie grandissime tutti quanti. Una mia amica lo ha sognato accanto alla culla di un mio nipotino molto malato. Ha visto un dottore con un camice lungo, molto più lungo di quelli attuali, e poi lo ha riconosciuto in una foto del Santo Medico. Quel bambino si è salvato.

Anche un altro nipotino, nato prematuro, ha ricevuto grazie da lui: gli avevano diagnosticato una gravissima malformazione cardiaca, che poi non è stata trovata. Ma tante, tante volte è entrato nella nostra vita come "taumaturgo ed intercessore" presso di Dio, e con una presenza affettuosa, come fosse una persona di famiglia. Noi tutti l’amiamo. Mio fratello è pure otorino a Palermo: professore all’Università ed al Policlinico: Ed è anche lui molto devoto a S.Giuseppe Moscati.

Se dovesse necessitare testimoniare qualcos’altro sono a vostra disposizione. Ricordatevi di noi nelle preghiere al caro Professore, a cui chiedo in questo momento di benedire la mia famiglia, l’Italia ed il mondo intero. Con devozione ed affetto, Maria Rosa Zoda Restivo - Caltanissetta"

Caltanissetta: centro storico con la chiesa di
S.Agata al Collegio, già tenuta dai PP.Gesuiti.

Lettera del 10 luglio 2003

E' superfluo ripetere che qualunque, anche minimo ricordo o episodio o circostanza particolare, è un frammento prezioso nel tesoro delle memorie che riguardano San Giuseppe Moscati. Siamo così grati alla Sig.ra Maria Rosa Zoda Restivo per averci fornito con una seconda lettera, su nostra richiesta, altri ricordi ed elementi sulla figura del padre.

Dall'insieme appare evidente l'influsso che San Giuseppe Moscati ha lasciato in questo, come in tanti altri suoi allievi: senso di responsabilità, mancanza di discriminazioni, spirito di sacrificio, grande rispetto per quanti richiedevano la sua opera di medico, fede profonda e praticata apertamente. La riportiamo quasi integralmente:

"Chiedo a S.Giuseppe Moscati di farmi luce su quello che ancora potrò riferire: per esempio per la data del suo soggiorno a Napoli, che dovrebbe essere negli anni 1924-1928 (3).

Papà è del 1904. Nativo di Villarosa, fece le scuole medie ed il liceo classico a Caltanissetta, col massimo dei voti. Suo padre, farmacista, era un grande latinista ed ottimo conoscitore del Greco, si chiamava Domenico Restivo, mentre il nome della la madre era Rosa Speciale; una sorella di mio padre era francescana terziaria a Palermo, in via Perpignano, anche lei molto brava negli studi e poi farmacista, fece parte delle francescane dai 42 anni ed è morta 42 anni dopo la professione religiosa, una donna di preghiera. Un’altra sorella, Elvira, insegnante di materie letterarie e latino, è morta in giovane età lasciando tre figli, che poi hanno trovato la loro via ed hanno formato ottime famiglie.

All’età di soli 16 anni Papà si iscrisse in Medicina a Palermo, era avanti infatti negli studi di due anni, prima di scuola media a poi di liceo. A Palermo restò tre anni e poi proseguì gli studi a Napoli, dove conseguì la Laurea. Andò quindi a Firenze, per la specializzazione in Otorino. In questa città fu tenente medico e iniziò lavori di ricerca nel campo medico, che mio fratello, attualmente Professore all’Università di Palermo, pure Otorino, ha trovato già pubblicati allora.

Ma il nonno lo richiamò a Caltanissetta. Papà fece quindi ritornò e ben presto si diffuse la fama che era un ottimo otorino. Nel periodo della guerra, dopo averlo chiamato sotto le armi, lo rimandarono indietro, perché era uno dei pochissimi medici specialisti nella zona di Enna, Agrigento e Caltanissetta.

Un ricordo vivo di mio padre: quando lo chiamavano di notte, anche se si trattava di persone "pericolose", mio padre usciva con qualunque tempo, in qualunque circostanza. Aveva molto alto il senso di responsabilità nel suo lavoro e l’attaccamento alla sua professione. Negli ultimi anni non mancava alla Messa giornaliera, e privilegiava la chiesa del Collegio (dei gesuiti) o il Santuario Mariano della Madonna di Fatima, nella zona di Santa Flavia a Caltanissetta.

Il Dott.Pietro Restivo in una foto di serena vita familiare. Alla sua destra la figlia Maria Rosa, che ci ha inviato questa testimonianza.

Tre anni prima che Papà morisse, fu colpito da emorragia cerebrale, ma riuscì piano piano a rimettersi. Frequento un gruppo del Rinnovamento nello Spirito, pregammo insieme quando mio padre era in coma, la Parola di Dio ci dava forza, ricordo in particolare un versetto: "Il resto di Israele sarà come 'rugiada' per la casa di Giacobbe"… ed avvenne che Papà cominciasse a riprendersi e a iniziare come una "vita nuova".

Ai suoi occhi gli interessi umani erano completamente svaniti, vivendo solo di "preghiera", aiutandosi ascoltando "Radio Maria", e con l'immagine del "suo" Professor Moscati sempre sul comodino. A lui si rivolgeva chiamandolo "il mio Amico". Alcune volte ne dimenticava il nome, e allora mi chiedeva: "Maria Rosa, come si chiama il mio Amico?" al che pronta rispondevo: "Giuseppe". Quella Parola di Dio si è avverata anche per quanto riguarda tutti coloro che lo avvicinavano: aveva sempre un bellissimo sorriso, che comunicava ai presenti una grande serenità e distacco dalle cose terrene, quasi un senso di "felicità soprannaturale".

Un altro ricordo molto forte è questo: da 60 fino all’età di 78 anni Papà fu accanto a mia Madre, ammalatasi di cancro e di cuore, facendole da medico, cuoco e infermiere. In mezzo anche alle più gravi difficoltà l’unica sua parola che ricordo era: "Signore, sia fatta sempre la Tua Santissima Volontà".

Con la Mamma raggiunsero una pace straordinaria ed un legame di amore che era già soprannaturale. La Mamma, Maria Luisa Giarrizzo, figlia di Michele Giarrizzo (chirurgo, pure lui laureato a Napoli) e di Rosalia Benintendi, figlia del Barone Benintendi, ebbe una grande influenza sulla vita religiosa di mio Padre, perché fece sempre in modo che ciò che il Professor Moscati ed i genitori avevano seminato nel suo cuore, una fede forte, non venisse mai meno ma anzi si rafforzasse conducendolo alla santità.

Papà ha avuto tre figli: io, Maria Rosa, sono la più grande e mi sono laureata in Lingue Straniere. Mi prendo cura di un gruppo del Rinnovamento nello Spirito di cui fanno parte molti ragazzi di scuola media. Conta circa 120 membri ed è veramente meravigliosa: si chiama "Germoglio" e si riunisce al Sacro Cuore (chiesa prima tenuta dai Salesiani).

Mia sorella Maria Cristina è laureata in Matematica, ha vissuto in casa con i miei genitori e con Salvatore, nostro fratello, che ha seguito la professione di Papà ma a Palermo, seguendo la carriera universitaria. Anche lui sente una profonda devozione per il Professor Moscati. In famiglia parliamo spesso di lui e diamo agli ammalati le sue immaginette. Gli vogliamo bene e un suo grande ritratto ha un posto d'onore nella nostra casa.
Maria Rosa Zoda Restivo - Caltanissetta"

Il Dott. Restivo intorno agli anni '30, pochi anni dopo aver concluso gli studi a Napoli come allievo del Prof. Moscati.

Una testimonianza coerente

A conclusione una breve annotazione. Oltre alla testimonianza, genuina e in perfetta corrispondenza con la storia già conosciuta, vorremmo richiamare l’attenzione del Lettore sul filone d’intensa fede che attraversa questo chirurgo esemplare e tutta la sua famiglia, e costituisce uno dei tanti episodi che attestano la trasmissione di valori cristiani dal Professore a tanti discepoli che ebbero la fortuna d’incontrarlo sul loro cammino. Da quanto emerge leggendo le due lettere che abbiamo riportato, i ricordi del Dott. Pietro Restivo sono perfettamente coerenti con quanto conosciamo di San Giuseppe Moscati.

E' vero infatti che per lui la Messa quotidiana era un'impegno e allo stesso tempo una esigenza inderogabile. Di solito vi assisteva nella nostra chiesa del Gesù Nuovo, molto vicina alla sua abitazione, o nella chiesa di S.Chiara, che sta di fronte. Poi si recava nel "suo" Ospedale, felice se poteva farlo, anche al ritorno, con alcuni suoi allievi.

E' nota la sua molteplice attività caritativa, espressione naturale della sua spiritualità, i cui cardini erano la Parola di Dio, l'Eucaristia e una profonda devozione mariana, in modo particolare verso la Madonna del Rosario di Pompei. Il fondatore di quel celebre santuario era il Beato Bartolo Longo, di cui Moscati era amico e medico curante. Andare a Pompei significava per Moscati anche curare gratuitamente gli orfani e i figli dei carcerati che Longo aveva raccolto e assisteva, per i quali aveva creato case, scuole, laboratori.

Ma tante altre iniziative di carità erano praticate da Moscati in occasione delle sue visite mediche, presso la sua residenza o a domicilio, a Napoli o nei paesi del circondario dove si recava. Una carità esercitata sempre con discrezione, volendo apparire il meno possibile, e per questo si serviva molto della sorella Nina. Su tutto questo una schiera di testimoni ha riferito nel processo canonico, che ha portato prima alla beatificazione (1975) e poi alla canonizzazione (1987).

E' vero pure - come ricordava il Dott. Restivo - che avendo chiara una visione "unitaria" dell'uomo, nelle sue componenti psicofisiche (con una consapevolezza in anticipo sui suoi tempi), nei confronti dei suoi pazienti si preoccupava non solo di fornire le cure mediche più accurate e aggiornate, ma spesso li esortava ad accostarsi ai Sacramenti per ritrovare quella serenità e "salute spirituale", che a sua volta influenza positivamente quella fisica.

Il Dott. Pietro Restivo ricorda particolarmente le lezioni tenute da Moscati nella sala delle autopsie. Anche in questo campo Moscati era in anticipo sui tempi, dato che allora non si dava molta importanza al riscontro autoptico, ironizzando persino talvolta che la Medicina doveva occuparsi dei vivi e non dei morti… Ma il nostro Santo, sulla scia di studiosi come Luciano Armanni e altri che lo avevano preceduto ma avevano avuto poco seguito, comprese il valore di questo tipo di riscontro diagnostico, e per questo ridiede vita all'Istituto di Anatomia Patologica già diretto da Armanni ma poi andato in rovina.

Si rivelò un ottimo anatomo-patologo e perito settore, pur non essendo questa la sua attività primaria. Come giustamente il Dott. Restivo ricordava, l'esame autoptico confermava puntualmente le diagnosi - spesso molto difficili - formulate da Moscati quando i pazienti erano in vita.

L'Urna bronzea, opera di Amedeo Garufi, che custodisce i resti mortali di San Giuseppe Moscati. I tre pannelli lo mostrano come docente (a sinistra), pieno di carità per i malati, motivata dalla profonda fede (al centro) e all'opera nel suo reparto dell'Ospedale Incurabili (a destra).

Era comunque un fatto notorio che le diagnosi da Lui formulate fossero molto accurate ed esatte, ma anche in questo Moscati rifuggiva dal mettersi in mostra. Quando era chiamato a consulto lasciava prima esprimere i colleghi, se la diagnosi gli sembrava esatta non interveniva, altrimenti formulava discretamente la sua opinione. Si ricorda come solo Moscati fu in grado di formulare l'esatta diagnosi di "ascesso subfrenico" al celebre tenore Enrico Caruso, diagnosi non formulata neppure da clinici famosi del tempo, come il Cardarelli.

Il giovane studente Pietro Restivo ha certo beneficiato anche della grande capacità didattica del Prof. Moscati. Molti testimoni riferiscono come le sue lezioni fossero "interattive", cosa nuova per quei tempi. Presentava vari casi clinici e formulava tre ipotesi di diagnosi, invitando poi gli studenti a pronunciarsi e lasciando che essi stessi arrivassero a comprendere quale potesse essere la diagnosi esatta. La sua "passione" per gli studenti di medicina era si può dire pari a quella per i malati: il suo più grande desiderio era infatti quello di trasmettere loro senza reticenze il frutto della propria vasta esperienza, perché un giorno potessero a loro volta essere degli ottimi medici una volta tornati ognuno nelle proprie regioni.

Il vasto epistolario di Giuseppe Moscati - pubblicato da P.Alfredo Marranzini s.j. - testimonia di come Egli avesse a cuore i suoi studenti e come ne seguisse molti anche dopo la laurea. Ecco quanto scrisse al Dott. Consoli, suo allievo, che doveva lasciare Napoli dopo la laurea:

"Sebbene lontano, non lascerete di coltivare e rivedere ogni giorno le vostre conoscenze. Il progresso sta in una continua critica di quanto apprendemmo. Una sola scienza è incrollabile e incrollata, quella rivelata da Dio, la scienza dell'al di là!
In tutte le vostre opere, mirate al Cielo, e all'eternità della vita e dell'anima, e vi orienterete allora molto diversamente da come vi suggerirebbero pure considerazioni umane, e la vostra attività sarà ispirata al bene".

[S.Giuseppe Moscati, 22 luglio 1922]

Si comprende il desiderio del Dott. Restivo, nel suo viaggio del 1994 a Napoli, di rivedere i luoghi dove aveva conosciuto il "Maestro", soprattutto l'Ospedale "S.Maria del Popolo degli Incurabili" (questo è il nome ufficiale). Si dispiacque di non poter vedere alcuni ambienti significativi perché "erano sbarrati per lavori o perché inagibili". E' il caso della bellissima e monumentale Farmacia, chiusa ancora oggi perché necessita di lavori radicali, e quanto alla Sala Anatomica, è stata completamente trasformata.

L'Ospedale degli Incurabili conosciuto da giovane dal Dott. Restivo era più grande dell'attuale, perché i bombardamenti dell'ultimo conflitto mondiale hanno distrutto un intero settore, quello prospiciente piazza Cavour. Ecco perché il Dott. Restivo non ha potuto rivedere la grande corsia della "III Sala Uomini", dove Moscati fu Primario. Se ne vedono solo - ponendosi all'ingresso laterale dell'Ospedale - alcuni alti archi residui, che danno un'idea della vastità di questo grande ambiente.

Ringraziamo ancora Maria Rosa Zoda Restivo per questa testimonianza, che insieme alle foto del padre che ci ha inviato verrà custodita nell'Archivio Moscati, qui al Gesù Nuovo, di cui è responsabile il P.Sebastiano Esposito s.j., certamente uno dei più esperti conoscitori della vita e della spiritualità del Medico Santo.


Note:
1.
In quell'anno Giuseppe Moscati conseguiva all'università di Napoli la Laurea in Medicina.
2.
Il Dott. Restivo si riferiva all'iscrizione, incisa da Luciano Armanni all'ingresso della Sala Anatomica degli "Incurabili" e che recava: "Hic est locus ubi mors gaudet succurrere vitae" ("Questo è il luogo dove la morte gode di soccorrere la vita"). Moscati fisserà alla parete della Sala, insieme al Crocifisso, una tavola con l'iscrizione: "Ero mors tua, o mors" ("O morte, sarò la tua morte"), ispirata al versetto 13, 14 del profeta Osea.
3.
Dato che il Dott. Restivo non parla della morte prematura di Giuseppe Moscati, avvenuta il 12 aprile 1927, è più probabile che il suo soggiorno napoletano abbia riguardato gli anni 1923-26.


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