Meritocrazia e asinocrazia

Camillo Imbriani

Quasi ogni giorno i telegiornali e la carta stampata riferiscono fatti di bullismo giovanile, dedito alla droga, alle percosse, agli stupri, ai furti di telefonini, ecc.

I commentatori, chi più chi meno, sostengono che la colpa è dei genitori che non controllano i figli e della scuola che non li istruisce ed educa a dovere. Normalmente si dimenticano di riconoscere che anche la televisione e la stampa hanno al riguardo una buona dose di responsabilità, come pure l’uso senza criterio del computer e di internet.

Le accuse alla famiglia e alla scuola hanno un’anima di verità. La famiglia sembra disgregata, in cerca dì novità edonistiche; la scuola si dibatte tra programmi anemici, metodi d’insegnamento libertari e valutazioni classiste, che piovono con superficialità su aquilotti e asinelli, senza attribuire a ciascuno quello che merita di premio o di castigo.

Filosofi e pedagogisti, volando più alto, sapientemente affermano che il bullismo giovanile affonda le radici nel relativismo imperante, che svaluta ogni valore assoluto e fa diventare lecito solo quello che piace, precipitando miseramente nel nichilismo.

Relativismo e nichilismo credono nella libertà senza freni e respingono il monito che, secoli or sono, Platone impartiva nella Repubblica, che cioè la libertà senza freni si trasforma in licenza e la licenza si trasforma in dispotismo.

Relativismo e nichilismo sono forme ideologiche che proditoriamente s’insinuano nelle attività pubbliche e private, anche nella scuola, la più nobile delle attività umane.

Da decenni in Italia assistiamo a tentativi politici di riformare la scuola ed aggiornarla nelle regole scolastiche, sia programmatiche che didattiche, amministrative e disciplinari. Questi tentativi hanno sortito scarsi risultati, perché sono stati attuati sulla base di ideologie partitiche, non sulla base di ideologia universale ed obbligatoria, condivisa da tutte le forze politiche e nell’interesse della comunità nazionale.

Nella corsa alle riforme scolastiche, a mio modo di vedere, è stato sottovalutato, se non addirittura escluso, il principio affermato nell’articolo 34 della Costituzione Repubblicana che parla espressamente di "capaci e meritevoli", e cioè di meritocrazia, concetto caro ai padri costituenti, non, a quanto sembra, ai moderni riformisti.

Questa sottovalutazione non ha permesso di leggere compiutamente il passato sco1astico e comprenderne l’ideologia, allo scopo di recuperarlo e migliorarlo, non di ignorarlo o affossarlo. Eppure il passato della scuola italiana possedeva idee e valori immortali, capaci di polarizzare le aspirazioni di un’epoca ed elevarle a simbolo.

"Siete stati creati non per la vita vegetativa ed animale, ma per conoscere e
seguire il bene morale".

Discendeva dal così detto mito di Odissèo o mito della conoscenza umana, compendiato dal nostro sommo poeta nel canto XXVI dell’Inferno. Odisseo, e cioè Ulisse, spinto dall’amore della conoscenza, che in lui è più forte dell’amore filiale, coniugale e paterno, afferma:

"O frati...
considerate la vostra semenza,
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e conoscenza".

Fratelli, considerate la vostra origine, siete stati creati non per la vita vegetativa ed animale, ma per conoscere e seguire il bene morale, quel bene cui aspira l’animo umano, come lo stesso poeta precisa nel Convivio.

Il mito di Odisseo richiama e si sostanzia nel mito della cultura greco-romana che Dante accetta ed esalta e, allo stesso tempo, integra e nobilita, non contrapponendo ma sovrapponendo la realtà della rivelazione evangelica. All’inizio del Purgatorio fa apparire nel cielo tre stelle (fede, speranza e carità), ed induce Virgilio ad apostrofare Catone, il custode del Purgatorio, con i celebri versi: "1ibertà va cercando che è sì cara come sa chi per lei vita rifiuta" (P. I,71 72.).

Questo uomo - e cioè Dante - va cercando la libertà morale che lo liberi dal vizio e dal peccato. Poi, con espressione apodittica, che sa di ragione e di fede, esclama: Matto è chi crede di poter comprendere con la semplice ragione umana, "una sustanzia in tre persone", e conclude: "Siate contenti, umane genti, al quia, che se possuto aveste veder tutto, mestier non era partorir Maria" (P. III, 34-39).

Uomini, accontentatevi di conoscere la verità rivelata, senza la presunzione di penetrarne il come ed il perché del suo essere. Se, infatti, con la sola ragione umana fosse stato possibile conoscerla, non sarebbe stato necessario che Maria partorisse il Verbo Incarnato.

La realtà della Rivelazione divina integra e sublima il mito di Odisseo e della cultura greco-romana, con l’apporto delle verità di fede, dei valori della libertà e della dignità dell’essere umano, e delle conseguenti virtù che oggi, con un vocabolo onnicomprensivo, vengono comprese nel nome della democrazia.

La storia insegna che l’ideologia del mito di Odisseo e dei valori della Rivelazione divina ha donato un’anima all’Occidente ed ha immortalato uomini ed opere letterarie ed artistiche che il mondo ammira ed invidia.

Contro questa ideologia, nel secolo dei lumi, venne inalberato il mito della dea ragione con l’esaltazione della mente umana, quasi fosse increata, e la negazione del passato etico-culturale. Gli eventi successivi della rivoluzione francese, riaffermando i princìpi della 1ibertà, dell’uguaglianza e della fraternità, misero a nudo e ridimenzionarono la dea ragione ed innalzarono, a simbolo di libertà, la macchina tagliateste della ghigliottina.

Intellettuali illuministi ed ideologi partitocratici si aggirano anche oggi per le strade d’Italia e dell’Occidente ed avanzano idee contrastanti con il nobilissimo passato, che affonda le radici, quasi quercia secolare, nella ideologia dantesca che ha animato l’Alto Medioevo, l’Umanesimo ed il Rinascimento in tutto l’Occidente.

E’ necessario perciò rivisitare con coraggio e senza pregiudizi questo passato, per capirlo, integrarlo e migliorarlo ed offrire ai giovani studenti delle scuole princìpi e valori eterni, una programmazione corrispondente, una metodologia degna del tecnicismo scientifico imperante e regole certe ed applicabili per l’istruzione e l’educazione al vivere civile.

Non sembri inopportuno ricordare che il decreto istitutivo della scuola pubblica in Italia del 13 novembre 1859 di Gabrio Casati, ministro in un governo liberale, attuava il decreto .Buoncompagni del 4 ottobre 1848, che indicava le materie d’insegnamento per l’istruzione ciassica. "Si insegnano le lingue antiche e le lingue straniere, gli elementi della filosofia e delle scienze come preparazione agli studi universitari".

L’indirizzo indicato appare più che mai valido ed attuale ai nostri giorni nella prospettìva della cultura e della ricerca scientifica. Può essere applicato nelle scuole di tipo classico ed anche in quelle di tipo tecnico e professionale, con i dovuti adattamenti ed integrazioni, perché difende princìpi e valori che travalicano ogni tecnicismo ed ogni limitazione di tempo.

Una simile ideologia, per avere successo, dovrebbe provenire da accordo e collaborazione politica, nell’interesse esclusivo della collettività. Corrisponderebbe così al dettato costituzionale che parla di capaci e meritevoli; applicherebbe la giustizia equitativa di premio o di castigo nei confronti di tutti i discenti, ed aiuterebbe a forgiare uomini veri, i futuri genitori e professionisti della Nazione.

Alla luce, infine, di quanto affermato, non potrebbe essere reintrodotto nella scuola secondaria di primo grado lo studio della lingua latina, la quale, oltre al fatto di essere la lingua madre dell’italiano, potrebbe agevolare la conoscenza delle regole grammaticali e sintattiche e fornire agli studenti la capacità d’un facile e corretto ragionamento? Idee peregrine quelle esposte? Visione idilliaca del passato? "Videant consules".

Vedano e provvedano i consoli con intelligenza, sapienza e tempestività. Le idee esposte potrebbero però avere anche un’anima di verità e potrebbero fornire un rimedio medicamentoso alle istituzioni scolastiche, alla formazione dei futuri cittadini e così neutralizzare il bullismo relativistico dei giovani sfrontati e spavaldi.


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