Viaggio di Moscati ad Edinburgo
Motivi e preparativi

Sebastiano Esposito s.j.

[pubblicato nel Gesù Nuovo di Settembre 1994, pp.275-279]

Il racconto, cui intendo apporre alcune"postille" con parole ed immagini, è quello che Giuseppe Moscati ci ha lasciato, in un breve diario ed in parecchie lettere, circa il suo viaggio da Napoli ad Edinburgo nel 1923 (1).

Ho esposto recentemente le ragioni che inducono a considerare quel racconto come uno spiraglio eccezionalmente propizio per chi voglia intuire più da vicino gli aspetti umani e cristiani della figura di Moscati, del quale conosciamo pochissime pagine di diario e che solo rivolgendosi alla cerchia ristretta dei familiari esce dall'abituale riserbo circa la sua vita e i suoi sentimenti (2). A questo scopo può tornare assai utile una conoscenza minuziosa delle circostanze – tempi, luoghi, persone, istituzioni - che in quel racconto sono espressi o sottintesi.

Ho ritenuto quindi che potesse risultare proficuo un lavoro di ricerca e di documentazione sui luoghi stessi visitati dal Moscati, sia per una più approfondita conoscenza del Medico santo, sia per salvare a futura memoria fatti ed immagini che le inevitabili trasformazioni prodotte dal tempo minacciano di cancellare per sempre. Proprio questa estate, ripercorrendo i luoghi della tappa parigina di quel viaggio, davanti ad una banca, che aveva preso il posto di un ristorante visitato a suo tempo da Moscati, notavo tra me e me, non senza rammarico, che questo lavoro sarebbe stato auspicabile e molto più fruttuoso già una trentina d'anni addietro. Ma, come suol dirsi, meglio tardi che mai.

Accingendomi ad esporre in diverse Note successive, queste mie osservazioni, desidero avvertire il Lettore che esse sono "postille" e non un commento completo e particolareggiato di tutto il racconto, anche perché molte note e dilucidazioni sono state già apposte da chi ha pubblicato quegli scritti (3), e qualcuna ho aggiunto io stesso in passato(4). Inoltre, queste "postille" seguiranno, sì, le varie tappe di quel viaggio secondo la successione cronologica, ma non escludo qualche ritorno sui miei passi, quando nuovi risultati dovessero consigliare di integrare o modificare quelli già acquisiti. In questo tentativo d'inventario, infatti, son certo di poter contare sulla collaborazione di quei Lettori (e sono tanti) in grado di fornire informazioni circa tempi luoghi e persone, utili a completare, ed eventualmente a correggere, i risultati che verranno man mano pubblicati su queste pagine.

L'inizio del racconto in forma di diario

Il racconto comincia così:

"Fino all'ultimo sono stato in dubbio, se partire o non. Assillato dalle cose ospedaliere, dalle richieste di infermi, di consultazioni, e massimamente trattenuto dai miei disturbi visivi sono rimasto oscitante. Ma le insistenze di mia sorella mi hanno parlato come una voce angelica. Avrei potuto rimandare il viaggio, e indirizzarlo a Lourdes e a Paray-le-Monial; ma questa ispirazione non mi venne subito quando acconsentii che i miei buoni amici e futuri compagni di viaggio i proff. Bottazzi e Quagliariello, si mettessero attorno per farmi ottenere il passaporto e per acquistare i biglietti ferroviari. Ai piedi della Madonna del Carmine, nel suo nome, a S. Teresa al Museo (chiesa tanto ricca di ricordanze mie infantili) ebbi l'ispirazione di partire. E la sera del giorno innanzi a quello destinato alla partenza, mi gittai ai piedi del confessore, il P. Perillo barnabita (essendo assente il P. Pio mio abituale confessore) e avendo solo fatto cenno al Padre che mi accingevo a partire per la Scozia, egli mi disse: "e questo viaggio lo compirete come un dovere, e vi sarà fecondo di meriti ". Non avevo ancora esposto a lui i miei dubbi, che mi veniva la sua approvazione!" (5).

La condizione fisica e psicologica

Questa prima pagina ritrae fedelmente la condizione fisica psichica e spirituale di Moscati nell'estate del '23. La mole di lavoro, già di per sé pesante, gli diviene ancora più gravosa per i disturbi fisici che lo affliggono. Quasi sempre si parla di Moscati come "medico", ma non bisognerebbe dimenticare il Moscati "paziente". Su questo punto egli generalmente tace o dissimula. I rari accenni, che gli sfuggono, inducono al sospetto che non si trattasse di poca cosa. Per una diagnosi tecnica di questi disturbi rimando alle pagine che il Prof. D'Onofrio ha dedicato all'esistenza stroncata di Moscati (6).

Per parte mía, vorrei soltanto sottolineare due accenni che Moscati fa su questo argomento, al di fuori del racconto di viaggio. Già l'anno prima in occasione della travagliata vicenda della libera docenza, aveva confessato in una lettera al prof. Castellino:

"Ma io non vivo più; passo le notti insonni [...]" (7).

E nel novembre del '23. poco più di tre mesi dalla fine del viaggio in una lettera di condoglianze ai familiari di un giovane a cui avrebbe voluto fare da compare di cresima, egli diventa più esplicito:

"Miei carissimi amici, Non so come abbia la forza di scrivere, affranto, come sono dalla triste notizia, e da una febbre e da un male di testa e da un vomito da ieri al giorno. Ma non compiango la sorte di Peppino, che si è santificato nella sua ultima malattia e con la sua ardente carità verso Dio [...] Avevo supposto che la malattia era precipitata in una complicanza inesorabile: quella celebrale, tanto che mi proponevo suggellare oggi stesso i vincoli di compare di Cresima... Ma la mia stessa malattia, che mi fa compiere un vero sforzo a tenere la penna in mano, e il mastodontico sistema di guai in cui mi trovo da mille parti ingrovigliato mi resero impossibile ieri e mi avrebbero reso impossibile oggi quello ch'era un vivissimo desiderio del mio cuore. Vi garantisco che mi sento vivamente attaccato alla vostra famiglia come a quella di parenti spirituali; e che - nel poco di vita che mi resta - e innanzi a Dio m'è viva e cara nei ricordi l'immagine di Lui!" (8).

Quel "poco di vita che mi resta" non mi sembra un'espressione retorica. Sotto la penna di un diagnostico geniale come lui, se non la si vuol proprio interpretare come profezia di una fine non lontana, certamente conferma la percezione di uno stato precario di salute. E’ comprensibile come uno sforzo eccessivo di lavoro e una salute malferma possano indurre un'alterazione dell'equilibrio psichico abituale.

Vorrei sottolineare questo stato di forte disagio interiore, non solo perché esso completa la figura storica di Moscati, ma anche perché esso ha determinato, in chi gli stava vicino (la sorella Nina, il Proff. Bottazzi e Quagliariello, nonché il confessore P. Perillo), la spinta amorevole ed insistente a fargli intraprendere un viaggio che egli non avrebbe intrapreso, almeno per quella data e per quella destinazione ("Avrei potuto rimandare il viaggio, e indirizzarlo a Lourdes e a Paray-le-Monial").

Una descrizione molto sobria ma assai illuminante sulla natura di questo disagio, ce la dà lo stesso Moscati in una lettera inviata alla Sig.ra Bottazzi subito dopo il suo rientro a Napoli (10 agosto), per informarla sull'ottimo stato di salute del marito e della figlia Cecilia, che egli aveva lasciati a Londra, avendo incluso nel suo viaggio di ritorno una tappa a Lourdes. Tra l'altro egli asserisce:

"Le scrivo soprattutto, per attestare anche a Lei che mi sono sentito altamente onorato di tanta buona e cara amicizia dimostratami dal professore suo marito, che dall’elevata sua posizione sociale e morale è sceso fino a me, soddisfatto di avermi a compagno di viaggio, malgrado le mie non buone condizioni di spirito, che neutralizzavano gran parte della mia vecchia giovialità" (9).

Improvvisazione ed ispirazione

L'improvvisazione del viaggio, oltre che dalla testimonianza del diario ("Fino all’ultimo sono stato in dubbio, se partire o no") si rivela dalla vicenda del passaporto procuratogli dagli amici. Ho già trattato di questo e di altri suoi documenti personali (10).

Uno dei passaporti appartenuti a
S. Giuseppe Moscati

Qui mi preme rìbadire che il passaporto è stato rilasciato il 17 luglio 1923, cioè alla vigilia della partenza. A questo punto potrebbe venir fuori la figura alterata di un uomo stanco fisicamente e psichicamente, in balia di circostanze sfavorevoli, sorretto solo dal conforto di pochi amici. Ma non è così. Moscati soffre, ma non si scoraggia. È’ stanco ma non tentenna. Egli sa di avere dei punti di appoggio e di riferimento capaci di orientarlo e di confortarlo.

Un primo punto di riferimento è la chiesa. II suo viaggio comincia in una chiesa e termina in un'altra chiesa di Napoli. E in tutte le tappe - a Roma, a Londra, a Edinburgo, a Parigi, a Lourdes - le chiese costituiranno per lui non soltanto monumenti d'arte e di storia, ma soprattutto templi di culto in spirito e verità, luoghi della parola e della Cena, faro di orientamento e porto di sicurezza, casa comune del Padre e dei fratelli di fede.

"Ai piedi della Madonna del Carmine, nel suo nome, a S. Teresa al Museo (chiesa tanto ricca di ricordanze mie infantili) ebbi l’ispirazione di partire".

S. Teresa al Museo, in via S. Teresa degli Scalzi, colpisce ancora oggi per la sua monumentale scala di accesso e per l'imponenza della sua mole. Risale all'inizio del sec. XVII. L'interno è spazioso, ricco di sculture e pitture di notevole valore (11).

La statua della Madonna del Carmine, a cui si riferisce Moscati si trova nella seconda cappella a sinistra di chi entra. È opera di Gaetano Verzella che la scolpì intorno al 1835. È un'immagine di grande dignità e decoro. Il fatto che Moscati si sia raccolto ai piedi di quell'immagine in una chiesa che non frequentava più con assiduità da quando la famiglia si era trasferita da via S. Teresa degli Scalzi 83 a via Cisterna dell'Olio 10, si spiega probabilmente con la prossimità della festa del Carmine (16 luglio). Non va dimenticato, però, la circostanza che il Santo ha sempre nutrito nei riguardi della Vergine del Carmelo una filiale devozione che affondava le sue radici nell'ambiente familiare. I Moscati, infatti, a Serino possedevano una cappella domestica dedicata appunto alla Madonna del Carmine (12).

Nel suo celebre scritto "Come recito l'Ave Maria" egli annotava:
"Nunc et in hora mortis nostrae: penso alla Madonna, che consente sia venerata sotto il nome del Carmine, protettrice di mia famiglia; confido nella Vergine che sotto il titolo del Carmine arricchisce di doni spirituali i moribondi e libera le anime dei morti nel Signore!" (13)

Forse questa connessione tra la Vergine del Carmelo e la sofferenza umana può spiegare meglio il ricorso di Moscati a quella Madonna in un momento non facile della sua esistenza. L'ispirazione avuta ai piedi della Madre di Dio riceve conferma dalla voce di due esseri umani, particolarmente a lui cari: la sorella ed il confessore. "Ma le insistenze di mia sorella mi hanno parlato come una voce angelica" Non si insisterà mai abbastanza sull'influsso benefico che la sorella Nina ha esercitato sulla vita materiale e spirituale del fratello santo. Moscati ha sempre riconosciuto di doverle molto.

L'altra voce che lo conforta è quella del P. Perillo barnabita: "'Questo viaggio lo compirete come un dovere e vi sarà fecondo di meriti'. Non avevo ancora esposto a lui i miei dubbi che mi veniva data la sua approvazione! E’ un momento di ritrovata serenità e di conforto, certamente. Ma non bisogna dimenticare che, dopo la grazia di Dio, questo rinnovato slancio si deve alla fede robusta di questo illustre professore. che con umiltà sa ricercare ed ascoltare la voce di Colui che parla "in molti e vari modi".

Ed è proprio questa fermezza di fede che gli fa sopportare ed amare la vita. Nella festa dell'Ascensione di quello stesso 1923, ad un collega in difficoltà, aveva raccomandato:

"Non siate triste! Ricordateci che vivere è missione, è dovere, è dolore. Ognuno di noi deve avere il suo posto di combattimento" (14).


Note

1. Diario e lettere sono pubblicate in A. Marranzini Giuseppe Moscati modelli del laico cristiano di oggi. Roma 1987. pp. 151-194. Nelle citazioni, a volte uso una lezione leggermente diversa, dovuta ad una mia revisione del materiale sui manoscritti originali.
2. S. Esposito. Moscati e l'arte di viaggiare (nonostante tutto). In Il Gesù Nuovo 1994, pp. 225 - 226
3. Cfr. A.Marranzini, loc. cit. e passim.
4. Cfr. S. Esposito Quelle coppe d'argento che il prof. Moscali non riuscì a vedere, in Il Gesù Nuovo 1989, pp. 33-36: Id., Moscati e, la "Morte della Vergine" del Caravaggio, ivi, pp. 223-224; Id. Documenti personali di S. Giuseppe Moscati. Ivi, 1991, pp. 35-38: Id. Giuseppe Moscati, la pace e la guerra, Ivi, pp. 103-104. Id. Due lettere commendatizie del P.Provinciale Jollain per il Prof. Moscati, Ivi, pp. 428-431; Id., Il soggiorno di Moscati ad Edimburgo nel ricordo di due gesuiti (uno dei quali tuttora vivente). Ivi, 1992, pp. 38-41. Id., Il Prof. Moscati nella città dei malati che credono e sperano, Ivi, 1993, pp. 41-45; Id., Quel 6 agosto di settant'anni fa: un altra documento del soggiorno di Moscati a Lourdes Ivi, pp. 248-249.
5. A. Marranzini op. cit., p. 152
6. F. D'Onofrio Giuseppe Moscati visto da un medico, Napoli, 1987, pp. 48 – 52
7. A. Marranzini, op. cit., p. 148.
8. A Marranzini op. ct., pp. 283 – 284
9. A Marranzini op. ct., p.193
10. S. Esposito, Documenti personali di S. Giuseppe Moscati in II Gesù Nuovo 47 (1991). pp. 35 -_36.
11. Cfr.: G. A. Galante, Guida alla sacra città di Napoli, Napoli 1873 (rist. 1967), pp. 399 – 402.
12. Cfr.: A. Marranzini, op. cit., p. 79.
13. A. Marranzini, Giuseppe Moscati il laico santo di oggi, Scritti inediti, Roma, 1978, p. 49
14. A. Marranzini, Giuseppe Moscati modello del laico cristiano di oggi, Roma, 1987, p. 244.


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