Edith Stein
e i suoi rapporti con alcuni Gesuiti

John E.Brooks s.j.
[traduzione dal francese di Egidio Ridolfo s.j.]

Estratto di un discorso fatto nel 1986, nella "Holy Cross University" (USA), dall'allora Rettore P.John E.Brooks s.j., il giorno in cui una Sala dell'Università venne dedicata ad Edith Stein.

Nel 1925, il Padre Erich Przywara, gesuita filosofo della religione, fu presentato ad Edith Stein, manifestando nei suoi confronti un grande apprezzamento per la sua attività di ricercatrice ed educatrice. Già in quell'occasione P.Przywara domandò ad Edith di tradurre alcune lettere del cardinale Newman, e fu questo l'inizio di un'amicizia intellettuale molto viva tra i due.

In seguito indusse Edith a intraprendere la traduzione, dal latino al tedesco, di opere di San Tommaso d'Aquino. La mise quindi in contatto con l'abbazia benedettina di Beuron dove Edith poteva soddisfare la sua sete di ampi spazi di preghiera. A cominciare poi dal 1927, P.Przywara si assunse il compito di organizzare per Edith Stein una serie regolare di conferenze.

P.Erich Przywara s.j.

Nel 1933, scossa per la catastrofe che minacciava gli ebrei in Germania, Edith Stein aveva indirizzato al papa Pio XI un invito a scrivere una enciclica per la difesa degli ebrei. Purtroppo questa sua richiesta non trovò risposta, a causa in gran parte del modo poco opportuno con cui la sua domanda era stata trasmessa.

Però poco tempo dopo il Papa incaricò due gesuiti, i Padri Lafarge et Grundlach, a comporre un documento di condanna per la persecuzione razziale operata dai nazisti. Ma l'inizio della Seconda Guerra Mondiale, e soprattutto la morte di Pio XI, impedì la pubblicazione di questo documento. Tuttavia degli estratti del loro lavoro sono apparsi più tardi nei discorsi di Pio XII.

Nel 1941, il Padre Jan. H. Nota s.j., professore di filosofia e fenomenologia all'università di McMaster (Hamilton - Ontario), incontrò Edith Stein mentre si trovava a Echt in Olanda. Egli era allora un giovane gesuita olandese, che si era trasferito a Valkenberg a causa della requisizione della casa provinciale dei Gesuiti, operata dai nazisti a Maastricht nel 1940.

Gli studi filosofici di Edith, quelli che formavano l'opera "Essere finito ed Essere eterno", erano stati avviati alla stampa nel 1936, ma le leggi antiebraiche in vigore in Germania ne impedirono la pubblicazione, e in seguito anche le bozze di stampa erano state distrutte. Il superiore del convento carmelitano di Echt decise allora di consultare i Gesuiti di Valkenberg, per vedere se si trovava il modo di far pubblicare l'opera di Edith Stein in Olanda o nel Belgio.

Chiese anche se un gesuita sarebbe stato disposto a collaborare con Edith Stein, e gli venne proposto il Padre Jan Nota, che aveva terminato proprio allora la sua tesi su Max Scheler. Iniziò così la breve ma profonda amicizia che si sviluppò tra il P.Nota ed Edith Stein, e P.Nota potè così rendersi conto di come Edith avesse continuato ad essere un grande filosofo anche dopo essere divenuta religiosa carmelitana.

La vide per l'ultima volta il 16 luglio 1942, cioè meno di un mese prima della deportazione ad Auschwitz di Edith da parte dei nazisti, 2 agosto 1942. Ad Auschwitz-Birkenau, pochi giorni dopo, il 9 agosto, Edith venne soppressa nelle camere a gas.

P.Jan Nota s.j.

Nella ricorrenza del 40° anniversario della morte di Edith, nel 1982, P.Jan Nota celebrò una Messa in sua memoria a Tubingen, con le religiose di quel Carmelo che è ora intitolato ad Edith Stein.

In questa occasione il P.Nota espresse il suo desiderio che le riflessioni filosofiche e spirituali di Edith Stein fossero rese accessibili a un più grande numero di persone, tra gli studiosi e il grande pubblico, in modo che si potesse apprezzare come si deve il modo nel quale Edith condusse la sua ricerca di comprensione dell'esistenza umana, e molti potessero essere aiutati a vivere anche loro questa esistenza con chiarezza interiore e spirito fraterno, in mezzo a un mondo travagliato da tante difficoltà.

Per tutte queste ragioni la "Holy Cross University" ha dedicato una grande sala ad Edith Stein, per onorare una donna eminente, che era insieme profonda filosofa e conferenziera, ricercatrice e autrice produttiva, ottima professoressa e mistica, femminista esemplare, vittima dell'Olocausto e amica di diversi gesuiti.

« Più la nefandezza ci circonda, più noi dobbiamo aprire i nostri cuori alla luce che viene dall'Alto. » (Edith Stein)

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