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 Aprile 1997 - Servizio speciale

Universitą della sabbia
Consumato dalle sabbie arroventate del Sahara mauritano, un tesoro d'inestimabile valore rischia di scomparire. E' il patrimonio di antichissimi codici islamici delle Universitą della Sabbia che sono state per secoli centri insostituibili di spiritualitą e d'elaborazione del pensiero. Il cammino delle carovane scandiva cosģ il percorso dei nomadi mauritani verso Dio. Una ricchezza che appartiene a tutta l'umanitą e che un'organizzazione milanese vorrebbe salvare.

In sella ai nostri cammelli abbiamo dato vita auna Scuola per far conoscere il Libro di Dio". Con queste parole,un anonimo autore mauritano dei secoli scorsi testimonia un'esperienzaunica nel campo della diffusione del sapere: le universitą itinerantidel Sahara Nord-occidentale. Non esiste una data precisa per la nascitadell'Universitą a Cammello, chiamata anche Universitą dellaSabbia, il cui sorgere, nell'XI secolo, coincide con il formarsi di unmovimento socioculturale e religioso che ha percorso il deserto e i secoli.Al contrario della consuetudine, tipica anche della societą arabamedioevale, che vede la cittą quale punto di formazione e di elaborazioneintellettuale, l'Universitą della Sabbia appartiene alle piste nomadi.Sono i grandi percorsi delle carovane a raccogliere e a determinare ilsapere d'una Scuola che da subito č riuscita a creare attorno asé un consenso che nessuna tribł né emirato ha maiottenuto su queste terre dallo spirito libero. L'elaborazione e la diffusionedel sapere cresceva attorno a figure carismatiche di riferimento; di questaScuola, leggendaria fin dalla nascita, era il cammello che decideva ilpercorso inseguendo i suoi desideri di pascoli; i manoscritti, calligrafaticon arte, che commentavano il Corano e le molte discipline annesse, dondolavanoappesi alla sella, nelle custodie di cuoio destinate a proteggerli. Propriosulle tracce dell'Universitą della Sabbia č possibile ricostruirela storia dell'odierna Mauritania, la "terra tra i due mari"(l'Atlantico e il Sahara, "mare di sabbia"): un paese colpitoduramente dalle siccitą degli ultimi decenni, con un'economia appenaarricchita dai giacimenti di ferro e rame nelle regioni del Nord, e dallapesca lungo la costa, abitato da una popolazione di appena due milionidi abitanti: una maggioranza maura, di origine araba o berbera, e una minoranzanero-africana. Gente dall'esistenza sobria, quasi severa, che strappa allasabbia pascoli per il bestiame e oasi da coltivare, e vive una religiositąintensa, fatta da un islam tollerante, che scandisce ogni giornata findalla prima preghiera. Nonostante l'urbanizzazione crescente, molti maurivivono ancor oggi sotto la tenda, tessuta a mano dalle donne con pelo dicammello o di pecora. Anche i "cittadini" non rinunciano a raggiungerel'accampamento, almeno durante la guetna, la stagione della raccolta deidatteri, quando si incontrano parenti e amici e si combinano affari e matrimoni.Tutti, artigiani, pastori o commercianti, hanno un preciso ruolo socialeinterno alle tribł di appartenenza, tribł che ancora oggirappresentano un'entitą sociale e politica, oltre che economica.Su questo territorio del Sahara Occidentale, abitato fin dalle originidell'uomo, i secoli hanno declinato una storia che presenta aspetti singolari.E' con la dominazione degli Almoravide (XI secolo), che la societąprende la forma attuale. Nato nell'attuale Mauritania come movimento politico-religiosoche intende diffondere il pensiero musulmano, l'Almoravide diviene benpresto un grande impero che batte una sua moneta, sancisce il diritto ei costumi e si espande in ogni direzione, raggiungendo, in Europa, la penisolaiberica. Si inaugurano tempi di splendore economico e culturale che siavvantaggiano dei traffici transahariani, i cui scambi regolano il passaggiodelle mercanzie (tra le pił pregiate i libri e la carta) e delleidee, e che resistono alla caduta della dominazione almoravide e agli avvicendamentidi potere successivi. Solo l'arrivo dei Bani Hassan, tribł arabeche invadono progressivamente queste terre nel corso dei secoli fino alladefinitiva conquista, fatta risalire al 1664, segnerą un mutamentonel paese. Infatti le popolazioni locali, che come gli "invasori"si riconoscono nell'islam, sceglieranno l'arabizzazione anche dal puntodi vista ideale: a livello di costume, č la fine del matriarcato(gli studiosi chiamano questo passaggio "la morte della madre"),e le lingue precedenti (berbero e azero) vengono soppiantate dall'attualehassaniya. I valori dei guerrieri arabi sono ovviamente agli antipodi diquelli locali, basati sulla ricerca del sapere e sull'ascetismo spirituale,e da questo incontro esce rafforzata la distinzione, nata proprio in tempialmoravidi, fra tribł che si occupano del mestiere delle armi ("tribłdella staffa") e tribł che curano le attitudini dello spirito("tribł del Libro").

Si affermano in questa fase gli attuali emirati: il modellopolitico-gerarchico proposto, e la suddivisione tribale che si determina,č la stessa che incontriamo oggi in Mauritania, con le due gestionidel potere di fatto complementari, che non sono state intaccate dal breveperiodo (una trentina di anni) della colonizzazione francese. I dati tramandatisono certamente incompleti. Solo un lavoro di raccolta e ricerca sistematicapresso le molte biblioteche, pubbliche o private, potrą chiarirevari aspetti della storia del paese. In alcuni casi sarebbero necessarievere e proprie ricerche archeologiche per riportare alla luce documentisepolti sotto la sabbia, quei manoscritti che risalgono appunto all'Universitąa Cammello, ed hanno trovato alloggio nelle biblioteche delle cittądi pietra. Cittą-tappa fondate tra il X e il XIII secolo, tra lealtre Ouadane, ai tempi ricca e inaccessibile; Oualatą, rifugioper intellettuali in fuga; Tichitt, la pił immersa nel deserto,che "aggiunge qualcosa allo spirito umano" e Chinguetti, dallesfumature rosate e il minareto sormontato da uova di struzzo, rifugiatatra grandi dune che la proteggono, ma che la invadono e la distruggono.Chinguetti, o meglio Chinqit, č la Cittą Santa dalla qualepartivano carovane di trentamila cammelli con i pellegrini diretti allaMecca. Punto di incontro tra il Maghreb e l'Oriente, che aveva dato ilsuo nome alle terre dei mauri. Delle sue biblioteche soltanto sei sonorimaste. La pił importante, quella degli Ahel Habott, "apertaa tutti quelli che cercano il sapere", conserva oggi 1400 manoscritti:erano oltre 3000 fino al secolo scorso, quando la vecchia costruzione čcrollata, invasa dalla sabbia che ha coperto ogni cosa. L'Universitądel deserto si spegne negli anni '60, con la fine del nomadismo, quandole ripetute ondate di siccitą colpiscono il paese modificando nonsolo le possibilitą di sopravvivenza, ma anche un modello di vitarimasto ancora oggi nel cuore e nei desideri delle tribł moresche,tanto da impedire la dispersione totale della Tradizione. Oggi, un popoloche ha vissuto attraversando il deserto e accumulando il sapere, deve farfronte a problemi impellenti per la sopravvivenza: forse quell'Occidenteche, pur avendo percorso la strada della ricerca tecnologica, non ha chiusole porte dello spirito, puņ dargli una mano.


testo di Laura Alunno
fotografie di Rolando Menardi


 S.O.S. PER LE BIBLIOTECHE A CAMMELLO

Sono circa 40.000 i manoscrittidi lingua araba raccolti nelle biblioteche pubbliche e private della Mauritania,di questi qualche migliaio sono di produzione locale, espressione dell'Universitądella Sabbia di cui si parla nell'articolo. I volumi pił antichirisalgono al XIV secolo: molti sono a carattere religioso, altri trattanodi matematica, astronomia, medicina, logica (dove tra le opere piłcitate si trova quella di una studiosa del secolo scorso, Ghadija Mintel Aquel), grammatica, storia e poesia. Numerosi gli Ulema (dottori dellaLegge): dalle loro dissertazioni emerge tra l'altro la straordinaria aperturadella societą mauritana sulla posizione della donna. Molti di questilibri, calligrafati con inchiostri dai diversi colori su carte o pergamene(di gazzella o di capra), corrono il grave pericolo di sparire, aggreditidal tempo o dai parassiti, ma anche seppelliti dalle dune in perenne movimentoche invadono le cittą del deserto. Alcuni interventi di salvaguardia,avviati con l'aiuto della cooperazione spagnola e francese, hanno portatoalla raccolta e filmatura di qualche migliaio di opere, ma la maggior partedel lavoro resta ancora da fare. Recentemente un'organizzazione non governativamilanese, Africa 70, ha presentato all'UNESCO un progetto di recupero deimanoscritti, da attuarsi attraverso una duplicazione via computer. Questodovrebbe da un lato impedire la dispersione di un patrimonio culturale,dall'altro mettere tale patrimonio a disposizione di centri di ricercalocali e internazionali. A tale proposito sono stati presi accordi conuniversitą nord-europee e americane. Il progetto č statoapprovato e doveva essere avviato in questi mesi con un finanziamento cheil Ministero degli Esteri Italiano versa all'UNESCO, ma il blocco dei fondiha fatto slittare l'intervento a una data non prevedibile. Nel frattempoil degrado dei volumi continua.





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