| Giugno 1997 - Editoriale |
| Da Basilea a Graz |
| Giuseppe Bellucci |
Un appuntamento importante aspetta le Chiese cristiane d'Europa alla fine di questo mese di giugno: la seconda Assemblea ecumenica di Graz, in Austria: si prevedono ottomila partecipanti, di cui 700 delegati ufficiali. Il tema all'ordine del giorno è: La riconciliazione, dono di Dio e sorgente di vita nuova. Esso verrà analizzato nei suoi vari aspetti da numerose personalità ecclesiastiche e laiche appartenenti alle differenti Chiese cristiane. L'Assemblea, infatti, è organizzata congiuntamente dal KEK, la Conferenza delle Chiese Europee (un organismo che comprende oltre 115 denominazioni cristiane non cattoliche, di tradizione ortodossa, anglicana e protestante) e dal CCEE, il Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (un organismo auspicato dal Concilio e costituito formalmente nel 1971, che svolge la sua attività di servizio e di collegamento tra le Conferenze episcopali cattoliche del nostro continente). L'Assemblea di Graz è l'ideale continuazione di quella di Basilea del maggio 1989. La riflessione di allora era su Pace nella giustizia. Il card. Martini, arcivescovo di Milano, che ne fu il principale organizzatore e che insieme al metropolita Alessio di Leningrado (oggi patriarca di Mosca e di tutte le Russie) ne presiedette i lavori, precisava allora che attraverso questo tema "che richiama direttamente il problema dell'ambiente, ci si vuole lasciare interrogare alla luce del Vangelo di Cristo, che è il Vangelo della pace, e si vuole lanciare a tutte le Chiese un chiaro appello alla responsabilità. Senza dimenticare le dimensioni sociali, economiche e politiche che vi sono implicate, secondo una tipica angolazione teologica ed ecclesiale, vorremmo innanzi tutto riuscire ad individuare il cammino concreto per una nostra conversione coraggiosa, a trovare i modi per ripresentare il nostro messaggio e la nostra testimonianza e per offrire il nostro contributo a una riflessione etica rinnovata, oltre a porre un gesto capace di sensibilizzare cristiani e non cristiani sui temi della pace e della giustizia, riscoprendo la responsabilità che al riguardo l'Europa ha nei confronti del mondo". A Basilea, per la prima volta nella storia si è celebrata un'assise molto numerosa di tutti i cristiani europei. In questi otto anni il cammino è proseguito, e a Graz si vuole riflettere su un aspetto di fondamentale importanza per la testimonianza cristiana nel mondo d'oggi e che sta diventando un'esigenza spirituale sempre più fortemente avvertita nel mondo cristiano: la riconciliazione. La Settimana di Preghiera per l'unità dei cristiani del gennaio scorso ne è stata quasi una preparazione spirituale; prendendo infatti lo spunto dalla seconda lettera di San Paolo ai Corinti, è stata centrata sul tema: "Nel nome di Cristo, vi supplichiamo, lasciatevi riconciliare con Dio". Questa volontà di riconciliazione, di cui fa parte integrante il perdono, si è già manifestata espressamente più volte in questi ultimi tempi: la Conferenza mondiale su missione ed evangelizzazione, svoltasi a Salvador Bahia, in Brasile, alla fine dello scorso novembre, ha celebrato un rito di pentimento e riconciliazione per i milioni di africani venduti come schiavi in Brasile; le Chiese australiane hanno chiesto scusa agli aborigeni per i soprusi e le discriminazioni a cui sono stati sottoposti; Giovanni Paolo II ha più volte chiesto perdono per i torti che gli altri cristiani hanno subito dalla Chiesa cattolica; nella lettera apostolica Tertio Millennio Adveniente, in preparazione al Giubileo del Duemila, il Papa rinnova questa volontà di perdono e di riconciliazione e fa dell'unità dei cristiani uno degli obiettivi principali del Giubileo stesso. In prospettiva c'è anche il millenario che le Chiese d'Europa vorrebbero celebrare nel 2001 sul tema dell'unità. Il perdono e la riconciliazione sono ormai l'atmosfera in cui sta vivendo il movimento ecumenico dei nostri giorni e costituirà quindi una caratteristica di Graz, che troverà così un terreno già preparato come premessa di frutti più abbondanti. Per quanto riguarda in particolare il Consiglio Mondiale delle Chiese, la prossima Assemblea influirà certamente su quella che questo organismo terrà nel 1998 ad Harare, in Africa. Ma Graz sarà importante anche per la mentalità nuova che può creare a livello di base: il desiderio di riconciliazione sta passando ormai dalla sfera degli specialisti alla moltitudine dei fedeli grazie anche ai partecipanti, particolarmente numerosi all'Assemblea e provenienti da tutti i paesi europei. Indirettamente poi questo nuovo atteggiamento influirà sul movimento ecumenico mondiale, visto che l'ecumenismo in Europa ha sempre dato lo stimolo a livello universale. Sotto l'aspetto storico queste assemblee sono il punto di arrivo sia del movimento ecumenico catto lico, sia di quello cristiano non cattolico. Per quanto riguarda i cattolici esso ha radici benedettine (il primo presidente del CCEE è stato il benedettino card. Hume, a cui è seguita la presidenza del card. Martini e attualmente quella del card. Vlk, arcivescovo di Praga), poi conciliari, per lo slancio dato al Concilio all'ecumenismo, e infine anche strutturali, perché in seguito al Vaticano II sono nate le Conferenze episcopali nazionali e quindi il CCEE. Per i cristiani non cattolici il KEK è stato pure il frutto di un lungo cammino, iniziato nel 1959 e che nel 1963 a Nyborg si è dato un suo regolamento. Graz quindi si può considerare come la consacrazione del movimento ecumenico europeo e popolare: se lo spirito ecumenico pervade le comunità cristiane, cadranno più facilmente i pregiudizi e si potrà costruire positivamente una pastorale nuova, più aperta che faciliterà il ristabilimento di quell'unità per cui Cristo ha pregato prima della sua Passione. |