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 Ottobre 1998 - Speciale Madagascar

Tra passato e presente
Uno sguardo alla storia
Il rito zairese della messa è oggi il tentativo meglio riuscito di esprimere, attraverso la liturgia eucaristica, la personalità integrale dell'africano che vuole essere pienamente umana e cristiana senza tuttavia perdere la sua identità. Un teologo dell'ex-Zaire ne ripropone qui la storia, indicando le prospettive di sviluppo.

Indonesiani o bantù? Chi furono i primi abitanti del Madagascar, la Grande Isola? Storici e scienziati continuano a discutere sulle due tesi, ma quel che è certo è la doppia origine, asiatica e africana, della popolazione malgascia, le cui prime tracce risalirebbero addirittura a 2.000 anni avanti Cristo.

L'isola viene successivamente raggiunta da commercianti arabi e delle Comore e solo nel 1500, il portoghese Diego Diaz vi mette piede battezzandola con il nome di Ile Saint-Laurent. Ma gli europei non hanno grande fortuna: portoghesi, olandesi e inglesi falliscono i loro tentativi di installare delle colonie sull'isola, e molti vengono massacrati. Stessa sorte tocca ai francesi che nella seconda metà del '600 avevano creano sull'isola una base per il commercio verso le Indie.

Dal 1675 al 1819 il Madagascar è percorso da guerre tribali, dispute territoriali tra vari regni e tentativi di espansionismo dell'etnia dei Merina, che fonda la città di Antananarivo.

Nel 1787 sale al trono il re Andrianampoinimerina che per la prima volta unifica gran parte del paese e crea un autentico spirito nazionale. "Il mare e l'oceano - dichiara - costituiscono i confini della mia risaia".

Morto Andrianampoinimerina nel 1810, gli succede il figlio Radama I, che completa l'opera di unificazione del padre e avvia le prime relazioni diplomatiche con la Gran Bretagna - che lo riconosce come re del Madagascar -, gli Stati Uniti, la Russia, la Francia, la Germania e la Norvegia. Accoglie i primi missionari protestanti inglesi (la London Missionary Society) che fondano le prime scuole.

Di segno opposto, invece, il regno di Ranavalona I che, a partire dal 1828 e per i successivi 33 anni, cerca in tutti i modi di cacciare gli europei dall'isola e di liberarla dalla loro cultura. Moltissimi cristiani sono massacrati; una grande persecuzione religiosa, "per timore del proselitismo sovversivo dei missionari", viene scatenata in nome di un ritorno alle tradizioni.

Il suo successore, Radama II, si dimostra più accondiscendente con gli europei e firma il primo trattato franco-malgascio, assegnando alcune terre alla Francia. Tre anni più tardi è invece il turno dell'Inghilterra che attraverso il primo trattato anglo-malgascio proibisce l'esportazione di schiavi e promette aiuti economici e militari all'isola. Seguirà l'America, nel 1883, in coincidenza con la Conferenza di Berlino sulla spartizione del mondo in zone di influenza. Lo stesso anno inizia la prima guerra franco-malgascia che porterà alla creazione di un protettorato francese sull'isola. L'ostilità alla Francia si protrarrà per diversi anni, tra rivolte contadine e feroci repressioni (vi perse la vita il gesuita Berthieu, martirizzato l'8 giugno 1896 e beatificato nel 1965), finché, nel 1896, il parlamento di Parigi vota la legge di annessione del Madagascar che sarà colonia francese per 64 anni.

L'anno successivo viene abolita la monarchia: la regina Ranavalona III è esiliata ad Algeri. Nonostante il clima di repressione instaurato nel paese, nel 1947 ha inizio un'insurrezione indipendentista promossa dal Movimento Democratico per il Rinnovamento Malgascio. La ribellione si diffonde in tutto il paese e la reazione francese è particolarmente violenta. In 21 mesi di scontri muoiono decine di migliaia di persone. Nel '53 anche i vescovi scendono in campo a favore dell'indipendenza, ma occorrerà aspettare il '14 ottobre 1958 per la formazione di un governo provvisorio. Sarà lo stesso generale De Gaulle a porre fine alla legge di annessione; il 1° maggio del '59 Philibert Tsiranana viene eletto presidente della prima repubblica malgascia.

Il 26 giugno del 1960 viene proclamata l'indipendenza del Madagascar. Philibert Tsiranana sarà rieletto nel 1965 e nel 1972. Tre mesi dopo l'ultima elezione è costretto tuttavia a dimettersi. L'immobilismo del regime, il degrado delle condizioni di vita dei malgasci, l'ingerenza straniera sull'economia scatenano le prime rivolte studentesche e i primi scioperi generali. Il 13 maggio la polizia spara sulla folla e il 18 il presidente è costretto a lasciare il suo incarico.

Tre capi di stato si succedono nel giro di quattro mesi: il colonnello Ratsimandrava che viene assassinato 6 giorni dopo aver preso il potere, il generale Andriamahazo e il capitano di fregata Didier Ratsiraka, nominato dal direttorio militare Capo del Governo e Capo di Stato. Il 21 dicembre viene adottata, tramite referendum la "Carta della rivoluzione socialista malgascia", la nuova Costituzione, detta il "Libro rosso", con cui nasce la Seconda Repubblica. Si apre l'era del socialismo reale al motto di "Patria, Riviluzione, Libertà", sotto la guida di Ratsiraka che verrà riconfermato ai vertici dello stato per tre volte. I suoi obiettivi: creazione di un'economia socialista, decentralizzazione delle istituzioni, facendo perno sulle fokonolona, le assemblee di villaggio, cellule popolari di base, e malgascizzazione dell'insegnamento. Abolisce i partiti politici e impone la censura alla stampa. Firma accordi di cooperazione con l'ex-Unione Sovietica e la Cina, allontanandosi dalla Francia.

Giovanni Paolo II visita l'isola nell'89 e beatifica Victoire Rasoamanarivo. L'anno successivo viene organizzato il secondo "Colloquio Nazionale", sotto l'egida del Consiglio delle Chiese cristiane in Madagascar; Albert Zafy viene nominato presidente del Comitato nazionale delle "Forze Vive", che promuoverà, nel '91, massicce manifestazioni di massa per chiedere l'abolizione della costituzione socialista e la fine del regime di stampo marxista. Il governo accetta l'istituzione di una Conferenza Nazionale e Albert Zafy viene nominato Primo Ministro del Governo di transizione.

La Costituzione della Terza Repubblica, che dovrebbe garantire il pluralismo politico e la democrazia, viene approvata, tramite referendum popolare, il 19 agosto 1992; il 26 febbraio '93 Zafy viene eletto presidente della repubblica con il 66,62% dei voti contro il 33,26% di Ratsiraka. I problemi però non finiscono. Nel '94, il Franco malgascio viene sganciato dal Franco francese; ciò provoca un deprezzamento della moneta locale del 33% seguito da un ulteriore ribasso, nei mesi successivi, del 30%.

Le elezioni legislative vengono vinte dalle "Forze Vive". Il pastore Richard Andriamangato viene eletto presidente dell'Assemblea Nazionale e Francisque Ravony Primo Ministro. In seguito a forti tensioni tra le alte cariche dello stato, nel '95, Zafy propone un'ulteriore revisione costituzionale che attribuisce al presidente della Repubblica il potere, sinora di competenza dell'Assemblea Nazionale, di nominare e revocare il Primo Ministro. Il referendum popolare gli è favorevole e il Primo Ministro Ravony, i cui rapporti col presidente erano già molto tesi, si dimette. Nuovo capo del Governo è Emmanuel Rakotovahiny. Anche il nuovo esecutivo tuttavia è incapace di far uscire il paese dalla miseria, dal sottosviluppo e dalla spirale di corruzione in cui l'hanno precipitato 17 annui di dittatura nazionalista e marxista. Ma sarà proprio l'ex dittatore Ratsiraka a tornare alla ribalta, nel '96, dopo che l'Assemblea Nazionale aveva destituito il presidente Zafy e indetto elezioni anticipate. Ratsiraka fa valere la sua lunga esperienza di vita politica, vincendo di nuovo le presidenziali con il 50,7% dei voti, e forti sospetti di brogli. Il 9 febbraio 1997 assume per la quarta volta la presidenza del Madagascar, proponendo un vago progetto di "Repubblica umanista ecologica".


Anna Pozzi




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