| Novembre 1998 - Editoriale |
| La stampa ha ancora un senso? |
| Giuseppe Bellucci |
Nel nostro mondo in cui sembra ormai prevalere la comunicazione elettronica attraverso Internet e, più in generale, quella degli audiovisivi, la stampa, cioè la parola scritta, rimane e lo sarà ancor più nel futuro, uno strumento privilegiato per la formazione della coscienza morale. È questo, in sintesi, il messaggio del Congresso dell'U.C.I.P., l'Unione Cattolica Internazionale della Stampa, che si è svolto a Parigi, a metà settembre, sul tema: La stampa, un mezzo di comunicazione per domani: visione cristiana e pratiche professionali". Nel Cosmorama puoi leggere altre notizie su questo evento. Dopo un periodo di incertezza, la stampa, e quella cattolica in particolare, sta riacquistando la sua importanza fondamentale e insostituibiLe nel mondo dell'informazione proprio come complemento dell'elettronica: contro l'emotività, il sensazionalismo, l'assedio delle notizie provenienti soprattutto da Internet, la parola scritta e un invito a una riflessione più profonda e ragionata, a fare delle scelte nel mare delle notizie che ci bombardano da ogni parte; a una condizione, tuttavia, e cioè, come detto da uno dei partecipanti al Congresso di Parigi, che il giornalista sia "produttore" e non solo "riproduttore" di informazione. I nuovi media, ha affermato Charles Ehlinger, trasfarmano il paesaggio della comunicazione, ma non lo sostituiscono. Televisione e audiovisivi obbligano a riconsiderare il posto della lettura della stampa periodica non solo in relazione al tempo che le viene dedicato, ma anche riguardo alle tematiche, al modo di comunicare e alle attese che suscita. Il Congresso di Parigi era riservato ai giornalisti cattolici: ne sono arrivati piu di mille e i volti predominanti sono stati quelli dell'Asia e dell'Africa, i due continenti dove l'informazione elettronica è ancora un lusso e dove spesso anche la stampa è ostacolata nella sua libertà di espressione e nella difesa della pace e dei diritti dell'uomo. Come cristiani, ha detto Lucien Guissard, cerchiamo di approfondire nei nostri lettori il senso della Chiesa, di far circolare tra loro gli insegnamenti del Papa, ma non solo. È nostro dovere formare l'opinione pubblica, alimentarla, orientarla, diffondere l'informazione religiosa, fare eco al pluralismo e alla tolleranza. Uno dei pericoli del giornalista, anche cattolico, è quello di "sottomettersi alla tirannia del momento", secondo l'espressione di Jean Villemot, perdendo di vista la globalità, dimenticando che la stampa e al servizio della persona umana. "Giornalisti cattolici della stampa condividiamo con tutti i professionisti della comunicazione il dovere di essere collaboratori della verità nella liberta". La nostra rivista ha sempre evitato il sensazionalismo, ed essendo mensile non ha mai preteso di essere giornale di attualità. Ha voluto, invece, e vuole aiutare il lettore a riflettere sui grandi avvenimenti mondiali che i mezzi di comunicazione (televisione, radio, Internet) offrono ogni giorno, spesso senza dare il tempo di riflettere e di ordinarli nella mente, per approfondirne il significato, apprezzarne le ricchezze, selezionare l'importante dalla spazzatura, distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, il buono dal cattivo. In ciò, credo, sta la validità e l'attualità di Popoli. In questo mese, per esempio, il dossier iniziale offre una vasta panoramica sulla situazione dei profughi e dei rifugiati: chi sono, perché fuggono dai loro paesi, quali sono i nostri doveri nei loro confronti. Un dramma dei nostri giorni che deve stimolarci alla comprensione, alla solidarietà e alla fraternità. |
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Caro amico che mi leggi, con questo numero inizia la campagna per il rinnovo dell'abbonamento alla rivista. Manteniamo ancora invariata la quota annuale, confidando nei lettori che possono e che sempre ci mandano qualcosa in più per far fronte alle spese sempre crescenti. Rinnova subito l'abbonamento utilizzando il modulo di conto corrente postale con cui hai ricevuto questo numero e che contiene gli estremi di identificazione del tuo nominativo. Lo scorso anno, per un errore nel programma del computer, quelli che avevano rinnovato l'abbonamento prima della fine del 1997 hanno ricevuto poi un avviso come se fossero dei "morosi": chiediamo scusa di questo inconveniente che abbiamo provveduto ad eliminare; la tecnologia moderna fa purtroppo di tali scherzi, spesso incontrollabili nonostante la nostra buona volontà. Sicuro di averti ancora nella grande famiglia dei nostri lettori, ti ringrazio fin d'ora e ti auguro ogni bene.
Il direttore
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