"L'Africa nera è partita male" titolava un libro pubblicato trent'anni orsono da René Dumont, riferendosi ai magri risultati dei primi anni dopo la decolonizzazione. Ora, passati quarant'anni, purtroppo le constatazioni sono ancora meno lusinghere, soprattutto se ci si ferma alle informazioni più dolorose: sulle lotte interne, le guerre tribali o gli scontri tra stati vicini. Ammetto con sgomento le opposizioni, le violenze, le guerre fratricide; sono conscio del sottosviluppo cronico, della povertà e della miseria di milioni di africani, come se l'Africa fosse una terra maledetta. Molti attribuiscono queste lotte intestine e questa grave stagnazione economica permanente all'incapacità dei vari gruppi etnici di passare da una vita tradizionale caratterizzata dall'isolamento al mondo moderno aperto, globalizzante. C'è del vero. Altri, gli africani in particolare, poiché ne sono le vittime, fanno ricadere le responsabilità su agenti esterni, a partire dalle conseguenze nefaste della colonizzazione, al neo-colonialismo e all'egemonia del grande capitale internazionale. Gli occidentali sono spesso condizionati dalla loro concezione di sviluppo, che vorrebbero imporre anche all'Africa e all'Asia. In realtà, oltre le considerazioni economiche e le lotte tribali, ci sono altri valori più profondi, non misurabili in cifre. Sono i valori estremamente ricchi dell'accoglienza, della solidarietà tra famiglie, della vicinanza spirituale con la natura, del senso del sacro, di Dio. Per tentare un apprezzamento vero sull'Africa, bisogna formularlo dall'interno, bisogna aver vissuto tra gli africani, con gli africani, averne studiato la lingua, compreso i costumi. Senza questa compenetrazione di anima e di cuore, si rimane alla superficie, si giudica con parzialità. La lunga storia dell'affermazione del cristianesimo in Africa, una storia contrastata e provato da tante penose peripezie - come le violente intrusioni dei bianchi, la schiavitù e la colonizzazione - mette in evidenza la forza del messaggio di Cristo che è penetrato nell'anima di tanti africani. Malgrado le loro lentezze, la Chiesa cattolica e le altre Chiese cristiane sono andate più in profondità e continuano a lavorare con le popolazioni, all'interno delle strutture statali, per capire e far sprigionare tante energie assopite. Il Sinodo africano svoltosi cinque anni fa con un appello alla risurrezione e speranza del continente, si è impegnato a dare alla Chiesa un volto più africano, chiamandola Chiesa-Famiglia, e un impulso vigoroso alla ricerca nella società degli elementi più preziosi e validi per una vera inculturazione del Messaggio evangelico. Questo rinnovamento in profondità richiede un'intensificazione dell'impegno dei cristiani nella famiglia, nella nazione e nella Chiesa. Bisogna che gli africani siano africani, che la Chiesa cattolica sia africana. Solo partendo con amore dalle radici profonde dell'Uomo e della Donna, della Famiglia e della Terra africana, partendo dall'Africa amata, costruiremo insieme un un mondo migliore.
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