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 Maggio 2000 - Dossier: Il mondo dei martiri

Europa, le croci dell'ideologia

Qual è il filo conduttore che unisce il sacrificio di padre Jerzy Popieluzsko nella Polonia comunista a quello di s. Massimiliano Kolbe, ucciso dai nazisti in quella stessa terra martoriata? Quale nesso fra la morte del gesuita Rupert Mayer a Dachau e l'assassinio delle undici suore della Congregazione della Sacra Famiglia di Nazareth, trucidate dalla Gestapo in Bielorussia nel 1943, beatificate da Giovanni Paolo II? È l'antitesi tra il messaggio cristiano e l'ideologia totalitaria, incarnata nelle sue forme più estreme dal nazionalsocialismo e dal comunismo di stampo sovietico.
Il Novecento è il secolo in cui l'Europa ha vissuto per l'ultima volta il ruolo di protagonista nello scenario mondiale. La seconda guerra mondiale ha segnato una svolta nella stessa visione del Vecchio continente, il declino della propria centralità e l'inizio di una sua nuova missione storica di mediazione, di riscoperta delle proprie radici culturali e religiose, in nome di un'esperienza secolare, segnata sì da tragedie ma caratterizzata da un progresso umano senza precedenti.
Di linfa cristiana sono profondamente imbevute le radici dell'identità europea, e oggi la Chiesa non pià apertamente perseguitata tra il Volga e l'Atlantico, assolve più di prima una missione speciale, al servizio dell'uomo, nella difesa di chi soffre. Il nazionalismo e l'intolleranza, dopo il tramonto definitivo delle ideologie, sono però diventate le grandi incognite della nuova Europa, e il messaggio universale dell'amore cristiano è un argine contro ogni loro revanscismo. Ciò al di là di quasiasi steccato confessionale: come non dimenticare la testimonianza del pastore protestante Dietrich Bonhoeffer, vittima dei nazisti, e gli innumerevoli martiri della Chiesa ortodossa russa?
Ha detto il Papa nell'omelia tenuta in occasione della recente beatificazione di suor Maria Stella Mardosewicz e delle sue dieci consorelle: "Da dove trassero l'audacia per accettare con coraggio la condanna a morte così crudele e ingiusta? Dio le aveva preparate lentamente a questo momento di una più grande prova. Il seme della Grazia gettato nei loro cuori nel momento del Santo Battesimo e poi coltivato con grande cura e responsabilità, mise profondamente le radici e diede il frutto così magnifico che è il dono della propria vita. Cristo dice: "Nessuno ha un amore più gande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,13). Sì, non c'è un amore più grande di questo: essere pronto a dare la vita per i fratelli".


G. Maier


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