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C'è chi dice che gli ingegneri abbiano il cuore duro, che pensino solo ai risvolti tecnici delle questioni, che siano insensibili alla solidarietà e agli aspetti umani. Insomma, il trionfo della razionalità e dell'efficienza. Tutti luoghi comuni. Ingegneria senza frontiere (Isf) è la dimostrazione che, gli ingegneri sanno pensare alla solidarietà, e sanno guardare il mondo anche con le ragioni del cuore.
Isf è nata al Politecnico di Torino nel 1995, ispirandosi alle esperienze di Ingènieurs sans Frontières e Ingenierìa sin Fronteras, associazioni gemelle attive da anni in Francia, Belgio e Spagna. L'obiettivo è riunire gli studenti, gli insegnanti e i laureati delle facoltà di ingegneria e di architettura che vogliono acquisire conoscenze e impegnarsi direttamente nell'affrontare le problematiche della progettazione tecnica e della formazione professionale nei Paesi del Terzo Mondo.
"L'associazione - è scritto nella "Carta dei principi" - si propone di creare uno spazio di progetto comune a Nord e a Sud del mondo in cui elaborare, realizzare e diffondere pratiche ingegneristiche in grado di favorire la piena realizzazione di tutti gli individui e delle comunità umane".
Per raggiungere i suoi obiettivi, Isf mette in campo quattro tipi di progetti: tecnici, con contributi pratici a favore di individui e comunità del Terzo Mondo; educativi, per promuovere la comprensione delle problematiche legate allo sviluppo; formativi, per aiutare la crescita professionale e umana dei tecnici; di ricerca, per approfondire le conoscenze tecnico-scientifiche.
Tre anni dopo la nascita di Isf a Torino, è stata fondata la sezione romana nell'Università "La Sapienza" di Roma. "Attualmente - osserva Matteo Fischetti di Isf Torino - nel capoluogo piemontese contiamo una ventina di iscritti e altrettanti a Roma".
"Le sezioni di Roma e di Torino - continua -, benchè si ispirino alla stessa carta dei principi, sui singoli progetti lavorano in modo indipendente. I contatti però sono frequenti. Attualmente stiamo lavorando insieme alla creazione di una struttura nazionale per facilitare la nascita di sezioni in altre facoltà".
A Torino l'attività è più intensa. Negli anni scorsi sono stati organizzati alcuni incontri sulle tematiche dello sviluppo sostenibile e un corso di informatica in Bosnia; è stato varato il "progetto tesi", per favorire studi sui temi del Sud del mondo e delle tecnologie appropriate per i Paesi in via di sviluppo; ed è stata data soluzione ai problemi tecnici relativi a un mulino a energia solare. Ma altre iniziative sono già in programma. Tra di esse: un progetto che porterà nelle scuole superiori il problema delle città nei Paesi in via di sviluppo, con conferenze, visite guidate e giochi; una serie di incontri, "cultural-culinari", per sensibilizzare, in modo più piacevole del solito, gli studenti; un corso estivo internazionale, allestito con le associazioni francese e spagnola. Isf Torino pubblica poi un giornale, che vuole essere uno spazio di riflessione e di incontro per l'associazione e una "vetrina" verso l'esterno.
Ma anche la sezione romana si dà da fare. In estate, un gruppo di iscritti ha costruito in Chiapas una micro-centrale idroelettrica per la comunità di La Realidad. Isf Roma ha poi organizzato una serie di seminari sui problemi dello sviluppo sostenibile, della globalizzazione, della povertà e del debito estero. Ha partecipato a raccolte di fondi per le missioni in Albania e in Kosovo e ha collaborato su alcuni progetti con il prestigioso Wuppertal Institut (specializzato in studi sull'economia sostenibile) e con l'associazione "Amici della Terra".
"In nessun modo - sottolinea Fischetti - vogliamo sostituirci alle associazioni che già operano della cooperazione. Piuttosto, vogliamo offrire un contributo attraverso le risorse umane e di ricerca che il mondo universitario può fornire. Perciò, nei progetti di carattere pratico tendiamo ad affiancare qualcun altro e a curare la parte del progetto in cui noi riteniamo di poter dare un apporto significativo. In più i nostri progetti hanno una grossa valenza formativa ed educativa per gli studenti, in quanto futuri professionisti che, si spera, avranno acquisito un minimo di coscienza critica verso i problemi che verranno loro posti".
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