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 Maggio 2000 - Giubileo solidale

La tecnica al servizio della solidarietà
Un gruppo di studenti e di neolaureati in ingegneria e architettura di Torino e Roma ha fondato "Isf", un'associazione che elabora progetti a favore di comunità dei Paesi in via di sviluppo.

C'è chi dice che gli ingegneri abbiano il cuore duro, che pensino solo ai risvolti tecnici delle questioni, che siano insensibili alla solidarietà e agli aspetti umani. Insomma, il trionfo della razionalità e dell'efficienza. Tutti luoghi comuni. Ingegneria senza frontiere (Isf) è la dimostrazione che, gli ingegneri sanno pensare alla solidarietà, e sanno guardare il mondo anche con le ragioni del cuore.
Isf è nata al Politecnico di Torino nel 1995, ispirandosi alle esperienze di Ingènieurs sans Frontières e Ingenierìa sin Fronteras, associazioni gemelle attive da anni in Francia, Belgio e Spagna. L'obiettivo è riunire gli studenti, gli insegnanti e i laureati delle facoltà di ingegneria e di architettura che vogliono acquisire conoscenze e impegnarsi direttamente nell'affrontare le problematiche della progettazione tecnica e della formazione professionale nei Paesi del Terzo Mondo.
"L'associazione - è scritto nella "Carta dei principi" - si propone di creare uno spazio di progetto comune a Nord e a Sud del mondo in cui elaborare, realizzare e diffondere pratiche ingegneristiche in grado di favorire la piena realizzazione di tutti gli individui e delle comunità umane".
Per raggiungere i suoi obiettivi, Isf mette in campo quattro tipi di progetti: tecnici, con contributi pratici a favore di individui e comunità del Terzo Mondo; educativi, per promuovere la comprensione delle problematiche legate allo sviluppo; formativi, per aiutare la crescita professionale e umana dei tecnici; di ricerca, per approfondire le conoscenze tecnico-scientifiche.
Tre anni dopo la nascita di Isf a Torino, è stata fondata la sezione romana nell'Università "La Sapienza" di Roma. "Attualmente - osserva Matteo Fischetti di Isf Torino - nel capoluogo piemontese contiamo una ventina di iscritti e altrettanti a Roma". "Le sezioni di Roma e di Torino - continua -, benchè si ispirino alla stessa carta dei principi, sui singoli progetti lavorano in modo indipendente. I contatti però sono frequenti. Attualmente stiamo lavorando insieme alla creazione di una struttura nazionale per facilitare la nascita di sezioni in altre facoltà".
A Torino l'attività è più intensa. Negli anni scorsi sono stati organizzati alcuni incontri sulle tematiche dello sviluppo sostenibile e un corso di informatica in Bosnia; è stato varato il "progetto tesi", per favorire studi sui temi del Sud del mondo e delle tecnologie appropriate per i Paesi in via di sviluppo; ed è stata data soluzione ai problemi tecnici relativi a un mulino a energia solare. Ma altre iniziative sono già in programma. Tra di esse: un progetto che porterà nelle scuole superiori il problema delle città nei Paesi in via di sviluppo, con conferenze, visite guidate e giochi; una serie di incontri, "cultural-culinari", per sensibilizzare, in modo più piacevole del solito, gli studenti; un corso estivo internazionale, allestito con le associazioni francese e spagnola. Isf Torino pubblica poi un giornale, che vuole essere uno spazio di riflessione e di incontro per l'associazione e una "vetrina" verso l'esterno. Ma anche la sezione romana si dà da fare. In estate, un gruppo di iscritti ha costruito in Chiapas una micro-centrale idroelettrica per la comunità di La Realidad. Isf Roma ha poi organizzato una serie di seminari sui problemi dello sviluppo sostenibile, della globalizzazione, della povertà e del debito estero. Ha partecipato a raccolte di fondi per le missioni in Albania e in Kosovo e ha collaborato su alcuni progetti con il prestigioso Wuppertal Institut (specializzato in studi sull'economia sostenibile) e con l'associazione "Amici della Terra". "In nessun modo - sottolinea Fischetti - vogliamo sostituirci alle associazioni che già operano della cooperazione. Piuttosto, vogliamo offrire un contributo attraverso le risorse umane e di ricerca che il mondo universitario può fornire. Perciò, nei progetti di carattere pratico tendiamo ad affiancare qualcun altro e a curare la parte del progetto in cui noi riteniamo di poter dare un apporto significativo. In più i nostri progetti hanno una grossa valenza formativa ed educativa per gli studenti, in quanto futuri professionisti che, si spera, avranno acquisito un minimo di coscienza critica verso i problemi che verranno loro posti".


Enrico Casale


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