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 Maggio 2000 - Orizzonti della fede

Una voce dall'India
L'Asia vuole giustizia fuori e dentro la Chiesa
Il gesuita padre Sebasti Raj dirige il Progetto di formazione per i mass-media della Conferenza episcopale indiana. Padre Raj è stato Segretario nazionale della Visitazione apostolica per i seminari e i centri di formazione sacerdotale Il corrispondente di Popoli l'ha intervistato sul senso del Giubileo nel contesto indiano e asiatico.

Padre Raj, anzitutto, che significato ha per lei il Giubileo?
I riferimenti biblici al Giubileo possono essere raggruppati sotto tre categorie: le leggi riguardanti la celebrazione dell'evento giubilare (Lev 25, 10 e segg., Lev 27,17-24); l'anno giubilare come anno del Signore (Is 61,1) e il Giubileo come anno di libertà (Ez 46,17). Ne emerge che il Giubileo è sostanzialmente un tempo di riconciliazione fra Dio e gli uomini, di riconciliazione fra gli uomini e di riconciliazione fra gli uomini e l'ambiente donato da Dio. È un tempo di rinnovamento o conversione per tutti coloro che si sono smarriti, che hanno danneggiato gli altri, che si sono comportati ingiustamente, che hanno abusato degli altri in vario modo. È un tempo di liberazione per coloro che non godono di libertà sociale, economica, culturale o politica. Ancora, è un tempo perchè ciascuno abbia quello che gli è stato finora negato ingiustamente.

Come si applica questa situazione al contesto asiatico?
L'anno giubilare è di estrema importanza anche per l'Asia e per tutte le nazioni povere. La maggior parte dei Paesi asiatici ospitano ingiustizie di vario genere e in maggioranza sono a loro volta oggetto di sfruttamento economico; alcuni sono anche vittime della corsa al riarmo e altri di un'invasione culturale estranea. Un significativo anno giubilare per questi miliardi di persone implica che i Paesi ricchi, le aziende multinazionali e i Paesi produttori ed esportatori di armi riesaminino i loro comportamenti, le loro politiche e il modo in cui operano. Richiede anche un radicale ripensamento del debito, entro cui sono molti Paesi sono intrappolati.

È solo questo, dunque, la riconciliazione necessaria agli asiatici?
No. Oltre a una riconciliazione che potremmo definire "internazionale" ci sono molti tipi di sfruttamento interno o locale, basati su sesso, razza, lingua e appartenenza etnica. L'Asia, il continente che ospita il maggior numero di abitanti del pianeta, è naturalmente multiculturale, multireligiosa, plurilingue e multirazziale. Nella maggior parte dei Paesi asiatici, nonostante esista una struttura statale unitaria, si ritrova una varietà di gruppi e popoli. E a causa di questa situazione ogni Paese asiatico è praticamente un crogiolo politico, razziale, culturale, linguistico ed etnico.
La molteplicità - in sè un fattore positivo - ha dato origine a ogni tipo di sfruttamento, ingiustizia, alienazione e disaffezione, con la predominanza di alcuni gruppi sugli altri. Come risultato, si assiste a un elevato grado di instabilità, violenza, distruzione, guerre civili L'anno giubilare ci chiama alla riconciliazione, alla pace, all'armonia e al rispetto reciproco, a un rispetto per il pluralismo di credenze, fedi e pratiche culturali, ecc.

Si sta movendo qualcosa?
La celebrazione del Giubileo è stata affrontata seriamente dalla Federazione dei vescovi asiatici e sono stati intrapresi molti programmi specifici, che includono ricerche, seminari, riflessioni, celebrazioni liturgiche, programmi di rinnovamento, di valutazione, ecc.
In India la Conferenza episcopale cattolica ha formato tre anni fa un Comitato nazionale per il Giubileo e in quasi ogni diocesi è attivo un Comitato locale.
Un programma specifico - di cui io sono stato incaricato - riguarda lo studio dell'impatto del Concilio Vaticano II sulla Chiesa indiana. Il progetto prosegue e la prossima estate compileremo un rapporto che sarà presentato all'Assemblea nazionale della Chiesa cattolica il prossimo settembre. Un'iniziativa, questa, che si propone di rivitalizzare lo spirito del Vaticano II per il futuro. Inoltre, il Comitato nazionale pubblica regolarmente abbondante materiale su temi specifici del Giubileo.
Un altro interessante contributo della Chiesa indiana all'anno giubilare riguarda le valutazioni di congregazioni, seminari, diocesi e missioni apostoliche, iniziative che si inseriscono nel dibattito aperto sul nuovo modo di essere Chiesa, di essere vescovi, religiosi, sacerdoti e, in sostanza, di essere cristiani. Ai cristiani oggi si chiede una conversione personale, si chiede una ricerca introspettiva al fine di riconciliarsi col Signore, col prossimo e con l'ambiente. Finora si è trattato soprattutto di studi, funzioni e programmi. Bastano a toccare tutti gli aspetti del Giubileo come percepito nella Bibbia? Difficile dire, benchè qualcosa si stia movendo in questa direzione in parecchie delle 142 diocesi cattoliche dell'India. Forse abbiamo bisogno di una spinta più cosciente e più corale verso questi aspetti dell'anno giubilare.

In conclusione, quale pensa dovrebbe essere quest'anno la motivazione fondamentale della Chiese asiatiche?
Tornare allo spirito del Concilio, soprattutto nella ricostruzione di una Chiesa che sia Chiesa del popolo di Dio. Il Vaticano II ha sottolineato con forza il ruolo dei laici e la necessità che i laici siano pienamente coinvolti nella vita della Chiesa e della sua missione evangelizzatrice. Nel contesto asiatico dove la Chiesa - se si escludono le Filippine - è fortemente minoritaria, essa dovrebbe riconoscere l'importanza dei laici e il ruolo che spetta loro di diritto.

Basilica del Santo Nino a Cebu, Filippine


A. Elango S.I.


L'orgoglio e l'impegno delle Chiese d'Asia

In un continente che - salvo poche eccezioni - fatica a risollevarsi dalla crisi economica degli ultimi anni, che ne ha fatto emergere tutte le contraddizioni, le sfide dello sviluppo e della giustizia sociale sono certo fra le priorità in un tempo giubilare tradizionalmente dedicato alla remissione dei debiti e alla riparazione delle ingiustizie. Certamente il periodo giubilare vede un rinnovato impegno per la riconciliazione e il dialogo in quelle Chiese come la vietnamita, sottoposte alla tutela del potere politico. Qui, in particolare, i vescovi hanno scelto di rilanciare l'evangelizzazione come segno di speranza in una realtà dove la fede radicata, le abbondanti vocazioni sacerdotali e l'impegno dei vescovi mantengono accesa la speranza per una futura visita del Papa.
Nelle Filippine, con orgoglio unico Paese cattolico dell'Asia, lo sforzo dichiarato dei vescovi andrà alla giustizia sociale e contro la pena di morte. In Indonesia, funestata da disordini etnici e da una crisi economica senza precedenti, la Chiesa diventa esempio concreto della solidarietà, impegnandosi in tutte quelle situazioni (prima emergenza ai profughi, sostegno allo sviluppo, istruzione, sanità) che richiedono risposte urgenti e concrete. Per quanto riguarda i due maggiori Paesi del continente, infine, la Cina e l'India, nel primo la Chiesa vive il Giubileo nel modo pratico e sommesso che le è concesso, ma con un supplemento di speranza; nel secondo la comunità cattolica cerca di dimenticare nei colori e nella gioia delle cerimonie, nelle mille piccole ma significative iniziative di questo anno giubilare, di essere ancora considerata "straniera" nel continente in cui è nato il Cristo e che qui ha visto il primo martire asiatico.
(S.V.)



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