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 Maggio 2000 - Orizzonti della fede

I timori del "contagio" nordirlandese
Scozia: il calcio, la fede e la violenza
A Glasgow, la rivalità tra scozzesi e immigrati irlandesi e le tensioni tra cattolici e protestanti sono all'origine di gravi episodi di intolleranza. Una convivenza difficile trasferita ben presto negli stadi. L'esempio di un'iniziativa di sensibilizzazione e dialogo per evitare un altro Ulster nella Scozia dell'autonomia.

L'ex presidente del Celtic, Fergus McCann (al centro), il cardinale Thomas Winning (a sinistra) e il reverendo Alexander McDonald Sembrava un sabato pomeriggio come altri nella casa di Niall e June Scott, cattolici scozzesi. Come al solito il figlio Mark, sedicenne, era andato allo stadio a tifare per la sua squadra, il Celtic. Invece quel pomeriggio di ottobre del 1996 cambiò la vita della tranquilla famiglia di Glasgow. Era ormai sera, quando due poliziotti portarono ai genitori la notizia della morte di Mark, accoltellato senza una ragione apparente sulla via di casa e lasciato a morire dissanguato. Tempo dopo un uomo di 22 anni venne accusato dell'omicidio e il processo evidenziò come i problemi della vicina Irlanda del Nord (Ulster) stessero contagiando la Scozia. Jason Campbell era ben noto alla polizia. Sulla targhetta di casa aveva infatti impressa la sigla Uvf (Ulster Volunteer), marchio di un gruppo paramilitare protestante e nel 1979 sia il padre Colin che il fratello William erano stati condannati - insieme ad altre sette persone - alla più severa condanna mai inflitta in Scozia: 500 anni di carcere per accuse che andavano dall'attentato dinamitardo in locali frequentati dai cattolici, fino alla raccolta di armi ed esplosivi per la campagna terroristica dell'Uvf. Allora era emerso che proprio William "Bill" Campbell era il comandante supremo dell'Uvf in Scozia.
A Jason Campbell, riconosciuto colpevole dell'omicidio di Mark Scott, venne comminato l'ergastolo.
La tragica morte di Mark sarebbe forse passata inosservata, se non fosse per la drammatica situazione nordirlandese e perchè la divisione storica fra cattolici e protestanti - in qualche misura già presente - è sembrata aggravarsi negli ultimi anni, coinvolgendo settori più vasti della società.

L'inquietudine dalla strada allo stadio

Glasgow ha due squadre di calcio di livello nazionale: il Celtic (in cui giocano i due italiani Marco Cortani e Alessandro Sanna), sostenuto per lo più da cattolici, e il Rangers, che riscuote soprattutto le simpatie dei protestanti. I derby portano ad un fisiologico aumento della tensione fra i tifosi, ma la sensibilità religiosa sta provocando degenerazioni che vanno ben oltre il normale tifo calcistico.
Nell'agosto 1999 il compositore cattolico scozzese James MacMillan stupiva il pubblico del famoso Festival internazionale delle arti di Edimburgo, sostenendo che la Scozia era ormai un "Ulster senza fucili o proiettili". Per rafforzare la sua denuncia, l'artista portava a esempio le vessazioni subite dai figli da parte di protestanti. "Quando ero un ragazzo pensavo che questa discriminazione sarebbe presto scomparsa. Invece mi ritrovo ora a spiegare ai miei figli che qualcuno prova risentimento nei loro confronti". E aggiungeva che "timore e allarme si stanno diffondendo nella comunità cattolica per quella che viene percepita come una campagna ideologica contro l'educazione cattolica, che vorrebbe rimuovere la presenza dei cattolici dalla società scozzese, che pretende di zittire la loro voce".
I commenti di MacMillan non hanno mancato di provocare reazioni in tutta la Scozia, nonostante la presa di posizione di altri cattolici, che hanno minimizzato la possibilità di contrasti religiosi.
Ma, prima ancora delle affermazioni di MacMillan, un altro fatto aveva contribuito a riaccendere la tensione.
Donald Findley era il vicepresidente del Rangers Football Club. Ma era anche un avvocato di grido, anzi per molti il più abile avvocato difensore del Paese. Nel maggio dello scorso anno, dopo un importante incontro di calcio, Findlay si recò a festeggiare in un club locale, dove si unì a canti anticattolici; distinguendosi, anzi, per l'entusiasmo con cui guidava il coro. Quello di cui non aveva forse tenuto conto era una videocamera che registrò l'intero episodio. La registrazione arrivò nella redazione del quotidiano cittadino, il Daily Record, che pubblicò un servizio corredato da fotografie su quell'episodio. Questo, com'era prevedibile, provocò un'ondata di sdegno nel mondo del calcio scozzese, per cui alla fine Donald Findlay dovette lasciare la sua carica al Rangers, subire una censura dal suo ordine professionale e pagare una multa di 3.500 sterline. Umiliato, Findlay ha in seguito chiesto scusa pubblicamente. Scuse tardive e, per alcuni, insincere. Pochi infatti ingnorano che proprio lui aveva difeso Jason Campbell dall'accusa di omicidio.
Questo caso è servito anche a dimostrare come certi comportamenti non siano esclusivi di bande provenienti dagli ambienti sociali degradati.
I cattolici, d'altra parte, hanno cominciato ad alzare la voce. Nel 1996 Fergus McCann, ex presidente del Celtic, condannò pubblicamente i tifosi cattolici che cantavano inni anti-protestanti. McCann, che per trent'anni era vissuto in Canada prima di tornare in Scozia, si era allora dichiarato "scioccato"".

Un calcio alla violenza

Questi episodi contribuirono a far crescere la tensione, delineando per la Scozia, prossima all'autonomia da Londra, uno scenario di tipo irlandese.
Perciò il Celtic decise di fare qualcosa per contenere il "bigottismo religioso", di qualsiasi provenienza. Il club calcistico propose un piano, chiamato Bhoys Against Bigotry ("Ragazzi contro il bigottismo" - dove "bhoys" sta per la pronuncia irlandese dell'inglese boys, ragazzi). Una decisione in linea con l'ispirazione della società sportiva, fondata nel 1888 da un religioso marista (dell'istituto dei Piccoli Fratelli di Maria, n.d.r.) di nome Walfrid: la raccolta di fondi per fornire cibo ai poveri del quartiere East End di Glasgow, un'area dove viveva una vasta comunità irlandese e dove si assisteva a una crescente tensione fra la popolazione originaria e gli immigrati alla ricerca di un lavoro. Fratel Walfrid aveva voluto che il club fosse composto da cattolici e protestanti e si ponesse come ponte fra la cultura scozzese e quella irlandese. Lanciando l'iniziativa della Campagna nel 1996, Fergus McCann così ne sottolineava gli obiettivi: "È importante che il Celtic operi attivamente per scoraggiare il settarismo. Un ruolo oggi essenziale del club in quanto istituzione è di responsabilizzare il pubblico contro ogni individuo o gruppo che usa il gioco del calcio e, soprattutto, le partite del Celtic, per promuovere l'estremismo politico e religioso. La nostra squadra è di tutti, senza distinzione di età, sesso, religione o origine sociale o politica. Purtroppo, in parecchie regioni, e non solo in Scozia, il nostro club viene erroneamente percepito come fonte di divisione settaria.
Intendiamo sfruttare al meglio ogni possibilità di dissociarci dal settarismo e dal bigottismo di ogni tipo, e in quest'opera ciascuno è benvenuto".
La Campagna ha il sostegno non solo dell'amministrazione cittadina, ma anche della massima autorità della Chiesa protestante di Scozia, il rev. Alexander McDonald. Oltre a ciò, a essa ha aderito l'arcivescovo cattolico di Glasgow, il cardinale Thomas Winning. Sua è l'affermazione che "sradicare il settarismo richiede lo sforzo generoso di tutti, poichè tutti noi abbiamo la responsabilità di creare un sano clima di tolleranza in questa parte del mondo".
Fergus McCann ha lasciato il club nel marzo 1999, ma non la Campagna. Questa, inizialmente prevista fino al maggio 2000, è stata prolungata a tempo indefinito, guadagnandosi nel frattempo un riconoscimento dall'Unione Europea. Con quali risultati?
"Il programma è stato abbracciato da un centinaio di scuole nell'area di Glasgow - sostiene un portavoce del Celtic -, oltre che dalla maggioranza delle autorità educative scozzesi e il comportamento dei tifosi è notevolmente migliorato. Ma non possiamo farci illusioni. Abbiamo avviato un processo a lungo termine, sia contro il bigottismo religioso, sia per l'integrazione sociale e il rispetto di ogni pratica culturale e religiosa".
Molti ritenevano e ritengono Bhoys Against Bigotry solo un esercizio di pubbliche relazioni destinato al fallimento, come dimostrato da simili campagne del passato. Potrebbe essere vero, e una certa dose di scetticismo è pienamente giustificata. Tuttavia non era possibile restare semplicemente a guardare una situazione che rischiava di deteriorarsi oltre i limiti sopportabili. L'Irlanda del Nord ha percorso una simile strada di disillusione alternata a speranza, ma nessuno ignora che esiste solo una via obbligata: quella in avanti. Sarebbe ironico se, mentre il lungo conflitto religioso in Irlanda vede la fine in lontananza, in Scozia prendessero forma problemi simili.


Ray Hearn




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