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 Giugno-Luglio 2000 - Rubriche

Alle frontiere della missione

Un miracolo vietnamita

Il 26 gennaio 2000 in Vietnam è avvenuto un miracolo. Il giovane gesuita Anton Nguyen Cao Seu, nato nel 1952 ed entrato nella Compagnia di Gesù a 20 anni, è stato ordinato prete a Dalat. Quando i comunisti nel 1975 presero il potere in Sud Vietnam, frequentava il primo corso di Filosofia. Da allora la sua formazione divenne un incubo. La casa per gli studenti gesuiti era stata confiscata e i giovani furono forzatamente ospitati nell'istituto dei salesiani. Seguirono gli anni difficili del comunismo, segnati da fatiche immense e da una continua precarietà. Sieu completò così gli studi in modo discontinuo, ma ottenne la lode nella licenza in teologia e Sacra Scrittura. Di fatto divenne membro del gruppo di traduttori che ha pubblicato la versione vietnamita dei libri liturgici e la nuova traduzione della Bibbia.
Va ricordato che in Vietnam nessuno può essere ordinato prete senza il permesso del regime. Sieu tentò di ottenerlo a Saigon, ma invano. Anno dopo anno la sua richiesta fu respinta. Il superiore pensò che ragionevolmente non c'era più nessuna speranza di ordinazione. Allora nel 1989 lui e altri due scolastici furono ammessi a emettere i loro ultimi voti nella Compagnia di Gesù, cosa che normalmente avviene dopo l'ordinazione sacerdotale. Anche quando il regime concesse il permesso di ordinazione ad altri gesuiti più giovani di lui, Sieu rimase sempre indietro. Sono dodici i gesuiti a essere stati ordinati sotto il regime comunista.
Il vescovo di Dalat, mons. Nho'n, ex-alunno del pontificio collegio retto di p. Raviolo, un gesuita italiano che finì i suoi giorni nelle Filippine, prese a cuore la vicenda di Sieu. Questi venne a Dalat e ottenne la residenza in città. Fu ordinato diacono, e dato che i comunisti non capivano il significato del rito, non imposero restrizioni. Il vescovo lo incluse tra i candidati preti della sua diocesi e fece una nuova richiesta di ordinazione sacerdotale, ma inutilmente. Sieu nel frattempo era impegnato con successo nell'apostolato con gli studenti universitari. L'anno scorso, quando l'ho incontrato, Sieu non nutriva alcuna speranza, ma decise di continuare a lavorare come sempre, capitasse quello che capitasse. Poi, inaspettatamente, prima del Natale del 1999, gli dissero che il permesso era stato concesso. Venne fissata la data: il 26 gennaio. capitò che io fossi di nuovo in Vietnam e decisi di non farmi scappare l'occasione. Mi recai a Dalat e incontrai il vescovo. Mons. Nho'n mi disse che potevo concelebrare nella messa di ordinazione, ma non partecipare alla processione. Indossai i paramenti in sacristia e discretamente mi unii ai concelebranti in presbiterio. La Compagnia di Gesù era in cattedrale nella sua quasi totalità, ma "invisibilmente" mescolata al popolo di Dio, perché molti non sono "ufficialmente" gesuiti. Abbiamo celebrato una messa di ringraziamento in privato in un'aula dello studentato di Thu Duc, fuori da sguardi indiscreti. È stata una grande gioia per tutta la regione gesuitica del Vietnam.


Lettera di un missionario gesuita
Hochiminhville (Vietnam)

L'uomo delle due Cine

un'immagine dall'album di Goundi Fino al 1998 padre Guerrino Marsecano, scomparso lo scorso febbraio all'età di 84 anni, "antico missionario" della Cina rifugiatosi a Taiwan, viaggiava con la sua macchina per la zona di Kuanhsi, prendendosi cura di tre piccole comunità cristiane poste sulle colline nel nord di Taiwan, popolate in maggioranza da aborigeni o montanari di origine malaysiana. Il suo apostolato si concentrava nelle tre cappelle di S. Anna (Chinshan), Maria Addolorata (Chingshan) e S. Pietro (Liuchiwa), distanti pochi chilometri l'una dall'altra. Accanto alla cappella di S. Anna si era costruito una camera, un bagno e una piccola cucina e sovente vi passava la notte se non rientrava alla residenza della parrocchia di Kuanhsi, sua dimora ufficiale.
Era lì dal 1994 ed era ben conosciuto nella zona. Partecipava sovente alle attività di gruppo degli aborigeni: danze folcloristiche, pranzi preparati dalle comunità cristiane, gare sportive dei giovani. Aveva un carattere un po' impulsivo e sentimentale, e a volte si lamentava con i cristiani per il poco impegno nei doveri religiosi e morali. Sapeva essere anche di buon umore, amava fare scherzi e, pieno di vitalità, si dava sempre da fare per migliorare i servizi dei fedeli.
Era al corrente del suo grave stato di salute, e pare che da principio abbia avuto un po' di difficoltà ad accettare il pensiero di dover abbandonare questo mondo, anche se vantava un'età vegliarda; nel passato, dopo brevi degenze all'ospedale per problemi al cuore o allo stomaco, era sempre rientrato a casa. Ricorrendo alla fede e alla preghiera ritrovò presto la tranquillità e il buon umore. Una volta mi disse per telefono: "Adesso capisco la verità del proverbio francese tout le mond veut aller au Ciel, mais personne ne veut mourir ("tutti vogliono andare in Cielo, ma nessuno vuol morire"). E un'altra volta osservò: "Mi sto abituando a parlare con Dio del presente e del passato, cosa che spero di fare poi più a lungo nella Casa del Padre!".


P. Roberto Ghignone S.I.
Chutung (Taiwan)

Malati, bambini e buoi

Da oltre un decennio per l'Associazione Amici di Goundi la condivisione è divenuta una scelta di vita e noi, qui in Africa, ogni giorno ne godiamo i frutti positivi. L'associazione ci permette di curare migliaia di malati (40mila nel 1999) e tantissimi bambini (oltre 10mila quest'anno sono stati vaccinati contro la poliomielite, il tetano, il morbillo, la difterite e la meningite), di nutrire ed educare decine di orfanelli. Abbiamo preparato al lavoro migliaia di giovani: 750 alunni al liceo, oltre 3mila nelle scuole popolari, 40 alunni infermieri nei corsi creati dal nostro ospedale, due studenti alla facoltà di medicina e nove alla scuola magistrale. La scuola elementare agricola di Maimba, da anni sostenuta dall'associazione, ha potuto acquistare buoi, aratri, mucche e formare allievi. Attualmente gli alunni interni sono 180. Quest'anno abbiamo presentato all'esame di quinta elementare 39 scolari, e 36 sono stati promossi. Ciascuno, per aver allevato una mucca a mezzadria durante i sei anni di scuola, ha ricevuto uno o due bovini nati dalla mucca: dovevate vedere la loro gioia e la soddisfazione dei genitori.
La "condivisione" ha anche indotto alcuni amici a venire a Goundi di persona per lavorare e formare i nostri giovani. Franco Reduzzi, Bepi Marchetti e la moglie Idilia sono arrivati da me e si sono prestati per la chiesa. Franco ha realizzato l'impianto elettrico, Bepi ha completato il portale d'ingresso, ha allestito le otto vetrate e ha tinteggiato l'interno. Così la chiesa s'è vestita di uno splendore straordinario. Per la sua inaugurazione oltre 3mila cristiani e catecumeni sono venuti dai 120 villaggi della parrocchia. La signora Idilia con suor Ernesta ha preso cura dei bambini orfani di mamma che l'ospedale accoglie ogni anno e nutre fino allo svezzamento.
In gennaio sono venute ad aiutarci due ostetriche e un medico degli Amici di Ginevra, e di recente sono giunti due valenti collaboratori: il dott. Bregani di Milano e il medico dell'Associazione Amici di Barcellona. Bregani accompagnato dalla moglie, anche lei medico, e da Maria Sofia, la loro primogenita.
Questi arrivi sono provvidenziali, poiché per due mesi fratello Leopoldo e p. Cortadellas, gesuita e chirurgo, hanno dovuto coprire da soli tutto il lavoro dell'ospedale. Nel frattempo per la locale celebrazione del Giubileo sono convenuti in pellegrinaggio alla chiesa parrocchiale oltre 5mila fedeli; è stata conferita la cresima a 450 adulti e giovani, e sul vasto piazzale della chiesa, illuminato e sonorizzato, i vecchi cristiani hanno evocato l'inizio dell'evangelizzazione, nel lontano 1952. Allora Goundi era una landa abbandonata e priva di tutto. Oggi ci sono 10mila battezzati, 4mila catecumeni e scuole, ospedali, centri sanitari e nutrizionali. Esiste anche un istituto di formazione all'agricoltura, silos, cooperative, al servizio di tutti, senza distinzione di razza o di religione. Questi sono i frutti di 50 anni di fede e d'amore per i fratelli.


P. Angelo Gherardi S.I.
Goundi (Ciad)




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