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 Agosto-Settembre 2000 - Ecumenismo

Un documento per riprendere il dialogo
La Carta ecumenica europea
Le Chiese del continente aspirano a collaborare più concretamente nella testimonianza del Vangelo. Nel corso degli ultimi tre anni molto è stato fatto per gettare le basi di un'azione comune per il terzo millennio.

La comunione ecumenica in Europa si trova in una difficile situazione. Lo affermano Jérémie Kaligiorgis, presidente della Kek, la Conferenza delle Chiese europee, e il card. Miroslav Vlk, presidente del Ccee, il Consiglio delle conferenze episcopali europee. Perciò a Graz nel 1997, la seconda Assemblea ecumenica europea aveva fatto questo invito: "Raccomandiamo alle Chiese di redigere un documento comune che contenga i diritti e i doveri ecumenici fondamentali e di dedurne una serie di direttive, regole e criteri che possano aiutare le Chiese, i loro responsabili e tutti i loro membri a distinguere fra proselitismo e testimonianza cristiana, nonché tra fondamentalismo e autentica fedeltà alla fede e a configurare, infine, in spirito ecumenico le relazioni tra le Chiese maggioritarie e le Chiese minoritarie".

Questo è il punto di partenza e il primo nucleo della Carta ecumenica europea, concepita come una contromisura a una situazione difficile e incentivo a una cultura ecumenica. È un progetto tuttora in cammino, ma importante, perché muove acque ecumeniche stagnanti, perché coinvolgendo tutti (responsabili e non) realizza per la prima volta l'ecumenismo popolare, perché mirando a una cultura ecumenica provvede nel modo migliore al futuro dell'ecumenismo, perché stabilisce (una buona volta!) un fondamento vincolante su base veramente popolare. Ed è notevole che non si evitino i punti di scottante attrito nelle relazioni tra le Chiese. Fa piacere registrare che l'idea della Carta sia partita dal basso, a livello popolare, particolarmente dai giovani.Il progetto ha fatto strada sotto l'aspetto sia strutturale sia testuale.

Il Comitato misto, espressione dei due organismi europei Kek e Ccee, sì è riunito a Roma, a Cartigny e a Graz. Il gruppuscolo iniziale s'è dilatato fino a raggiungere 40 persone. La bozza preliminare attraverso analisi e discussioni è divenuta il documento inviato a tutte le Chiese, perché coinvolgano nella riflessione il maggior numero possibile di comunità, gruppi, diocesi e realtà ecclesiali, perché lo studino, lo revisionino e lo sviluppino fino al 1° settembre 2000. La Carta è piuttosto breve, concisa. Ogni suggerimento è benvenuto; serve a valutare l'impatto del documento sulla vita ecumenica e sul processo di riconciliazione fra le Chiese europee.

La Carta vorrebbe essere uno strumento che offre alle Chiese cristiane delle linee-guida per lavorare "insieme" per il terzo millennio, nel rispetto delle reciproche differenze. Nel 2001 la Pasqua sarà celebrata da tutti i cristiani nello stesso giorno. Nel periodo post-pasquale è previsto un grande incontro ecumenico europeo in via di programmazione. Questo evento non sarà la conclusione del progetto, ma il suo reale inizio. Il testo finale della Carta risulterà anche dalle risposte ricevute dal gruppo di lavoro e il Comitato misto all'inizio del 2001 presenterà il documento definitivo. Se sarà giudicato accettabile dalle Chiese, sarà firmato dai due presidenti, Kaligiorgis e Vlk.

Tutto bene? Alla bozza provvisoria della Carta sono state mosse osservazioni. Gioverebbero un maggior coraggio profetico e una forte sottolineatura di principi teologico-spirituali: Dio chiama all'unità e la preghiera comune è il cuore dell'ecumenismo. Certo la comune appartenenza a Cristo è più importante delle diversità teologiche e al dialogo non esiste alternativa; se si deve camminare insieme, sarebbe utile indicare quali siano le piste percorribili. Nonostante ciò la Carta, ancor prima d'essere definita, segna un notevole passo in avanti se non proprio verso l'unità, almeno verso una più solida riconciliazione delle Chiese europee.

Nereo Venturini


Le tappe della Carta ecumenica europea

1997 In giugno a Graz (Austria) si svolge l'Assemblea ecumenica europea. Nasce l'idea della Carta ecumenica e si forma un comitato misto Ccee-Kek.
1998 A febbraio, a Roma, si tiene l'incontro del Comitato misto Ccee-Kek, dove si decidono le linee del progetto della Carta. In ottobre, Cartigny (Svizzera) ospita la riunione d'un gruppo ristretto Ccee-Kek. La discussione approda alla prima bozza.
1999 Ad aprile, a Graz, è la volta della riunione d'un gruppo misto di 40 persone rappresentanti le diverse realtà confessionali e geografiche delle Chiese. Si procede: all'analisi e revisione della bozza; alla redazione del documento rivisto, all'invio del documento alle Chiese europee, accompagnato da un questionario cui rispondere.
2000 In febbraio, a Praga (Repubblica Ceca), si svolge la riunione del Comitato misto Ccee-Kek. Si conferma che la carta è occasione per progredire nel dialogo ecumenico, perché numerose Chiese locali e conferenze episcopali organizzano sessioni di studio sulla Carta. A settembre, a Salonicco (Grecia), è previsto l'esame delle risposte al questionario e la preparazione del testo finale della Carta.
2001 In occasione della Pasqua, sempre a Salonicco, è prevista la firma del testo da parte dei due co-presidenti: il card. Vlk (Ccee) e mons. Kaligiorgis (Kek).



La bozza inviata alle Chiese

Introduzione: necessità della riconciliazione
1ª sezione: Dio stesso ci chiama all'unità.
In virtù del comune credo niceno-costantinopolitano sorge l'impegno comune di testimoniare Cristo morto e risorto
2ª sezione: Sul cammino della comunione visibile in Europa
1° paragrafo: Andare incontro gli uni agli altri
2° paragrafo: La preghiera comune è il cuore dell'ecumenismo
3° paragrafo: La testimonianza comune delle nostre Chiese
Conclusione: Non c'è nessuna alternativa al dialogo
3ª sezione: Il servizio dell'ecumenismo per l'Europa
1° paragrafo: Dare un'anima all'Europa
2° paragrafo: Riconciliare i popoli e le culture, custodire la creazione
3° paragrafo: Coltivare le relazioni con le altre religioni.



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