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 Aprile 2001 - Dossier: Scacciati dalla terra

Intervista a Nicola Morganti, esperto dell'Acra
Africa, la miseria si combatte sul campo

"Il problema del contadino africano non è la povertà, ma la vulnerabilità. La povertà è vivere con pochi mezzi, ma dignitosamente. La vulnerabilità espone il contadino alla miseria che significa la perdita di tutto, anche della dignità. I contadini vanno aiutati a superare gli elementi precari della loro vita e della loro attività rurale, quegli elementi che possono condurli alla miseria".
Nicola Morganti parla con la voce dell'esperienza. Per conto dell'Acra (una Ong italiana specializzata nell'aiuto rurale), ha seguito la realizzazione di molti progetti in Ciad ed è venuto a contatto con un po' tutte le realtà dell'Africa centrale. Ha quindi toccato con mano le esigenze, i rischi e le potenzialità dell'agricoltura africana.
Il rischio delle "monocolture" - "I contadini africani - spiega - utilizzano la tecnica del "taglia e brucia". Arrivano in un campo, tagliano arbusti e piante e iniziano a coltivare. Non utilizzano né concimi chimici né animali. Finché il terreno è in grado di produrre, lo sfruttano. Poi lo abbandonano spostandosi su terreni più fertili. Una tecnica che ha funzionato per secoli, ma che è entrata in crisi. La crescita della popolazione e la maggiore densità di abitanti porta a sfruttare i terreni e a limitare gli spostamenti. Se a ciò aggiungiamo fattori ambientali difficili il rischio è una progressiva degradazione dell'ambiente. E quindi la miseria".
Ma ai problemi di coltivazione si aggiunge anche la tendenza alla monocultura. "Coltivare un solo tipo di prodotto - osserva Morganti - è rischioso. Le forti oscillazioni dei prezzi e la dilazioni dei pagamenti rischiano di lasciare il contadino per lunghi periodi senza guadagni, né risorse per vivere". Uno dei primi obiettivi è diversificare le colture. "In Ciad, per esempio, il cotone è la fonte principale di entrata - spiega Morganti - ma, una volta raccolto, possono passare mesi prima che venga pagato dall'impresa statale, la Cotontchad. E ogni tanto accade che, per problemi logistici, il cotone non venga comprato affatto. Per evitare che nell'attesa il contadino si indebiti ed entri in una spirale dalla quale difficilmente uscirebbe, l'Acra ha cercato di introdurre nuove coltivazioni o nuove varietà di mais, riso, sorgo, verdure. Tutti prodotti che maturano quando il cotone è già stato raccolto. Ciò permette ai contadini di sopravvivere nelle stagioni in cui il raccolto principale è ancora lontano e i creditori non hanno pagato e garantisce eventuali nuove fonti di ricchezza".
Obiettivo: colture intensive - Dal punto di vista tecnico, per i contadini è necessario un cambio di mentalità. "Innanzi tutto - sostiene Morganti - devono capire che agricoltura e allevamento non si escludono. Per tradizione gli allevatori non coltivano e i contadini non allevano. Così ci perdono entrambi. Perché i contadini, allevando, possono godere direttamente dei prodotti degli animali. Non solo, ma possono accudire meglio le loro bestie (spesso date in "affidamento" agli allevatori) e sfruttare il letame come concime naturale (magari insieme al compost vegetale) e quindi far rendere meglio i terreni. Lo stesso possono fare gli allevatori. Ancora oggi si fa fatica a fare passare questa mentalità. Così come è difficile far comprendere il concetto di coltivazione intensiva. I contadini coltivano grandi appezzamenti ma in modo estensivo e rudimentale. Sarebbe meglio concentrarsi su piccoli campi, ma con tecniche più elaborate".
Concetti che, grazie a molte Ong, si stanno facendo largo. Ma che è indispensabile fornire a tutta la popolazione, a partire dai bambini. "In Ciad - osserva - i gesuiti stanno creando scuole che, oltre alla formazione di base, forniscano nozioni di agricoltura. Un modo per garantire loro un futuro, nel rispetto della loro cultura".
Il nodo del commercio - Rimane però il nodo del commercio: spesso sono le speculazioni dei grossisti che costringono i contadini alla miseria. "Anche dove rimane la monocoltura - osserva Morganti - è possibile superare il nodo dei grossisti.
Nell'Africa centrale sono stati ideati per esempio i magazzini di villaggio. Si stocca parte del raccolto che viene poi utilizzato quando non è pronto il nuovo raccolto e i grossisti non hanno ancora pagato. Sono poi nate anche le banche dei cereali. Sono organizzazioni che acquistano e vendono i cereali all'interno del villaggio evitando i commercianti delle città. Si stanno sviluppando gradualmente anche le borse dei cereali: una rete di collegamenti tra i villaggi per evitare la speculazione fissando prezzi giusti".
Piccoli cambiamenti che possono, nel tempo, sottrarre l'agricoltura alla miseria. "Questi cambiamenti - conclude - dovrebbero essere accompagnati da una politica attenta al mondo rurale e in grado di capirne le esigenze. Purtroppo finora è avvenuto di rado".


Enrico Casale



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