| Aprile 2001 - Alle frontiere della missione |
| Ciad, cappella a "prova di bomba" |
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Faccio capolino dalla mia savana di Mongo per annunciarvi che sono vivo e vegeto. Ho avuto una grande gioia rientrando dall'Italia poiché la mia cappella di Mangalmè è stata terminata. Ed è una costruzione solida, costruita con massi granitici a prova di dinamite! Vengano pure gli attentatori. Anche gli altri cantieri vanno bene: in particolare la scuola media di Bagwa che entrerà in funzione tra qualche giorno. Le piogge abbondanti in luglio e agosto si erano arrestate precocemente ai primi di settembre facendo temere il peggio. Per fortuna è arrivata un'ultima ondata di monsone che ha dato speranza ai contadini.
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p. Franco Martellozzo S.I. |
| La pace è un dono di Dio |
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Assisto i rifugiati di guerra dal 1971: in India, in Pakistan, in alcuni Paesi africani e ora a Timor Est. I rifugiati sostengono che la guerra è nel cuore di una persona, e che la pace è un dono di Dio e non dipende dalla volontà dell'uomo. La pace dev'essere perciò creata e non celebrata. Per provare che quanto dicono è giusto, hanno chiesto a due uomini forzuti di colpirsi al volto di fronte alla folla della Messa domenicale: notai che i due si sorrisero invece di battersi. Così essi provarono che nei loro cuori non c'era odio o malvagità.
Fui testimone nei campi dei profughi in Zambia quando il movimento dei ribelli angolani Unita firmò un patto con il Governo. Le autorità dello Zambia esortarono: "Amici non firmate il patto solo sulla carta, ma anche nel cuore". Ma, proprio in quei momenti, la mia missione veniva bombardata dai jet governativi che stavano compiendo missioni nell'area di Kazombo e Luena Region. Per fortuna gli obiettivi furono mancati e i missili caddero lontano sette miglia.
Un mio confratello gesuita ha scritto un libro dal titolo: "Non dimenticate in fretta". Probabilmente aveva ragione. Una firma impiega tempo a passare dalla carta al cuore. I politici vanno in televisione per gridare la necessità di una riconciliazione tra le nazioni e le tribù. I teologi sostengono che la riconciliazione è un termine teologico basato sulla morale e sulla fede. Affermano inoltre che la riconciliazione riguarda le vittime di guerra o "gli oppressi mentre la conversione riguarda i criminali di guerra o gli "oppressori"".
La riconciliazione è, innanzi tutto, riconciliazione con Dio piuttosto che con noi stessi o con gli altri. Nemo dat quod non habet: ciò significa che se una persona è convinta della propria fede, ne dà testimonianza nella propria comunità. In altre parole si fa testimone personale della fede. Con mia piccola sorpresa, ho notato che alcune personalità internazionali non si sono riconciliate con le loro famiglie. Divorziati dalla prima moglie, cacciata la seconda, ora vivono con la quarta non menzionando la terza, e magari sono in missione per ricomporre guerre tribali o conflitti internazionali. C'è un certo fraintendimento sul concetto di riconciliazione. È meglio utilizzare altre parole in campo politico piuttosto che riconciliazione che si ritorce contro o contraddice le storie personali dei politici. La riconciliazione richiede una coscienza attiva, persone formate agli insegnamenti di Dio. Dio è il primo passo nella riconciliazione. La politica richiede altri termini. Dimenticare non è la stessa cosa di riconciliare. Dimenticare è una strada a senso unico, riconciliare è una strada a doppio senso.
Quando fui dichiarato indesiderato nei campi dello Zambia e fui espulso in meno di 24 ore, dimenticai i due responsabili dell'espulsione. Ma quando li incontrai di nuovo, dopo alcuni mesi, per cercare soluzioni per un meeting presidenziale, mi resi conto che li avevo imbarazzati e alcuni organizzatori pensarono di annullare l'incontro finché non ci fossimo riconciliati. C'è voluto del tempo perché entrambi convenissero che fu un errore espellere il "padre", come ammisero essi stessi più tardi. La riconciliazione è un processo che, lungo o breve che sia, dipende da quanto radicata è la fede della persona coinvolta. "Le guerre moderne sono combattute a tavolino e non sul campo" ha detto il presidente dello Zambia Chiluba e forse intendeva dire: "lasciateci confrontare le nostre differenze senza usare la legge della giungla: "ammazza o sarai ammazzato"".
L'ex presidente della Tanzania Julius Nyerere era un politico che viveva la sua fede privatamente e pubblicamente nella sua comunità. Richedeva la comunione quotidianamente e in chiesa non aveva bisogno di guardie del corpo. E nessuno può dire che, durante il suo mandato, abbia mai ordinato di uccidere anche una sola mosca.
Mi ricordo di un caso. Noi abbiamo sostenuto la commutazione della sentenza di morte nel carcere a vita per un condannato (al quale ho impartito il sacramento della riconciliazione) perché aveva una grande famiglia. Nyerere la commutò.
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Salvador Ferrão S.I. |
| Missionaria tra i lebbrosi del Kerala |
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Sono stata per 35 anni a Pisa dove lavoravo come infermiera in un cronicario. A causa della mancanza di vocazioni, i superiori dell'ordine di Sant'Antonio da Padova, al quale appartengo, nel 1994 mi hanno inviata in India in cerca di nuove vocazioni. Essendo io devota della Madonna, mi sono portata dietro una sua statuetta proveniente da Fatima. Giunta nello Stato del Kerala (uno dei più ricchi dell'India, ma con enormi sacche di povertà e disagio), con il permesso del vescovo, ho iniziato a girare villaggio per villaggio, casa per casa, capanna per capanna, con la mia statuetta della Madonna. Durante il pellegrinaggio ho visto cose strazianti che mi hanno lacerato il cuore: bimbi asmatici e tubercolotici, capanne invase dalle acque durante il periodo monsonico, anziani paralitici abbandonati in terra. Quando, dopo sei mesi, sono tornata in Italia mi sono presentata ai miei superiori dicendo loro che non me la sentivo più di restare in India a guardare chi soffre senza aiutarlo. Ho chiesto quindi il permesso, a ogni mio ritorno in Italia, di avere due mesi a disposizione per raccogliere le offerte necessarie ad aiutare la gente del Kerala. Grazie alla generosità di tanta gente sono riuscita in questi anni a raccogliere molte offerte. Con esse ho costruito un orfanotrofio nelle quali ospitiamo attualmente una cinquantina di bambine che manteniamo e facciamo studiare. Abbiamo inoltre creato una scuola materna che ospita 75 bambini e bambine di ogni razza e fede. Negli anni passati abbiamo anche costruito 14 casette in muratura. Sono abitazioni sicure e asciutte che ospitano i malati, prima costretti a vivere in baracche fatiscenti. A molti anziani, lebbrosi e poliomielitici siamo anche riusciti a distribuire carrozzine.
La nostra opera in Kerala continua. Abbiamo in mente di costruire altre casette e di aiutare gli anziani, i lebbrosi e i poliomielitici. Ma continueremo anche nell'opera di assistenza ai bambini orfani. Un'impresa che sarà possibile solo grazie alla Provvidenza e all'aiuto di molti italiani generosi.
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Suor Graziella Mazzotta |