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La musica ha la forza di una medicina spirituale. Questo avviene nel Salvador colpito dal terremoto e segnato dalla povertà, graze all'opera di un'apprezzata cantautrice: Inés De Viaud.
Inés, so che hai cominciato a cantare fin da giovane , ma a un certo punto della tua vita, hai capito che cantare e scrivere musica era un dono di Dio. Che cosa te lo ha fatto comprendere? E che cosa senti di trasmettere alle persone?
Avevo 13 anni quando compresi che la musica era parte della mia vita. Il mio sogno era iscrivermi al conservatorio, ma non ne ebbi la possibilità in quanto mia madre sosteneva che la musica non era un mezzo per vivere. Allora decisi di imparare a suonare la chitarra e di partecipare a un festival ibero-americano di musica leggera, "L' OTI Festival", come rappresentante del mio Paese. Tornai con una proposta di lavoro in Spagna, ma ero già sposata, avevo figli e l'idea di lasciarli per seguire il mio sogno mi fermò. Decisi di stare con la mia famiglia.
In quel tempo fui invitata a cantare alla messa degli ammalati nell'Ospedale statale di El Salvador. Questa nuova esperienza, che combaciò con la malattia di mio padre e la sua morte, mi fece capire che la mia musica poteva toccare i cuori degli ammalati e donare un po' di pace. Da qui cominciai a comprendere che il Signore mi stava usando, attraverso la musica, per essere al servizio della comunità, e così compresi la mia missione. Con il canto desidero testimoniare che solo il Signore può darci la vera vita e capirne il vero valore.
Questa scelta, è nata sicuramente grazie a un cambiamento di vita interiore. Che cosa è successo? Come l'hai vissuto all'interno della tua famiglia?
Ero sposata a 16 anni e avevo già tre figli. Quando cominciai a cantare in ospedale, i miei familiari erano tranquilli perché pensavano che il Signore non avrebbe permesso di allontanarmi da loro. Nacquero nel frattempo altre due bambine e la mia famiglia era serena. Insieme abbiamo compreso che cosa vuol dire "darsi per Amore", un imperativo che mi aveva già trasmesso mia madre, direttrice della Confraternita carceraria in Salvador. Abbiamo scoperto che il rispetto e la dignità sono valori importanti nella vita e abbiamo imparato dai poveri la dignità della persona. Ho constatato anche che tutti siamo alla ricerca della vita, ma l'esistenza che ci propone il mondo è fatta di desolazione, vuoto e disperazione. Invece attraverso la fede ho scoperto che la vita è il dono più grande e più bello che Dio poteva farci.
Tieni concerti in tutta l'America Latina, negli Stati Uniti, in Canada e in altri molti altri Paesi. Che cosa ci puoi dire di questi viaggi?
Posso dire che nel mondo c'è necessità di amore, c'è tanto dolore, e il momento più bello della mia missione non è solo cantare ma stare vicina alle persone, entrare in contatto con loro per fornire una testimonianza di fede. Tutto questo a volte "guarisce", e io sono solo uno strumento nelle mani di Dio. La mia missione è dura, a volte torno esaurita, senza forze, ma quando rientro a casa e vedo la mia famiglia, mi riprendo e ringrazio il Signore. Viaggiando ho conosciuto tante realtà e ho potuto conoscere me stessa, le mie debolezze, le mie insicurezze, la mia fragilità, ma ho imparato a fidarmi di Dio.
Sei stata a cantare anche in Italia. Che cosa ti ha colpito di queste esperienze e quali sono le differenze che hai riscontrato con la gente del tuo Paese?
Sono arrivata in Italia dopo aver incontrato al Festival Hosanna di Orlando in Florida i cantautori cristiani italiani don Mario Migliarese, Aurelio Pitino e Roberto Bignoli. Mi hanno invitato al "Multifestival Magnificat, artisti cristiani Europa", al "Meeting internazionale dei giovani" di Schio e poi ho partecipato negli ultimi cinque anni a vari concerti un po' in tutta Italia. Ho scoperto che i giovani italiani hanno bisogno di essere toccati nel loro intimo e nella loro spiritualità con nuove forme di evangelizzazione, e credo che la musica di ispirazione cristiana sia un mezzo importante per avvicinarsi a loro.
Il Salvador è una terra assai provata e di missione, ultimamente flagellata dal terremoto, qual è adesso il tuo operato nei confronti della "tua gente"?
Il mio Paese ha vissuto molti momenti difficili nell'arco della sua storia. Il mio popolo soffre, e il recente terremoto ha reso questa sofferenza ancora più intensa ed estesa. Sembra che Dio ci abbia abbandonato, ma io non lo credo, anzi mi sembra più giusto pensare che sia un Paese "eletto" in quanto proprio attraverso queste grandi croci possiamo sentire di essere più vicini a Lui. Un anno fa ho incontrato Sor Ana Beatriz, nella sua scuola feci un concerto per le studenti. Adesso quella scuola è distrutta, va ricostruita e io farò il possibile perché ciò avvenga al più presto. Da qui è nato il progetto "Amici del Salvador" che si impegna a ricostruire la scuola e a portare aiuto ai Paesi più piccoli.
Qual è il tuo messaggio per i lettori di Popoli?
È bello essere cristiani, però è più bello vivere da cristiani. Nella mia ultima canzone dico: "Signore, quando arriverò alla tua presenza, sai cosa voglio portare nelle mie mani? Sorrisi di bambini che il mio canto suscitò, i miei capelli bagnati dal pianto del povero che nessuno ascoltò, vuote le mie vene per essermi donata senza condizione, ma la cosa più importante è... arrivare con le mani piene d'amore".
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