|
Ottantenne, ex arcivescovo di Marsiglia, il cardinale Roger Etchegaray
è diventata una figura nota in tutto il mondo durante la crisi
irachena, un’occasione mediatica che ha reso familiare il suo
volto al grande pubblico. Il Papa e la diplomazia vaticana lo hanno
inviato in quella che era chiaramente una mission impossible: farsi
ascoltare e far ragionare Saddam Hussein, il più crudele e sanguinario
degli autocrati mediorientali. Il cardinale francese, in passato già
protagonista di numerose missioni diplomatiche, ha parlato con il dittatore
iracheno al quale ha consegnato un messaggio da parte del Papa. È
forse ingeneroso scrivere, come qualche commentatore ha fatto, che con
la missione di Etchegaray la diplomazia vaticana è tornata a
farsi sentire e vedere, dopo tanto tempo, rispolverando i fasti di secoli
lontani, quando incuteva rispetto e si faceva ascoltare da tutte le
corti d’Europa, ma è certo che il cardinale Etchegaray
le ha dato un impulso e una visibilità straordinari. Più
che una missione diplomatica in senso stretto, in effetti, si è
trattato di un incarico motivato da una grande sollecitudine pastorale
e dalla preoccupazione di una possibile catastrofe umanitaria in Iraq.
Ciò che sta a cuore alla Santa Sede sono le sofferenze ulteriori
che patirebbe il popolo iracheno, già provato da oltre dieci
anni d’embargo.
Così, per la seconda volta nell’arco di un anno, Etchegaray
è stato incaricato da Giovanni Paolo II di prestare aiuto nel
corso di una crisi internazionale. Era già accaduto nell’aprile
dello scorso anno, durante l’assedio alla Basilica della Natività,
a Betlemme, dove avevano trovato rifugio centinaia di palestinesi armati
e assediati dai soldati israeliani.
Etchegaray è conosciuto per la modestia, la semplicità,
il calore umano e il buon senso, ma è soprattutto un maestro
del dialogo. Prima della recente missione, fu nel 1998 l’ultima
volta che si recò in Iraq, con lo scopo di sondare la possibilità
di un viaggio papale a Ur dei Caldei, nella no-fly zone, il luogo in
cui secondo la tradizione nacque Abramo. Il Papa avrebbe desiderato
recarvisi in pellegrinaggio nel 2000, durante il Giubileo, ma complicazioni
politiche da parte irachena resero impossibile il progetto.
La biografia del cardinale Etchegaray testimonia la ricchezza delle
sue esperienze e la loro importanza. Nato nel 1922 a Esplenette, nella
diocesi di Bayonne, nel Paese Basco francese, Roger Etchegaray, vescovo
ausiliare di Parigi dal 1969, arcivescovo di Marsiglia dal 1970, è
stato il primo presidente della Conferenza episcopale europea, dal 1971
al 1979. Creato cardinale da Papa Giovanni Paolo II nel 1979, rassegnò
le dimissioni dal governo pastorale dell’arcidiocesi (1985). Dal
1984 è stato presidente della Pontificia Commissione Iustitia
et Pax (1984-1998) e del Pontificio Consiglio Cor Unum (1984-1995).
Oltre a partecipare a molte riunioni del Sinodo mondiale dei vescovi,
del Sinodo dei vescovi europei, del Sinodo africano e quello dell’episcopato
latinoamericano, Etchegaray è stato Presidente del Comitato centrale
per il Grande Giubileo dell’Anno 2000. Numerose le missioni da
lui espletate come inviato speciale del Papa tra cui quelle nelle isole
Samoa, in Ungheria, in Belgio.
|