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 Gennaio 2004 - Cultura, culture

Il libro del mese

GIULIO ALBANESE
Il mondo capovolto
I missionari e l’altra informazione

Einaudi (Gli Struzzi), Torino, 2003, pp. 180, € 13,00


Che l’editoria missionaria abbia acquisito in tempi recenti un ruolo nuovo e goda di un’attenzione maggiore e diversa è un dato di fatto. Oggi come non mai le riviste missionarie e gli operatori a vario titolo dell’informazione missionaria sono chiamati a condividere e a interpretare fatti e situazioni che non riguardano più o soltanto la Chiesa, la missione, la religione. Al contrario, forti di una partecipazione e, spesso, di una competenza che non si riscontrano nell’informazione laica, nei media dei grandi network e delle potenti concentrazioni editoriali, essi si trovano a essere «complementari» o addirittura «alternativi» all’informazione tradizionale: «L’editoria missionaria dispone della più efficace rete di inviati speciali che si conosca. Vivono dal di dentro il come e il perché dei fatti, ritraggono l’umanità del Sud del mondo concentrando l’obiettivo sui volti della gente, sulle luci e le ombre delle periferie, al di là dei soliti stereotipi», scrive l’Autore, direttore dal 1997 di Misna, l’agenzia di stampa internazionale delle congregazioni missionarie cattoliche.
Si tratta di informare su aree geografiche, tematiche, eventi che non hanno spazio o che – se ne hanno – è solo per la loro tragicità. L’Africa, ad esempio, che vive una quotidianità fatta anche di forza, tenacia, orgoglio, valori e di tanti fatti positivi è trattata dai media soltanto come un continente alla deriva, teatro di feroci lotte intestine, campo di battaglia di guerre combattute «per procura».
È questo «il mondo capovolto» del titolo: un mondo in cui buona parte del pianeta semplicemente non esiste o viene soltanto proposto nei suoi aspetti tragici o paradossali, non spiegato, capito o interpretato. Che questo possa rispondere a logiche politiche e a interessi economici è quanto ritiene buona parte della stampa missionaria. Con un ulteriore limite: il provincialismo e la scarsa preparazione sulle cose del vasto mondo che troppo spesso caratterizza l’informazione di casa nostra. I missionari, che del mondo hanno fatto la «loro» casa, devono avere, in questo senso, un ruolo di primo piano.

Stefano Vecchia




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