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L’isola di Cipro vanta una storia di 10mila anni
ed è ricca di monumenti che testimoniano il suo grande passato.
A fare di Cipro un museo a cielo aperto hanno contribuito nel corso
dei millenni i greci, i fenici, i persiani, i romani, gli arabi, i veneziani,
i turchi, i britannici. Tutti hanno lasciato una traccia, nell’architettura
come nella lingua o nella gastronomia, e questo mix di influenze
ha dotato l’isola una sua forte identità culturale. Cipro
è sempre stato un importante punto di scambio fra gli imperi
d’Europa, Africa e Medio Oriente e nella sua storia molti se la
sono contesa. Nel 58 a.C. cadde sotto il dominio dei romani, che mantennero
l’isola in relativa pace e sicurezza fino al VII secolo, quando
gli imperi bizantino e islamico iniziarono un conflitto destinato a
durare tre secoli. Nel complesso, Cipro rimase parte dell’Impero
romano d’Oriente per quasi nove secoli. Nel 1191 il re d’Inghilterra
Riccardo Cuor di Leone, lungo il tragitto che lo conduceva alla Terza
Crociata, conquistò l’isola, ma i ciprioti opposero resistenza
ed egli decise di vendere l’isola ai Templari, che a loro volta
la cedettero a Guido di Lusignano, re di Gerusalemme, che diede vita
al Regno Franco di Cipro; i suoi eredi regnarono per i tre secoli successivi.
Nel 1489 Cipro finì sotto il controllo dei veneziani, che però
furono attaccati dai turchi (1570), che conquistarono l’isola
nonostante l’eroica resistenza del Capitano di Famagosta, Marcantonio
Bragadin, atrocemente torturato e ucciso. L’Impero ottomano governò
l’isola per 307 anni, prima di cederla alla Gran Bretagna.
Il dominio britannico
Nel 1878 l’Impero ottomano concesse alla Gran Bretagna di occupare
l’isola, ottenendo in cambio la protezione britannica dall’espansionismo
russo e un affitto annuale. I nazionalisti greco-ciprioti rivendicarono
l’enosis (unificazione) di Cipro alla Grecia e si opposero
al «Tributo di Cipro», la somma che il governo britannico
doveva versare all’Impero Ottomano, una pesante tassa che divenne
il simbolo dell’oppressione. Nel 1914 la Gran Bretagna annesse
l’isola come ritorsione per l’alleanza turca con la Germania
nella prima guerra mondiale. Con il Trattato di Losanna del 1923 la
Turchia riconobbe l’annessione britannica di Cipro, che nel 1925
divenne colonia della Corona. Nel 1931 l’aumento delle tasse e
l’ostilità verso il «Tributo» portarono a manifestazioni
di piazza, represse dall’esercito, che sospese la costituzione.
Le misure repressive colpirono anche la Chiesa ortodossa, che svolgeva
un ruolo chiave nel movimento nazionalista. Una di queste sottometteva
l’elezione dell’arcivescovo all’approvazione del governatore
britannico. Al di là delle libertà civili negate, va riconosciuto
ai britannici il merito di aver rilanciato l’economia e sviluppato
infrastrutture e servizi pubblici.
La lotta per l’enosis
Durante il secondo conflitto mondiale, i ciprioti furono leali sostenitori
degli Alleati. Alla fine del 1946 il Governo britannico consentì
la creazione di un’assemblea consultiva per elaborare una nuova
costituzione. I greco-ciprioti, delusi per il mancato riconoscimento
dell’enosis, si coalizzarono intorno al giovane e combattivo
arcivescovo Makarios III. Gli anni Cinquanta videro crescere la popolarità
del colonnello greco George Grivas, protagonista della resistenza in
Grecia durante la guerra, fautore della rivolta armata, che si pose
a capo di un’organizzazione di estrema destra. Nel 1954 il rappresentante
greco alle Nazioni Unite, sostenuto dalle manifestazioni di piazza in
patria, richiese il diritto all’autodeterminazione per gli abitanti
di Cipro, mentre Makarios presentò una petizione per l’enosis.
Vi si opposero da una parte la Gran Bretagna e dall’altra la Turchia,
che appoggiava le proteste dei turco-ciprioti. Questi ultimi, tradizionalmente
protetti sotto il dominio britannico, chiedevano che un eventuale ritiro
britannico non comportasse l’enosis alla Grecia ma il ripristino
del controllo turco su Cipro (trascurando il fatto che la Turchia con
il trattato di Losanna aveva rinunciato a qualsiasi diritto sull’isola).
Le Nazioni Unite evitarono di esprimersi sulla questione. La reazione
dei greco-ciprioti fu immediata e violenta. Makarios strinse un’alleanza
con Grivas: nacque l’Eoka (Organizzazione nazionale dei ciprioti
combattenti), che iniziò una serie di attentati contro le autorità
britanniche. Fu introdotta la legge marziale e nel 1956 Makarios fu
esiliato. Vari progetti di riforma costituzionale e di soluzione del
conflitto tra le comunità fallirono. Nel 1958 i negoziati tra
il Governo turco e quello greco, durante i quali furono abbandonate
la richiesta di enosis e di una separazione tra le comunità,
gettarono le basi dell’indipendenza, da cui emerse la costituzione
del 1960, accettata da tutte le parti coinvolte.
L’indipendenza
Nacque così il 16 agosto 1960 la Repubblica di Cipro, caratterizzata
da un predominio greco-cipriota, ma con ampie garanzie per la minoranza
turco-cipriota e per la sovranità britannica sulle basi militari
di Akrotiri e Dhekelia. La struttura del Governo venne stabilita con
criteri che separavano le due comunità e ne preservavano le prerogative.
Makarios, tornato dall’esilio, venne eletto presidente.
Alla fine del 1963, a seguito della proposta di Makarios per alcuni
emendamenti alla costituzione, i turco-ciprioti, temendo fosse un espediente
per aprire la strada all’enosis, insorsero, ma al termine
degli scontri la loro comunità venne ridotta a vivere in alcune
precarie enclave, ammassata in condizioni disumane, e difesa da truppe
britanniche. In seguito arrivarono anche i Caschi Blu dell’Onu.
Nel 1970 la giunta militare al potere ad Atene, che appoggiava il partito
dell’enosis, inviò clandestinamente a Cipro il colonnello
Grivas, che costituì gruppi terroristici (Eoka B) per far cadere
Makarios, considerato un «traditore» dall’opinione
pubblica greca. Morto Grivas nel 1974 per un attacco di cuore, l’amnistia
concessa ai suoi seguaci non interruppe le attività terroristiche
dei gruppi favorevoli all’enosis.
La divisione
Sopravvissuto a due attentati, il 15 luglio 1974 Makarios dovette arrendersi
di fronte al colpo di Stato ordito dalla Guardia Nazionale con il sostegno
di Atene, rifugiandosi a Londra. Nicos Sampson, leader dell’Eoka
B, si installò come presidente ma la reazione di Ankara non si
fece attendere: il 20 luglio le forze armate turche sbarcarono nel nord
di Cipro incontrando una strenua resistenza. Il crollo del regime dei
colonnelli ad Atene il 23 luglio e la caduta di Sampson scongiurarono
il conflitto tra i due Paesi della Nato. La Turchia aveva occupato il
34% del Paese e scacciato 200mila greco-ciprioti. L’economia dell’isola
subì un colpo durissimo, aggravato dalla presenza di numerosi
rifugiati. Il 16 agosto 1974 venne proclamato uno Stato federale turco-cipriota
nella parte settentrionale di Cipro.
Gli anni seguenti portarono al rallentamento dell’economia della
zona turco-cipriota rispetto all’altra parte del Paese, ove in
breve tempo si verificò un vero e proprio boom economico.
Nel 1974 Makarios poté tornare a Cipro e riprenderà la
carica di presidente, che esercitò fino alla morte nell’agosto
1977. Tutti i tentativi di negoziato naufragarono di fronte al rifiuto
della Turchia di ritirare le sue truppe, mentre rimaneva il grave problema
dei rifugiati, che rese più profonde le divergenze e l’animosità
verso la fazione turco-cipriota. Il 15 novembre 1983 venne proclamata
la Repubblica turca di Cipro del Nord, subito condannata dalla comunità
internazionale, che negò il suo riconoscimento.
Verso l’Unione Europea
Nel 1995 Nicosia fece richiesta di aderire all’Unione Europea,
eventualità che venne presentata come una via per superare la
divisione del Paese. Tutti i tentativi di giungere a una posizione comune
fallirono, e nel 1998 l’Unione Europea prese in considerazione
l’ipotesi di concedere l’ammissione alla sola zona greca,
nonostante le veementi proteste dei turco-ciprioti. Le tensioni restano
accese ed è ancora attiva, dopo 37 anni, la missione di peace-keeping
delle Nazioni Unite, istituita con l’incarico di monitorare la
«linea verde» che divide le due repubbliche.
Il 18 novembre 2002 il Governo greco-cipriota ha annunciato di essere
pronto a negoziare il piano di pace proposto dal segretario generale
dell’Onu Kofi Annan per la riunificazione dell’isola. Le
elezioni presidenziali del febbraio 2003 hanno visto il successo di
Tassos Papadopoulos, leader del partito greco-cipriota, ex
esponente di primo piano dell’Eoka. In marzo 2003 è fallito
il negoziato dell’Aja tra Cipro, Cipro del Nord, Grecia e Turchia
sul progetto Onu di riunificare l’isola nella forma di confederazione.
Rimane quindi la divisione.
Ai primi di maggio 2003, le frontiere si sono aperte e, finalmente,
circa un terzo della popolazione dell’isola ha potuto visitare
l’altra parte. Che ciprioti turchi e ciprioti greci si vedessero
da vicino non accadeva dal 1974. Visto l’insuccesso di ogni soluzione
negoziale, l’ingresso nell’Ue dal 1° maggio 2004 riguarderà
quindi soltanto la parte greca dell’isola.
La Chiesa e le religioni
I turco-ciprioti sono musulmani sunniti, mentre la grande maggioranza
(94,8%) dei greco-ciprioti appartiene alla Chiesa greco-ortodossa, che
vanta nell’isola una lunga tradizione di indipendenza da Costantinopoli.
Nel 488 d.C. l’arcivescovo Antemio, guidato da un sogno, scoprì
sull’isola la tomba di san Barnaba: sul corpo del Santo si trovava
una copia del Vangelo di san Matteo vergata di suo pugno. Antemio si
recò con la reliquia a Costantinopoli, che mostrò all’imperatore
Zenone. Questi ne rimase molto impressionato, e non solo confermò
l’indipendenza della Chiesa di Cipro, ma concesse all’Arcivescovo
in perpetuo tre privilegi esistenti ancora oggi, e cioè di portare
uno scettro anziché un pastorale, di firmare con l’inchiostro
rosso e di indossare un mantello color porpora durante le funzioni.
I cattolici di rito latino rappresentano soltanto l’1,5%, mentre
i maroniti sono lo 0,6%. Nell’isola vi è un’unica
diocesi, Cipro dei Maroniti, eretta nel 1343. Da ricordare che a Cipro
è presente la Custodia francescana di Terra Santa, che vi conduce
numerose scuole e opere di carità.
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