torna al sommario
 Gennaio 2005 - Dossier: Più democrazia nell’economia del mondo

Banca Mondiale/2
«No alle facili accuse, serve un’autocritica condivisa»
Giovanna Prennushi è una ricercatrice della Banca Mondiale, dove si occupa in particolare di analizzare e monitorare le politiche di riduzione della povertà; è inoltre inserita nell’équipe che sta preparando il Rapporto 2006 su equità e sviluppo.

Quali sono i risultati più recenti che la Banca Mondiale (Bm) può vantare nella riduzione della povertà?
Dalla seconda metà degli anni Novanta sono state attuate iniziative che hanno aiutato diversi Paesi a ridurre la povertà: ad esempio la riduzione del debito per i Paesi più poveri (Hipc, Heavily Indebted Poor Country), l’approccio partecipativo alla preparazione delle strategie di riduzione della povertà (Prsp, Poverty Reduction Strategy Papers), i finanziamenti per l’educazione elementare (Efa, Education for All) e per la prevenzione e lotta all’Hiv/Aids.

Se si guarda agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Osm), stabiliti nel 2000, si riscontrano fallimenti e ritardi. In questo, quanta parte di responsabilità hanno la Bm e altre istituzioni finanziarie internazionali come il Fmi?
Occorre essere più precisi: gli Osm relativi a povertà, educazione, parità tra i sessi, salute, accesso all’acqua saranno in larga parte raggiunti da buona parte dei Paesi dell’Asia dell’Est. Nell’ex-Unione Sovietica e in Sudamerica si sono fatti progressi sugli indicatori di sviluppo umano, e la povertà misurata in base ai consumi è diminuita significativamente in Asia del Sud. Quindi non è giusto parlare «soprattutto» di fallimenti e ritardi. Resta il dramma umano dell’Africa. Qui le politiche sostenute dalla Bm non hanno portato ai risultati sperati per ragioni complesse: politiche sbagliate, mancanza di rappresentatività, corruzione, condizioni esterne sfavorevoli.

Alcuni Uffici della Bm pubblicano spesso Rapporti molto critici sugli squilibri mondiali, in particolare sui risultati delle politiche neoliberiste. Questo non è un po’ paradossale visto che, almeno agli occhi della gente comune, la Bm fa parte integrante di quel «sistema» che sembra voler criticare?
C’è molta disinformazione su quello che fa la Bm. È molto facile incolpare la Bm, l’Fmi, l’Omc e le politiche neoliberiste di tutti i mali del mondo. La povertà esiste perché esistono enormi squilibri di ricchezza e potere, che noi tutti in misura maggiore o minore contribuiamo a sostenere in quanto cittadini e consumatori nei Paesi ricchi. È però vero che la Bm deve mostrare maggiore consapevolezza dei meccanismi di potere locali, nazionali, globali all’interno dei quali opera, per evitare che siano solo le élite a beneficiare dei progetti e delle politiche di sviluppo.

Non pensa che sia anzitutto il concetto di sviluppo, basato prevalentemente sulle idee di produzione e consumo, che debba essere problematizzato?
Vorrei sottolineare che il concetto di sviluppo che la Bm propone dà importanza allo sviluppo delle potenzialità degli individui e delle comunità, in maniera integrata, e nel rispetto dell’ambiente e delle culture. Per fare un esempio, le regole sul rispetto dell’ambiente e delle culture cui devono sottostare i progetti finanziati dalla Bm sono in generale molto più restrittive di quelle in vigore in Italia.
Personalmente, credo che il modello che domina nei Paesi ricchi dia un valore eccessivo al consumo di beni materiali e che sia fondamentale una riflessione critica sui valori che dominano nella nostra società. Ma questa problematizzazione deve partire da noi. È immorale parlare di limitare il consumo a chi non ha da mangiare, ai bambini che si dividono un libro di testo in 50, alle donne che partoriscono e muoiono in casa perché l’ospedale più vicino è a un giorno di cammino…

Per quella che è la Sua esperienza personale e professionale, qual è lo spazio per il confronto dialettico che si respira nella Bm? Meglio ancora, qual è la «libertà di movimento» di cui questa istituzione gode rispetto ai «poteri forti» dell’economia e della politica?
Sono due domande distinte. Dialettica e spazio per il confronto non mancano affatto. Quanto alla libertà di movimento rispetto ai «poteri forti» la risposta è complessa. I progetti della Bm vengono approvati dal Board of Directors, dove siedono i rappresentanti dei 184 Paesi membri (con potere di voto corrispondente alle quote versate, il che vuol dire che i Paesi ricchi hanno la maggioranza). La Bm ha libertà di movimento finché la maggioranza dei membri del Board of Directors ne appoggia le decisioni. I finanziamenti a tasso agevolato per i Paesi più poveri (i fondi «Ida») sono forniti dai Paesi ricchi, che chiedono in cambio una serie di cose: trasparenza, rispetto dei diritti delle donne, rispetto per l’ambiente e così via. Gli Stati Uniti hanno ovviamente un peso superiore a quello di ogni altro Paese, così come in altri contesti, ma il Dipartimento del Tesoro americano non detta legge. Alcuni anni fa gli Usa decisero di non contribuire ai fondi Ida per varie ragioni, ma gli altri Paesi lo fecero e le attività continuarono.

Chi sceglie (o nomina) il presidente della Bm?
Secondo un accordo informale gli Stati Uniti hanno il potere di nominare il presidente della Bm, mentre quelli europei nominano il capo del Fondo Monetario; in entrambi i casi sarebbero preferibili processi più trasparenti e più aperti al dibattito.

Infine una domanda personale, che può interessare soprattutto i giovani: come si arriva a lavorare alla Bm? Con quali requisiti, sacrifici e soddisfazioni?
Ci si arriva in vari modi, a seconda dell’esperienza. Esistono alcuni programmi per giovani, come le summer internships per studenti e il programma «Junior Professional Associate» per persone che hanno completato un master o equivalente. La concorrenza è molto forte, ma le possibilità esistono, soprattutto per chi ha un po’ di esperienza in Paesi in via di sviluppo (ottenuta anche tramite volontariato). Più che conoscenze ci vogliono impegno e spirito di iniziativa.


Per approfondire:
www.worldbank.org
www.developmentgoals.org
www.worldbank.org/wdr2006


Stefano Femminis





torna su

 


Indietro