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  Gennaio 2005 - Editoriale

90 anni


Nel 2005 la rivista POPOLI compie novant’anni di vita. Per commemorare la fausta ricorrenza, più che ripercorrere la storia passata, giova interrogarci sul cammino che ci aspetta. Guardare al futuro è l’atteggiamento che meglio si addice a una rivista come la nostra: missionaria, di informazione e di ricerca, impegnata nella promozione della fede, della giustizia e della pace.

Una rivista «missionaria»
POPOLI è nata con una chiara identità «missionaria». È la sua prima caratteristica. Tale dovrà rimanere anche in futuro, continuando a far conoscere l’opera dei missionari nel mondo e ad affiancarla nel difficile dialogo con tutte le culture. È questa sua identità missionaria a spiegare i profondi cambiamenti della Rivista in novant’anni. Quanta strada e quante svolte dal 1915 a oggi: da Le missioni della Compagnia di Gesù, a POPOLI, Mensile internazionale di cultura e di informazione missionaria dei Gesuiti! Il cambiamento, infatti, è avvenuto in concomitanza con la evoluzione stessa della «missione»: dalla vecchia «conquista» di nuovi territori alla Chiesa, fino a oggi, quando «ci è richiesto in un certo senso di compiere la missione ad gentes qui nelle nostre terre», divenute ormai multietniche e multireligiose (Cei, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, n. 58). La missione è come la vita: se non si rinnova, muore. È stato il destino di tante riviste missionarie che sono nate e sono morte in questi novant’anni.

Informazione e ricerca
La seconda caratteristica di POPOLI è quella di unire insieme informazione e studio. La abbondante documentazione fotografica, molto curata, fa da sostegno all’approccio interdisciplinare con cui la Rivista affronta i problemi sempre nuovi della missione. POPOLI non ha la pretesa di sostituirsi alla riflessione personale del lettore, intende invece stimolarla offrendo una base razionale e di fede all’ideale missionario, affinché esso non poggi - come talvolta avviene - solo sulla emotività. Perciò, anche per il futuro, la Rivista vuol essere strumento di divulgazione e di ricerca. Si propone, cioè, di aiutare i lettori e i missionari a maturare ciascuno il proprio giudizio, a fare sintesi tra fede, cultura e impegno pastorale di evangelizzazione.

Fede, giustizia e pace
Infine, terza caratteristica di POPOLI è la spiritualità ignaziana, quindi la condivisione della scelta dei gesuiti per la promozione della fede, della giustizia e della pace, attraverso il dialogo interculturale, ecumenico e interreligioso. Ecco perché POPOLI non è e non sarà mai una rivista neutrale, ma schierata sempre con il Vangelo, con la Chiesa del Concilio, con i popoli più bisognosi. È importante a questo fine la stretta collaborazione con i laici che caratterizza la redazione della Rivista, garantendole una preziosa sinergia di competenze nell’unità dell’ideale. Riusciremo ad allargare la collaborazione con altre riviste e con centri culturali, pastorali e sociali, anche esterni alla Compagnia, come oggi richiede la «missione» in una Europa e in un mondo che si vanno unificando?
Sono gli orizzonti del novantesimo. Confortati dall’aiuto di Dio e dalla fedeltà dei nostri abbonati, lettori e amici, faremo sì che si possa dire anche di POPOLI quanto Giovanni XXIII scrisse nel suo diario il 9 febbraio 1963 a proposito della Civiltà Cattolica, il più antico periodico dei gesuiti italiani: «Rivista sempre più giovane a misura del suo invecchiare».



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