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José Rubio (1864 - 1929)

Giorno di celebrazione: 4 maggio
Qualifica: Sacerdote
Motivo: Confessore della fede
Luogo: Spagna

José RubioSchietto e nel contempo profondo, di temperamento ritroso e serio, persino timido, José María Rubio fu definito dal vescovo Leopoldo Eijo Garay come "l'apostolo di Madrid". Egli può essere identificato con la sua famosa massima: "fare quello che Dio vuole e volere ciò che Dio fa".

Spagnolo dell'Andalusia, nacque a Dalías, nella provincia di Almería, il 22 luglio 1864. I suoi genitori ebbero 14 figli, dei quali soltanto 6 sono sopravissuti. Visse la sua infanzia in un ambiente contadino. Suo nonno disse di lui: "Io morrò, ma chi continuerà a vivere vedrà che questo piccolo diventerà un uomo importante e che sarà di gran valore agli occhi di Dio". Negli anni in cui visse nel villaggio dell'Almeria, ogni volta che tornava da scuola, leggeva vite di santi e a pregava la Madonna. Un suo zio, canonico, lo portò quando ancora era molto giovane ad Almería, dove intraprese un anno di lettere e un di filosofia (1876-1879). Trasferitosi poi al seminario di Granada, incontrò un altro canonico, Joaquín Torres Asensio, che diventò il suo autoritario protettore. Questo, al termine dei suoi 4 anni di teologia, lo portò con sé a Madrid (1879-1886). José María fece un quinto anno teologico nella capitale e subito dopo venne ordinato presbitero a Madrid. Celebrò con grande devozione la sua prima messa l' 8 ottobre 1887 nella collegiata di San Isidro; la celebrò quasi da solo, perché non andò al suo paese per la ricorrenza, come erano soliti fare i sacerdoti novelli.

ESPERIENZA IN CHINCHÓN

Destinato come vicario parrocchiale alla località di Chinchón, dopo solo nove mesi, il giovane prete incomincia ad acquistare fama di santità; e più tardi, come parroco di Estremera, nei pressi di Guadalajara, si rende palese la sua vita fatta di preghiera e di aiuto ai poveri e agli ammalati.

Di corsa prima dell'alba, andava alla chiesa parrocchiale per pregare. Era dedito anche a lunge ore di catechesi.

Debole di carattere e molto generoso - aveva ad esempio poca cura degli affari economici che gli procuravano pesanti critiche del suo protettore -, si lascia convincere da Don Joaquín di prendere parte ad un concorso per ricoprire l'ufficio di canonico a Madrid. Il concorso non lo superò. Però il Torres si diede da fare affinché fosse nominato professore di latino al seminario di Madrid. Già da allora confessava segretamente ad alcuni suoi amici il suo profondo desiderio di diventare gesuita. Desiderio che non poté rispettare in quel momento per non indispettire Don Joaquín.

Diventò cappellano delle religiose Bernarde a via Sacramento, (il suo confessionale si conserva tuttora nella Chiesa del Sacramento, oggi sede del Vicariato Castrense, in quel tempo parrocchia dell'Almudena) e da subito incominciò a diffondersi la sua fama di eccellente confessore dovuta alla sua austerità e alla sua capacità di lavorare senza sosta per il bene altru. Fu instancabilmente dedito anche alla catechesi delle bambine povere, alle sue opere tra gli straccivendoli, tra i monelli di strada e ai suoi corsi di Esercizi. Non si fermava a predicare ai bisognosi ma cercava lavoro a chi non ne aveva. Coloro che in quel tempo lo vedevano celebrare la santa messa dicevano: "Sembra che sia in colloquio con qualcuno". Di solito andava a letto tardi, dopo aver pregato per parecchio tempo in cappella e si alzava prima del sorgere del sole. A volte don Joaquín col tovagliolo a tracollo doveva andare a strapparlo dal confessionale affinché non restasse senza colazione. Il suo protettore lo convinse pure di intraprendere il dottorato in Diritto Canonico, grado che di fatto ottenne a Toledo. Questo gli fece esercitare il grado di cancelliere nella vicaria di Madrid, ma del suo titolo non se ne vantò mai.

Già in quel epoca era ampiamente conosciuto nella capitale spagnola, poiché durante la prima rappresentazione della scandalosa Electra di Galdós, a proposito dell'affare della signorina Adelaida Ubao, che fece scalpore negli ambienti anticlericali, quando il pubblico bramiva contro il Padre Cermeño, anche lui fu bersaglio degli improperi il "gesuita Rubio", quando José María ancora non era entrato nella Compagnia di Gesù. Pellegrino in Terra Santa nel 1904, fu preso da forte commozione al Santo Sepolcro ed a Betlemme. Di quest'ultima visita racconta: "prostrato per terra, adorai con profonda riverenza quel santissimo luogo, misi la mia fronte contro il pavimento, baciai la stella, rimasi un tempo in preghiera, e la mia anima e il mio cuore rimasero soddisfatti. Non trovo parole per spiegare quello che lì si sente."

ADEMPIRE LA DIVINA VOLONTÀ

Deceduto don Joaquín, a 42 anni, si sentì libero per adempire il suo sogno di entrare del noviziato di Granada, nel 1908. Scrisse alla sua famiglia: "Il mio desiderio, come sapete, è di santificarmi dove e come il Signore dispone, e quello lo vuole pure la nostra madre e voi. Dal canto mio, sono disposto a quello che Egli vorrà di me, e niente di più. Se mi vuole a Madrid, bene; e se mi vuole al vostro lato, molto bene; e se mi volesse in altro modo di vita più perfetta e sicura, quindi molto bene. In altre lettere insiste in questo suo desiderio spirituale di fare in tutto, nella sua vita, la volontà divina: "Il meglio, il più fruttuoso, il più lieto sarà quello che Dio vuole, e nell'ora della morte la più grande consolazione vostra e mia sarà il pensiero di aver fatto la volontà santissima di Dio…"

Concluso il noviziato, dedicò un anno a rivedere la teologia e ebbe una esperienza pastorale a Siviglia (incontrandosi assieme nella residenza con un altro Gesuita infuocato dall'amore di Cristo e delle anime: Il Padre Francisco de Paula Tarín). Dopo il Terz'anno (1910-1911) fatto a Manresa, quando i superiori gli dicono che il suo luogo di lavoro apostolico sarà Madrid, egli inoltra la richiesta di essere inviato la dove sia sconosciuto da tutti. Quando arriva a Madrid, gli era appena morta sua mamma: "mi sono abbracciato alla santissima volontà di Dio, che così ha voluto" affermò.

La sua straordinaria attività apostolica dalla residenza di Via de la Flor, lo fece subito essere ricercato ed ammirato da tutti, nonostante la sua semplicità, la sua aria un pò ritrosa, di essere privo delle qualità più appariscenti che avevano alcuni suoi brillanti compagni: i Padri Coloma e Fita, e l'eloquente predicatore Alfonso de Torres, il quale non riusciva a cogliere il motivo del successo di Rubio. Indossando la cotta e con la berretta nera, messa leggermente di traverso, diffondeva una luce speciale, una seduzione soprannaturale. La sua arte oratoria era, umanamente parlando, un vero disastro, però gli ascoltatori rimanevano affascinati dall'autenticità di vita che dalle sue parole usciva. Lui viveva quanto predicava. Il suo segreto era la preghiera continua. Il fratel sagrestano lo coglieva di sorpresa frequentemente in cappella alle quattro del mattino. Si moltiplicano le sue attività: Guardia d'Onore, Apostolato della Preghiera, Marie dei Sacrari, scuola, missioni popolari, confessionale, colloqui, monasteri, predicazione, pubblicazioni e mille altre imprese apostoliche. Dal carattere pio di alcune di queste attività si potrebbe concludere un profilo di José María di uomo di sagrestia. Ma non fu così. Il suo luogo prediletto di apostolato erano le strade e i sottoborghi di Madrid; i suoi beniamini erano i più poveri e i suoi metodi non tralasciavano la ricerca efficace di sovvenire ai suoi problemi concreti. Ad esempio dava molta importanza al ruolo della buona stampa.

Nel contempo, continuava ad attendere alcuni piccoli villaggi della provincia di Madrid con le sue fruttuose missioni. Incorporato definitivamente nella Compagnia di Gesù attraverso gli ultimi voti emessi il 2 febbraio 1917, non ottenne il grado di "professo di quattro voti" dei Gesuiti, ma quello di "coadiutore spirituale". Non si mortificò per questo, il che sarebbe stato più che legittimo, del suo grado di Dottore di Diritto Canonico, ne fece mai nessun riferimento a questa umiliazione, dovuta al fatto di non aver compiuto l'esame "ad gradum" che l'ordine esigeva per appartenere alla distinta schiera dei "professi".

MOMENTI DI CRISI

Assalito per un tempo dagli scrupoli - persino la recita della liturgia dell'ore diventò per lui un tormento -, fu preso in giro per il fatto di voler fondare i discepoli di San Giovanni. Per questo fu sottomesso ad un registro poliziesco, con l'accusa di promuovere un nuovo istituto religioso. Il caso fu che ricevette dai superiori il divieto di svolgere questo ministero. "Non desidero altro che fare la santissima volontà di Dio", ripeteva. Lo tolsero pure dalla direzione delle Marie dei Sacrari, e anche dell'incarico del bollettino del Sacro Cuore. "Devo esser scemo. Non mi è difficile ubbidire", aggiungeva. "Con l'impegno di portare gli altri a Dio -pensava- il Signore si prenderà cura di me."

Il 30 maggio 1919 ebbe una grande soddisfazione: assistere alla Consacrazione al Cuore di Gesù nel "Cerro de los Angeles", poiché aveva contribuito non solo alla sua costruzione, ma anche aveva spronato la realizzazione medesima dell'atto tramite una sua amica religiosa salesa, parente di una dama di corte, che a sua volta convinse il Re Alfonso XIII.

UN UOMO MOLTO SINGOLARE

La fama del Padre Rubio si estese a macchia d'olio. Il popolo di Madrid doveva fare coda di tre ore per confessarsi da lui. E non pochi arrivavano da posti lontani parecchi chilometri. Faceva aspettare le dame dell'aristocrazia per dare la precedenza alle donne povere. Godeva di doni mistici, dei quali non parló mai con nessuno, persino di capacità soprannaturali oppure di doni insoliti come bilocazione, telepatia, profezia e veggenza. A volte pronosticava il futuro, o si trovava allo stesso tempo nel confessionale e visitando un malato, o ascoltava una chiamata di soccorso a distanza, addirittura l'avviso di una mamma già morta per andare ad assistere il suo figlio incredulo.

Il gesuita informa dal pulpito Teresa "la cucitrice" dal fatto che suo padre, miscredente, era in procinto di morire in quel medesimo attimo dopo aver ricevuto tutti i sacramenti; un fatto che già gli era stato profetizzato da Rubio. Lourdes, la figlioletta malata di Filomena Lafitte, riceve la visita e la guarigione dal Padre Rubio, mentre costui ascolta la sua mamma in confessione. Una nobildonna comunica al Padre Rubio che il suo figlio è in punto di morte. Quando si reca alla casa trova un signore suonando il pianoforte. Rubio identifica la signora che lo aveva avvisato strada facendo con una foto che si trova nella camera. Era la mamma ormai defunta dell'inquilino. L'uomo, restio prima, decide a tal punto mettere a posto la sua anima. Quella stessa notte fu poi trovato morto sul suo letto.

Diventò famosa la vicenda di un giorno di carnevale. Chiamato il padre ad assistere con gli ultimi sacramenti un malato, in verità si trattava di uno scherzo goliardico di un gruppo di spudorati che per far baldoria avevano combinato in una "casa di appuntamenti" Uno di essi recitava il ruolo di chi è agli ultimi rantoli facendosi beffe di tutti, mentre un altro si preparava a fotografare col magnesio il sempliciotto prete. Entrato José Maria nella casa e raggiunto il capezzale del preteso moribondo, si rese conto che questo era realmente morto. Tutti furono pressi dallo spavento, e colpiti da una siffatta impressione che due dei testimoni si fecero poco dopo religiosi. Uno era il conosciuto collaboratore radiofonico Padre Venancio Marcos.

Tuttavia il campo del suo più spiccato impegno apostolico furono i sobborghi più poveri di Madrid, soprattutto quello del quartiere della "Ventilla", dove i movimenti rivoluzionari accendevano l'esca del malcontento della classe operaia. Rubio fondò scuole, predicò la parola di Dio, e fu solerte formatore di cristiani d'un pezzo, alcuni dei quali più tardi raggiunsero la palma del martirio. Fu altresì consigliere di Luz Casanova, fondatrice delle Apostoliche di Gesù, impegnata come lui nell'aiuto solidale e nella evangelizzazione dei più bisognosi, la cui causa di canonizzazione è già stata introdotta. Raggiunse molta diffusione il caso di alcune bambine, la cui scomparsa, fu attribuita ai preti, in un clima anticlericale surriscaldato, dove ogni genere di dicerie contro di essi divampava nell'animo del popolino. Siccome il Padre Rubio le aveva preparate per il battesimo fu chiamato a dichiarare. L'animo sereno ed schietto domandò: "Come mai mi avete interrotto i miei Esercizi?" fiaccò il tribunale in tal modo che non procedette più con l'inchiesta.

IN TUTTA MADRID SI FACEVA ECO: -Ê MORTO UN SANTO!-.

La salute del Padre Rubio non era mai stata buona. Sin da giovane i suoi sputi avevano a volte tracce di sangue, ma egli continuava a dormire cinque scarse ore e a lavorare senza concedersi tregua. Benché non parlò di questo, non c'è dubbio che possedeva doni mistici. In prova di ciò troviamo il fatto della sua accanita difesa delle tesi del dominico Juan González Arintero, che riteneva la legittimità di desiderare la mistica. Un giorno in cui si sono venuti a trovare entrambi, Arintero si mise in ginocchio dinanzi a Rubio chiedendogli la benedizione. Dal canto suo il gesuita fece lo stesso e gli chiese il permesso di baciargli i suoi piedi. Questa scena, che sembra strappata da un vecchio racconto agiografico fu il prologo di una comunicazione epistolare tra i due religiosi.

Il suo testamento spirituale fu una comunicazione alle "Marie", esortandogli a fare una "lega secreta" di persone desiderose della perfezione in mezzo al mondo. Con questo anticipava, ancor una volta, al suo tempo, la fondazione futura di istituti e movimenti laicali. "È possibile comunicarsi in questo esilio col Dio infinito…So che chi questo non credesse non lo vedrà per esperienza, poiché Egli è molto amico per il fatto che non mettano limiti alle sue opere." "L'unione vera si può ben raggiungere col favore del Nostro Signore, se noi ci sforziamo di procurarcela. Col non avere volontà propria, ma bensì legata in tutto con quello che fosse la volontà divina", aggiungeva. "Contemplate l'umanità santa di Cristo Gesù, e mediante essa, salite verso la divinità. Meditate le virtù di Cristo Gesù e siate bramosi di metterle in pratica; e non soltanto ciò, ma ancor più lavorate per raggiungerla. Per primo così avrete svuotato il cuore, e poi vi sarete riempiti di Dio, e Dio opererà tramite voi delle meraviglie. Raccomandava ancora di vivere in presenza di Dio continuamente, il che richiamava di vivere "come una candela accesa".

Come una candela accesa ha vissuto José María tutta la sua vita. Ebbe la premonizione della sua morte, ed arrivò a congedarsi dei suoi amici. Nell'infermeria dei Gesuiti ad Aranjuez, dopo aver rotto in mille pezzi, per umiltà, i suoi appunti spirituali, e dopo aver dichiarato: "se il Signore vuole portarmi adesso, sono pronto", "abbandono, abbandono" e "adesso vado via", morì seduto su una poltrona, e col gli occhi fissi in cielo il giovedì 2 maggio 1929.

A Madrid da per tutto si ripeteva: "È morto un santo!". Migliaia di persone presero parte alla sua inumazione ad Aranjuez, e al trasferimento posteriore della salma alla Chiesa del Sacro Cuore e San Francesco Borgia, nel cortile dove tuttora riposano i suoi resti che non sono mai stati lasciati visitare dal popolo di Madrid che lo ritiene come un efficace intercessore di molti favori. 33 testimoni oculari diedero testimonianza del suo eroismo. Tre guarigioni successe nel 1944, 1953 e 1987 furono ufficialmente qualificate come miracoli. Quella di cancro di María Dolores Torres, di 37 anni, naturale di Dalías; la guarigione spontanea della bambina di Aranjuez María Victoria Guzmán che si trovava in coma profondo; e quella del Padre José Luis Gómez-Muntán, S.J. completamente guarito di un carcinoma polmonare in fase terminale.


Preghiera

O PADRE DI MISERICORDIA, che hai fatto di san Giuseppe Maria Rubio un ministro della riconciliazione e un padre dei poveri concedi, anche a noi di essere ricolmi dello stesso spirito, perché con la tua grazia possiamo soccorrere gli abbandonati e manifestare a tutti la tua carità. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.


 

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