BIOGRAFIA da: IN CRISTO GESÙ, Profili spirituali - Milano 1974
Francesco Saverio (1506-1552), basco di origine, incontra Ignazio di Loyola nel 1530, si converte all'età di ventisette anni, è ordinato sacerdote quattro anni dopo, s'imbarca nel 1541 per l'India ove giunge tredici mesi più tardi. I dieci anni di vita là trascorsi si suddividono tra periodi di attività organizzativa e tra spedizioni missionarie che durano ciascuna circa due anni: in India (1542- 1544), alle Molucche (1545-1547), al Giappone (1548- 1551). Muore del tutto solo sullo scoglio di Sancian, di fronte alla Cina dove egli sognava di entrare. Questa mirabile epopea ha fatto del Saverio il tipo stesso del missionario. Essa ci tocca ancora oggi, a condizione di riconoscere che, se Francesco ha piantato la croce in terre lontane, è perché era impiantata nel suo cuore di carne; per la forza della resurrezione di Gesù, egli supera la contingenza della sua opera e la sua esistenza resta il tipo di quella di ogni uomo completamente abbandonato allo Spirito; essa manifesta, nella lotta interiore condotta dal Saverio, il vero senso e la natura dell'apostolato. La barriera che separa le civiltà si apre soltanto davanti ad uomini spirituali in cui la grazia trionfa sul peccato.
Il temporaneo e il duraturo
Per permettere l'incontro con il santo, occorre prima ricordare due presupposti che hanno condizionato la sua esistenza e che potrebbero oggi bloccare l'uomo del XX secolo. Un primo condizionamento che si coglie nella vita del Saverio è il suo legame col potere politico. Francesco è nunzio apostolico, ma è anche delegato del Re del Portogallo; egli non teme, secondo le usanze del tempo, di considerare la possibilità del ricorso al braccio secolare, non per convertire gli Indiani ma per ricondurre alla ragione gli europei approfittatori. Così la sua opera, autenticamente evangelica, sembra prendere l'avvio di un'impresa coloniale. Un secondo condizionamento risiede nel suo linguaggio e nella sua concezione teologica. Francesco pensa di andare a liberare le anime dall'inferno; battezza in massa e condanna senza riserva le altre religioni, pervenendo difficilmente a vedere in esse delle tappe di approssimazione e delle verità nascoste. Riconoscere questi condizionamenti è disporsi a trovare il punto di inserzione di questa vita nella propria esistenza, e a trarne un effetto salutare: in gradi diversi, a livelli più o meno profondi e secondo le varie situazioni di ciascuno, questo itinerario è quello di ogni missionario e di ogni cristiano. Si instaura il dialogo tra il santo e me stesso nel momento in cui comprendo che il mistero della sua esistenza non si è esaurito nell'avventura esteriore dei suoi lavori apostolici e dei suoi viaggi; e più ancora se io mi preoccupo non soltanto di riconoscere gli elementi spirituali della sua esistenza, ma di coglierne in ogni momento la presenza segreta nello svolgimento delle vicende esteriori. Soltanto l'itinerario mistico dà a quello esterno, che si vede, il suo vero senso.
Le tappe della fiducia
La prima tappa è segnata dall'aprirsi alla vita apostolica. Nel 1533 Dio strappa il suo eletto ad una esistenza troppo umana; non lo invia subito in altri continenti, ma, nel segreto della preghiera gli rivela e gli comunica il suo amore appassionato per le anime. Durante sette anni gli insegna, attraverso delle prove graduali, a riconoscere il suo volto paterno in ogni circostanza, a donarsi senza riserva a tutti coloro che lo avvicinano; gli manifesta in una comunità privilegiata, che diventa la Compagnia di Gesù, il vero volto della Chiesa.
L'ideale, così fissato e praticato come in laboratorio diventa esigenza reale nel corso della seconda tappa, a partire dal 1541: il Cristo, per mezzo del suo vicario, lo invia in missione ufficiale come nunzio apostolico per le terre d'Oriente. L'apostolo di Cristo vive da quel momento secondo il modello del Redentore che, da ricco che era, si è fatto povero; che si è umiliato facendosi servo di tutti; che ha sofferto per la salvezza di tutti gli uomini, rivelandogli cosi la misericordia infinita di Dio verso i peccatori, "libri viventi" in cui egli impara a leggere. Infine, ultima tappa, nel 1545, spinto dallo Spirito, Francesco si decide a lasciare le Indie, dove il lavoro non è che agli inizi, e si rivolge verso terre poco conosciute e ad una distanza che per l'epoca era immensa. Benché lo stesso impulso animi il Saverio da Lisbona sino alle Molucche e all'Estremo Oriente, è là che avviene la rottura essenziale. La fiducia, destata in un ambiente fraterno, poi messa alla prova, deve essere approfondita ancora: nella solitudine assoluta l'uomo dello Spirito deve affrontare l'Avversario, lo stesso Mistero d'iniquità, prima di subire la prova suprema della fiducia: la morte.
Queste tappe, per quanto fortemente caratterizzate in se stesse sono tuttavia profondamente collegate tra di loro. Il Signore in effetti fa irruzione in momenti successivi dell'esistenza. Ora questi momenti di Dio non sono mai dimenticati, divenuti inutili andando avanti, soppiantati dalle nuove rivelazioni; assunti nel corso di nuove esperienze, essi continuano ad essere presenti ed attivi. L'uomo dei desideri, che era nato al tempo della conversione, si schiude sotto i cieli immensi e si trasforma nell'uomo di spirito; 1'uomo dal cuore tenero e affettuoso scopre impressa nel suo animo la presenza continua della comunità fraterna, in una zona più remota che la sensibilità, là dove batte il cuore stesso di Cristo; 1' uomo di preghiera, alle prese col Maligno, discende sempre più profondamente nell'abisso della sua miseria e si appoggia sempre più fermamente sulla roccia di Dio; l'uomo provato si misura con ostacoli sempre più formidabili. Costantemente il Signore agisce perché il seme deposto maturi il suo frutto.
Solo Dio agisce attraverso il peccatore
Tentiamo di cogliere l'una o l'altra delle caratteristiche del temperamento del Saverio: la pasta più rude che Ignazio abbia mai maneggiato. Innanzi tutto notiamo che le sue reazioni profonde manifestano un'epoca di pensiero che precede le controversie tra Bañez e Molina; così lo sentiamo sottolineare senza tregua che da noi non esce se non il male, che ogni bene viene da Dio, che tutto è grazia; e dunque che la virtù essenziale dell'apostolo è l'umiltà, per mezzo della quale egli sta al suo posto. Saverio ha ereditato il meglio della tradizione agostiniana; veramente geloso della gloria di Dio, non intacca la libertà dell'uomo; per cogliere intimamente che Dio è il solo autore di ogni bene, l'apostolo deve lasciarsi calare dal Signore sino al fondo del suo niente; da questo abisso sgorgherà il grido di confidenza assoluta e la cura della continua vigilanza. Ecco perché anche l'apostolo deve a poco a poco, a somiglianza del Cristo stesso, addossarsi il peccato degli uomini; nell'avventura che lo porta nel cuore del suo prossimo, l'apostolo incontra una regione peccatrice. Egli non ci deve entrare, ma non può avvicinarla senza essere lui stesso bruciato. Finché egli non ha sofferto a causa del suo amore, di un amore che non può non esistere e sopravvive ad ogni ingratitudine, egli non è entrato nel segreto dell'amore. Così il Saverio non vuole sapere dai suoi collaboratori se essi amano gli altri, ma se essi ne sono amati; poiché questo amore non può essere una risposta d'amore verso un peccatore come lui. Sarebbe questo, dunque, nonostante lo schermo frapposto dal peccatore, l'azione già presente del Cristo risorto? In tal caso un po' dell'amore del Cristo vivente sarebbe passato attraverso il suo cuore e avrebbe raggiunto il prossimo nella radice ultima, dove egli in realtà, senza saperlo, amava il Cristo.
Mantenere le tensioni apostoliche
Un altro aspetto della vita del Saverio è il mantenimento delle tensioni che caratterizzano ogni vita apostolica. Tensione tra il sogno e la realtà, che incessantemente spinge l'apostolo al di là di se stesso e di ciò che egli ha incominciato a togliere e a fondare ma lo conserva fedele a esercitare ancora ciò che è stato acquisito. Tensione tra "il mondo e la mia casa" che esprime concretamente la precedente e obbliga a rivedere senza sosta i risultati ottenuti. Tensione tra la comunità e la solitudine, mediante la quale si purifica la presenza agli altri: si sia trattato, per esempio, di attendere pazientemente la posta dall'Europa per 32 mesi, poi 24, poi 21, infine 50 mesi: cinque invii di corrispondenza in 10 anni! Tensione tra l'obbedienza comoda quando si è a contatto con il proprio superiore, ma che diventa muta dal momento in cui la distanza materiale separa Saverio da tutti e deve cedere il posto all'interrogazione dello Spirito Santo. Tensione tra l'azione e la passività, cioè le contrarietà dovute agli elementi (il mare con le sue bonacce, il calore, il freddo...), agli uomini (i politici, i coloni, gli sfruttatori), alla lingua, alla malattia, agli insuccessi ripetuti. Tensione che si riflette in quella che unisce e separa l'azione quotidiana e la preghiera nel segreto della notte, senza la quale nessun uomo può trovarsi fedele alla missione ricevuta da Dio. Tensione infine fra la fermezza e la delicatezza, che sola mantiene il rapporto tra il cielo e la terra. Senza il coraggio di mantenere viventi e opposte queste diverse tensioni, il Saverio avrebbe potuto aprire l'Estremo Oriente alla Buona Novella?
Attività e passività
L'indigenza umana incita il Saverio, ma l'amore di Cristo lo incita ugualmente. Quale pericolo, per colui che non accorda questi due amori, di abbandonarsi ad una attività che misconosce in definitiva la sua origine propriamente divina! Francesco lottò contro la febbre del conquistatore che tende a far perdere il senso del gratuito, e con esso il senso della redenzione attraverso la croce. I suoi contemporanei l'hanno notato spesso; le notti di silenzio e di combattimento mistico sono forse più cariche di senso che la piena luce dell'attività. L'apostolo è un uomo che agisce in Dio, questo è evidente agli occhi del Saverio; ma il suo messaggio proprio è che solo Dio agisce nell'apostolo. Allora sopraggiunge la libertà radicale che dà all'uomo attento allo Spirito e al suo soffio la capacità di inventare ciò che le circostanze richiedono da lui. Così l'itinerario seguito non è tanto la conquista del mondo da parte dell'apostolo, ma attraverso di essa, la conquista dell'apostolo da parte di Dio. Dietro l'uomo d'azione, c'è colui che seppe subire l'attività divina. Francesco percorre i mondi, ma ogni giorno dentro di lui si approfondisce una solitudine, o piuttosto sgorga la confidenza assoluta. Senza dubbio, "che serve all'uomo guadagnare il mondo intero se perde l'anima?": ma seguendo il Cristo sino alla fine, egli viene a scoprire, in una gioia continua, la Trinità all'opera nella sua vita e nell'universo che l'Amore trasfigura. Il grano muore in terra, e la messe è pronta.
X. Léon-Dufour, S.J.