Lettera del P. Generale, P. Peter-Hans Kolvenbach S.I., del 2 dicembre 1997, in occasione del quarto centenario della morte del Canisio
Cari Padri e Fratelli,
Il 21 dicembre si compiono esattamente quattro secoli dalla morte del nostro confratello Pietro Canisio. avvenuta a Friburgo in Svizzera, dopo aver attraversato gran parte dell`Europa.
Rifiutando un Gesù mutilato dalla crudele divisione dei cristiani, Canisio aveva proclamato la professione di fede ignaziana: Cristo tutto intero è il mio Dio (Diario spirituale, 87).
Le nostre Province del Nord e del Centro Europa sono rimaste sorprese dall'ampiezza dell'accoglienza ecumenica che la celebrazione di questo Dottore della Chiesa ha ricevuto.
In realtà Canisio non è affatto un Santo popolare. ma molti dei nostri contemporanei si sono forse ricordati che senza la sua tenace attività apostolica essi non sarebbero oggi dei cattolici e magari nemmeno dei cristiani. È pure vero che Canisio non ha mai preteso di essere un teologo brillante o un pensatore originale: ma suo è il Catechismo come pure la rete di Collegi fondati allo scopo di preparare un avvenire più cristiano. Si capisce meglio allora il rinnovato interesse per la gran mole di lettere e di scritti che egli ci ha lasciato.
Si è di nuovo notato che pure nelle Confessioni e nel suo Testamento, un genere letterario che solitamente riveste un carattere molto personale, Canisio è molto riservato, sorvolando sulla propria vita privata. Quando Pietro Canisio prega o parla, egli si esprime tramite la parola di Dio; quando scrive, sono le dichiarazioni del Magistero e i problemi della Chiesa a costituire la materia delle sue opere.
Tuttavia sarebbe ingiusto ripetere, come spesso si fa, che la personalità di Canisio scompare nelle sue opere. È proprio lui, in prima persona, con le sue esperienze e il suo carattere, che accetta le verità della fede, trasmesse dalla Scrittura e dalla Tradizione e affidate alla Chiesa; egli le assimila personalmente e così diventa un uomo adulto in Cristo. Ed è proprio perché egli vive intimamente il proprio apprendistato con Cristo e il suo sentire con la Chiesa che la sua personalità si realizza nella missione e che questa missione trasmette del tutto naturalmente la personalità di Peter Kanis di Nimega.
È la ragione per cui, in tempi di violenze e di divisioni, Canisio ispira ovunque pace e unione. Egli non separerà mai ciò che il Signore ha unito, ne le luci e le ombre della Chiesa del suo secolo, né il volto istituzionale della Chiesa e il corpo di Cristo, né il mistero da adorare in spirito e verità e l'umile visibilità della vita dei sacramenti e delle devozioni che esprimono questa adorazione del Padre.
Nella stessa prospettiva, Canisio si oppone alle misure radicali che alcuni vorrebbero prendere, per non approfondire ancora di più la divisione dei cristiani. Al contrario, si impegna con tutte le forze nella riforma, mai ultimata, della Chiesa cattolica, c nel consolidamento della sua fede, affinché il dialogo si sviluppi tra credenti convinti nella ricerca della verità tutta intera. Così il Canisio univa il profondo rispetto per l'altro, con la testimonianza senza tentennamenti della propria fede; una critica impietosa degli abusi nella propria Chiesa con un amore incrollabile verso la Sposa del suo Signore. Perché allora meravigliarsi che il Papa Giovanni Paolo II abbia potuto, tra la grande sorpresa dei Vescovi svizzeri presenti, proporre Canisio come modello di dialogo ecumenico? Egli difatti viveva, riunite nella propria missione e nella sua persona, le condizioni indispensabili per la realizzazione del dialogo: sentirsi responsabili della divisione, e amore appassionato per la comunione che il Cristo desidera ardentemente.
Quattro secoli dopo, ecco ciò che Canisio dice a noi suoi compagni, con il suo modo di servire la missione del Cristo.
Fraternamente vostro nel Signore
Peter-Hans Kolvenbach, S.I.
Superiore Generale