Biografia da: IN CRISTO GESÙ, Profili spirituali - Milano 1974
Per comprendere l'autentica ricchezza e la poderosa forza della persona di Luigi Gonzaga, è necessario liberarsi almeno per qualche istante da certe idee false, ed è ugualmente imperioso ricostruire il quadro storico in cui Luigi visse, conoscere qualche cosa delle grandezze e miserie della ben nota famiglia dei Gonzaga, saper leggere i documenti che ci parlano di questo primogenito del Marchese Ferrante. Si coglie allora la sua contestazione evangelica alla società che lo circonda.
Luigi ragazzo e il suo destino
Luigi fu un ragazzo di intelligenza vivace ed aperta, di carattere focoso come quello di tutti i Gonzaga, costretto a vivere, fin dalla fanciullezza, fra i grandi del mondo di allora, perché egli era destinato a divenire uno di essi: Marchese Imperiale di Castiglione delle Stiviere. Fu così assoggettato al protocollo delle corti non solo di Castiglione, ma anche di Firenze - presso i Medici (1576-1578) -, di Mantova (1579-1580), fino a quella di Filippo II (1581-1583) in Spagna.
È in questo mondo fatuo, in cui la vanità e gli intrighi sono per molti i criteri dominanti; è in questa società spesso gaudente e corrotta, che cresce Luigi: ma è ad essa che si ribella consapevolmente. Sotto la cura della madre che egli ama profondamente e dalla quale, con intima sofferenza, è spesso forzatamente lontano, accoglie e risponde alla voce intima del Signore che lo vuole per sé: si offre giovanissimo - nella chiesa dell'Annunziata a Firenze - per essere tutto di Dio.
A poco a poco diviene sempre più insofferente rispetto a quel mondo futile e ad esso reagisce. Non è semplice anticonformismo; è la ribellione di chi, avendo come ideale di seguire Cristo incondizionatamente, desidera e sceglie più la povertà con Cristo povero che non la ricchezza, le offese con Cristo carico di offese che non gli onori (cf. Esercizi Spirituali, n. 167).
La sua risposta alla formazione impartitagli da Dio
Egli quindi fa deliberatamente capire il suo pensiero e manifesta le sue intenzioni alla madre (1583), poi sostiene l'opposizione del padre e di quanti a lui si associano, e affronta pubblicamente, quasi burlandosene - anche se in modo per lui umiliante - questo mondo a cui si ribella, come quando partecipa ad un corteo di gala, a Milano, cavalcando un asino e non già il cavallo di razza che si addice al suo rango principesco. Gli uomini e le dame di Corte ridono di lui... ma che importa? Ciò che egli vuole è di essere con Cristo che per primo è stato trattato come pazzo, piuttosto che essere considerato saggio e prudente nel mondo (cf. Esercizi Spirituali, n. 167). E, in fondo in fondo, anche quel mondo lo ammira per il suo coraggio cristiano, coraggio che esso non ha.
Quanto detto basterebbe a far comprendere che Luigi non è un pusillanime e un timido che fugge la vita ed il mondo; ma si può e si deve penetrare più a fondo nella sua vita.
Sia nell'età precoce che negli anni dell'adolescenza e della giovinezza, egli aveva dato indiscutibili prove di riuscire brillante- mente non solo nello studio delle lingue e della matematica (più tardi sarà così anche della filosofia e della teologia), ma anche in difficili pratiche di diplomazia. Per questo il padre era fiero di lui e contrastava così vivamente la sua vocazione: vedeva in lui un grande erede. Luigi era conscio di ciò e sapeva pure che il fratello minore, Rodolfo, non aveva le sue stesse qualità, cosa che la storia comproverà, richiedendo nuovi interventi dell'abile primogenito.
La difficile decisione
Mentre dunque da un lato egli sentiva la chiamata di Cristo a seguirlo nella vita religiosa, si prospettava pure alla sua mente l'altra alternativa, quella cioè del bene che, come Marchese di Castiglione delle Stiviere, egli avrebbe potuto fare non solo nei suoi feudi e per i sudditi, ma nell'alta società da cui dipendevano le sorti di tanti e tanti uomini.
Il problema non era facile da risolvere; richiedeva un acume intellettuale e spirituale non comune, una capacità di vero discernimento, specie quando persone qualificate e di Chiesa, ragionando con lui, cercavano di farlo propendere verso la soluzione che, umanamente parlando, si prospettava come la più ragionevole e avrebbe pure comportato un vero bene di altri.
Ma il criterio ultimo per Luigi è ciò che Dio vuole e, una volta chiarito questo, nulla lo farà deflettere: né l'ira del padre, né il pensiero di dover abbandonare la mamma... tanto meno gli onori e le ricchezze. Proprio per questo egli sceglie la Compagnia di Gesù; e in essa entra nel 1587. Avendo capito l'amore che spinse Dio a farsi uomo per dare agli uomini la vita, egli è innamorato di Cristo crocifisso ed ha perciò sete di uscire da sé per donarsi tutto intero agli altri in questo ordine religioso - apostolico.
La donazione totale: servizio per amore
Per questo la sua spiritualità è pregna dell'idea di un servizio prestato - per amore - agli uomini, ai poveri, ai sofferenti. Ma questo servizio di Dio per il bene degli altri non si identifica per Luigi in una pura attività esteriore. Egli ha compreso che nella vita del religioso e del sacerdote questo servizio si compie pure, anzi primariamente, nella oblazione di sé, nella trasformazione con cui, sotto l'impulso della grazia, l'uomo impara a far suoi i sentimenti del Signore, vive della sua vita e così ne diventa l'autentico apostolo.
Negli anni del Noviziato e al Collegio Romano, durante i quali Luigi si prepara alla sua futura attività sacerdotale, sotto la guida di S. Roberto Bellarmino, il suo amore si fa più profondo e lo spinge con sempre maggiore insistenza ad abbandonarsi completamente alla volontà del Signore che continua a chiamarlo a sé. Così Luigi progredisce rapidamente verso la maturità cristiana e la saggezza di chi ha compreso che il grano di frumento deve morire per portare molto frutto.
Animato da questa fede nutrita nella preghiera e illuminato da grazie mistiche, Luigi si offre con fortezza e con carità senza limiti al servizio degli ammalati quando, nella primavera del 1591, la peste scoppia in Roma, ove egli si trova come studente di teologia.
Nonostante che egli si prodighi instancabilmente per i poveri appestati e nulla lo trattenga dall'avvicinarli, curarli, portarli fra le sue braccia, Luigi non contrae - per quanto ci consta - il terribile morbo contagioso. Ma egli muore, dopo un periodo di rapido e crescente sfinimento organico, il 21 giugno 1591. Egli muore dunque a motivo della sua dedizione, della sua carità che lo ha spinto a rispondere alle grida di dolore che giungono a lui dai sofferenti, all'invito cioè di Cristo stesso che ha bisogno di sollievo e di premure in tanti e tanti ammalati: "quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a me" (Mt 25,40).
P. Molinari, S.J.