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Lettera del P. Generale, P. Peter-Hans Kolvenbach S.I., nel quarto centenario dalla morte del beato José de Anchieta

Il quarto centenario della morte del beato José de Anchieta sarà ricordato il prossimo 9 giugno con celebrazioni di carattere religioso e civile, scientifico e popolare, dalla Compagnia di Gesù, dallo Stato brasiliano e dalla terra natale del beato. Proclamato "apostolo del Brasile" dall'Amministratore apostolico di Rio de Janeiro fin dal giorno dei suoi funerali, il P. de Anchieta fu poi venerato non solo come un santo, ma riconosciuto dalle popolazioni del Brasile come uno dei fondatori di quella chiesa e di quella nazione.

Modello e simbolo dell'opera evangelizzatrice in questa regione del Nuovo Mondo, il suo nome è legato alla fondazione delle città di S. Paolo e di Rio de Janeiro, come pure agli inizi dell'opera educativa e culturale della nuova nazione. Anchieta ha contribuito a modellare la presa di coscienza del popolo che stava nascendo dall'incontro drammatico tra gli indigeni ed i colonizzatori portoghesi. Ottenne questo risultato con la sua partecipazione agli avvenimenti decisivi che videro nascere il Brasile odierno, e con la sua azione di educatore e infermiere, catechista e predicatore, guida spirituale e consigliere politico, grazie anche allo straordinario ascendente che esercitava sugli indigeni e sui coloni la sua personalità carismatica e soprattutto grazie alla testimonianza della sua vita di fede e l'impegno generoso e gratuito a servizio degli altri.

Questa capacità di inserirsi con creatività in un mondo nuovo, I'accostarsi, con le certezze della sua fede e l'accoglienza della sua carità, ai valori e ai bisogni del popolo, continua ad esserc una fonte di ispirazione per noi che, quattro secoli dopo, siamo chiamati a rispondere alle sfide della nuova evangelizzazione.

Discendente dalla casa avita degli Anchieta de Urrestilla, imparentata con i loro vicini i Loyola, José nacque il 19 marzo 1534 a La Laguna di Tenerife, nelle isole Canarie dove suo padre era emigrato. A 17 anni entra nella Compagnia di Gesù a Coimbra; quindi completa gli studi umanistici e filosofici nel celebre collegio annesso a questa Università, culla della diffusione dell'umanesimo rinascimentale in Portogallo. Dopo i primi voti, nel 1553 salpa alla volta di Salvador di Bahia dove quattro anni prima erano arrivati i primi gesuiti, guidati da 1' Manuel de Nobrega, per iniziare l'evangelizzazione di quelle popolazioni indigene.

Lo stesso Anchieta racconta nelle sue lettere a S. Ignazio e ai gesuiti di Portogallo, le prime impressioni su un mondo tanto diverso "dove è necessario essere un santo per essere un confratello della Compagnia". Le condizioni di vita molto dure e lo choc provocato dai costumi di questa terra non offuscano in lui la "gioia e la consolazione" che provava nel constatare i progressi dei ragazzi indigeni. Di fatto il giovane religioso sarà per dieci anni l'anima del povero collegio di San Paolo di Piratininga e della città con lo stesso nome che si stende sulle alture della Sierra del Mar. "È qui che cominciò - scrive più tardi la vera conversione del Brasile, perché vi si costruì la prima chiesa fra i pagani". Ed è qui che egli dimostrò tutta la sua dedizione, la sua capacità, la sua crescente influenza.

Un'esperienza decisiva nella sua vita furono i cinque mesi trascorsi come ostaggio volontario dei Tamoyos, potente tribù la cui ribellione minacciava di distruggere le fragili basi della colonizzazione portoghese nel Sud, come pure la missione molto promettente fra gli indigeni. Per superare il timore dei pericoli e delle tentazioni di questi giorni terribili, egli riempì il suo tempo e il suo cuore con i ritmi infiammati di un lungo poema che si riprometteva di comporre in onore della Vergine Maria.

Dopo 11 anni di "magistero" il Fratello José poté finalmente completare i suoi studi di Teologia a Bahia, dove nel frattempo si era stabilita la sede della provincia del Brasile. Ordinato prete a 32 anni, egli compirà il suo servizio apostolico per altri 32 anni, divisi in tre periodi, pressappoco di uguale durata: dieci anni come Superiore a San Vincenzo, altri dieci anni come Provinciale, e dieci ancora sulla breccia con importanti responsabilità nella regione dello Spirito Santo, malgrado la sua salute fosse già malferma.

"Facendosi tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno" (1 Cor. 9.22) Anchieta ha riunito nella sua personalità di apostolo le caratteristiche distintive del nostro modo di procedere (CG 34a d.26) in una sintesi vigorosa e originale.

Missionario e mistico, poeta dotato di un notevole senso pratico, con un amore appassionato per il suo Signore e per i poveri, vicino agli uomini e alla natura, colto e semplice, fragile di salute ma capace di una grande resistenza, inventivo nonostante la mancanza assoluta di mezzi, il fulgore della sua figura simpatica più che abbagliare le anime le attira.

Nonostante la varietà multiforme delle sue trovate e iniziative, Anchieta non ha mai dato l'impressione di essere un uomo dispersivo. In realtà il cuore delle sue iniziative batteva sempre con il ritmo dell'unità della missione gesuitica chiara ed esigente, espressa in modo lapidario da S. Ignazio: aiutare le anime a incontrare il loro Signore, che è loro creatore e che sarà il loro fine ultimo. Questa unità fondamentale si manifesta nella vita dell'Anchieta, prima nella generosità del giovane gesuita, poi nel dinamismo apostolico degli anni della maturità, fino alla disponibilità sofferente degli ultimi giorni di vita tra gli indiani di Reritiba nel 1597. Su questa unità fondamentale si innestano pure le preoccupazioni socio-politiche del Brasile vera scommessa delle beatitudini. In questo modo si possono denunciare le ingiustizie dei colonizzatori e annunciare la Buona Notizia agli oppressi, amando con tutto il cuore tanto i brasiliani quanto i portoghesi. Da questa esperienza unitaria scaturisce di volta in volta il semplice desiderio di sgranare un'Ave Maria del Rosario con i più poveri degli indiani e la decisione di cantare in 5.785 versi latini la gloria della Vergine.

Uniti in modo particolare ai nostri confratelli delle Province Brasiliane e Iberiche, domandiamo al Signore, per l'intercessione del Beato Anchieta, questa unità fondamentale che, nella diversità delle nostre opere e delle necessità del mondo, ci faccia riconoscere "in tutto e per tutto" che siamo chiamati ad essere gesuiti, cioè compagni di Gesù.

Fraternamente vostro nel Signore

P. PETER-HANS KOLVENBACH S.I.

Superiore Generale

 
 

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