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Martiri a La Rochelle (1573 - 1679)

I beati martiri della Compagnia di Gesù, di cui si fa memoria il 19 gennaio, furono uccisi per la professione della fede cattolica dopo la divisione della cristianità, avvenuta nel XVI secolo. Tra questi figurano Joseph Imbert e Jean Nicolas Cordier. Nel 1926 furono beatificati da Pio XI.

Lettera del P. Generale, P. Peter-Hans Kolvenbach S.I., del 12 luglio 1995, in occasione della beatificazione dei due Martiri

Il prossimo 1° ottobre la Chiesa trarrà dall'oblio i nomi di due gesuiti, Joseph Imbert (1720-1794) e Jean-Nicolas Cordier (1710-1794), proclamando Beati questi martiri della Rivoluzione francese, assieme ad altri 62 sacerdoti, tutti morti deportati nella regione di La Rochelle.

Si sa poco della vita dei nostri due gesuiti. Il P. Imbert, originario di Marsiglia, fu insegnante in parecchi collegi di Francia; il P. Cordier, lorenese, dottore in teologia, fece lo stesso soprattutto in Lorena e in Alsazia, fino al giorno in cui il re Luigi XV, nel 1764, decretò la soppressione della Compagnia di Gesù in tutti i suoi Stati, costringendo i gesuiti ad abbandonare le loro comunità e passare, come preti secolari, sotto la giurisdizione dei vescovi. Questa soppressione del corpo apostolico della Compagnia in Francia, comportò per i due Padri, come per tanti loro confratelli, un orientamento pastorale diverso: il P. Imbert si mise a disposizione della diocesi di Malines, lavorando in una chiesa della città. Quando la Rivoluzione cacciò il vescovo legittimo, egli viene nominato Vicario apostolico della diocesi: responsabilità assai onerosa che lo espose alle persecuzioni crescenti di quel periodo. Il P. Cordier esercitò il suo ministero in Lorena a servi- zio della vita consacrata, sostenendo e guidando specialmente le religiose, fino alla soppressione degli ordini religiosi da parte della Rivoluzione, nel 1790.

L'uno e l'altro, come numerosi altri sacerdoti, si opposero alle leggi e alle disposizioni della Rivoluzione contrarie alla Chiesa e alla fede, e lo fecero ben sa- pendo che così andavano incontro alla persecuzione e alla morte certa. Infatti, nonostante la loro età, furono arrestati, quindi deportati su chiatte a Rochefort, nella diocesi di La Rochelle, e qui soccombettero ai cattivi trattamenti, come parecchie centinaia di altri sacerdoti, vittime di un periodo crudele ricordato dalla storia col nome di "Il Terrore". Come gran parte dei loro compagni, i nostri due martiri (o almeno uno di essi) sono morti certamente di tifo, una epidemia favorita dall'ammucchiarsi dei corpi, dalla sottoalimentazione, dai trattamenti inumani.

Dal poco che sappiamo della loro deportazione e morte, possiamo dedurre i segni del loro coraggio e vigore interiore. Il P. Imbert, "alla testa dei preti della propria diocesi" (come leggiamo in una relazione), li sostenne anche con una buona dose di brio, di battute di spirito, di cortesia; a lui si attribuisce una canzone, su l'aria della Marsigliese, che esprime sentimenti di entusiasmo apostolico e sacerdotale: "La Marsigliese dei preti". Il P. Gordier, a 84 anni, riuscendo a stento a camminare, non ha perduto nulla della sua vitalità interiore; diviene il bersaglio preferito dei carcerieri che gli attribuiscono una particolare capacità di fomentare la controrivoluzione, si accaniscono contro di lui, lo privano del breviario e persino del bastone senza del quale gli riesce impossibile camminare.

Simili particolari su questi uomini, vittime pazienti di vessazioni crudeli, che soccombono a sofferenze inflitte in odium fidei, ci confermano l'autenticità e la profondità dell'offerta che essi hanno fatto della propria vita per testimoniare la loro fede.

La Rivoluzione francese, nonostante i suoi terribili eccessi, occupa un posto nel lungo cammino dell'umanità nella ricerca di una giusta autonomia, nella ricerca della libertà e della tutela dei diritti di ogni essere umano. Ma questa ricerca fu deviata, pervertita; eccessi e violenze si compirono nel corso e nel nome della Rivoluzione. La Chiesa, associata agli inizi al movimento, è divenuta poi vittima di tali violenze. Tutto ciò ha oscurato, agli occhi di molti, la risonanza religiosa e la profonda origine cristiana degli ideali proclamati: libertà, uguaglianza, fraternità.

I nostri martiri, rifiutando ciò che nelle leggi della Rivoluzione mirava a privare la Chiesa della sua libertà, dei mezzi della sua unità, della sua fedeltà alla fede, si appellavano ad un'altra legge e a un'autorità divina. Una legge, un'autorità, una fede che, lungi dall'opporsi alla libertà, alla fraternità, alla giustizia, ai diritti della persona umana, ne diventava fondamento e garanzia. "Siamo tentati infatti di pensare che allora soltanto i nostri diritti personali sono pienamente salvi, quando veniamo sciolti da ogni norma di legge divina. Ma per questa strada la dignità della persona umana non solo non è salvata ma va piuttosto perduta" (Gaudium et Spes, n° 41).

Per testimoniare ciò i beati Joseph e Jean-Nicolas hanno accettato di soffrire e di morire, anche se non tutti in quel momento hanno pensato di dover fare una scelta così costosa. Nel loro zelo apostolico, nella loro decisione di fedeltà alla Chiesa e di obbedienza a Dio -fonte di tutte le libertà e di tutti i valori -più che agli uomini (Atti, 5,29) essi si opposero, in Suo Nome, al disumano. Così salvarono -nel senso pieno che la Pasqua di Cristo ha conferito alla salvezza - ciò che in ogni forma di promozione della giustizia e in ogni progresso umano si fonda sull'alleanza dell'uomo con il suo Creatore e Salvatore.

Che il richiamo della C.G. 34ª a far scaturire ogni promozione della giustizia, della pace, della libertà, dei valori umani, dalla familiarità con Colui che è la fonte della salvezza, trovi nei Beati Joseph e Jean-Nicolas dei modelli (magari alquanto inattesi) e degli intercessori benevoli.

Molto fraternamente vostro nel Signore

P. Peter-Hans Kolvenbach, S.I.
Superiore Generale
Roma, 12 luglio 1995



Nella liturgia vengono ricordati il: 19 gennaio

Preghiera

Hai conformato, o Dio, questi nostri fratelli, che veneriamo come beati, alla morte di Cristo tuo Figlio; fa' che tutti i credenti divengano, per loro intercessione, perfetti nell'unità.

 

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