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P. Eusebio F. Kino (1645 - 1711)

Motivo: Esploratore, cartografo, fondatore di numerose missioni, uomo di fede e di pace, portatore di civiltà, scrittore

Eusebio Francisco Kino S.J. nato a Segno nella trentina Val di Non, il 10 agosto 1645 morto a Magdalena, Sonora, il 15 marzo 1711 Missionario Gesuita nei territori di Sonora e Arizona, esploratore, cartografo, fondatore di numerose missioni, uomo di fede e di pace, portatore di civiltà, scrittore.

"Eusebio Francesco Chini fu il più caratteristico pioniere e missionario di tutto il Nord-America: esploratore, astronomo, cartografo, Costruttore di missioni e di fattorie, grande allevatore di bestiame e difensore delle frontiere. La sua vita non è solo quella di un individuo eccezionale: essa illumina la storia della cultura di gran parte dell'emisfero occidentale nella stagione pionieristica". Dopo un trentennio di studi, Herbert Eugene Bolton, risvegliando l'opinione pubblica, così presentava nel 1936 colui in cui onore il 14 febbraio 1965 sarebbe stata eretta una statua nel Campidoglio di Washington ( accanto a quelle di altri due pionieri: il gesuita Jacques Marquette e il francescano Junipero Serra). Le pubblicazioni del Bolton diedero l'avvio a tutta una serie di studi, di ricognizioni e manifestazioni, che valsero a togliere il Chini da una secolare dimenticanza nel campo dei dotti e ne fecero giustamente risplendere le qualità di geniale propagatore di civiltà umana e cristiana insieme. Sulla scia di quel movimento ancora in atto, si è celebrato a Trento, sua regione natale - per iniziativa e col patrocinio della Provincia Autonoma - un Convegno di studio (2-4 ottobre 1986) anche in preparazione ai festeggiamenti che durante il 1987 si tennero nei due Stati di Sonora (Messico) e dell' Arizona (USA) per il terzo centenario dell' arrivo del missionario in quelle regioni.

Per mettere meglio in luce questa figura insigne e da noi poco nota, ma celebre anche fra i protestanti americani, credo utile presentare le sue linee biografiche così come furono tracciate a Trento (1986) da noti studiosi.

Eusebio Chini, nato a Segno (VaI di Non) nel 1645 da una famiglia di nobili proprietari terrieri, ebbe una prima educazione presso il collegio dei gesuiti di Trento. Passato a Hall (Innsbruck) a compiervi gli studi liceali e rimessosi da una gravissima malattia dopo il voto fatto a san Francesco Saverio di diventare gesuita e missionario in caso di guarigione, a vent'anni entrò in Compagnia. Con l'aspirazione a essere un giorno mandato in Cina, dove il suo celebre cugino Martino Martini aveva speso ingegno e vita, per una quindicina d'anni compì i suoi studi superiori nelle università tedesche di Ingolstadt, Friburgo in Brisgovia e Monaco, dedicandosi in particolare alla matematica e alle scienze geografiche, che anche insegnò. Dopo insistenti richieste, fu, alla fine della formazione, nel 1678, destinato genericamente alle "Indie", ma, nel sorteggio tra lui e un compagno, invece delle Filippine (attraverso di esse sarebbe poi passato, come sperava, alla Cina), si vide destinato nella Nuova Spagna, cioè in Messico.

Il viaggio per l' America, tanto avventuroso da durare tre anni, gli fornì pure le possibilità, durante la lunga attesa in Spagna, di affinare ancor più la preparazione scientifica, di redigere un lavoro sulla cometa del 1680 e di stabilire amichevoli relazioni con una grande benefattrice delle missioni, la duchessa d' Averio, che l'avrebbe molto aiutato in seguito. Dopo l'arrivo in Messico nel 1681, e dopo aver cambiato il cognome in quello di Kino, gli venne prospettata dai superiori la possibilità di recarsi a evangelizzare la California, attraverso la quale - secondo una concezione allora diffusa - egli pensava di potere un giorno passare in Cina. Partecipò infatti a due spedizioni esplorative nella bassa California (1683-1685), composte da una flottiglia con una nutrita scorta di soldati, fornite ed equipaggiate da) Viceré. Il Kino da quelle prime esperienze semifallite imparò ad apprezzare l'indole degli indiani e si convinse che essi andavano avvicinati con sistemi opposti a quelli usati dai soldati, avidi, rozzi e sprovvisti del tatto necessario (B. Bolognani). Così sorse il suo grande piano missionario di trasformazione religiosa e civile, che andò a mano a mano sviluppando dal 1687 e iniziò dall'attuale stato di Sonora (allora chiamato Pimeria Alta), confinante con la California, alla quale il Kino non smetterà mai di pensare.

Quanto era avvenuto nel basso Messico e nel Guatemala 150 anni prima, con la conquista spagnola e l'eliminazione in massa di Aztechi e Maia, non doveva ripetersi con gli indiani locali. Il Kino cercava di slegarsi il più possibile dai progetti governativi spagnoli; mirava a una conquista pacifica, senza l'uso delle armi, attraverso i religiosi e gli stessi indio. Inoltre voleva che le missioni fossero collegate ad attività economiche, che le rendessero indipendenti e magari in grado di aiutare altre missioni più bisognose (J. Del Rio ). Così, egli cambiò gli indiani Imeri, Sobaipuri, Pápago, Gila, Pima in popolazioni di agricoltori e allevatori, facendo importare dall'Europa grano, svariate colture e bestiame di ogni genere. Presto le valli ricche di acqua si trasformarono in zone fertili, spesso purtroppo saccheggiate dagli Apache -tribù nomadi più violente, cui il Kino non era mai giunto -obbligando i proprietari a difendersi (T. Sheridan). Appena conquistata l'amicizia e la simpatia degli indio, il padre predicava loro il Vangelo, spesso mediante un interprete; dopo una sommaria istruzione battezzava i moribondi e i bambini. Formava poi tutta una rete di comunità, che da lui o da altri erano regolarmente visitate per istruzione, culto e animazione comunitaria, in giri da lui programmati e realizzati con tale assiduità da venir soprannominato "padre a cavallo".

In genere trovava popolazioni che docilmente accettavano il Vangelo e delle quali egli difendeva con tenacia i costumi e la cultura, cercando di comprendere perfino certi loro eccessi. In 24 anni realizzò e fece crescere 24 centri comunitari con circa 30.000 indio, sparsi su un territorio di 400 chilometri di Iato, percorrendo a cavallo complessivamente circa 13.000 km, attraverso il deserto più ostile del continente.

Fin dall'inizio, assieme al lavoro apostolico e organizzativo, il Kino non smise mai di effettuare anche accurate rilevazioni scientifiche,che metteva poi a servizio degli indio e dell'organizzazione missionaria. Così riscoperse la peninsularità della bassa California (che dopo il 1622, erroneamente era stata ritenuta un'isola); raccolse moltissime osservazioni di genere e valore vario e redasse innumerevoli mappe e preziose carte geografiche (di cui 32 accertate) che inviò anche in Europa (E. Burrus).

Un'attività così intensa e soprattutto il modo di condurla avevano una loro ispirazione interiore. Il Kino era cresciuto da ragazzo e adolescente nel clima austero succeduto in tutti i paesi d'influenza tedesca alla guerra dei trent'anni, clima che però, dal lato culturale e religioso, riusciva assai stimolante e fecondo (G. Sommavilla). Ventenne, si addentrò nella formazione della Compagnia, mediante le strutture determinanti degli Esercizi spirituali e delle Costituzioni. Il livello di appassionata dedizione cui giunse in questa sua sequela di Cristo garantita dal suo carattere positivo ed equilibrato e dall'esperienza concreta ~ spicca con nitidezza dalle sette lettere scritte al generale dell'Ordine, nelle quali chiedeva di essere mandato "in Cina, in India o in qualsiasi altra missione molto difficile" (G. Mellinato). Quando il Kino arrivò sull'estrema frontiera missionaria dell'Occidente, nel contatto vivo con gli indio seppe esprimere il meglio delle idee (Ch. O'Nei1l), delle disposizioni anche naturali e dei metodi apostolici che più convenivano, e che pose decisamente in atto con coraggio e abilità (Ch. Pòlzer). Era particolarmente capace di rendersi alleati gli indiani e di farsi mediatore a loro favore dialogando con tutt:i. Promuoveva il loro sviluppo umano, spirituale e materiale, cercando però di salvaguardare la graduatoria dei valori umani e cristiani. In tale crescita del popolo era attento a che fosse concessa ai laici indiani tutta la responsabilità possibile, pur sotto l'inevitabile alta autorità dell'impero coloniale spagnolo, di cui cercava di moderare l' esercizio. Uomo libero (in Europa aveva rinunciato anche a una cattedra prestigiosa), egli agiva in umiltà e obbedienza senza mai scontrarsi neppure per difendersi contro invidie o interpretazioni malevole del suo operato. E quando ciò gli venne pure da qualche suo confratello, lasciò alla Provvidenza di prendere le sue parti (A. Kelly).

Si era abituato fin da giovane a "pensare in grande" sulla salvezza e per il bene di tutti gli uomini, anche dei nemici; ad agire con carità non finta, con un'autodisciplina e lavoro costanti e con uno zelo instancabile. Lo spirito di compassione, misericordia e pazienza, cresciuti in lui quanto più si addentrava nella conoscenza dei suoi indiani, tanto più gli conciliò anche la grande amicizia di molti confratelli (ad esempio i padri Salvatierra, Saetta, Campos, Piccolo, Minutolo ecc.), che poi continuarono il lavoro nello stesso spirito anche dopo la sua morte.

Il mutamento di vita verificatosi fra le popolazioni indiane evangelizzate dal Kino era stato di tali proporzioni da fissare in modo durevole il suo ricordo nella loro memoria storica. Dalla sua morte, avvenuta il 15 marzo 1711, le sue spoglie riposano a Magdalena, detta in seguito de Kino, e le genti da lui evangelizzate presero a pellegrinare al suo sepolcro, specie nel giorno di san Francesco Saverio in cui congiungevano la devozione al patrono delle Indie e quella al loro benefattore. Tale ricordo talvolta si affievolì - senza spegnersi mai del tutto - con i rivolgimenti sociali abbattutisi sulla regione, con la soppressione dei gesuiti e poi con la cacciata dei francescani che li avevano sostituiti (1828), fino a conoscere un nuovo e vivace risveglio alla metà del secolo XIX. Ma la riscoperta culturale del Kino partì dall'Arizona, dopo che questa regione fu incorporata negli Stati Uniti (1912). Storici e scrittori si cimentarono validamente nell'impresa (tra cui H.H. Bancroft, F. Lockwood, R.K. Wyllis e soprattutto H. E. Bolton), riuscendo non solo a farlo porre tra i grandi celebrati nel Campidoglio americano, bensì anche a suscitare un eguale interesse nel Messico, a cui appartiene lo Stato di Sonora, già territorio delle missioni del Kino e custode della sua tomba.

Intanto proprio di quest'ultima si era perduto a Magdalena il sito esatto durante i rivolgimenti politici dei secoli passati. Perciò il presidente messicano Díaz Ordáz dispose nuove accurate indagini nel 1965; una commissione di eminenti scienziati dopo acute e anche fortunate ricerche poté l'anno dopo annunciare alla nazione la scoperta archeologica avvenuta. A questo evento seguì a Magdalena la ristrutturazione di una vasta area trasformata in una piazza monumentale con edifici di fine struttura coloniale e con i resti del Kino conservati nel luogo stesso del ritrovamento. Da allora a lui sono stati intitolati un'Università, monumenti, piazze, strade, edifici pubblici vari e perfino prodotti alimentari. E gli Stati dell'Arizona e di Sonora si sono uniti per organizzare nel corso del 1987 un programma di iniziative di vario tipo (culturale, artistico, religioso ecc.) per celebrare il Kino in tutte le città che ne avevano visto l'opera, per promuovere nel suo ricordo le difese dei diritti dell'uomo, la presenza dei laici nella Chiesa e la pace.

Inoltre, è desiderio comune delle popolazioni dei due Stati che sia riconosciuta da parte della Chiesa la santità del loro padre nella fede e nella civiltà. Perciò nel 1971 l'arcivescovo di Hermosillo ha iniziato il processo per la causa della sua beatificazione.




Per quanto riguarda l'opera più grande del Kino, la Cronologia della Pimeria Alta, Favori celestiali, qui per la prima volta tradotta dallo spagnolo, e annotata quel tanto che è necessario a capire il testo, domanda a questo punto alcune delucidazioni.

Il libro è una raccolta di ricordi e di documenti, trascritti abitualmente alla lettera, che hanno lo scopo ben preciso di aiutare a svilupparsi specie la missione, cui il padre Kino aveva dedicato 24 anni della sua vita e tutte le sue fatiche. Il manoscritto dell'opera rimase nascosto in qualche parte dai primi decenni del 1700 al 1906.

Basta scorrere anche un poco il testo, per accorgersi della genuinità dello scritto, senza fronzoli (cui noi nella traduzione abbiamo tolto pure la sovrabbondanza di titoli che ci avrebbe dato fastidio). Fatti e dati ben precisi (che ci ricordano anche il Kino scienziato) sono però interpretati da uno spirito pienamente umano e pienamente cristiano. La sua personalità apostolica e carismatica aveva messo in moto la corsa delle popolazioni indiane, che da lui si sentivano conosciute ed amate (si direbbe il contrario dell'America dell'800) e a lui ricorrevano per domandare il battesimo.

Egli da una parte era di un'attività prodigiosa (predicazioni, viaggi e spedizioni scientifiche, scritti, relazioni, organizzazione economica, costruzioni e anche lavoro manuale): ciò per rispondere per quanto gli era possibile alle richieste e alle necessità della gente.

E d'altra parte non faceva che chiedere ai propri superiori religiosi l'aiuto di padri perché non ce la faceva a soddisfare le richieste sempre più grandi; e alle autorità civili a domandare pure le sovvenzioni, di cui aveva assoluta necessità. Però una fazione, avversa a lui e alle missioni, riuscì per lunghi anni a stornargli per altri compiti i padri già destinati alle sue missioni, con i pretesti più ridicoli. Eppure egli nel diario non nomina mai gli avversari; constata solo gli inconvenienti oggettivi e riprende sempre di nuovo umilmente a chiedere, con la fiducia che la Provvidenza gli avrebbe risolto in meglio le remore del suo presente. Gli piange il cuore di non poter assistere, istruire e poi far cristiane tutte quelle masse e tuttavia lo meraviglia e lo commuove come un miracolo constatare che per anni continuano a venire a bussare alla porta della Chiesa per potervi entrare, anche se vi sono fatte sostare alla soglia per mancanza di padri sufficienti. Kino è di questa virtù granitica, simile alle rocce delle sue Alpi. Essa non è tanto alimentata dal suo carattere d'uomo (certo dotato di grandi doni) quanto è frutto di una linfa segreta di grazia, di una vita spirituale intensa, di una donazione coerente di tutto se stesso.

Lo stile di questa vita apostolica è meraviglioso e a leggerlo in questo libro [Kino E. F., Cronaca della Pimeria Alta, Favori celestiali, Trento 1991] credo abbia molto da insegnare anche a noi: è un riflesso dell'ansia paolina di farsi tutto a tutti.

G. Mellinato, S.J.
Trento 1991


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