Buñuel

Nome: Luis Buñuel
Data e luogo di nascita: 22 Febbraio 1900, Calanda, Teruel, Spagna
Data e luogo di morte: 29 Luglio 1983, Mexico City, Mexico
Autore surrealista per eccellenza, Luis Buñuel, nato in Aragona, nella provincia di Teruel, a Calanda nel 1900, da un proprietario terriero arricchitosi in America a da una "diciottenne di straordinaria bellezza", studia in un collegio di Gesuiti nel quale maturerà buona parte di quell'anticlericalismo (ehm...) che sarà uno dei temi principali della sua produzione artistica. Benchè desideri frequentare la Schola Cantorum e diventare compositore, finisce per iscriversi alla facoltà di Agraria di Madrid nel 1917. In quel periodo, oltre a diventare un fanatico di pugilato (sport che egli stesso pratica con successo) ha modo di frequentare personalità del calibro di Federico Garcia Lorca, Rafael Alberti e Salvator Dalì. Abbandona Agraria per la facoltà di Lettere, allestisce rappresentazioni teatrali e fonda il primo cineclub madrileno.
Dopo la laurea, nel '25, già influenzato dai temi surrealisti, decide con Dalì di recarsi a Parigi, ma prima di arrivare a coronare i propri sogni di autore partecipa come assistente alla regia di alcuni film di Jean Epstein. Nel '29 con l'aiuto finanziario della madre riesce finalmente a girare Un chien andalou, vero e proprio manifesto del surrealismo buñueliano. Sebbene il film sia accolto con un certo entusiasmo, il regista spagnolo non è per nulla soddisfatto dallo spirito di questo entusiasmo, fino a sentirsi tragicamente incompreso: "Ma che posso io - scrive Buñuel - contro i ferventi di ogni novità, anche se questa novità oltraggia le loro convinzioni più profonde, contro una stampa venduta o insincera, contro questa folla imbecille che ha trovato bello o poetico quanto, in fondo, non è che un disperato, un appassionato invito all'omicidio?". C'è evidentemente nell'atteggiamento dell'autore oltre a una comprensibile amarezza, anche una traccia di quel sentimento elitario e aristocratico che costituì uno dei grossi limiti dell'avanguardia surrealista. Se non tutti avevano capito che Un chien andalou non era la "descrizione di un sogno", è invece subito evidente la carica eversiva di L'age d'or girato nel 1930 grazie al mecenatismo dei visconti di Noailles. Il film viene ritirato, messo al bando e le copie distrutte, sicchè solo molti anni dopo sarà possibile vederne le copie stampate.
A disagio "non tanto di fronte all'estremismo, che gli andava anche bene, di certi appelli e formulazioni, quanto per lo spirito di clan che, più che non l'antico progetto comune ormai stinto e compromesso, tenevano insieme il gruppo" Buñuel inizia il lento e silenzioso distacco dal surrealismo.
Nel '32 gira Las hurdes, splendido e terribile documentario su una delle zone più povere e disastrate della Spagna, tutto giocato sul continuo contrasto fra la crudezza spettrale delle immagini, l'apparente distacco della regia e il soave commento musicale (la Quarta Sinfonia di Brahms). Il film viene proibito in patria e assieme alla militanza nelle file repubblicane sarà la causa di un lunghissimo esilio. Dopo alcuni anni in cui lavora come produttore esecutivo tra gli Stati Uniti e il Sudamerica, terminata la Seconda guerra mondiale, Buñuel può finalmente iniziare in Messico una seconda carriera registica. Nel periodo messicano, pur dedicandosi prevalentemente a film "alimentari" (pensati cioè con l'intento esclusivo di guadagnare), Buñuel ha modo di esprimere ancora sprazzi della propria sensibilità surrealista, specialmente nelle sequenze oniriche e nelle azioni allucinatorie e schizofreniche di film come Los olividados (1950) e Ensajo de un crimen (1955). Purtroppo spesso i produttori o le varie censure nazionali si appropriano delle sue opere e le riportano a forme più classiche e normali, sicchè lo stesso regista in seguito "ha fatto appello alla censura per spiegare il divario tra le sue intenzioni e il risultato raggiunto" nelle opere del decennio 1946-1955.
La critica stessa poi, colta alla sprovvista dal ritorno di un personaggio ormai mitico, fatica a cogliere la profonda inquetudine che si cela sotto la superficie di certi torbidi melodrammi. Nazarin (1958), capolavoro che racconta le vicende di un giovane San Francesco messicano scambiato per il nuovo Messia, segnò il ritorno di B. al cinema d'autore propriamente detto.
Dopo Viridiana del 1961, vincitore al festival di Cannes, la carriera del maestro spagnolo è un susseguirsi di capolavori tutti più o meno celebri e "scandalosi", da L'angelo sterminatore (1962) a Simon nel desierto (1965), da Bella di giorno (1966) a La via lattea (1969), da Trstana (1970) a Il fascino discreto della borghesia (1972) fino a Il fantasma della libertà (1974) e Quell'oscuro oggetto del desiderio (1977). Già L'age d'or "anticipa se non tutto Buñuel, le coordinate di fondo del suo discorso", ma è certo che il suo cinema con gli anni, pur restando fedele a certi espedienti onirici e simbolici, assume una carica antiborghese, anarchica e rivoluzionaria sempre più intensa e precisa, dunque surrealista, perchè "tutto ciò che non attacca le istituzioni non è surrealista".
I suoi strali si abbattono sul clero e sulla religione incaricandosi "di distruggere un campo di esperienze religiose e di aprirle alle possibilità che il dubbio sprigiona".
Ma soprattutto contro la borghesia, i suoi riti ottusi e grotteschi, la sua violenza repressa e l'insopportabile ipocrisia della sua autostima. Con l'andar degli anni poi, restando immutate le convinzioni di fondo, si accresce l'ironico distacco del maestro dai personaggi e dalle loro ossessioni erotico-religiose ben conosciute da Buñuel durante l'infanzia presso i gesuiti, "sette anni di malattia, di completa mancanza di libertà, di fuga nell'immaginazione erotica". Misoginia, passionalità latina, aristocrazia e anarchia, ironia e ferocia, tutto si mescola nell'opera di un grande artista interessato più di ogni altra cosa agli uomini e alla loro inevitabile stupidità; un cineasta che è stato soprattutto "un grandissimo sceneggiatore e un asso nella costruzione drammatica", proteso alla massima resa del contenuto, indifferente alle "borghesi" ragioni della forma.
Fonte: http://www.mymovies.it/dizionario/Biblio.asp?R=311