I gesuiti nel campo della cultura
Un campo privilegiato dell'azione dei gesuiti fin dagli inizi fu l'opposizione alla Riforma. La lotta fu combattuta, anzitutto sul piano teologico: nel 1545-46 i gesuiti Jay, Laínez e Salmerón, per volontà del Papa Paolo III, parteciparono al Concilio di Trento; poi fu la volta di Pietro Canisio (1547), il quale in seguito fu la figura più straordinaria nel far fronte alla diffusione in Germania e in Olanda (sua patria) delle dottrine luterane e calviniste, sia con la stesura di Catechismi per il popolo, sia con lo scrivere opere apologetiche in difesa della fede, sia con l'istituzione di collegi, per lo studio tanto della teologia quanto delle lettere, a Ingolstadt, Vienna, Praga, Monaco e in altre città, sia col fungere da nunzio apostolico ad Augusta. Ma il più noto controversista gesuita nelle dispute teologiche con i protestanti fu il card. Roberto Bellarmino, che dapprima insegnò a Lovanio e poi a Roma, dove divenne cardinale ed ebbe a che fare con Giordano Bruno e con Galileo Galilei, a cui evitò la condanna più grave, che gli fu inflitta dopo la morte del gesuita (1621). Nella guerra dei Trent'anni (1618-48) i gesuiti servirono come cappellani delle armate cattoliche al comando di von Tilly e di Piccolomini, già alunni dei gesuiti. Furono molti poi i gesuiti in ogni parte d'Europa che morirono di peste, per aver aiutato e confortato spiritualmente gli appestati.
Un settore nel quale fu molto intenso l'impegno della Compagnia di Gesù fu quello della cultura, a difesa e propagazione della fede cattolica. Anzitutto, nel campo della filosofia, della teologia dogmatica e morale, dell'esegesi biblica, della patristica. Va ricordata la lotta contro il giansenismo e il favore mostrato dai gesuiti a una pastorale moderata, non rigorista, incline alla comunione frequente, alla devozione al S. Cuore: qua e là qualche moralista gesuita (attaccato da Pascal) eccede verso un certa indulgenza, ma in sostanza la maggior parte dei moralisti gesuiti mantiene l'equilibrio e costituisce un solido fronte contro il rigorismo giansenista.
Tra i grandi teologi gesuiti ricordiamo F. Suárez, L. de Molina, D. Petau, oltre a P. Canisio e R. Bellarmino, questi due ultimi proclamati dottori della Chiesa, L. Leys (Lessio), J. de Lugo. Nel campo delle scienze si distinsero C. Clavius, amico di Galilei, e A. Kircher. Nel campo delle lettere, Daniello Bartoli in Italia e F. Spee von Langenfeld, uno dei migliori poeti nella Germania barocca, noto anche per aver denunciato e condannato la caccia alle streghe nella sua opera Cautio criminalis.
Ma l'opera più nota dei gesuiti fu la creazione di collegi per l'educazione cristiana dei giovani in tutte le città, piccole e grandi, dell'Europa. Fu lo stesso sant'Ignazio ad aprire la strada a quest'opera apostolica, che non era prevista nel primitivo disegno della Compagnia, fondando nel 1548 un collegio a Messina e nel 1551 la prima scuola gratuita a Roma: scuola che divenne il famoso Collegio Romano. In tal modo, la massima parte della gioventù europea fu educata nei collegi dei gesuiti: ne furono alunni, in Francia, Cartesio e Voltaire e, in Italia, G. B. Vico. Il metodo d'insegnamento si ispirava a quello in uso alla Sorbona di Parigi, ma a poco a poco fu elaborata una Ratio studiorum, cioè un metodo d'insegnamento tipicamente gesuitico. Per la formazione spirituale degli alunni in ogni collegio c'era una Congregazione Mariana: in tal modo, questa istituzione, nata nel Collegio Romano nel 1563 per opera di una giovane gesuita belga, G. Leunis, si diffuse in tutta l'Europa e nell'America Latina. Nei collegi dei gesuiti si diede grande impulso allo studio del latino e del greco; fu così che lo studio delle lingue classiche caratterizzò l'istruzione scolastica europea. Grande impulso fu dato anche alla recitazione, al teatro e alle rappresentazioni teatrali pubbliche (un esempio: I Gesuiti e il Teatro a Messina).
Infine, la Compagnia prese a cuore la formazione del clero nei seminari da essa diretti, dando importanza alla formazione sia intellettuale filosofica e teologica, sia spirituale con la predicazione degli Esercizi Spirituali e la direzione spirituale. Si distinse, poi, in maniera straordinaria per la predicazione al popolo delle città e delle campagne, sia con le costruzioni di grandi chiese in stile gesuitico, cioè adatte alla predicazione, sia con l'organizzazione delle missioni popolari, un ministero, questo, nel quale si segnalarono san Francesco de Geronimo a Napoli († 1716), il beato Antonio Baldinucci († 1717) e, nell'Italia Centrale, Paolo Segneri († 1694), grande quaresimalista, san Francesco Régis († 1640) e il beato Giuliano Maunoir († 1683) in Francia, sant'Andrea Bobola in Polonia, ucciso dai cosacchi nel 1654 tra atroci torture. A questa attività di evangelizzazione delle persone povere, umili e senza istruzione delle campagne e delle città, bisogna aggiungere l'opera caritativa a favore dei carcerati, degli ammalati, soprattutto nei casi, assai numerosi, di peste: è impressionante il numero dei giovani gesuiti morti nell'assistenza agli appestati: ne è esempio - ma è soltanto uno tra i tanti - san Luigi Gonzaga, morto a Roma nel 1591 a 23 anni nell'assistere gli appestati.