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La soppressione e la rinascita dei gesuiti

Sia per i grandi successi nell'attività apostolica, sia per i nuovi metodi di apostolato usati dai missionari gesuiti (in India, con R. de Nobili, e in Cina con M. Ricci), sia per l'opposizione all'Illuminismo e al Giansenismo, sia per la difesa di teorie in campo morale che sembravano troppo lassiste (questo fatto indusse B. Pascal a scrivere le Lettres Provinciales, un'opera brillante e caustica, ma profondamente ingiusta, che non fa onore all'Autore, nonostante l'enorme successo che ebbe a danno della Compagnia), sia per l'antipatia suscitata in taluni ambienti a causa della cosiddetta "superbia gesuitica", sia soprattutto per l'opposizione contro i gesuiti da parte delle corti cattoliche del Portogallo, della Spagna, della Francia, di Napoli e di Parma (che malvolentieri sopportavano l'azione dei gesuiti a favore delle popolazioni delle colonie americane, in quanto limitavano le possibilità di sfruttamento da parte di colonizzatori avidi, crudeli e senza scrupoli morali), la Compagnia di Gesù dalla metà del Settecento incorse in un periodo burrascoso che in pochi anni la condusse dapprima alla cacciata dai territori di Portogallo, Spagna, Francia, Napoli e dalle colonie del Sud e Centro America, e poi alla totale soppressione. Ciò non poté avvenire durante il pontificato di Clemente XIII, che fu un ardente difensore dei gesuiti; ma avvenne sotto il suo successore, Clemente XIV, sul quale le corti borboniche esercitarono una pressione talmente violenta da costringerlo a sopprimere la Compagnia di Gesù "per la pace della Chiesa". Così il 21 luglio 1773 egli firmò il decreto di soppressione della Compagnia di Gesù Dominus ac Redemptor.

Il Breve papale non esprimeva nessuna condanna dei gesuiti; da parte di essi per lo più non ci fu nessuna reazione e nessuna opposizione. Il generale della Compagnia, padre Lorenzo Ricci, accusato di non svelare i "tesori" dei gesuiti - che in realtà non esistevano - fu rinchiuso nel carcere di Castel Sant'Angelo. Ma egli non si lamentò mai; soltanto in punto di morte (1775), nel momento di ricevere il Viatico, fece una dichiarazione, in cui, dinanzi all'Eucaristia, affermava che la Compagnia non aveva dato nessun pretesto alla sua soppressione e che egli - personalmente - non aveva dato "motivo alcuno seppure leggerissimo" alla propria carcerazione. Con la scomparsa della Compagnia di Gesù, l'evangelizzazione in Asia, in Africa e nell'America subì un duro colpo, dal quale non si sarebbe ripresa se non faticosamente e in parte modesta.

Ma, distrutta nelle nazioni cattoliche, la Compagnia sopravvisse nella Prussia di Federico II e nella Russia Bianca di Caterina II; apparve di nuovo nel Regno di Napoli, finché dopo la Rivoluzione Francese (in cui furono uccisi molti ex gesuiti "refrattari") e la tempesta napoleonica, Pio VII, il 7 agosto 1814 ridiede vita alla Compagnia con la bolla Sollicitudo omnium Ecclesiarum. La ripresa fu lenta e difficile, ma presto si aggiunsero ai gesuiti della Compagnia soppressa, restati fedeli alla propria vocazione, forze nuove, che furono formate secondo lo spirito e le regole del passato. Si ricominciò a fondare collegi in molte nazioni, si riprese l'attività missionaria negli Stati Uniti - dove già nel 1815 fu fondata l'Università di Georgetown e nel 1829 quella di Saint-Luis nel Missouri -, in tutti gli Stati dell'America Latina, in Cina, in Africa, nel Madagascar. Fu ripresa l'attività dei bollandisti per lo studio critico delle vite dei santi. Così, già nel 1844 i gesuiti nel mondo erano 4.136 con 44 collegi e 37 missioni.

I tempi però erano molto cambiati rispetto a quelli dell'antica Compagnia. Erano i tempi del liberalismo rivoluzionario, erede dell'Illuminismo e della Rivoluzione Francese, e perciò fortemente avverso ai Governi nati dalla Restaurazione del 1815 e alla Chiesa, in particolare al Papa e allo Stato pontificio. Erano anche i tempi del kantismo, dell'idealismo tedesco immanentista, del positivismo di A. Comte, del socialismo di Saint-Simon e di Fourier, e poi di Engels e di Marx.
I gesuiti si resero ben conto di quanto stava avvenendo in campo sia politico sia filosofico, senza tuttavia riuscire a vedere quello che di positivo e di giusto portavano con sé le nuove idee: un discernimento, questo, che era molto difficile in persone che pensavano con le categorie del passato, e che forse era del tutto impossibile. Avvenne, così, che i gesuiti si schierarono contro il liberalismo e il socialismo in politica e contro le nuove correnti di pensiero in campo filosofico. In particolare, i gesuiti schierarono le proprie forze in difesa del Papa. Fu così che Pio IX nel 1849 volle che essi dessero la vita a una rivista che, in campo filosofico, combattesse le nuove correnti di pensiero, avverse al cristianesimo, e, in campo politico, combattesse il liberalismo massonico e il socialismo: nacquero così a Napoli La Civiltà Cattolica (6 aprile 1850), nel 1856, a Parigi la rivista Études e poi negli anni seguenti riviste simili in altri Paesi.

Questa attività dei gesuiti suscitò l'avversione dei Governi liberali, che in Francia, in Italia, nella Spagna li espulsero a varie riprese, impadronendosi dei loro beni e destinando i loro collegi e le loro case a scuole, università, carceri, tribunali e ospedali. Tuttavia queste continue espulsioni non impedirono ai gesuiti di crescere numericamente, di espandersi in ogni parte del mondo e di mantenere opere importanti, come l'Università Gregoriana a Roma, i cui professori diedero un notevole contributo al Concilio Vaticano I e in cui compirono la loro formazione intellettuale e spirituale giovani di ogni parte del mondo, che divennero in seguito vescovi diocesani o professori nei seminari e negli istituti universitari. In particolare i gesuiti combatterono con serio impegno il modernismo sotto il pontificato di Pio X.

Un grande sviluppo ha in questi anni la Compagnia di Gesù negli Stati Uniti, dove sono create molte Università Cattoliche, fiorenti ancora oggi, nel Canada, nel Messico, nel Giappone (dove sorge l'Università Sophia), nel Libano (dove è creata a Beyrut l'Università Saint-Joseph), in India, in Cina, dove è fondata l'Università Aurora. Così negli Istituti diretti dai gesuiti, nel 1938, studiavano oltre 200.000 giovani e insegnavano 4.265 professori della Compagnia. Un grande impegno fu posto nel promuovere l'insegnamento della filosofia e della teologia neoscolastica, secondo le direttive date da Leone XIII nell'enciclica Aeterni Patris (4 agosto 1879). Tale impegno, condotto insieme con i domenicani e con le Università Cattoliche di Lovanio, di Friburgo (Svizzera), di Innsbruck e con altri Centri culturali cattolici, fece rifiorire nella Chiesa cattolica il pensiero di san Tommaso d'Aquino, con grande giovamento della cultura cattolica. Anche La Civiltà Cattolica s'impegnò in questo campo, divenendo uno dei più importanti strumenti di diffusione della filosofia neoscolastica.
Tuttavia fu l'Università Gregoriana il centro di maggiore elaborazione filosofica e teologica. Ad essa si affiancarono, all'inizio del secolo XX, l'Istituto Biblico, per la promozione degli studi biblici, e poi l'Istituto Orientale per lo studio dei problemi del mondo orientale, cattolico e ortodosso.

Dopo la prima guerra mondiale (1914-1918) sorsero i regimi totalitari (comunismo, fascismo e nazismo). La Compagnia di Gesù li combatté fortemente per la loro ideologia atea e anticristiana; ma subì le conseguenze di questa lotta, poiché alcuni gesuiti da molte parti d'Europa finirono nei campi di concentramento tedeschi e nei gulag sovietici. Tutte le loro opere nei Paesi conquistati dall'Unione Sovietica furono distrutte. Soltanto in questi anni si stanno riprendendo faticosamente.

Nonostante queste enormi difficoltà, sia in Europa sia nei Paesi che da pochi anni avevano conquistato l'indipendenza in Africa, in Asia e nell'America Latina, i gesuiti proprio nel 1965 raggiunsero la quota più alta della loro storia: 36.038 soggetti. In questi anni, la Chiesa celebrava il Secondo Concilio Vaticano: Giovanni XXIII scelse molti di loro come "periti" conciliari. E infatti il loro apporto ai lavori e alle decisioni del Concilio fu notevole: in primo luogo il padre Bea che fu grande protagonista nella stesura della Dei Verbum (Documento che tratta della Sacra Scrittura) e nella Nostra Aetate (Documento relativo alle Religioni non cristiane); quindi vanno ricordati anche i padri de Lubac, Daniélou, Courtney Murray, K. Rahner, Dezza, Tucci, Schmitt, de La Potterie e altri lavorarono alla stesura dei documenti più importanti del Concilio, quali la Dei Verbum, la Lumen gentium, la Dignitatis humanae e la Gaudium et spes.

 
 

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