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Opera pia dei ritiri operai

Opera pia dei ritiri operai. I parte

Estratti da: WALTER E. CRIVELLIN. “La ricostruzione della Compagnia di Gesù a Torino (1870-1916): un primo bilancio”, in I Santi Martiri: una chiesa nella storia di Torino, a cura di B. Signorelli, Compagnia di San Paolo, Torino, 2000, pp. 157-182. Sono riportati passi dalle pagine 168-170, senza le note bibliografiche, ritrovabili nel testo cartaceo pubblicato, e con l’aggiunta dei corsivi esplicativi. [Sui Ritiri operai vedi anche in Le leghe di perseveranza. II parte]

A partire dagli ultimi anni dell’Ottocento, l’attività dei gesuiti era incentrata su un’intensa opera di formazione che andò assumendo forza e vivacità singolari, investendo  i più svariati settori: giovani e adulti, clero e laicato, studenti e operai, uomini e donne. Una formazione che aveva di mira innanzitutto la sfera spirituale, ma che investiva inevitabilmente ambiti e aspetti concreti, con l’intento di costruire personalità e forze organizzate in grado di sostenere e diffondere l’influenza dei cattolici in ogni direzione: personale, familiare, sociale. […]

Su alcune di queste iniziative in ambito torinese, specie quelle che ci sono sembrate non ancora sufficientemente indagate, è opportuno soffermarsi.

Si pensi in primo luogo alla pratica degli esercizi spirituali. Il campo non è certo nuovo ed esercizi spirituali a comunità religiose e al popolo avevano da lunga data rappresentato un settore privilegiato di impegno nella storia della Provincia. Qualche primo dato reperito, in riferimento agli anni considerati, appare indicativo. […]

Innanzitutto gli esercizi al clero. Una tabella relativa ai ministeri esercitati dai gesuiti in Piemonte e Liguria, distribuiti per località e riferita al triennio 1894-1896, elenca per il 1894 undici corsi di esercizi predicati al clero, che aumentano a venti nel 1896. Assommando a questi i numerosi corsi di esercizi predicati alle comunità religiose maschili e femminili e ai seminaristi, le cifre ammontano a 65 nel 1894, 108 nel 1896. Iniziava un periodo, durato almeno un ventennio, in cui l’attività di formazione gestita dalla Compagnia di Gesù avrebbe incontrato crescente ascolto e incidenza. Da un’altra tabella, infatti, relativa agli anni 1911-1916, si ricava che la media annuale dei corsi tenuti dai Padri della Provincia torinese superava i 300, con una punta massima di 371 nel 1913. […]

Gli esercizi al clero erano soltanto una delle numerose aree di intervento. A questa si dovevano aggiungere vari corsi predicati ai religiosi, tridui ai seminaristi, quaresimali, missioni, novene, predicazioni per il mese di maggio e altre circostanze particolari. Contemporaneamente, come segnalano le stesse fonti, si intensificarono anche interventi specifici e mirati per il laicato: carcerati, giovani studenti e universitari, operai, senza trascurare gruppi femminili (maestre, alunne di vari istituti, madri cristiane, serve ed operaie).

Tra i primi di questi interventi ad essere coltivati figurava la pratica degli esercizi spirituali per gli studenti universitari. Vi partecipavano non solo giovani, già allievi o convittori dei collegi della Compagnia o di altre congregazioni religiose, ma anche universitari estranei a queste scuole. […]

La pratica degli esercizi interessò non solo gli universitari, ma anche i giovani delle scuole superiori, per i quali tuttavia l’iniziativa si inseriva all’interno delle attività delle congregazioni mariane che nel frattempo si andavano organizzando e che erano finalizzate soprattutto alla formazione giovanile.

Opera pia dei ritiri operai. II parte

Estratto da: [P. Pietro Righini S.I.], La nuova casa di esercizi spirituali in S. Mauro Torinese, Ai benefattori dell’Opera [dei ritiri operai], Torino, 25 Dicembre 1916, pp. 7-8.

La necessità di un locale adatto per gli esercizi in Piemonte e in vicinanze di Torino, si fece maggiormente sentire quando nel 1908 cominciammo a radunare gli operai pel Ritiro. Allora dovemmo ricorrere alla carità generosa dei Fratelli delle Scuole Cristiane, i quali con squisita bontà ci ospitarono per varii anni nella loro splendida Villa Nicolas, sulla collina di Santa Margherita.

Ma non si poteva stabilmente ricorrere alla casa degli altri, né noi eravamo liberi di dare all’opera [Opera dei ritiri operari] quell’impulso che il bene delle anime ci mostrava necessario. Fu così che maturò l’idea di pensare ad una nuova casa dove continuamente noi potessimo occuparci di dettare Esercizi non ai soli operai, ma ad uomini d’ogni condizione. Ne parlammo cogli amici, radunammo le prime elemosine a questo scopo, visitammo alcune località; ma per vario tmpo non se ne fece nulla, sembrandoci imprudentissimo buttarci in tale impresa zenza mezzi necessarii.

Durante la quaresima 1914 una fortunata combinazione ci fece conoscere un ameno sito nella Regione di S. Mauro a 30 minuti di tramvai dall città di Torino. Parve che rispondesse ai molti desiderata della futura casa: spazio sufficiente, luogo isolato ed elevato sulla collina con incantevole vista, aria salubre, senza però richiedere più di un 10 minuti di salita dalla strada maestra.

Intanto ci eravami rivolti all’Ing. Ferdinado Righini di San Giorgio, pregandolo di disegnare un abbozzo della nuova casa come l’avevamo vagheggita e studiata nella lunga esperienza dei Ritiri, affinchè tutte le singole parti dell’edificio rispondessero pienamente allo scopo.

Era stata pure ventilata l’idea, per economia, di adattare alla meglio l’edificio che già esisteva nel luogo acquistato, ma grazie a Dio, questo disegno fu subito eliminato come quello che ci avrebbe dato, con molte spese, un locale infelice.

Sul finire dell’Aprile 1914, avuta l’approvazione del R. P. N. Generale, P. Francesco Sav. Wernz, fu stabilito di cominciare i lavori.

Scegliemmo allora un valente Ingegnere della città, il Cav. Gian Battista Benazzo e, presentandogli lo schizzo di quello che noi volevamo, lo pregammo volere su quello studiate i piani della nuova Casa. Fu una vera fortuna per noi, e siam lieti di dirlo qui pubblicamente, l’esserci affidati a questo perfetto gentiluomo, che con tanta intelligente cura ha disegnato prima e poi diretto i lavori fino alla loro perfetta esecuzione.

Per costruttore prendemmo il Signor Giacomo Rosa, fratello del nostro Padre Direttore della “Civiltà Cattlica”, uomo di rara abilità nell’arte sua, e, quello che più monta, di provata onestà. In due anni di continuo e comune lavoro potemmo sempre lodarci di lui per l’amore messo all’opera e per la perfetta regolarità con cui la conduzze a buon termine. Non ne vide però pienamente la fine; l’8 Maggio di questo anno 1916 repentinamente morì, lascindo di sé il più affettuoso desiderio. I lavori furono allora diretti dal Sig. Domenico Rosa, cugino del defunto, che pure totalmente ci soddisfece.

Ma prima di cominciarli avevamo mandato a varii Padri il piano della casa, pregandoli che ci facessero quelle osservazioni che loro dettava l’esperienza.

Gentilmente parecchi risposero con larghi elogi della disposizione degli ambienti e ci suggerirono qualche lieve mutazione che fu da noi volentieri accettta.

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Accessibilità - ultimo aggiornamento: 13/12/2010 10.47.46

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