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Questa forma di esercizi fu già prevista da sant'Ignazio

[Estratto da: GILARDI LORENZO, "Gli esercizi spirituali ignaziani nella vita quotidiana. Storia di un'interpretazione", in Rassegna di Teologia 40 (1999) 369-392. Per la completezza dello studio vedere la pubblicazione sulla rivista indicata]

Le origini degli esercizi nella vita quotidiana si trovano all'interno dell'esperienza spirituale e pastorale di Sant'Ignazio, la quale si è espressa progressivamente nelle pagine del libretto degli Esercizi Spirituali e, per questo metodo, nell'Annotazione 19a. E' noto che il testo degli Esercizi Spirituali non è stato composto in una sola stesura, bensì possiede una lunga storia redazionale, che va dall'esperienza dell'infermità di Loyola (1521) e da quella mistica di Manresa (1522), alle varie attività spirituali di Alcalà e Parigi (1526-1535), fino al periodo romano dell'approvazione del testo da parte della Santa Sede (1548)5. Nell'Autobiografia, infatti, rispondendo il 20 ottobre 1555 alle domande di padre Luis Gonles de Cámara, Ignazio affermava che: "Gli Esercizi non li aveva scritti tutti di seguito, ma quello che accadeva nell'anima sua e trovava utile, ritenendo che avrebbe potuto giovare anche ad altri, lo annotava"6.

Lo studio approfondito della storia redazionale degli Esercizi Spirituali ha condotto l'ermeneutica contemporanea a superare il livello dell'analisi filologica e a collocare il testo ignaziano all'interno dell'esperienza complessiva dell'autore, al fine di cogliere in una prospettiva unitaria e fondamentale il significato autentico dei diversi enunciati7. In tal modo per una corretta interpretazione di un brano degli Esercizi sono indispensabili oggi sia gli studi storici sia il confronto letterario tra le diverse opere dell'autore; inoltre la conoscenza della storia delle interpretazioni, vale a dire di come il testo in questione è stato recepito, compreso e vissuto dai successori d'Ignazio, nella loro dinamica di ricerca della fedeltà al suo carisma e d'adeguamento alle concrete necessità delle diverse epoche e situazioni. Per comprendere quindi il significato del testo ignaziano sugli esercizi nella vita quotidiana si seguirà qui la prospettiva ermeneutica indicata.


1. L'intenzione ignaziana

L'annotazione 19a, che giustifica e guida l'adattamento degli esercizi alla vita quotidiana, fa parte, insieme alle 18a e 20a, di un unico gruppo d'annotazioni dedicato all'applicazione degli esercizi alle diverse persone, in base alle loro situazioni e disposizioni. Gli storici della redazione del testo attribuiscono la composizione di queste tre annotazioni a momenti differenti e successivi. Si tratta, infatti, di brani letterari che non risalgono al tempo dell'esperienza spirituale originaria di Sant'Ignazio e che non fanno parte delle prime fasi redazionali del libretto8. Esse rispecchiano una sapienza pedagogica profonda, acquisita dal contatto diretto con le persone, nelle differenti situazioni e vari ambienti di vita. Molto probabilmente, esse sono state collocate dove attualmente si trovano, in altre parole nella prima parte degli Esercizi, soltanto in seguito ad una risistemazione del materiale letterario del libretto attuata da Sant'Ignazio9.

L'ultima annotazione, la 20a, ricorda l'esperienza personale di solitudine di Manresa, ma contiene anch'essa una componente pedagogica che solo un'ampia esperienza pastorale poteva giustificare. In effetti, già dai primi anni della sua nuova vita, Ignazio si era dedicato ad aiutare le persone promuovendo in loro la sua stessa esperienza spirituale10, prima a Manresa attraverso conversazioni personali non sistematiche, poi ad Alcalà con le prime forme di Esercizi brevi, di cui si parla nell'annotazione 18a, e in seguito a Parigi con la conduzione di molti corsi d'esercizi completi e chiusi, secondo l'annotazione 20a. Nel successivo periodo italiano, a Venezia e a Roma, Ignazio fu impegnato in diverse forme di esercizi e a quel periodo si può far risalire l'esperienza espressa nell'annotazione 19a. Per padre Candido De Dalmases le annotazioni 18a e 19a risalgono, infatti, agli anni italiani e sono una conseguenza dei ministeri esercitati da Ignazio a Venezia e Roma11; in tal modo risulta chiaramente che anche l'esperienza pastorale e il contatto diretto con le persone sono state una delle fonti principali del testo ignaziano e partecipano al suo significato.

L'annotazione 18a presenta la chiave di lettura delle due annotazioni successive ed esplicita il principio dell'adattamento degli esercizi alle diverse categorie di persone:

La diciottesima: questi esercizi si devono applicare [aplicar] in relazione alla condizione [disposición] delle persone e cioè secondo l'età, la istruzione o l'ingegno che hanno12.

Il principio dell'adattamento tiene conto delle situazioni fisiche, come l'età, l'istruzione e l'ingegno, ma anche dei desideri e della volontà delle persone, "según que se quieren disponer" (ES 18), per cui tutte questi fattori fanno parte del concetto ignaziano di "disposición" della persona che desidera fare gli esercizi e vanno presi in considerazione13. Il termine "aplicar" è una vera parola chiave, anche se ricorre nel testo ignaziano solo tre volte. Tenendo conto dell'ordine storico-redazionale del testo, esso è presente nell'esercizio della chiamata del re temporale, "aplicar el sobredicho exemplo del rey temporal a Xpo nuestro Señor" (ES 95); nell'annotazione citata, "se han de aplicar los tales ejercicies" (ES 18,); infine nella sesta regola per la distribuzione delle elemosine, "en el quánto y cantidad de lo que ha de tomar y applicar para sí mismo de lo que tiene para dar a otros" (ES 343). In tutti i tre casi si tratta di adattare qualcosa di generale a una persona particolare, in un processo di sapiente discernimento. L'ermeneutica contemporanea vede nel termine antico applicazione (lat. applicatio) il precedente storico del più recente interpretazione14, per cui si può dire oggi correttamente che applicare significa anche interpretare, cioè aver presente il testo o le regole generali e insieme la situazione reale della persona; valutare e scegliere nel primo ciò che è più opportuno e appropriato per la seconda. Per padre Ignacio Iglesias, questo brano rivela l'intenzione evangelizzatrice di Sant'Ignazio e il suo desiderio di "ayudar las animas" in una prospettiva universale15.

In questo contesto si può comprendere allora il senso autentico dell'annotazione 19a:

La diciannovesima: ad un uomo di cultura e d'ingegno, occupato in mansioni pubbliche o in affari importanti [convenientes], che avesse destinato un'ora e mezza per esercitarsi, dopo avergli spiegato perché l'uomo fu creato, si potrà dare l'esame particolare per la durata di mezz'ora, e dopo quello generale, il modo di confessarsi e di comunicarsi, facendo per tre giorni, ogni mattina per la durata di un'ora, la meditazione del 1°, 2°, 3° peccato; in seguito, per altri tre giorni, alla stessa ora, la meditazione del processo dei peccati; dopo, per altri tre giorni, alla stessa ora, la meditazione delle pene che corrispondono ai peccati, e dandogli, in tutte e tre le meditazioni, le dieci addizioni; seguendo lo stesso criterio [discurso] che si spiega dopo, e diffusamente, per [por] i misteri della vita di Cristo nostro Signore.16

Sono qui presenti numerosi e particolari adattamenti. In primo luogo l'accettazione delle disposizioni della persona che intende fare gli esercizi, cioè le buone qualità umane e i limiti portati dalle sue molteplici occupazioni; l'aggettivo "convenientes", usato frequentemente negli Esercizi, indica una situazione di necessità che impegna moralmente la persona. Inoltre l'indicazione di un tempo assai ridotto per gli esercizi, un'ora e mezza ogni giorno, dedicando la prima alla meditazione e la seconda agli esami di coscienza. Infine adeguamento dei contenuti dell'itinerario oggettivo, che corrisponde solo agli esercizi della prima settimana e alle addizioni, nei quali si realizzano cambiamenti rilevanti. Ogni esercizio del libretto viene ripartito in tre giorni, in relazione a soli tre punti; per cui i cinque punti dell'esercizio del processo dei peccati e dell'inferno vengono ridotti a tre. Si realizza in tal modo un allungamento del tempo di ogni esercizio (da una a tre ore) e insieme una risistemazione dei contenuti interni; forse proprio in questi due aspetti consiste il significato del termine "discurso" utilizzato da Ignazio per indicare il modo di pregare sui misteri di Cristo, proprio delle settimane successive. In questa annotazione però Ignazio assegna solo i contenuti della prima settimana; infatti l'uso della preposizione spagnola "por" e non di "para" indica che il riferimento ai misteri di Cristo è solo analogico ed esplicativo, non conseguente.

Dagli studi storici sappiamo che Ignazio utilizzò questa metodologia di adattamento sia coi gesuiti sia con gli esterni17. Tuttavia per comprendere il suo pensiero autentico occorre considerare anche altri testi. In primo luogo le Costituzioni, composte da Ignazio nel periodo degli ultimi ritocchi al testo degli esercizi18. Il questa sua opera più volte Ignazio distingue tra esercizi "interi", "todos", e "in parte", "algunos exercicios", e spiega questa distinzione nella parte VII, dedicata alle relazioni dei gesuiti con gli altri. Qui Ignazio ritiene che gli esercizi "interi" non debbano essere dati se non a rare persone, "sino a pocos", quelle dal cui progresso spirituale si possa sperare un frutto notevole19; nella parte IV, dedicata ai mezzi di aiuto al prossimo, accanto a questo tipo di persone aveva posto coloro che vogliano fare l'elezione dello proprio stato, "que quieran determinar del estado de su vivir"20. Gli esercizi "in parte" o "leggeri" consistono per Ignazio in una selezione dai primi degli esercizi della prima settimana, degli esami di coscienza o dei modi di pregare, i quali possono essere dati a chiunque, "porque quienquiera que tenga buena volontad será desto capaz"21.

La limitazione della pratica degli esercizi interi a poche persone trova conferma nei Direttorii che Ignazio ha lasciato, sia autografi sia dettati, i quali sono dedicati al mese di esercizi in completo isolamento e all'elezione dello stato di vita. Ad esempio, nel primo Direttorio autografo, egli ritiene che nel momento dell'elezione la persona si debba isolare in maniera assoluta, senza voler vedere o sentire altra cosa che la volontà di Dio: "especialmente se encierre, sin querer veer ni sentir cosa che non sea de arriba"22; nel Direttorio dettato a padre Giovanni de Vitoria si espongono anche le condizioni richieste per fare gli esercizi, ma si intende con questo termine solo quelli interi e chiusi: "Los che non tienen estas disposiciones […] no se les han de dar los Exercicios"23; questo tipo di persone si potranno aiutare dando loro alcune parti di esercizi, di cui si è parlato.

Infine, un ultimo testo che contiene il pensiero di Ignazio sugli esercizi nella vita quotidiana, è il Memoriale di padre Luis Gonzáles de Cámara, dove si descrive questo tipo di esercizi e si annota, il 3 aprile 1555, che Ignazio ritiene opportuno che alle persone delle quali si spera possano entrare nella vita religiosa, non si diano gli esercizi [interi o in parte] in maniera aperta, cioè tra le molteplici occupazioni della vita quotidiana: "El Padre juzga que a personas, de quien se espera que pueden venir a seguir la via de perfeccion, aunque pidan los exercicios, no se les den abiertos"24.

Questa breve annotazione di Gonzáles de Cámara, comparata coi testi delle Costituzioni e dei Direttorii, permette di comprendere in profondità il pensiero ignaziano su questo tipo di esercizi. Conservando sempre il principio fondamentale dell'adattamento, più volte sperimentato nel suo apostolato, in particolare a Venezia e a Roma, esposto nell'annotazione 18a e precisato nella 19a, Ignazio espresse negli ultimi anni della sua vita una chiara preferenza per gli esercizi completi e chiusi, ai quali soltanto riservava l'elezione dello stato di vita, in particolare quello della consacrazione religiosa, per la scelta del quale egli riteneva occorresse isolamento e raccoglimento.

Note

5 Per il processo redazionale degli Esercizi cfr.: A. CODINA, Los origenes de los Ejercicios espirituales, Balmes, Barcelona, 1926; P. LETURIA, "Génesis de los ejercicios de S. Ignacio y su influjo en la fundación de la Compañia de Jesús (1521-1540)", in Archivum Historicum Societatis Iesu 10 (1940) 16-59; I. IPARRAGUIRRE, Historia de los ejercicios de san Ignacio. Práctica de los Ejercicios de S. Ignacio en vida de su autor (1522-1556), vol. I, Institutum Historicum S. I., Bilbao-Roma, 1946, 34*-40*; H. PINARD DE LA BOULLAYE, Les étapes de rédaction des Exercices de S. Ignace, Beauchesne et ses fils, Paris, 1950; M. NICOLAU, "Origen de los Ejercicios de S. Ignacio", in Manresa 42 (1970) 279-294; 377-396. Per una presentazione dei dati fondamentali cfr.: C. DE DALMASES, "Introductio generalis. II. Genesis libri Exercitiorum", in Sancti Ignatii de Loyola Exercitia Spiritualia, collana Monumenta Historica Societatis Iesu, vol. 100, Institutum Historicum S. I., Romae, 1969, 4-33; d'ora in poi la collana è indicata con MHSI.

6 Ignazio di Loyola, Autobiografia, in Gli scritti di Ignazio di Loyola, a cura di M. GIOIA, UTET, Torino, 1977, 659-714, in particolare 713, par. 99.

7 Per una presentazione della nuova ermeneutica cfr.: G. CUSSON, "La <<manière ignatienne>>. Une espérience fondatrice de sens", in Cahiers de Spiritualité Ignatienne 56 (1990) 243-258; P. PROULX, "Exercices et Autobiographie", in Cahiers de Spiritualité Ignatienne 74 (1995) 97-112.

8 Cfr. C. DE DALMASES, "Introductio […]", in Sancti Ignatii de Loyola Exercitia Spiritualia, cit., 32, parr. 6-7.

9 Cfr. Ibidem, 33, par. 8; V. LARRAÑAGA, "La revisión total de los Ejercicios por san Ignacio ¿en París o en Roma?", in Archivum Historicum Societatis Iesu 25 (1956) 396-415.

10 fr. M. RUIZ JURADO, "San Ignacio de Loyola, promotor de experiencia espiritual", in Manresa 58 (1986) 129-143.

11 Cfr. n. 8, par. 7.

12 Ignazio di Loyola, Esercizi Spirituali, in Scritti […], cit., 98. Per il testo spagnolo cfr.: Sancti Ignatii de Loyola Exercitia Spiritualia, cit. n. 5. D'ora in poi ES e pagina.

13 fr. A. CODINA, "Flexibilidad de los Ejercicios de S. Ignacio de Loyola" in Manresa 1 (1925) 18-24; Id., "Un comentario de San Ignacio a la anotación 18", in Manresa 6 (1930); I. IGLESIAS, "…se han de aplicar los tales ejercicios (EE. 18) (o la Anotacón 18a y la evangelizacón hoy", in Manresa 65 (1993) 252-268.

14 Cfr. P. RICOEUR, Herméneutique et sagesse pratique, lezione tenuta al Centro Studi filosofico-religiosi "L. Pareyson", Biblioteca Nazionale Universitaria, Torino, 5 maggio 1997.

15 Cfr. I. IGLESIAS, "…se han de aplicar los tales ejercicios (EE. 18) […]", cit., 252.

16 ES, 99.

17 fr. I. IPARRAGUIRRE, Práctica de los Ejercicios de S. Ignacio […], cit., 2. Già Simone Rodríguez, uno dei primi compagni di Ignazio, fu diretto da lui a Parigi in questa forma di esercizi, senza lasciare la sua casa e gli impegni di studio, cfr. L. GONZÁLES DE CÁMARA, Memoriale, in Fontes narrativi de S. Ignatio de Loyola, I, MHSI, vol. 66, Romae, 1943, 704, par. 305.

18 IGNAZIO DE LOYOLA, Costituzioni, in Gli scritti […], cit., 433-652; per l'edizione spagnola cfr.: Sancti Ignatii de Loyola Constitutiones Societatis Jesu, II, MHSI, vol. 64, Roma, 1936. Per la nuova ermeneutica degli Esercizi alla luce delle Costituzioni cfr.: M. COSTA, "Ejercicios Espirituales y Constituciones. Significado de la "experiencia" en la relación mutua entre ambos textos", in Manresa 63 (1991) 411-434.

19 IGNAZIO DE LOYOLA, Costituzionii, cit., VII, 4, 8, F.

20 Ibidem, IV, 8, E.

21 Ib., VII, 4, F.

22 IGNAZIO DE LOYOLA, Direttorio autografo, in Gli scritti […], cit., 191-196, in particolare 192, par. 6. Per l'edizione spagnola cfr.: Directoria Exercitiorum Spiritualium (1540-1599), MHSI, vol. 76, 70-79, in particolare 70, par. 6.

23 d., Directorium Patri Vitoria Dictatum, in Directoria […], cit., 90-105, in particolare 91, righe 20-30.

24 Cfr. L. GONZÁLES DE CÁMARA, Memoriale, cit., 708, par. 311.

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Accessibilità - ultimo aggiornamento: 06/10/2006 11.34.17

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