Le interpretazioni contemporanee: Cusson, Giuliani, Tetlow.
[Estratto da: GILARDI LORENZO, ““Gli esercizi spirituali ignaziani nella vita quotidiana. Storia di un’interpretazione”, in Rassegna di Teologia 40 (1999) 369-392. Per la completezza dello studio vedere la pubblicazione sulla rivista indicata]
Nella seconda metà del Novecento, come si è visto, la pratica degli esercizi spirituali nella vita quotidiana si è notevolmente diffusa tra le diverse categorie di persone e nei vari continenti47. Inoltre in questo periodo si è sviluppata una riflessione teologica sistematica, che ha accompagnato l’attività pastorale e fondato teologicamente questo adattamento. Presentiamo in maniera sintetica le principali prospettive teologiche esistenti oggi in ambito internazionale.
1. G. Cusson: la prospettiva biblico-antropologica
La riflessione teologica di Gilles Cusson sugli esercizi nella vita quotidiana inizia durante la sua docenza alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, all’inizio degli anni Settanta, in seguito ad alcune esperienze di esercizi dati in questo modo a studenti, religiosi e professionisti e alle richieste dei superiori48. Dopo aver pubblicato i risultati della tesi di dottorato in Pédagogie de l’espérience spirituelle personelle (1968)49, che fa da sfondo a tutte le sue riflessioni successive, Cusson ha offerto un quadro di riferimento teorico per questo adattamento nel volume Conduis-moi sur le chemin d’Éternité (1973)50, che ha aperto la strada ad una riflessione sistematica, teologica e pastorale. Negli anni successivi le sue esperienze, riflessioni e ricerche sono state diffuse soprattutto attraverso la rivista canadese Cahiers de Spiritualité, di cui è stato per un ventennio direttore.
Nella prospettiva di Cusson gli esercizi nella vita quotidiana non sono un’esperienza di iniziazione alla vita cristiana, ma un approfondimento del rapporto personale con Dio all’interno delle vicissitudini concrete dell’esistenza, a poco a poco compresa come storia di fede e di salvezza51. In questa prospettiva, egli sviluppa le sue riflessioni tenendo conto di due piani dell’esperienza spirituale degli esercizi, quello soggettivo, costituito dalla storia, dai tempi e dalle esigenze della persona che prega, e quello oggettivo, rappresentato dalla rivelazione cristiana e dall’itinerario di preghiera indicato da Sant’Ignazio52. L’esperienza degli esercizi nella vita quotidiana si sviluppa all’interno della dialettica tra questi due piani, ma richiede una continua attenzione, anche da parte della guida, alla vita della persona che prega e ai segni dell’azione dello Spirito in lei e nella sua storia.
L’itinerario di preghiera viene collocato da Cusson all’interno di un quadro di riferimento biblico e antropologico, che egli suggerisce di presentare all’inizio dell’esperienza, in maniera sintetica e ordinata, per condurre l’esercitante a percepire la storia nella fede. In tal modo la storia salvifica del popolo d’Israele, la visione dell’uomo secondo la Parola di Dio, la fede della Chiesa nella divina rivelazione devono essere assunte consapevolmente dall’esercitante e diventare la prospettiva con cui egli interpreta l’esistenza e la propria vita quotidiana: “Cette interprétation de l’existence qu’il accueille dans un foi priante, est pour la vie concrète de chaque jour”53. Per Cusson l’esercizio del Principio e fondamento (ES 23) ha lo scopo di aiutare la persona che prega a porsi all’interno della fede biblica nel Dio vivente, per poter procedere coi necessari atteggiamenti interiori di accoglienza e fiducia. Anche gli esercizi di rilettura della storia umana e della presenza del peccato vengono inseriti nel contesto della fede. Infatti le esperienze del male e del peccato, di cui gli esercizi conducono a prendere coscienza (ES 45-61), devono essere dinamicamente integrate, dalla fede, nella liberazione spirituale portata da Cristo-Salvatore54; per cui la storia della persona deve essere compresa, nella fede, come storia di salvezza dal peccato, il quale ha comportato il rifiuto della condizione creaturale e della temporalità, cioè dell’essere ancora in divenire.
La prospettiva della fede nel Dio vivente, che interpella e salva l’uomo all’interno delle sue vicende quotidiane, secondo Cusson è presente per tutto l’itinerario di preghiera degli esercizi. In effetti, dall’esercizio della chiamata del Re (ES 91-98) l’attenzione spirituale dell’esercitante si dirige al cuore della rivelazione cristiana, cioè alla persona stessa di Cristo-Redentore, visto come unico realizzatore del Regno di Dio55. Questo esercizio rappresenta, per Cusson, un momento di approfondimento della prospettiva assunta in precedenza dall’esercitante, in quanto lo interpella a cooperare alla missione di Cristo; nello stesso tempo costituisce il momento di passaggio alla contemplazione dei misteri della vita di Cristo e alla loro assimilazione. Le contemplazioni dei misteri dell’infanzia hanno infatti la finalità, secondo Cusson, di mettere la persona che prega a contatto con la rivelazione dell’essere di Cristo e di farla crescere nell’amore; quelle dei misteri della vita pubblica di disporla all’assimilazione profonda della Parola di Dio, che lì viene rivolta e accolta nella fede. In entrambi i casi la fede nel Dio vivente svolge un ruolo determinante, in quanto costituisce il fondamento della preghiera di contemplazione, la quale è per Cusson “un activité de <<présence dans la foi>>”56.
Nel momento centrale dell’elezione, che negli esercizi nella vita quotidiana può durare anche alcune settimane, Cusson segue fedelmente la metodologia ignaziana, sottolineando l’importanza dell’indifferenza interiore e della disponibilità alle esigenze della Parola di Dio57. Tuttavia egli si sofferma a indicare la difficoltà che può presentarsi nella vita quotidiana e che può bloccare il discernimento dell’esercitante. Avendo sperimentato più volte i limiti concreti della propria indifferenza interiore, la persona che prega può non ritenersi sufficientemente libera per compiere la sua elezione davanti a Dio. In realtà, per Cusson, non si tratta di avere in quel momento una libertà assoluta e incondizionata, ma soltanto quella richiesta dall’atto dell’elezione, lasciando il futuro nelle mani del Dio della storia: “C’est le moment présent de l’expérience qui est en cause”58. Anche nel momento dell’elezione, che costituisce la tappa fondamentale dell’itinerario ignaziano, la fede biblica nel Dio vivente è presente, svolge un ruolo decisivo e motiva la speranza necessaria.
La medesima prospettiva di fede è presente ovviamente pure nelle contemplazioni delle settimane terza e quarta degli esercizi, dedicate all’esperienza del mistero pasquale. In esse, per Cusson, la fede opera nel rendersi presenti alle azioni di Cristo, nell’acconsentirvi con la propria esistenza e nell’essere integrati nella sua vita59. Infatti, nelle contemplazioni delle ultime settimane la fede realizza l’esperienza dell’unione con Cristo e si esprime prima come obbedienza, poi come adesione alla risurrezione e infine come riconoscimento dei suoi continui benefici. Al termine del lungo itinerario di preghiera, per Cusson, gli esercizi nella vita quotidiana saranno stati un’esperienza di approfondimento della fede e un’educazione alla vita spirituale, cioè a saper riconoscere la presenza di Dio nelle concrete vicende della propria esistenza, interpretata come la continuazione lineare della presenza divina nella storia del popolo d’Israele e nella vita di Cristo. La fede nel Dio vivente, il quale opera all’interno della storia quotidiana e chiama a collaborare con lui, è la chiave di lettura unitaria di questa interpretazione.
2. M. Giuliani: la prospettiva spiritual-personalista
L’interpretazione teologica di Maurice Giuliani si è formata nel tempo, attraverso lo studio approfondito dei testi ignaziani e l’attività di accompagnamento degli esercizi nella vita quotidiana. Dopo gli studi di spiritualità all’Università Gregoriana, nel 1954 Giuliani fu tra i fondatori della rivista di spiritualità Christus, alla quale ha contribuito sistematicamente con numerosi saggi60. Nel 1977 è stato uno dei fondatori dell’Association de la Bienfaisance di Parigi, destinata a promuovere questo tipo di esercizi, anche attraverso la pubblicazione di un Bulletin de Liason61. Nel 1981 padre Giuliani ha offerto una prima riflessione sistematica e completa in alcune sessioni internazionali di formazione per guide di esercizi62; ultimamente numerosi suoi saggi pubblicati sul Bulletin de Liason sono stati raccolti, da lui rivisti e ripubblicati in L’expérience des Exercices spirituels dans la vie63, il volume che offre l’esposizione ordinata del suo pensiero e della sua esperienza pastorale.
Gli esercizi nella vita quotidiana sono per Giuliani un’esperienza spirituale che coinvolge tutte le dimensioni della persona che prega, a partire dai fondamenti della sua identità personale fino alle sue relazioni sociali e professionali. Ciò che differenzia questi esercizi da quelli svolti in luogo chiuso sono le modalità in cui lo Spirito si manifesta e quindi i “segni” che devono essere considerati e interpretati nel momento della riflessione. Secondo Giuliani, in questa forma di esercizi i segni della presenza dello Spirito non vanno ricercati soltanto all’interno dei momenti espliciti di preghiera svolti quotidianamente, ma anche nel succedersi delle diverse vicende storiche, cioè negli avvenimenti, negli incontri e nelle persone che costituiscono il vissuto esistenziale di chi prega: “c’est toute la réalité de l’existence humaine, complexe et souvent ténébreuse, qui s’impose […] comme le lieu où se révèle l’action de Dieu et où nous avons à engager notre foi”64. Oltre ai segni indicati dalle regole ignaziane per il discernimento degli spiriti, segni che possono essere ritrovati nelle diverse vicende quotidiane, Giuliani ritiene che ve ne sia un altro che conferma l’autenticità della preghiera, quello della “corrispondenza” tra le mozioni spirituali avvertite nell’orazione e quelle sentite nella vita65. In questa forma di esercizi, infatti, la persona viene condotta a poco a poco dallo Spirito ad ampliare il suo sguardo di fede e a passare dalla contemplazione dell’azione di Dio nella sola orazione a quella dell’opera divina nella storia. I vari avvenimenti vengono interpretati allora all’interno della relazione interpersonale con Dio e possono manifestare un significato nuovo per chi prega. La vita quotidiana viene integrata così nel processo di discernimento che è proprio degli esercizi ignaziani, come uno dei luoghi di rivelazione della volontà divina.
Tra i momenti più delicati di questa integrazione c’è la preghiera contemplativa, che negli esercizi ignaziani viene svolta sui “misteri” della vita di Cristo. Anche per questo tipo di preghiera, che tradizionalmente richiede il massimo silenzio e isolamento, le vicende della storia non vengono per nulla evitate, bensì sono inserite all’interno della stessa dinamica contemplativa. A partire dall’esercizio della chiamata del Re (ES 91-98), che presenta la prospettiva con cui Sant’Ignazio invita a guardare alla vita di Cristo, l’esercitante è coinvolto affettivamente e comincia a percepire gli inviti di Dio al dono di sé e al servizio degli altri. Essendo questi esercizi svolti nella vita quotidiana, le mozioni spirituali che portano all’offerta di sé si pongono a fondamento dei vari comportamenti dell’esercitante, il quale pur pregando continua le sue attività ordinarie; in tal modo le sue azioni possono essere arricchite dall’offerta che sgorga dalle profondità spirituali del cuore: “Le <<avec le Christ>> se traduit par un <<dans le Christ>> réalisé au coeur de tout ce qui détermine pour lui, aujourd’hui, son historie”66. Così anche il dinamismo di chiamata-offerta, che percorre tutte le contemplazioni degli esercizi, sostiene e comporta l’integrazione della vita con la preghiera. Un’ulteriore integrazione avviene attraverso la metodologia ignaziana della preghiera di ripetizione, che approfondisce la contemplazione. Secondo Giuliani, la ripetizione conduce all’integrazione in quanto l’esercitante, dopo aver contemplato un mistero della vita di Cristo, ne conserva lungo la giornata il ricordo, sia della scena sia delle mozioni che vi ha avvertito; porta tutto con sé nelle diverse vicissitudini. In tal modo la scena precedentemente contemplata diventa la chiave di lettura degli avvenimenti e permette di cogliere il loro significato spirituale: “la scène évangélique contemplée s’intériorise en devenant, pour la foi de celui qui contemple, le moyen de lire spirituellement la scène vivante qui est celle de sa propre vie”67. In seguito, nel momento della preghiera esplicita di ripetizione, il ricordo della scena contemplata ritornerà di nuovo alla memoria dell’esercitante, arricchito però dalle riflessioni della giornata; in quel momento la vita offrirà il suo contributo specifico alla contemplazione dei “misteri” evangelici68. In questo tipo di esercizi si genera quindi un vero e proprio circolo interpretativo tra contemplazione e vita. Infatti, la persona che prega viene condotta a riconoscere nella sua esistenza quotidiana situazioni analoghe a quelle vissute da Cristo e ad approfondire con la propria esperienza umana il significato della sua vita divina; si genera così un processo di imitazione della fedeltà di Cristo al Padre e alla sua missione.
Tuttavia, procedendo nell’itinerario indicato da Sant’Ignazio per le contemplazioni, l’elezione e la conferma, gli esercizi svolti nella vita quotidiana richiedono un’estrema flessibilità temporale. Più volte Giuliani si è fermato sul tema della “durata” degli esercizi, la quale non coincide coi trenta giorni indicati per il mese ignaziano. Il tempo da dedicare a una contemplazione o a un’altra, quello richiesto per la maturazione dell’elezione oppure per stabilire il momento di conclusione degli stessi esercizi sono definiti nella vita quotidiana soltanto in base alle necessità della preghiera dell’esercitante e all’effettivo raggiungimento dei frutti desiderati, senza alcun riferimento ai tempi del libretto ignaziano. In questa prospettiva assumono grande importanza i “segni” che indicano lo stato di maturazione della preghiera e il dinamismo di rivelazione della volontà divina, che anche qui viene trovata con la valutazione delle diverse motivazioni e mozioni spirituali: “<<Peser>> la valeur spirituelle de chaque motivation ressentie, c’est juger des signes par lesquels se reconnaît l’action de l’Esprit dans une conscience humaine”69. In effetti, l’evoluzione interiore dell’esercitante segnala il momento in cui è opportuno passare da un esercizio a quello successivo e suggerisce l’esercizio da scegliere tra quelli possibili. Secondo Giuliani l’evoluzione della coscienza va sempre considerata e rispettata dall’accompagnatore, inoltre va aiutata, favorendo la continuità della crescita ed evitando le possibili regressioni70. Proprio considerando l’unicità del dinamismo spirituale presente nella persona che prega e che continua a vivere le occupazioni ordinarie, le indicazioni del libretto ignaziano rivelano, per Giuliani, tutta la loro ampiezza ed efficacia pedagogica71; infatti esse offrono gli strumenti sia per interpretare i segni multiformi dello Spirito sia per realizzare il discernimento necessario a qualsiasi esperienza spirituale autentica.
3. J. A. Tetlow: la prospettiva dinamico-apostolica
A partire dagli anni Ottanta, sono stati pubblicati diversi manuali, strutturati in schede, per facilitare l’esperienza degli esercizi spirituali nella vita quotidiana e il suo accompagnamento. Un primo lavoro furono le schede di padre Michel Boisvert72, pubblicate nel 1982 dal Centro di Spiritualità Ignaziana del Québec e presto tradotte, rielaborate e adattate all’esperienza italiana da padre Lino Tieppo73, della Villa San Giuseppe di Bassano del Grappa; in seguito, nel 1986, uscì il volume dei gesuiti statunitensi della provincia del Maryland74, che facilitò l’esperienza di questo tipo di esercizi anche tra gli stessi gesuiti; infine, nel 1989, fu pubblicato il manuale in schede mobili di padre Joseph Tetlow75, che ebbe un’ottima accoglienza fra gli operatori e nel 1991 una ristampa. Quest’ultimo lavoro si differenzia però in maniera notevole dai precedenti, in quanto possiede una strutturazione in parti assai più complessa e una maggiore riflessione teologica. Esso contiene, infatti, una serie di schede pratiche per il direttore e per l’esercitante (capitoli 1-5), utilizzabili sia per gli esercizi completi sia per quelli fatti solamente “in parte”, cioè senza l’elezione; inoltre contiene schede con brevi note di metodologia per il solo esercitante (capitolo 6) e altre con riflessioni teologiche per il solo direttore (capitolo 7). In tal modo il manuale di Tetlow integra l’operatività pastorale diretta con una riflessione teologica matura e sistematica, la quale presenta i presupposti teologici e le giustificazioni contemporanee di questa particolare forma di adattamento degli esercizi ignaziani.
Un primo elemento che caratterizza questa interpretazione è l’estrema attenzione che viene posta sulla situazione di partenza dell’esercitante e sulle sue reali possibilità di iniziare e portare a termine l’esperienza degli esercizi. In alcuni colloqui preliminari il direttore è invitato a presentare l’itinerario76 ed a rendersi conto delle reali intenzioni e capacità dell’esercitante: “Who wuold get much out of Ignatian Exercices?”77. Solo dopo aver conosciuto la disponibilità di tempo, le capacità di preghiera e di riflessione della persona, il direttore potrà decidere se far iniziare l’esperienza; in caso affermativo egli proporrà l’itinerario di preparazione78, consistente in 6 settimane di preghiera su vari brani biblici. Solo al termine di questo periodo il direttore potrà sapere se l’esercitante ha la reale volontà di aprirsi alla dinamica dello Spirito e di seguirne le indicazioni oppure no79. Lasciati da parte coloro che non hanno l’intenzione o le capacità di iniziare l’esperienza, il direttore dovrà proporre a chi è ben intenzionato il materiale della prima Settimana ignaziana, ricordando che in quel momento l’orientamento fondamentale dell’esercitante non è ancora del tutto chiaro. Infatti, al termine di questa nuova tappa, il direttore dovrà valutare se condurre la persona che prega negli esercizi interi, secondo l’annotazione 19a, oppure se limitare il suo itinerario, lasciando da parte l’elezione e le meditazioni strutturali, secondo l’annotazione 18a80. I criteri di valutazione saranno a quel punto la maturazione spirituale della persona, il suo orientamento verso la figura di Cristo e la disponibilità alla sua chiamata. A coloro che proseguono verso l’elezione, oltre al materiale ignaziano ben illustrato, l’autore offre anche una scheda di sintesi, la quale permetterà ad ogni esercitante di valutare l’orientamento finale della sua scelta e di comprendere se questa lo conduce al dominio o all’amore del prossimo81. Nella seconda Settimana, qui della durata di 14 settimane cronologiche, il dinamismo spirituale che ha condotto l’esercitante agli esercizi completi si manifesterà pienamente e si concretizzerà in una scelta particolare, di stato o di altro, che dovrà essere confermata però nelle Settimane successive.
L’attenzione dell’autore verso il dinamismo spirituale che muove l’esercitante è giustificata da una nuova teologia della creazione, la quale viene esposta a quest’ultimo nel momento della presentazione del Principio e fondamento ignaziano82, ma in realtà sostiene l’intera interpretazione degli esercizi spirituali di questo autore. Il Principio e fondamento [ES ] è presentato da Tetlow non come una sintesi di affermazioni dottrinali e filosofiche da far acquisire alla persona che prega, ma come l’espressione letteraria dell’esperienza mistica vissuta da Sant’Ignazio: “The experience behind this short statement is Iñigo’s experience at the Cardoner”83. All’esperienza mistica, in effetti, va fatta risalire l’ampia visione di Dio creatore che è propria di Sant’Ignazio; tuttavia secondo la nuova teologia assunta da Tetlow la natura creatrice di Dio si manifesta “ex nihilo” non solo nel momento iniziale dell’universo, ma anche nel presente, in quanto Dio lavora sempre: “We are momently bein created by God”84, “God the Lord creates all things at every moment”85. Il modo con cui Dio crea oggi è complesso e richiede discernimento per essere compreso. In questa prospettiva Dio progetta un compito peculiare ad ogni persona; per questo Egli le dona qualità e proprietà naturali idonee, le ispira desideri che possono condurla, per sua libera scelta, a collaborare con Lui nella creazione ed infine si attende questo da lei. Secondo Tetlow, negli esercizi spirituali i molteplici desideri presenti nel cuore dell’uomo emergono, si chiariscono e possono essere vagliati in profondità, fino a comprendere quali siano veramente suscitati dall’odierna opera creatrice di Dio. In particolare negli esercizi della vita quotidiana emerge il desiderio fondamentale della persona che prega, il quale rappresenta la sua autentica personalità e l’origine del suo agire. Questo desiderio si colloca al livello costitutivo della persona ed offre la possibilità di una opzione fondamentale; quest’ultima se viene consapevolmente attuata dovrà rinnovarsi e specificarsi nelle altre molte scelte particolari: “I necessarily choose to enact some desires and to suppress others”86. Nella prospettiva della creazione continua di Dio, la virtù ignaziana dell’indifferenza è compresa come la capacità attiva di adeguare la propria esistenza alle aspettative di Dio e di realizzare scelte particolari coerenti col desiderio fondamentale da Lui suscitato.
Un altro elemento peculiare di questa interpretazione è l’ampio spazio dato al discernimento degli spiriti, che viene teologicamente collegato con l’opera creatrice di Dio: “Discernment growing from the Principle and Fundation”87. Secondo l’autore, la persona impegnata nella preghiera quotidiana degli esercizi sperimenta molteplici desideri, aspirazioni e propositi, i quali devono essere valutati a fondo e compresi per le loro origini e finalità. Prima di presentare le regole per il discernimento degli spiriti contenute nel libretto ignaziano, Tetlow propone una sua sistemazione di mentalità e comportamenti presenti nella società occidentale contemporanea, offrendo elementi culturali indispensabili per il discernimento degli spiriti nella vita quotidiana. Infatti, il desiderio suscitato da Dio nel cuore dell’uomo incontra nella società contemporanea filtri e ostacoli che possono travolgerlo o deviarlo. Per favorire il discernimento, l’autore propone di considerare quattro dinamiche esistenziali, i loro comportamenti concreti, le loro origini e conseguenze88. Vengono esposte brevemente le modalità della vita cristiana, quelle dell’umanesimo naturale, della vita secondo carne e della sequela dello Spirito delle Tenebre89. Di ciascuno di questi orientamenti l’autore descrive il contesto, la prospettiva, la percezione del mondo, i desideri, le scelte fondamentali, le abitudini e anche le norme religiose di riferimento: “The religious norms of the four dynamics”90. Con queste categorie interpretative la vita quotidiana della persona che prega viene descritta in profondità e sono rivelati inganni e pericoli del pluralismo culturale in cui si inserisce oggi l’opera creatrice di Dio. Le regole ignaziane del discernimento degli spiriti, applicate nell’ambiente in cui agiscono queste quattro dinamiche esistenziali, conservano tutto il loro valore e la loro efficacia. Anche per questo motivo l’autore espone alcune considerazioni per una teologia aggiornata della direzione spirituale91; illustra il modello “terapeutico”, proveniente dalla psicologia contemporanea, e quello “apostolico”, che fa riferimento alla rivelazione e alla vita della Chiesa. Tuttavia secondo Tetlow, durante esercizi nella vita quotidiana, pur adottando l’uno o l’altro modello, il direttore deve comunque guidare la persona che prega lungo un itinerario assai delicato: “every director truly directs, whatever model he or she tries to follow”92; il direttore esercita quindi una funzione che non può essere affatto delegata all’esercitante.
47 Cf n. 2.
48 Una prima riflessione è stata presentata da Cusson al IV Corso per Direttori di Esercizi Spirituali, a Roma, nel 1972, cf G. CUSSON, “Mémoire au sujet d’une expérience portant sur les exercices faits dans <<la vie courante>>”, in AA.VV., Spiritualità Ignaziana (Conferenze 1972-1973), CIS, Roma, 1973, 157-165.
49 ID., Pédagogie de l’expérience spirituelle personnelle. Bible et Exercices spirituels, DDB, Bruges-Paris - Bellarmin, Montréal, 1968.
50 ID., Conduis-moi sur le chemin d’Éternité. Les Exercices dans la vie courante, Bellarmin, Montréal - Université Grégorienne, Rome, 1973; trad. it. di M. FERRARI, CVX, Roma, 1980. I riferimenti sono all’edizione originale.
51 Cf ibidem, 36.
52 Cf ibid.., 38-42.
53 Ibid., 51.
54 Cf ibid., 61.
55 Cf ibid., 88.
56 Ibid., 139. Cusson dedica alcune pagine ai criteri di scelta dei misteri da contemplare nella seconda settimana, sottolineando che negli esercizi nella vita quotidiana occorre un’estrema flessibilità [souplesse] sul piano oggettivo, perché queste contemplazioni possono durare per diversi mesi e subire fluttuazioni poco presenti negli esercizi chiusi. Sul piano oggettivo egli indica come criteri di scelta i seguenti: la logica interna all’instaurazione del regno di Dio; la linea narrativa propria di ciascun vangelo. Sul piano soggettivo solo il dinamismo interno all’esperienza spirituale della persona che prega, con le sue concrete esigenze; cf ibid., 139-143.
57 Cf ibid., 124-127.
58 Ibid., 128.
59 Cf ibid., 154.
60 Nel 1966 fu pubblicata una raccolta dei suoi saggi, che contiene già i fondamenti delle riflessioni future, cfr. M. GIULIANI, Pière et action, Desclée de Brouwer, Paris, 1966.
61 Cfr. Idem, “Un regard sur les vingt ans de l’Association”, in Revue de Spiritualité Ignatienne 28 (1997), n° 85, 38-45.
62 Cfr. Idem, Les exercices dans la vie. Compte rendu d’une session, in Progressio. Supplement n° 18-19 (1981); Id., “Quelques aspects spécifiques des exercices dans la vie”, in Cahiers de Spiritualité Ignatienne. Suppléments n° 8 (1981) 5-56. La prima sessione fu tenuta nell’estate a Roma, per la Federazione mondiale delle Comunità di Vita Cristiana; la seconda nel Québec, per il Centro di Spiritualità Ville Manrese.
63 Id., L’expérience des Exercices spirituels dans la vie, Desclée de Brouwer, Paris, 1990.
64 Ibidem, 18.
65 Cf ib., 24-25, 82-83, 98-99, 118.
66 Ib., 111.
67 Ib., 116.
68 Cfr. ib., 115.
69 Ib., 131.
70 Cfr. ib., 183, 188.
71 Cfr. ib., 202.
72 Cfr. M. BOISVERT, “Fiches d’expérience spirituelle pour l’accompagnement des Exercices faits dans la vie courante”, in Cahiers de Spiritualité Ignatienne. Suppléments, n° 9-10, (1982).
73 Cfr. L. TIEPPO, Esercizi spirituali nella Vita Ordinaria. Traduzione, rielaborazione e adattamento delle schede di M. Boisvert e S. Tousignant, Villa San Giuseppe, Bassano del Grappa, 1991. Quest’opera è stata ulteriormente rielaborata su dischetti, ed. 1998.
74 Cfr. MARYLAND PROVINCE OF THE SOCIETY OF JESUS, Place Me With Your Son. The Spiritual Exercices in Everyday Life, Georgetown University Press, Baltimore, 1986.
75 Cfr. J. A. TETLOW, Choosing Christ in the World. Directing the Spiritual Exercices of St. Ignatius Loyola according to Annotations Eighteen and Nineteen. A Handbook, disigned by T. M. Rochford, The Institute of Jesuit Sources, Saint Luois, 1989; 19912.
76 Cfr. ibidem, 184-185; il titolo della scheda è questo: “Why the Spiritual Exercices?”.
77 Cf ibid., 186-188.
78 Cf Ibid., 11-27.
79 Cf ibid., 31-32.
80 Cf ibid., 46.
81 Cf ibid., 160.
82 Cf ibid., 200-201. Per una esposizione sistematica della teologia della creazione di padre Tetlow e la sua applicazione agli esercizi spirituali, cfr.: J. A. TETLOW, “La Création selon le <<Fondement>> des Exercices Spirituels”, in Christus 37 (1990) 334-347. Nel suo manuale l’autore fa spesso riferimento a Teillard de Chardin; in quest’ultimo studio, alla n. 3 di p. 343, indica invece come suo riferimento principale la seguente opera: SCHOONENBERG, Le Monde de Dieu en divenir, Éd. Le Centurion, 1967.
83 J. A. TETLOW, Choosing Christ in the World […], cit., 200.
84 Ibid., 200.
85 Ibid., 202.
86 Ibid., 205.
87 Ibid., 230-232.
88 Cfr. ibid., 233.
89 Cfr. ibid., 234-238.
90 Ibid., 243-244.
91 Cfr. ibid., 180-183.
92 Ibid., 182.
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